Roma, cuore della Cristianità, conserva la più antica immagine della Madre di Dio in Occidente (230-240 d.C.). Si può ammirare lungo la via Salaria nella Catacomba di Priscilla, un cimitero paleocristiano tra i più grandi e importanti dell'Urbe, scavato nel tufo tra il II e il V secolo. Qui, a circa venti metri di profondità, nell'arcosolio di una nicchia, è conservato un affresco che ritrae la Vergine Maria assisa mentre sorregge il Bambino: Maria indossa una stola, ha il capo coperto da un mantello reclinato verso Gesù e siede come su un trono, segno della sua dignità di Madre del Signore.

L'iconografia del Profeta e la Stella
Accanto alla Vergine è raffigurata una figura maschile che tiene in mano un rotolo e indica una stella a otto punte, posta sull'asse diagonale su cui si trova il capo della Madonna. L'interpretazione di questo personaggio è stata oggetto di numerosi studi:
- Giovanni Battista De Rossi identificò il personaggio come il profeta Isaia, richiamando il passo biblico: «Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio» (Is 7, 14).
- Raffaelle Garrucci propose l'identificazione con Balaam, in base al libro dei Numeri: «Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele» (Num 24, 17).
- Joseph Wilpert sostenne la lettura di De Rossi, citando Isaia 60, 1-6, mentre altri studiosi hanno avanzato l'ipotesi della figura di Davide o, secondo un'intuizione di Pasquale Testini, di una generica personificazione della profezia.
La scena si inserisce in un più antico trattamento in stucco che sviluppa temi pastorali, come l'immagine del Buon Pastore. L'affresco, realizzato con una gamma di ocre e terre, riflette l'equilibrio tipico del periodo tardo-severiano.

L'evoluzione del dogma e della rappresentazione
La "Nascita di Cristo" venne ufficialmente dogmatizzata solo nel 431 d.C., durante il Concilio di Efeso, che proclamò Maria Theotókos ("Portatrice di Dio"). Questo evento segnò una svolta nella devozione mariana, celebrata da Sisto III con l'edificazione della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.
Dal sarcofago di Boville Ernica al Sarcofago di Adelfia
Oltre alle pitture catacombali, l'arte paleocristiana ha lasciato testimonianze scultoree preziose:
| Reperto | Datazione | Luogo di conservazione |
|---|---|---|
| Sarcofago di Boville Ernica | 330-350 d.C. | Chiesa di San Pietro Ispano |
| Sarcofago di Adelfia | IV secolo | Siracusa (catacombe di San Giovanni) |
Il sarcofago di Boville Ernica è considerato un unicum: presenta una Natività con i Magi, il bue e l'asino (non citati nei Vangeli canonici, ma presenti nella tradizione orale e negli apocrifi) e una culla di vimini. Similmente, il Sarcofago di Adelfia, rinvenuto a Siracusa, mostra diverse scene dell'Adorazione dei Magi, confermando come il tema della Natività fosse centrale nella riflessione teologica e funeraria dei primi cristiani.
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Significato simbolico del Natale primitivo
Nei primi secoli, la rappresentazione della Natività era essenziale e fortemente simbolica. L'astro, che brilla nell'oscurità delle catacombe, non è solo un elemento narrativo, ma rappresenta il potenziale soterico (salvifico) della venuta di Cristo. Come osservato dai primi esploratori, tra cui il domenicano Alfonso Ciacconio e il maltese Antonio Bosio, queste immagini servivano a comunicare l'armonica coesione tra l'Antico Testamento, attraverso i profeti, e il Nuovo Testamento, con la nascita del Messia.