La vita e il percorso artistico di Giorgia Eloisa Andreatta sono profondamente intrecciati, caratterizzati da una ricerca interiore che l'ha condotta dall'ambito della sociologia e della moda all'arte sacra, in particolare all'iconografia cristiana.

Un Percorso di Vita e Arte Sacra
Giorgia Eloisa Andreatta, sposata e madre di tre figli, ha intrapreso un cammino formativo eclettico. Dopo essersi laureata in sociologia e aver conseguito un diploma come stilista e costumista, ha iniziato un profondo percorso interiore che l'ha avvicinata all'arte sacra. Questo cammino l'ha portata a seguire corsi di scrittura d'icone e a sviluppare una profonda passione per lo studio dell'iconografia cristiana.
La sua ricerca è guidata da una profonda convinzione, riassunta nel Salmo 26,8: "Il tuo volto, Signore, io cerco". Andreatta crede che "niente è frutto del caso" e che il cuore umano sia uno "scrigno prezioso" dove sono custodite le "verità più profonde" e tutto il necessario per orientarsi nella vita. Per lei, è sufficiente "mettersi in ascolto" di questi doni interiori. Nel suo personale scrigno, Andreatta identifica l'amore per l'arte e la natura, in particolare la montagna, la preghiera del cuore e il silenzio, e il dono della famiglia con i suoi tre figli, come i "tesori che l'hanno guidata all’incontro con un Volto".
Il Ciclo Iconografico sulla Vita di Sant'Egidio
L'opera più significativa di Giorgia Eloisa Andreatta, il Ciclo iconografico sulla Vita di S. Egidio, è stata presentata nella nuova Curia Vescovile di Via Sezze 16 a Latina. Questa presentazione ha avuto luogo nell’ambito della Conferenza “Arte e Fede: Immagini e Vita cristiana”, un evento patrocinato dal Comune di Latina e promosso dalla Parrocchia S. Chiara.
Le sue opere, composte da due tavole che rappresentano la sequenza agiografica di Sant’Egidio in una modalità quasi cinematografica, con dieci fotogrammi, esplorano il linguaggio simbolico. Per rendere accessibile la sua arte e svelare ciò che potrebbe apparire criptico ai più, Giorgia Eloisa Andreatta ha scritto una guida intitolata “L’eterno rivelato”. Questo testo ha l'intento di facilitare la decodificazione dell'opera d'arte e di permettere una "penetratante intuizione", una lettura che si addentra nella comprensione dei simboli.
L'opera iconografica è destinata all'Eremo di S. Egidio di Frosolone, in provincia d’Isernia. Padre Luciano Proietti, francescano dell’Eremo, si è definito un "orante davanti alle icone", ricordando la sua esperienza cinquantennale iniziata con l'icona del Crocefisso in S. Damiano ad Assisi. Durante la presentazione, Padre Proietti ha richiamato l'attenzione dell'uditorio sugli "occhi galvanizzati nella visione di Dio" degli oltre cinquanta personaggi "scritti" sulle tavole dall'Andreatta.
La manifestazione, "molto bella e partecipata", ha visto anche l'intermezzo musicale del musicista Roberto Stivali, che ha eseguito brani di musica classica all’oboe e al clarinetto. Il successo dell'evento è stato anche merito del Gruppo Spes, che ha celebrato il suo decennale con questa iniziativa e si è adoperato per la migliore riuscita, con il coordinamento di Daniele Efficace. Don Daniele Della Penna, colto parroco di S. [parrocchia], ha contribuito con interventi "a imbastitura".
Gabriele Pelizzari, "L'iconografia cristiana delle origini come storia dell'esegesi"
Filosofia e Teologia nell'Arte di Andreatta
Alla base del lavoro di Giorgia Eloisa Andreatta vi è una profonda riflessione sulla Via Pulchritudinis, intesa come un percorso non solo spirituale, ma anche estetico della bellezza. Questa via rappresenta una "ricerca continua" dell'uomo, che, attraverso l'arte, aspira alla visione del divino. Come affermava Aristotele, "La bellezza è il dono di Dio". L'arte pittorica, nel contesto del lavoro di Andreatta, diventa il mezzo attraverso il quale si accede a "L’eterno rivelato" e ai suoi simbolismi, spesso nascosti.
L'arte di Andreatta si inserisce nel contesto dell'iconografia cristiana, dove i simboli costruiscono un ponte tra il mondo terreno e quello spirituale, tra l'immanenza e la trascendenza. Il simbolo, infatti, non è un'aggiunta superficiale, ma è intrinseco all'opera stessa e ai suoi "significati profondi". La conoscenza simbolica di un'opera d'arte permette di "ripartecipare ex novo all’opera della creazione del mondo". Come scrisse P. Evdokimov, "Il simbolo è sempre un ponte che collega il visibile all’invisibile e li trasporta l’uno nell’altro".
Questo approccio si collega al pensiero di figure eminenti come il Cardinale Carlo Maria Martini, che ispirandosi all'ultimo articolo del Simbolo degli Apostoli, ha sottolineato come la bellezza sia fondamentale nel cammino di fede che porta a superare la paura della morte. L'affermazione di Fyodor Mikhailovich Dostoyevsky, "la bellezza salverà il mondo", risuona in questa visione, pur riconoscendo le contraddizioni intrinseche all'esistenza. L'arte, in questa prospettiva, non è solo estetica ma anche etica, come per Immanuel Kant nella Critica del giudizio, dove la bellezza è simbolo del bene morale. L'arte, quindi, ha la capacità di rivelare ciò che si è compiuto sulla via dell'umanità e della divinità, anticipando la trasfigurazione della materia e offrendo un presagio del mondo futuro.
