La tavola della Collezione Barberini
La trecentesca opera della Collezione Barberini presenta una ripartizione raffigurante sei episodi della vita di Cristo: la Natività, la Crocifissione, la Deposizione, la Discesa al limbo, la Resurrezione e il Giudizio Universale. La tavola, attribuita per la prima volta a Giovanni da Rimini da Roberto Longhi (1935), è stata ritenuta pendant di un’altra tavola con Storie di Santi, acquistata nel 2015 dalla National Gallery di Londra; le due opere costituirebbero un dittico, ipotesi oggi messa in discussione da motivazioni di ordine tecnico e iconografico.

La collocazione originaria delle due opere è sconosciuta, ma si trovano insieme nell’inventario di fine Seicento (1692-1704) di Carlo Barberini, compilato da Girolamo Giannini e Marco Antonio Maganini e pubblicato da A. Lavin (1975). Al momento della divisione della Collezione tra le famiglie Barberini e Sciarra (1911), il dipinto dovette passare nella collezione di quest’ultima, poiché è nuovamente citato nella collezione di Maffeo Barberini Colonna di Sciarra (1771-1849). Nel 1818, l’opera appare inventariata da Gaspare Landi come “Tavola, vita di Gesù, di Giotto”.
Dibattiti attributivi
La critica non è sempre stata unanime circa l’attribuzione dell'opera:
- Adolfo Venturi accostò il dipinto a Duccio di Buoninsegna (1896), per poi citarlo come seguace di Cavallini (1907).
- Altri autori come Hermanin, Van Marle, Offner, Salmi e Lavagnino non si pronunciarono sul nome dell’autore.
- Il Coletti (1947) attribuì erroneamente la tavola a un seguace di Neri da Rimini, mentre il Berenson a Baronzio.
- Cesare Brandi (1937) espresse dubbi sull'attribuzione di Longhi, ritenendo la tavola opera di un artista maturo e poco affine alla fase giovanile del riminese.
La resa dei corpi e dello spazio circostante rimandano all’avvenuta ricezione delle innovazioni di Giotto, mentre i soggetti scelti afferiscono alla tradizione bizantina.
Profilo biografico e artistico di Neri da Rimini
Neri da Rimini nacque intorno all'ottavo decennio del XIII secolo a Rimini o in una località dell'entroterra, come Santa Cristina. La sua figura di miniatore, pittore e notaio è stata definita sia tramite documenti d'archivio che grazie a sette sottoscrizioni autografe apposte sui cartigli, che coprono un arco temporale tra il 1300 e il 1314.

Le opere di Neri furono commissionate principalmente dalle maggiori istituzioni religiose di Rimini, in particolare dall'Ordine francescano. Il suo percorso stilistico ha un punto di partenza fondamentale nell'antifonario datato 1300, conservato presso la Fondazione Cini di Venezia. In quest'opera, la composizione essenziale e la resa volumetrica rivelano tracce precoci della conoscenza dell'arte di Giotto. Accanto a queste innovazioni, permane una chiara reminiscenza bizantina, un tratto arcaizzante che non venne mai completamente superato.
Evoluzione stilistica e bottega
Nelle opere successive, come l'antifonario del 1308 (Cleveland) e i corali del 1314, al linguaggio moderno si affianca una persistente qualità ellenizzante. Il rifiuto di accogliere la componente architettonica e paesistica giottesca, così cara ai miniatori padani, è un segno distintivo del suo stile. Dall'inizio del secondo decennio del secolo, Neri si circondò di numerosi collaboratori per far fronte a una produzione sempre più vasta, sebbene spesso caratterizzata da esecuzioni più deboli rispetto alla mano del maestro.
| Periodo | Opera chiave | Caratteristiche |
|---|---|---|
| 1300 | Antifonario (Venezia) | Primi influssi giotteschi, stile bizantino |
| 1309-1312 | Antifonario (Faenza) | Qualità ellenizzante, uso di biacca |
| 1322-1323 | Codice Malatesti (BAV) | Complessità spaziale, collaborazione con Pietro da Rimini |
L'attività di Neri sembra chiudersi con il codice commissionato da Ferrantino Malatesti (Roma, BAV), dove le scene diventano più articolate e il volume delle figure più corposo. In questo manoscritto, il maestro si mostra aggiornato sui modi di Pietro da Rimini, confermando le stringenti affinità tra i pittori della scuola riminese del Trecento.