La Situazione dei Sacerdoti Cattolici in Nigeria: Tra Violenza e Impegno Sociale

La Nigeria è da tempo teatro di una crescente ondata di violenze che colpisce la popolazione, in particolare i cristiani e i sacerdoti cattolici. Questo fenomeno si manifesta attraverso rapimenti, estorsioni e, in alcuni casi, omicidi, generando un clima di preoccupazione e instabilità nel Paese.

Mappa della Nigeria che evidenzia le regioni colpite da insicurezza e violenza

La Crescente Onda di Rapimenti e Omicidi dei Sacerdoti

La piaga dei rapimenti di sacerdoti cattolici in Nigeria è un fenomeno persistente e allarmante. In un breve lasso di tempo, si sono registrati numerosi casi che sottolineano la gravità della situazione. Ad esempio, il direttore della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre, Alessandro Monteduro, ha riferito del rapimento di Padre Mark Ojotu della diocesi cattolica di Otukpo, avvenuto lungo la Okpoga-Ojapo Road nello Stato di Benue. Questo caso si è verificato in un contesto di escalation, essendo il terzo rapimento in soli cinque giorni. Oltre a Padre Mark Ojotu, nelle mani dei rapitori sono finiti anche don Sylvester Okechukwu, della diocesi di Kafanchan, Stato di Kaduna (rapito il 20 dicembre), e don Christopher Ogide, parroco associato della parrocchia Maria Assumpta di Umuopara, diocesi di Umuahia nello Stato di Abia (rapito il 19).

Questo stillicidio di violenze, che include rapimenti e talvolta uccisioni di cristiani, e in particolare di sacerdoti, continua in Nigeria. Sebbene vi siano state liberazioni, come quella di Padre Abraham Kunat (rapito l'8 novembre), il fenomeno non mostra segni di affievolimento, destando profonda preoccupazione. L'esplosione dei sequestri di persona è una vera e propria piaga sociale che colpisce quasi ovunque, da nord a sud, e non riguarda solo i sacerdoti. Il missionario Padre Pier Luigi Maccalli, che ha vissuto la prigionia per oltre due anni ed è stato liberato nel 2020, ha espresso solidarietà verso le famiglie dei dieci ostaggi che avrebbero trascorso un'altra festività lontano da casa, non potendo non sentirsi vicino a loro.

I rapimenti spesso avvengono a scopo di estorsione. L'agenzia Fides ha riferito che Padre Emmanuel Ezema è stato catturato da uomini armati che hanno assalito la canonica della parrocchia San Pietro a Rumi. La diocesi di Zaria, nello stato nordoccidentale di Kaduna, ha chiesto ai fedeli di pregare per la sua rapida liberazione. La drammaticità dei rapimenti per riscatto colpisce tutte le categorie sociali, portando il presidente Bola Ahmed Tinubu a dichiarare lo stato di emergenza a causa dell’insicurezza crescente. Nelle zone più colpite dalla violenza e dai sequestri di persona, è stata ordinata la chiusura delle scuole.

La violenza ha purtroppo portato anche a tragici omicidi. Don Matthew Eya, parroco della chiesa di San Carlo a Eha-Ndiagu, è stato ucciso la sera del 19 settembre lungo la strada Eha-Alumonah-Eha-Ndiagu, nello stato di Enugu. Le testimonianze raccolte dall'agenzia Fides indicano un vero e proprio agguato: uomini armati in motocicletta hanno affiancato la sua vettura, sparato agli pneumatici per costringerla a fermarsi, e poi lo hanno colpito a distanza ravvicinata. Questo suggerisce un assassinio mirato, piuttosto che un tentativo di rapimento fallito. La polizia ha avviato le ricerche degli assassini, arrestando 38 persone. Il governo dello Stato di Enugu ha offerto una taglia di 10 milioni di Naira (circa 5.700 euro) per informazioni utili alla cattura dei responsabili. Monsignor Cajetan Iyidobi, cancelliere della diocesi di Nsukka, ha espresso profondo sconforto per l'accaduto. Inoltre, non si hanno ancora notizie di Padre Wilfred Ezemba, parroco di San Paolo, rapito il 13 settembre nello Stato di Kogi insieme ad altri viaggiatori. Secondo un recente rapporto del Segretariato cattolico della Nigeria, negli ultimi 10 anni sono stati 140 i sacerdoti rapiti nel Paese africano, mentre quelli uccisi hanno superato la decina.

Un altro episodio di violenza ha visto coinvolto don Njoku, viceparroco della chiesa parrocchiale di San Kevin a Igbaku, attaccato da uomini armati mentre rientrava a casa. L'arcivescovo di Owerri, Lucius Iwejuru Ugorji, ha riferito che il sacerdote si sta riprendendo, ringraziando Dio che sia sopravvissuto all'attacco mortale, il cui veicolo è stato colpito da diversi proiettili.

Il Massacro di Owo e le Indagini in Corso

Una delle vicende più drammatiche che rende l'idea della gravità della situazione è il massacro nella chiesa di San Francesco Saverio a Owo, nello Stato di Ondo. A oltre sei mesi dall'attacco, i nigeriani attendono che venga istruito un processo nei confronti degli arrestati. Il massacro costò la vita a 40 persone e ne ferì il doppio. Due mesi dopo l'esercito nigeriano annunciò quattro arresti, seguiti da altri due. Il vescovo di Ekiti, Padre Felix Femi Ajakaye, ha dichiarato che «la Nigeria sta ancora aspettando», chiedendo alle autorità che «le persone che sono state arrestate siano mandate a processo subito», non per spirito di vendetta, ma per richiesta di rispetto dello stato di diritto.

Foto della chiesa di San Francesco Saverio a Owo dopo l'attacco

Fonti governative ammettono che l'accaduto è stato «un grave motivo di imbarazzo per l'intera architettura di sicurezza», soprattutto perché erano state messe in atto misure per prevenire un tale incidente. Le forze di sicurezza citate includono Amotekun, un'organizzazione il cui nome significa «leopardo», creata da sei stati federali nella Nigeria sudoccidentale per assistere la polizia nella lotta al terrorismo, al banditismo, alle rapine a mano armata e ai rapimenti.

Il Dibattito sul "Genocidio" dei Cristiani in Nigeria

Sul presunto "genocidio" di cristiani è intervenuto l'arcivescovo di Sokoto, Matthew Hassan Kukah, mettendo in discussione i dati riportati da diversi organi di stampa. Durante la 46esima assemblea suprema dei Cavalieri di San Mulumba, un ordine cavalleresco cattolico, monsignor Kukah ha dichiarato: «Si dice che in Nigeria vengano bruciate 1.200 chiese ogni anno, e mi chiedo: in quale Nigeria? È interessante notare che nessuno si è rivolto alla Chiesa cattolica per ottenere dati precisi. Non sappiamo da dove provengano queste cifre». L'arcivescovo ha invitato a rivolgersi alla Conferenza episcopale nigeriana per verificare i dati pubblicati da fonti non sempre affidabili, sottolineando che «coloro che fanno circolare certe cifre evitano abilmente di chiedere alla Chiesa cattolica perché sanno che i cattolici non si abbandonano al sentito dire».

Ritratto dell'Arcivescovo Matthew Hassan Kukah di Sokoto

Monsignor Kukah ha ricordato che «la definizione di genocidio si basa sull'intenzione di eliminare un gruppo di persone», non sul numero delle vittime. Ha spiegato: «Se sei cristiano in Nigeria e dici di essere perseguitato, la mia domanda è: come? Almeno l'80% dei nigeriani istruiti sono cristiani e fino all'85% dell'economia nigeriana è controllata dai cristiani. Con queste cifre, come si può dire che i cristiani siano perseguitati?». Il discorso di monsignor Kukah è stato riferito dall'agenzia Fides. La diocesi di Sokoto, nel nord del Paese, si trova in un territorio storicamente legato all'introduzione dell'Islam in Nigeria. Dieci anni fa, l'arcivescovo Kukah ha promosso il Comitato nazionale di pace, un organismo interreligioso e della società civile nato per favorire lo svolgimento pacifico delle elezioni generali del 2015.

Nonostante questa analisi interna, esponenti del Congresso degli Stati Uniti hanno denunciato un presunto genocidio di cristiani in Nigeria, e l'ex presidente americano Donald Trump aveva riclassificato il Paese come «di particolare preoccupazione» in merito, minacciando azioni militari se il governo non avesse posto fine alla «persecuzione dei cristiani».

Appelli Internazionali e Iniziative di Libertà

Il Pontefice, di recente, ha rivolto un accorato appello per la liberazione di sacerdoti, fedeli e studenti rapiti in Nigeria e in Camerun. Fortunatamente, dal Camerun è giunta una buona notizia: Padre John Berinyuy Tatah, parroco di Babessi, rapito insieme al suo vicario il 15 novembre nel sud-ovest del Paese, è stato liberato.

Iniziative di Sviluppo e Speranza: Il Progetto Azione Verde

In un contesto così difficile, emergono anche storie di speranza e impegno sociale. L'associazione Azione Verde, con sede a Matera, Italia, ha creato un ponte tra Italia e Nigeria, concentrandosi sull'istruzione dei più piccoli e sul riscatto di territori poveri, nonostante le grandi riserve petrolifere. Questa organizzazione umanitaria internazionale, riconosciuta dal Ministero degli Esteri italiano e fondata nel 2002 a Matera dal prete nigeriano Ifeanyi Boniface Duru, noto come Don Bonifacio, offre un futuro migliore a molti bambini.

Studenti nigeriani nel campus della Azione Verde University

Un esempio è la storia di Esther, la cui vita è cambiata da quando vive al college. Frequenta la scuola con buoni risultati, ha superato la fame e il rischio di malattie legate alla denutrizione, e lo shock della perdita di suo padre, ucciso da guerriglieri jihadisti. A 14 anni, Esther frequenta la secondary school di Azione Verde e aspira a studiare Medicina presso l'università realizzata da Don Bonifacio.

Nel comune di Amaigbo, Stato di Imo, diocesi cattolica di Orlu, in un'area rurale di 75 ettari, sono sorte facoltà universitarie, laboratori, mensa, aula magna, alloggi, un centro sportivo, una chiesa, una biblioteca e un poliambulatorio. L'Azione Verde University, appena inaugurata e certificata dal Ministero dell'Istruzione nigeriano, è una cittadella aperta a oltre 5000 studenti, circa il 20% della popolazione locale, impegnati nello studio di informatica, arte, management e scienze sociali. Il campus include anche l'Aqua Viva Hospital, un ospedale dedicato alla comunità.

Ospedale Aqua Viva di Azione Verde in Nigeria

Don Bonifacio spiega la sua missione: «Ho dedicato la mia vita a questa missione, emancipare la mia gente promuovendo l’istruzione, ma con un approccio olistico. Il nostro metodo tiene in considerazione la persona nella sua totalità. Un modello pedagogico che mira a una crescita armonica, in cui l’apprendimento si abbina all’esperienza relazionale e a quella emotiva. Così i nostri bambini contribuiranno allo sviluppo dei nostri territori». Il complesso residenziale di Azione Verde sorge nell’area dell’ex repubblica del Biafra, regione che alla fine degli anni '60 fu teatro delle ultime fasi della guerra civile nigeriana. Il popolo degli Igbo, che chiedeva l'indipendenza e subì lo sterminio di due milioni di civili, affrontò anche una grave carestia. Le ingenti risorse petrolifere del territorio sono tuttora gestite da compagnie straniere, alimentando una conflittualità che non è mai cessata, mentre il Biafra è stato cancellato dalle carte geografiche.

Don Bonifacio racconta di aver imparato la generosità da suo padre, un commerciante leale e onesto, che gli insegnò che «quando si dà agli altri si diventa ricchi». Giovanissimo, scelse il sacerdozio nel seminario di St. Peter.

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