Niccolò Circignani: Il Martirologio e le Rappresentazioni del Martirio

Niccolò Circignani, noto anche come Pomarancio, fu una figura centrale nell'arte della Controriforma italiana, particolarmente celebre per le sue intense rappresentazioni dei martiri. La sua opera più significativa in questo ambito è il celebre ciclo di affreschi del Martirologio nella chiesa di Santo Stefano Rotondo a Roma.

Il Martirologio di Santo Stefano Rotondo: Contesto e Realizzazione

La Commissione e gli Obiettivi

Il Martirologio di Santo Stefano Rotondo fu fatto eseguire a completamento del restauro della chiesa, iniziato nel 1580, quando essa era stata affidata al Collegium Germanicum Hungaricum della Compagnia del Gesù. L'obiettivo principale di quest'opera era duplice: preparare i novizi ai rischi che li avrebbero attesi nell'opera di riconversione al cattolicesimo delle popolazioni nordeuropee e rientrare nell'ambito di una generale azione di propaganda controriformistica. Come riferisce una nota del diario manoscritto del rettore del Collegio Michele Lauretano, che commise l'opera e ne preparò il programma, l'anno di esecuzione fu il 1582.

Veduta interna della Chiesa di Santo Stefano Rotondo con gli affreschi del Martirologio

L'Esecuzione e i Collaboratori

Il lavoro fu affidato al Circignani e a Matteo da Siena, che affrescò i paesaggi. Mancini aggiunge che il ciclo fu dipinto in un'estate, con un affresco al giorno, testimoniando la notevole rapidità di esecuzione.

Stile e Significato

Negli affreschi di Santo Stefano, pur innegabili la semplicità ideativa e la corrività esecutiva, si riconosce la cultura toscana del Circignani, fondata sul Vasari e sul Bronzino, con una componente tibaldesca maturata durante il soggiorno umbro. Tutto ciò fu rinnovato in seguito alla sua partecipazione, sotto la guida di Girolamo Muziano e di Cesare Nebbia, alla decorazione della volta della Galleria delle Carte Geografiche e all'attività nelle altre imprese collettive vaticane al tempo di Gregorio XIII. Questo periodo fu segnato da un manierismo riformato, definito da Freedberg (1971) "countermaniera", che seguiva i dettami tridentini nel senso di una semplificazione compositiva e di una massima aderenza alla narrazione storica del fatto raffigurato.

Nei paesaggi all'antica, la cui serenità contrasta fortemente con la cruenza delle torture rappresentate, Matteo da Siena si allaccia alla tradizione iniziata da Polidoro da Caravaggio e allora diffusa nelle grandi decorazioni profane di Caprarola e di Villa d'Este a Tivoli, dove aveva lavorato. È da notare, peraltro, la totale assenza negli affreschi di riferimenti al trascendente miracoloso.

La Chiesa di Santo Stefano Rotondo (creato con Spreaker)

Opere Specifiche nel Ciclo del Martirologio

Il Martirio di San Giovanni Evangelista e San Cleto Papa

Un esempio emblematico all'interno del ciclo è il dipinto raffigurante il Martirio di san Giovanni Evangelista e Cleto papa. I personaggi centrali sono san Giovanni Evangelista e san Cleto papa. Le figure includono carnefici e soldati, che contribuiscono alla drammaticità della scena. Tra i simboli del martirio spicca il calderone di olio bollente, specificamente associato a san Giovanni Evangelista.

Altri Martiri Rappresentati

All'interno del vasto Martirologio, Circignani ha rappresentato numerosi altri santi. Un altro dipinto notevole è il Martirio dei ss. Vito, Modesto, Crescenzia, Sebastiano, Cosma, Damiano, Pantaleone, Saturnino, Tiburzio, Susanna, Gorgonio, Adriano, della legione dei Tebei e di altri martiri, evidenziando l'ampiezza e la complessità tematica del ciclo.

Altri Cicli di Martiri e Opere Romanе

Circignani, che fu attivo anche nel Gesù, affrescò per la Compagnia di Gesù altri due cicli di martiri. Entrambi sono andati perduti, ma sono noti attraverso le incisioni che ne trasse G. B. de' Cavalieri: nel 1583 in S. Tommaso di Canterbury, chiesa del Collegium Anglicum, e prima del 1586 in S. Apollinare, anch'esso del Collegium Germanicum.

Tra le numerose ed importanti commissioni romane di quegli anni ricordiamo anche le Storie della Vera Croce per l’Oratorio del Santissimo Crocifisso (1582) e gli affreschi della cappella della Natività nella Chiesa del Gesù, del 1584.

Ricezione Critica e Studi Posteriori

Dopo le lacrime versate da Sisto V nel 1589 alla vista delle raccapriccianti torture sofferte dai martiri cristiani, e dopo le lodi e le approvazioni della letteratura sacra e agiografica fino al Settecento (Ugonio e Piazza), il Martirologio ha subìto le celeberrime stroncature della critica ottocentesca e moderna, da Stendhal, Burckhardt fino a Venturi.

Solo dagli anni Settanta gli affreschi sono stati oggetto di studi critici volti a inserirli, indipendentemente dai pregiudizi stilistici, nel loro preciso contesto storico. Dopo le pagine del Male e le righe dello Zeri, si è dovuto attendere fino al 1975 per l'ampio studio del Rottgen, che ne ha discusso l'esemplarità all'interno della politica culturale della Chiesa sotto Gregorio XIII: l'arte si serve dell'abbassamento "di livello della sensazione non per ingenuità, ma per calcolo psicologico e in funzione politica".

Segue Buser (1976), che mette in relazione la struttura dei singoli episodi con le incisioni delle Evangelicae Historiae imagines, adnotationes et meditationes del gesuita Nadal, stampate nel 1593 ma già pronte nel 1579. Nel volume è infatti adottata la pratica di indicare le varie scene raffigurate nelle illustrazioni con lettere progressive che rimandano alle didascalie riportate in basso, proprio come avviene negli affreschi di S. Stefano; tutto ciò alla luce del metodo ignaziano della compositio loci.

Monssen (1981) ha infine dedicato uno studio alla Crocifissione, riportando le parole del Nadal secondo le quali il Cristo crocifisso è il fondamento della Compagnia del Gesù. Egli ha osservato come le iscrizioni sulla croce e sopra l'affresco siano tratte dall'inno Rex Gloriose Martyrum contenuto nel Breviario romano. Con le parole dello stesso breviario è spiegata la presenza degli Innocenti, primi testimoni del sacrificio di Cristo, ai piedi della croce e sottolineato il valore di Ecclesia Triumphans assunto dal gruppo di martiri in piedi. Sempre Momssen (1982) ha pubblicato il ciclo interamente, analizzando (1983) le analogie culturali fra il ciclo e l'arte della memoria, nonché l'organizzazione della vita e degli studi degli allievi del Collegio.

Incisioni e Diffusione

Dagli affreschi furono tratte due serie di incisioni, entrambe opera di G.B. de' Cavalieri. La prima, con il titolo Ecclesiae Militantis Triumphi, fu pubblicata nel 1583 e ristampata nel 1585. La seconda serie, probabilmente già pronta nel 1583, era composta da tavole più piccole, meno curate e in controparte (tranne le prime due e la trentesima) rispetto agli originali. Questa serie uscì nel 1587 come Triumphus Martyrum e fu ristampata nel 1589. A ogni incisione era affiancato un carme in distici elegiaci, composto da Julius Roscius (Giulio Rossi) da Orte.

Biografia e Carriera di Niccolò Circignani

Niccolò Circignani nasce a Pomarance, nei pressi di Volterra, intorno a quest'anno (si ritiene 1524). Sposa Teodora Catalucci. Le notizie sulla sua adolescenza e sulla formazione artistica sono scarse e frammentarie: si ritiene che possa aver frequentato dapprima la bottega di Daniele da Volterra, per poi recarsi a Firenze da Santi di Tito.

Dal luglio del 1564 rientra a Città della Pieve, dove risiede. Segue un periodo di intensa attività a Orvieto, Perugia, Città di Castello ed altri centri umbri. Solo alla fine degli anni Settanta fa ritorno a Roma, dove il suo linguaggio si arricchisce di significativi effetti naturalistici.

Al 1585 risale la prima opera realizzata su commissione della famiglia Caetani: in occasione della morte del cardinale Nicola (o Nicolò) Caetani, Circignani dipinge un’Adorazione dei Magi per la Cappella dei Magi nella Santa Casa di Loreto. Databili al 1586-87 sono gli interventi nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, quelli nella chiesa del Gesù per la cappella dei Santi Pietro e Paolo, e quelli sulla cupola della chiesa di Santa Pudenziana. Al 1589 risalgono i dipinti murali per la chiesa dei Santi Pietro e Stefano di Valvisciolo e ai primi anni Novanta la Deposizione di Cristo nel sepolcro, oggi conservata nel Museo dell’Abbazia.

In quegli anni l’attività romana rallenta e sempre più frequenti sono gli incarichi in Toscana - a Volterra nel 1591 realizza per il Battistero una bella Ascensione - e in Umbria. Nel 1594 si stabilisce definitivamente a Città della Pieve, dove viene nominato cittadino onorario.

La biografia dell'artista è disponibile gratuitamente in formato PDF, in modo da poterla scaricare, salvare e stampare.

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