L'Abbazia e la Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia: Storia, Arte e Sculture

L’isola di San Giorgio a Venezia è un gioiello inestimabile incastonato nel cuore della laguna, proprio di fronte al celebre Bacino di San Marco. Questa posizione privilegiata la rende non solo uno dei soggetti più fotografati e dipinti di Venezia, amata da artisti come Canaletto e Monet, ma anche un luogo di profonda importanza storica, artistica e spirituale. L’imponente sagoma della sua Basilica di San Giorgio, con il suo distintivo Campanile, si staglia come un faro di bellezza e cultura. Oggi l’isola è un polo vitale, grazie anche alla presenza della Fondazione Cini, che ne ha curato il restauro e ne mantiene viva la vocazione di centro di eccellenza.

Veduta aerea dell'isola di San Giorgio Maggiore con la Basilica e il Campanile

L'Isola di San Giorgio Maggiore: Origini e Trasformazioni

Anticamente soprannominata “l’isola dei cipressi” per la sua vegetazione, la storia dell’Isola di San Giorgio Maggiore affonda le radici in epoche lontane. Inizialmente caratterizzata da orti e vigneti, l'origine dell'insediamento nel sito anticamente detto isola dei Cipressi si intreccia con quello di Venezia e della sua Signoria, di cui era proprietà. La tradizione colloca intorno all'anno 790 la fondazione della prima chiesa sull'isola, per volere del doge Participazio. Successivamente, nel X secolo, l’isola divenne un centro religioso di primo piano con l’insediamento di una comunità di monaci benedettini.

L'Abbazia è stata fondata il 20 dicembre 982 da Giovanni Morosini, primo abate, grazie alla munificenza del doge Tribuno Memmo, che donò l'isola al monaco benedettino. Il complesso monastico crebbe in prestigio e ricchezza, ospitando un inestimabile patrimonio d’arte e una biblioteca di grande levatura. La presenza dei monaci sull'isola è durata fino ai giorni nostri, anche durante la soppressione napoleonica (1806) e quella italiana (1866).

Il destino dell’isola subì una brusca interruzione con la caduta della Repubblica di Venezia e la successiva dominazione napoleonica (1797). Il monastero fu soppresso e il complesso monumentale trasformato in prigione, caserma e deposito militare. Questo periodo segnò anni di degrado e abbandono per gran parte delle strutture. La caduta della Repubblica stravolse il ruolo dell'abbazia che fu anche privata delle opere più importanti, fra cui le Nozze di Cana. Tuttavia, il prestigio del monastero era ancora tale che nel 1800, durante l'occupazione di Roma da parte dell'esercito francese, vi si tenne il conclave in cui fu eletto papa Pio VII.

Nel 1806, l'intera isola venne costituita in porto franco e il monastero fu soppresso dalle leggi napoleoniche. Molti dei beni rimasti andarono venduti o rubati. Solamente pochi monaci ottennero di restare per amministrare la basilica, mentre il monastero, ad eccezione della chiesa riaperta al culto nel 1808, veniva destinato a magazzini e dogane, e successivamente a sede del Comando d'Artiglieria e deposito d'armi.

La svolta avvenne nel 1951, grazie all’illuminata visione del conte Vittorio Cini, che decise di stabilirvi la Fondazione Giorgio Cini in memoria del figlio scomparso. Nel 1957, per il mecenatismo del senatore Vittorio Cini, i locali dell'antico Monastero furono restaurati e venne istituita la Fondazione Giorgio Cini. Un imponente progetto di restauro, durato cinque anni, restituì all’isola e ai suoi edifici il loro antico splendore, rifacendo di San Giorgio un centro pulsante di cultura e spiritualità. I pochi locali riservati ai religiosi furono riparati e rinnovati. Quindi si stabilì una comunità proveniente dall'Abbazia di Praglia (Padova), da cui San Giorgio era dipendente.

Mappa storica dell'isola di San Giorgio Maggiore

La Basilica di San Giorgio Maggiore: Il Capolavoro del Palladio

Il fulcro architettonico e spirituale dell’isola è senza dubbio la Basilica di San Giorgio Maggiore, un capolavoro assoluto del Rinascimento veneto, opera di Andrea Palladio. La sua costruzione fu avviata nel 1566 su un preesistente edificio medievale e fu condotta a termine solo nel 1610 da Simone Sorella, in particolare la facciata in pietra d’Istria, solo dopo la morte del maestro (Palladio morì nel 1580).

Architettura e Interni

La facciata, esempio di armonia e rigore classico, utilizza la sovrapposizione di due schemi templari per conciliare la struttura a tre navate dell’interno con l’estetica del tempio classico. Il forte aggetto e gli effetti chiaroscurali della parte centrale si stemperano nelle ali laterali, dove il prospetto ha meno rilievo ed è costituito da un ordine minore di lesene corinzie appaiate, la cui trabeazione, attraversata la fronte in tutta la sua larghezza, si rialza in mezzi timpani di raccordo con la parte mediana.

L'interno si presenta come una struttura molto complessa, in cui il Palladio sperimenta per la prima volta soluzioni innovatrici in ambito ecclesiale, conseguenti alle nuove prescrizioni liturgiche del Concilio di Trento (1545-1563) e al coevo dibattito sull'architettura sacra, diviso tra soluzioni a pianta centrale o a croce latina. Per questo, la pianta rappresenta una soluzione originale, che combina corpo a croce latina a tre navate, transetto, presbiterio e coro. Tradizionalmente caratteristiche proprie delle chiese monastiche in relazione ai diversi momenti liturgici, queste sono disposte e dimensionate in modo inusuale, richiamando quasi una pianta centrale. La navata centrale, breve nel tratto anteriore, si allarga, mantenendo pari larghezza, nei profondi bracci absidali del transetto, e si prolunga oltre questo nel presbiterio, di modo che la cupola, posta all'incrocio della navata con il transetto, viene a elevarsi nella parte mediana non solo del corpo trasversale, ma anche di quello longitudinale. Questo effetto è ulteriormente modificato dal prolungarsi del corpo longitudinale nel profondo coro, posto dietro al presbiterio e separato dal semplice diaframma di una duplice coppia di colonne che sorreggono l'organo. L'intonaco a stucco tinteggiato di bianco, l'intensa luce che vi si riflette dalle finestre termali, aperte in serie continua nelle navate, dalla cupola e dal coro, e la precisa predisposizione di un apparato decorativo abbastanza semplice completano la più evidente novità e suggestione di questo spazio.

Interno della Basilica di San Giorgio Maggiore con luce chiara e architettura palladiana

Opere d'Arte e Liturgia

L’interno, a pianta longitudinale con croce latina, è caratterizzato da una grandiosa spazialità, scandita da pilastri e semicolonne. Opere d’arte di inestimabile valore arricchiscono la basilica, tra cui spiccano i dipinti di Jacopo Tintoretto, come l’enigmatica Ultima Cena e la Raccolta della manna, oltre al Martirio dei santi Cosma e Damiano (1580 ca.) e alla Deposizione di Gesù Cristo nel sepolcro (1592 ca.) al terzo altare. Vi sono anche celebri tele del Tintoretto, il coro ligneo (16º secolo) e un mirabile crocifisso ligneo attribuito a Brunelleschi. Dietro l’altare maggiore, cattura subito l'attenzione lo stupendo Coro in legno dei Monaci, realizzato da un artista fiammingo del XV secolo.

L’antica sacrestia fu progettata da Andrea Palladio e ristrutturata nel 2011. Originariamente era il coro notturno in cui i monaci si riunivano in preghiera dopo la mezzanotte. Sui vari seggi si notano ancora oggi dei quadretti su cui sono riportati i nomi dei vari cardinali che hanno presenziato all’elezione del Pontefice. Nei giorni festivi si celebrano in latino e con canto gregoriano la Santa Messa alle 11.00 e i vespri alle 18.00.

Il Campanile di San Giorgio Maggiore

Accanto alla basilica si erge il Campanile, alto 75 metri. Sul lato sinistro dell'abside si eleva il campanile, a base quadrangolare, in laterizi rossi con cella in pietra d'Istria sormontata da un corpo cilindrico che sorregge la cuspide conica con un Angelo rotante. L’attuale struttura, ricostruita dopo il crollo del 1791, offre una delle vedute panoramiche più spettacolari e complete su Piazza San Marco, sul Canale della Giudecca e sull’intera laguna veneziana. Salire in cima è un’esperienza imperdibile per cogliere la magia di Venezia da un punto di osservazione unico. Dall’alta torre campanaria dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore si può ammirare uno straordinario panorama su tutta Venezia. Continua a scrutare l’orizzonte per scorgere il Canal Grande e l’isola della Giudecca.

PANORAMA of VENICE and LAGOON viewed from CAMPANILE of SAN GIORGIO MAGGIORE

L’accesso alla Chiesa è gratuito. L’accesso al campanile costa 6 euro. Per chi non vuole salire sul campanile, il faro rappresenta uno spunto fotografico davvero molto interessante.

Le Sculture dell'Abbazia di San Giorgio Maggiore

All'interno del complesso monastico e della Basilica di San Giorgio Maggiore, diverse opere scultoree arricchiscono il patrimonio artistico. Tra queste, si distinguono in particolare due rappresentazioni di San Giorgio, oltre ad altre figure di rilievo.

La Statua Marmorea di San Giorgio (Ambito Lombardesco)

Una delle sculture più notevoli è una statua in marmo a figura intera posta su un basamento con iscrizione, raffigurante S. Giorgio. Il santo è ritratto frontalmente, vestito con la corazza da soldato secondo i canoni della scultura classicista di gusto Lombardesco. Le statue di San Marco e San Giorgio sono dalla tradizione ritenute opera di un artista veneto di tale ambito.

La storia di queste statuette è ben documentata. Il Cicogna (1839, vol. IV) riporta che sino al primo quarto del XIX secolo erano nella Biblioteca del Longhena: "sopra le porte erano due statuette non di vulgar pregio, una di S. Marco l'altra di S. Giorgio" (p. 273). Più oltre ci ricorda che "erano già a S. M. del Pero" (p. 599) e infine "le statuette rappresentanti S. Marco e S. Giorgio... furono raccolte dal Sig. Ab. Trevisanato e collocate si veggono a' lati dell'altare della Sacrestia" (p. 647).

Foto della statua in marmo di San Giorgio in stile Lombardesco

Le Sculture in Bronzo di San Giorgio e Santo Stefano (Nicolò Roccatagliata)

Un'altra importante presenza scultorea è la statua in bronzo a figura intera di San Giorgio, posta su un basamento, anch'esso in bronzo, sul lato destro della balaustrata del coro. Il santo è ritratto a figura intera con l'armatura, e gli attributi che lo contraddistinguono sono la lancia, lo scudo e il drago. Il Santo ha lo scudo nella mano sinistra e la lancia nell'altra. Ai suoi piedi, con un'estremità della lancia in bocca (quella senza punta), è scolpito il drago morente. San Giorgio è appoggiato, con le gambe flesse, quasi seduto, ad un sostegno a forma di trapezio. La testa è lievemente girata verso destra e guarda in basso verso il drago.

Queste opere, ovvero il San Giorgio e un San Stefano, sono opera di Nicolò Roccatagliata. Il Cicogna (1839, p. 343, n. 242) riporta dal "Libro Fabbrica" del Monastero l'accordo di commissione: "1593. Ultimo gennaro. Accordo con m. Nicolò Roccatagliata scultore per le due figure di bronzo, cioè un S. Stefano e un S. Giorgio li quali s'avranno a porre nel choro nuovo sopra li sgabelli delle prime sedie per duc. 60".

Foto della statua in bronzo di San Giorgio di Nicolò Roccatagliata

Il Monastero e i suoi Ambienti Interni

L'imponente monastero, che si sviluppa a destra della chiesa, venne fondato dai monaci benedettini nel X secolo e ricostruito dopo il terremoto del 1223. L'attuale struttura è frutto della lunga e complessa ricostruzione iniziata nel 1494, ad opera dell'architetto Giovanni Buora (1450-1513) e proseguita dopo la sua morte, sotto la direzione del figlio Andrea, che costruì fra il 1516 e il 1540 il contiguo Chiostro degli Allori. Tra il 1560 e il 1580, si ebbe un grande impulso nel completamento del monastero per opera di Andrea Palladio; venne così ultimato il refettorio (1561) e avviata la costruzione del Chiostro dei Cipressi (1579) e la chiesa con il sagrato antistante.

Refettorio e Chiostri

Tra il Chiostro dei Cipressi e il successivo si apre sul lato meridionale il monumentale Refettorio (o Aula Palladiana), progettato da Andrea Palladio, i cui lavori iniziarono nel 1560 per concludersi tre anni più tardi. La splendida struttura del refettorio era originariamente completata sulla parete di fondo dall'enorme dipinto con le Nozze di Cana, commissionato a Paolo Veronese nel 1562 e concluso in poco più di un anno di lavoro. Si trattava di una composizione pittorica dalla suggestiva prospettiva, probabilmente concepita per proiettare virtualmente lo sguardo fuori dall'ambiente chiuso.

Dal lato settentrionale del Chiostro degli Allori, si accede alla Sala Capitolare, edificata nel 1533 in eleganti forme rinascimentali. Questo era l'ambiente dove i monaci si riunivano con l'abate e prendevano importanti decisioni sulla vita del monastero, comprese le questioni legali relative a possedimenti, acquisti, vendite, ecc. L'ala orientale del monastero è interamente occupata dal Dormitorio (detto anche Manica Lunga e sviluppato per 128 metri), iniziato nel 1494 da Giovanni Buora e completato nel 1533; aperto con una trifora a settentrione, verso il canale di San Marco, e scandito dalle porte incorniciate in pietra e dalle finestre quadre ritagliate nella volta a botte (le celle, distrutte nel XIX secolo, sono state parzialmente ripristinate).

Interno del Refettorio o Aula Palladiana con la riproduzione delle Nozze di Cana

La Fondazione Giorgio Cini: Centro Culturale di Eccellenza

Oggi l’antica area monastica è gestita dalla Fondazione Cini, un’istituzione culturale di rilevanza internazionale. Nata con l’obiettivo di restaurare e preservare il vasto complesso monumentale, la Fondazione è rapidamente diventata un dinamico centro di ricerca, educazione e promozione culturale. La Fondazione ospita importanti istituti di ricerca, come l’Istituto di Storia dell’Arte, e promuove convegni, mostre ed eventi. Tra gli spazi più significativi si annoverano la Biblioteca del Longhena, con il suo patrimonio librario storico, il Cenacolo Palladiano (ex refettorio) e i chiostri (il Chiostro dei Cipressi e il Chiostro delle Palme).

Una delle aggiunte più affascinanti è il Labirinto Borges, un suggestivo omaggio allo scrittore Jorge Luis Borges, ricreato secondo le indicazioni di un suo famoso racconto, che si snoda nel vasto parco dell’isola. Migliaia di fotografi e pittori sono stati suggestionati dal profilo di quest’antichissimo monastero veneziano. Un progetto recente ha creato circa 650 metri quadri di esposizione dedicati interamente agli artisti che lavorano il vetro. Non è il classico museo, ma qualcosa di davvero molto interessante e moderno, grazie all’ottimo lavoro svolto dalla Fondazione Cini.

Immagine del Labirinto Borges nell'isola di San Giorgio Maggiore

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