Benedetto "Nitto" Santapaola: la parabola del boss di Cosa Nostra

È deceduto all'età di 87 anni Benedetto "Nitto" Santapaola, storico capo di Cosa Nostra catanese, figura tra le più potenti e spietate della storia criminale siciliana. Il decesso è avvenuto nel reparto di medicina penitenziaria dell'ospedale San Paolo di Milano, dove era stato trasferito dal carcere di Opera a causa dell'aggravarsi delle sue condizioni di salute. Il boss, che soffriva da tempo di una grave forma di diabete, era detenuto in regime di 41 bis, il cosiddetto "carcere duro". La Procura di Milano ha disposto l'autopsia.

Ritratto fotografico di archivio di Benedetto

L'ascesa criminale e la latitanza

Nato a Catania il 4 giugno 1938, Nitto Santapaola è stato a lungo il dominus incontrastato della mafia etnea, guidando il potentissimo clan dei Santapaola-Ercolano. La sua leadership si è distinta per una strategia feroce e, al contempo, profondamente radicata nel tessuto economico e sociale della Sicilia orientale, espandendo il suo potere nel controllo degli appalti pubblici, delle estorsioni e del traffico di sostanze stupefacenti.

Soprannominato "Il Cacciatore" - nome che rifletteva sia la sua passione per la caccia, sia la capacità di individuare e colpire i propri nemici - Santapaola ha mantenuto per decenni una posizione di vertice. La sua cattura è avvenuta l'alba del 18 maggio 1993, dopo undici anni di latitanza, in un casolare nelle campagne di Mazzarrone, in provincia di Catania. Da quel momento, non è mai più tornato libero.

Legami tra potere criminale e istituzioni

La figura di Santapaola è stata oggetto di analisi per la sua capacità di tessere trame trasversali. È documentato il rapporto con l'imprenditore Gaetano Graci, uno dei "quattro cavalieri" del lavoro di Catania, frequentazioni che testimoniavano la permeabilità tra potere economico e criminale negli anni Ottanta. Esistono inoltre testimonianze visive che ritraggono il boss in contesti pubblici accanto a figure istituzionali, sindaci e deputati, segno di una legittimazione che ha segnato il periodo della sua ascesa.

Mappa schematica dell'influenza del clan Santapaola-Ercolano nel territorio siciliano

Il coinvolgimento nelle stragi di mafia

Santapaola è stato un alleato strategico dei corleonesi di Totò Riina, partecipando attivamente alla stagione più cruenta di Cosa Nostra. Le sentenze definitive lo hanno condannato a numerosi ergastoli per la sua responsabilità come mandante di efferate stragi:

  • Strage della Circonvallazione (16 giugno 1982): per eliminare il boss rivale Alfio Ferlito, evento in cui persero la vita anche tre carabinieri della scorta.
  • Strage di Capaci (23 maggio 1992): in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.
  • Strage di via D'Amelio (19 luglio 1992): costata la vita al giudice Paolo Borsellino e ai cinque agenti della sua scorta.
  • Omicidio di Pippo Fava (5 gennaio 1984): il giornalista catanese ucciso per il suo impegno civile.
  • Omicidio dell'ispettore Giovanni Lizzio: avvenuto a Catania.

Nel 2006, la Corte d'assise d'appello di Catania ha emesso una sentenza definitiva (confermata nel 2008) che riuniva i procedimenti per le stragi di Capaci e via D'Amelio, condannando definitivamente Santapaola per entrambi i delitti.

Gladio e mafia 1985 1992

Il processo e la detenzione

Dopo l'arresto, Santapaola ha affrontato numerosi processi. Celebre fu l'udienza del 19 aprile 1995 presso l'aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta, dove il boss comparve insieme ad altri esponenti di spicco come i fratelli Graviano. Per le indagini, le autorità hanno raccolto deposizioni di 49 collaboratori di giustizia e ricostruito meticolosamente le dinamiche degli attentati.

Nonostante le precarie condizioni di salute, le istanze per ottenere gli arresti domiciliari sono state costantemente rigettate dai magistrati, che hanno ritenuto sussistente il pericolo di una continuazione della gestione del clan dal carcere. Con la sua morte, si chiude una delle parabole più lunghe e simboliche della mafia siciliana.

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