La Natività Allendale di Giorgione: Storia, Arte e Influenza a Ferrara

Giorgione, al secolo Giorgio Zorzi (o Zorzo), vissuto tra il 1478 circa e il 1510, è una delle figure più enigmatiche e influenti dell’arte italiana. Morì probabilmente durante un’epidemia di peste poco più che trentenne e, nonostante la brevità della sua vita, segnò una svolta epocale per la pittura veneta. L’esiguo numero delle opere a lui attribuibili con certezza non fa che alimentarne il mito, rendendo estremamente difficile la loro autenticazione poiché non ha mai firmato i propri dipinti. Tra le sue opere più celebri e discusse si annovera la “Adorazione dei Pastori”, universalmente nota come “Natività Allendale”, un capolavoro che continua a incantare e stimolare la ricerca storica-artistica, con echi significativi anche nel contesto ferrarese.

Ritratto di Giorgione o illustrazione artistica del suo stile

Descrizione e Significato della Natività Allendale

La “Natività Allendale”, o “Adorazione Beaumont”, o “L’adorazione dei pastori”, è un dipinto autografo di Giorgione, realizzato con tecnica ad olio su tavola, presumibilmente intorno al 1505. Le sue dimensioni sono 89 x 111,5 cm, ed è oggi conservato nella National Gallery of Art di Washington (USA).

Un Paesaggio Veneto e la Composizione Innovativa

Anche in questa tavola, come in altre opere del maestro, i personaggi della tradizione evangelica sono raffigurati all’esterno, dinnanzi ad una grotta naturale, in una paesaggistica prettamente “veneta”, dove non mancano armoniosi effetti luministici del tipo crepuscolare. Questa straordinaria Natività è caratterizzata da un paesaggio tipicamente veneto inondato di luce, in netto contrasto con la grotta buia alle spalle della Madonna in adorazione, dalla quale fanno capolino il bue e l’asinello.

Il dipinto si distingue per una composizione innovativa e "decentrata": sia i pastori adoranti che la Sacra Famiglia sono stati spostati a destra, pur mantenendo la loro prominenza. L'altra metà del dipinto è occupata da un bellissimo e ampio paesaggio in prospettiva con montagne azzurre lontane, un fiume serpeggiante e vari edifici. Questo scenario venne ripreso dalla Pala di Asolo di Lorenzo Lotto nel 1506, contribuendo a datare l'opera al 1500-1505, vicino alla Sacra Famiglia Benson della quale riprende alcuni elementi compositivi.

Dettagli Simbolici e Resa Poetica

Il Bambino appena venuto alla luce è stato adagiato su un panno bianco che ricorda il sudario che lo accoglierà 33 anni dopo. Sulla sinistra, in primo piano, Giorgione dipinse il tronco reciso di un albero circondato da due vitali cespugli. Nelle opere rinascimentali, niente viene dipinto a caso o per semplice decorazione, e questi elementi contribuiscono alla profondità simbolica dell'opera.

La scena è un capolavoro in cui si può vedere la soggezione religiosa unita al piacere sensuale nella bellezza del mondo. La luce si insinua a fatica in profondità e annuncia il giorno; gli alberi e le colline violette disegnano armonie; una torre, un villaggio e un lago blu accompagnano lo sguardo e trasmettono una grande quiete: sta accadendo qualcosa che fermerà il tempo. Sulla soglia della grotta, un uomo anziano è immerso in un torpore dorato e una giovane donna con lo sguardo limpido del mattino contempla il suo bambino offerto al giorno su un velo bianco. Gli angeli che, come piccole lanterne, hanno illuminato la notte, si stanno spegnendo lentamente, mentre la luce rimane impressa sulle vesti lucenti, in particolare quella di San Giuseppe, ora tenue e soffusa.

La Natività Allendale di Giorgione, dettaglio della composizione

Storia e Provenienza dell'Opera

La storia della “Natività Allendale” è ricca di passaggi di proprietà e controversie, tipici delle opere di un maestro enigmatico come Giorgione.

Le Prime Testimonianze e l'Interesse di Isabella d'Este

Gli studiosi moderni di Storia dell’arte tendono ad identificare l’opera in esame nella “Notte” (“Nocte” di casa Beccare), citata da T. Albano in una missiva del 7 novembre 1510, inviata ad Isabella Gonzaga, nella quale rispondeva alle richieste della marchesa circa la “Nocte” di un pittore morto da poco tempo, confermandone la morte.

Isabella d'Este, marchesa di Mantova e avida acquirente d'arte, il 25 ottobre 1510 scrisse una lettera al suo agente a Venezia chiedendo informazioni su "una pictura de una nocte, molto bella et singolare" ritrovata tra le cose e l'eredità di "Zorzo da Castel-francho picìore", che era morto un mese prima di peste. L'agente di Isabella rispose il 7 novembre 1510, dicendo di aver rintracciato due dipinti di Giorgione con quel tema, ma nessuno dei due proprietari era "disposto a vendere a qualsiasi prezzo, perché desiderano tenerli per il proprio divertimento."

Dal Seicento alla Collezione Kress

Sembrerebbe che l'opera sia appartenuta a Giovanni Grimani, e che nel 1563 fu stimata 10 ducati da Paris Bordone. Successivamente, passò alle raccolte di Giacomo II d’Inghilterra (1633-1701).

Cosa certa è che agli inizi dell’Ottocento la tavola si trovava a Roma presso il cardinale Joseph Fesch (Antoine Ricard, arcivescovo di Lione, 1763-1839), zio di Napoleone Bonaparte. Il cardinale la vendette (1845) come opera autografa di Giorgione, durante l'asta delle sue collezioni a Roma. Il dipinto di Giorgione finì prima a Parigi (Francia) e poi in Gran Bretagna. Più tardi passò nella collezione Beaumont a Londra e, nel 1907, entrò nella collezione di Wentworth H. C. Beaumont, visconte Allendale, a Bretton Hall, nello Yorkshire, dal quale l'opera prese il titolo "Natività Allendale".

Nel 1937, fu ancora una volta messa in vendita e acquistata da Duveen Brothers, che la cedette dietro lauta ricompensa a Samuel H. Kress. Fu proprio Kress che, nel 1939, donò l'opera alla National Gallery of Art di Washington, che stava nascendo in quel momento.

Mappa del percorso del dipinto dalla vendita Fesch alla National Gallery

Le Complesse Attribuzioni e il Ruolo di Bernard Berenson

L'attribuzione della “Natività Allendale” al Giorgione è stata oggetto di lunghe discussioni tra gli storici dell'arte, data la scarsità di opere firmate dal maestro.

Il "Giorgione Privato" di Ogni Critico

Giorgione non ha firmato un solo dipinto e non viene registrata una sua parola. «Ogni critico», scriveva Bernard Berenson, «ha il suo Giorgione privato». L'attribuzione al Giorgione della “Natività Allendale”, che in seguito si trasformò in autografia, ha sempre trovato l’accordo quasi universale fra gli studiosi.

Nel 1871, l'opera fu attribuita a Giorgione dal grande studioso Giovanni Cavalcaselle. Tuttavia, molti altri non erano d'accordo, Berenson con particolare veemenza. Il celebre storico dell'arte Bernard Berenson, pur dovendo il proprio stile di vita alle sontuose commissioni di Duveen, rifiutò di attribuire l'opera a Giorgione quando gli fu chiesto, sentendosi manipolato. Si considerava un’autorità indiscussa in materia, non un lacchè. Erroneamente, riteneva la tavola un lavoro giovanile di Tiziano. Questa disputa causò la rottura del rapporto d’affari tra Berenson e Duveen, che andava avanti da più di due decenni. Alla fine, lo stesso Berenson ammise che il dipinto potesse essere in parte opera di Giorgione.

Oggi, quasi unanimemente, la critica riconosce nel dipinto uno dei rari autografi di Giorgione, contrariamente alla visione iniziale di Berenson. Questa convergenza di opinioni ha contribuito a consolidare la posizione dell'opera come un capolavoro autentico del maestro veneto, rendendo i contorni di questo grande artista un po' più chiari, sebbene ancora in ombra.

Influenza Artistica: Il Legame con Ferrara attraverso Ludovico Mazzolino

L'importanza della “Natività Allendale” si estende oltre la sua bellezza intrinseca, influenzando artisti contemporanei e successivi, e stabilendo un indiretto ma significativo legame con la città di Ferrara attraverso le opere di pittori locali.

Ludovico Mazzolino (Ferrara 1480 ca. - 1528-30), artista ferrarese, mostra nelle sue opere un'iniziale e chiara influenza di Giorgione. La sua tavola “Madonna che adora il figliolo, S. Gioseppe et un pellegrino”, acquisita direttamente dal cardinal Scipione Borghese e riferibile al primo decennio del Cinquecento, appartiene stilisticamente a quel gruppo di opere del Mazzolino dove tale influsso è evidente. Questa composizione, per il suo forte elemento naturalistico e per l’organizzazione spaziale, è molto vicina alla “Natività Allendale” di Giorgione (1505 circa, Washington, National Gallery of Art). Questa connessione dimostra come le innovazioni di Giorgione, inclusa la sua visione della Natività, abbiano permeato anche la pittura ferrarese, influenzando artisti di spicco come Mazzolino e contribuendo alla ricchezza del panorama artistico dell'epoca.

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