I termini 'muta', 'parroco' e 'sindaco' possiedono significati distinti e rilevanti in diversi contesti della società italiana e nella sua storia. Mentre il 'sindaco' e il 'parroco' indicano ruoli ben definiti all'interno della comunità civile e religiosa, il concetto di 'muta' può assumere connotazioni simboliche, come illustrato in ambiti storici.
Il Sindaco: Ruolo e Funzioni nell'Ordinamento Locale
Il sindaco è il capo dell’amministrazione comunale e, in quanto tale, l'organo esecutivo del Comune. È membro del consiglio comunale e nomina i componenti della giunta.
Originariamente eletto dal consiglio comunale, scelto al proprio interno da almeno i 2/3 dei consiglieri e a maggioranza assoluta, in forza della l. n. 81/1993 (modificata dalla l. n. 415/1993) il sindaco viene ora eletto a suffragio universale direttamente dai cittadini. I criteri di elezione variano a seconda che i comuni abbiano più o meno di 15.000 abitanti.
Responsabilità e Competenze
Il sindaco ha la responsabilità della funzione di direzione politica del comune, che assume con la presentazione al consiglio delle linee programmatiche del suo governo. La sua azione si esercita con la nomina dei suoi collaboratori politici e del vertice burocratico, con la definizione degli incarichi dirigenziali e con la scelta dei collaboratori esterni. Il sindaco convoca e presiede la giunta.
Le disposizioni normative che disciplinano la figura e le funzioni del sindaco sono state inserite nel d.lgs. n. 267/2000 (Testo Unico delle Leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali, T.U.E.L.), che raccoglie e riordina tutta la precedente normativa del settore.
Al sindaco compete coordinare e riorganizzare, nell’ambito della disciplina regionale e sulla base degli indirizzi del consiglio comunale, gli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali e dei servizi pubblici, nonché gli orari di apertura al pubblico degli uffici periferici delle pubbliche amministrazioni. Provvede, sulla base degli indirizzi stabiliti dal consiglio, alla nomina, designazione e revoca dei rappresentanti del comune presso enti, aziende e istituzioni. Esercita altresì le altre funzioni attribuitegli, quale autorità locale, nelle materie previste da specifiche disposizioni di legge.
Doppia Veste Giuridica: Capo dell'Ente Locale e Ufficiale di Governo
Nella sua doppia veste giuridica di capo dell’ente locale e di ufficiale di governo, il sindaco è anche titolare di varie funzioni 'statali', che esercita nei limiti territoriali del proprio comune. Se, come organo del comune, il sindaco gode di ampia autonomia nei confronti dello Stato, come ufficiale di governo dipende invece gerarchicamente dal prefetto e, attraverso questi, dal Ministero dell’Interno.
Il sindaco concorre inoltre ad assicurare la cooperazione della polizia locale con le forze di polizia statali nell’ambito delle direttive di coordinamento impartite dal Ministero dell’Interno.
Poteri di Ordinanza e Sicurezza Urbana
È stato ampliato il potere del sindaco di emanare ordinanze contingibili e urgenti. Mentre in passato potevano essere adottate soltanto in materia di sanità, igiene, edilizia e polizia locale, ora possono essere adottate in tutti i casi in cui è necessario prevenire ed eliminare gravi pericoli che minaccino l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, previa comunicazione al prefetto per la predisposizione degli strumenti necessari alla loro attuazione. In particolari casi di emergenza, come inquinamento atmosferico o motivi di sicurezza urbana, il sindaco può modificare gli orari degli esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d’intesa con i responsabili delle amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio. In caso di inottemperanza, il sindaco può provvedere d’ufficio, a spese degli interessati, senza pregiudizio dell’azione penale. Con decreto ministeriale adottato il 5 settembre 2008, sono stati attribuiti al sindaco poteri per prevenire e contrastare situazioni di degrado urbano e di isolamento che favoriscono l’insorgenza di fenomeni criminosi.
Origini Storiche del Termine
Nelle antiche comunità greche, il σύνδικος era il rappresentante processuale delle comunità, corrispondente all’actor e al defensor delle comunità romane, dapprima designati di volta in volta, temporaneamente e ad singulas causas.

Il Parroco: Missione e Esemplare Virtù (Il Caso di Don Bosco)
La figura del parroco, o più in generale del sacerdote, è centrale nella vita spirituale di una comunità. Il suo ruolo è quello di guida, educatore e dispensatore dei sacramenti, con una missione orientata alla salvezza delle anime. La storia della Chiesa è ricca di esempi di figure sacerdotali che hanno incarnato questa missione in modo eroico, adattandosi ai bisogni dell'epoca in cui vivevano.
L'Esempio di Don Bosco e la Sua Missione
Un esempio significativo è quello di Don Bosco. Nel XIX secolo, quando le teorie rivoluzionarie e il socialismo emergevano nelle masse popolari, Dio fece sorgere un umile prete, figlio del popolo. Egli radunò intorno a sé i giovani più emarginati e trascurati, i cosiddetti "birichini dei sobborghi", e a poco a poco li ammansì, li attirò e infuse loro il suo spirito. Così nacque il piccolo Oratorio di Don Bosco, che in pochi anni divenne un grande albero sotto l'ombra del quale trovarono rifugio i figli del popolo da ogni parte del mondo.
Il motto che Don Bosco stesso continuamente rivelò e che spesso ricorre nelle opere salesiane è "DA MIHI ANIMAS, CETERA TOLLE", che significa "dammi le anime e prendi tutto il resto". Questo motto sintetizza la sua energia inesauribile e la sua dedizione totale alla salvezza spirituale e materiale dei giovani.
Papa Pio XI, che conobbe Don Bosco e lo elevò agli onori degli altari, lo ascrisse al catalogo dei Santi, estendendone il culto alla Chiesa Universale. Egli dichiarò che ogni anno, ogni giorno, ogni momento della vita di Don Bosco fu un miracolo, una serie di miracoli. Le grandi opere a cui diede vita "dal niente", e il meraviglioso sviluppo delle sue imprese, con le tre grandi famiglie dei Salesiani, delle Suore di Maria Ausiliatrice e dei Cooperatori, lasciano attoniti come davanti a uno dei più straordinari miracoli, una chiara manifestazione della grazia e della mano di Dio Onnipotente.
Don Bosco si distingueva per un ammirabile misto di soavità e forza, un nobile accordo di benignità e rigore, semplicità e prudenza, bonarietà e accorgimento che conciliava l'autorità e la confidenza. A forza di amare, compatire e tollerare, egli si acquistò il diritto di riprendere e di emendare, usando tale libertà con bontà e longanimità affettuosa che gli aveva guadagnato anche gli animi più avversi. Don Bosco altro non fece ed altro non bramò che dar continuamente gloria a Dio, zelando la salvezza delle anime: Dio e le anime furono i suoi amori in tutta la vita.

Don Bosco e i Sogni del Cielo, dell'Inferno e del Purgatorio
Il Significato di 'Muta' nel Contesto Storico Veneziano del Settecento
Il termine 'muta', sebbene possa riferirsi a un cambiamento o a un'alterazione, può assumere un significato più profondo e metaforico, indicando uno stato di silenzio, irrilevanza o declino. Questo è particolarmente evidente nel contesto della Venezia del Settecento, come descritto nelle cronache dell'epoca.
La Venezia del Settecento: Neutralità e Declino
La Venezia del Settecento si caratterizzò per una continuità politica, seppure in discesa, nella cornice dello scadimento di rilievo politico e del rimpicciolimento di prestigio internazionale. La sua politica estera continuò a essere improntata alla neutralità, un culto rafforzatosi dopo aver doppiato i rischi della guerra di successione spagnola. Le memorie delle alleanze sollecitate dalle guerre antiturche, che ogni volta avevano visto Venezia rimetterci e gli alleati rivelarsi infidi, inducevano a valutare negativamente il momentaneo abbandono di tale neutralità per fronteggiare la Porta.
Correlatamente, proseguiva il rituale delle rappresentanze stabili veneziane ricambiato con rappresentanze stabili estere, anche se, inoltrandosi nel XVIII secolo, i diplomatici veneziani erano sempre più spettatori. La sede secondaria veneziana diventava, per i personaggi inviati dall'estero, una sorta di pensionamento di lusso, a indorare l'amara pillola dell'allontanamento dalla politica attiva e dai centri dove questa veniva effettivamente decisa.
La Metafora della "Venezia Muta"
L'Europa del Settecento procedeva per conto suo, e Venezia, immobile nella sua saggezza e neutralità, si trovava a stare "oziosa" nelle "mutazioni" italiane ed europee. Questa sua "pace", sebbene prudente e virtù a cui Venezia doveva la "pace", non era contagiosa e non si traduceva in operazioni "virtuose" coinvolgenti le corti e i grandi stati. Era una pace ai margini, periferica.
Diplomaticamente, Venezia era persino iperpresente, ma questa era una presenza fisica di ambasciatori non ascoltati, non interpellati. I loro resoconti mostravano che, in ogni caso, non si chiedeva quale fosse il parere di Venezia. Come si consolava lo storico Foscarini, in ogni caso, Venezia si asteneva dal male, non compiva "cattive" azioni; una virtù nel suo "non fare", nel suo "ben usato silenzio", poiché, proprio perché neutrale, si guardava dal compromettersi con dichiarazioni o prese di posizione. Tuttavia, la storia del "non fare" e il resoconto del "non detto" si rivelano difficili da narrare. La loro eloquenza era sprecata se l'Europa era come sorda.
In questo contesto, rapportata all'Europa, Venezia quasi sparisce muta. L'assenza diviene irraccontabile, il silenzio inesponibile anche per chi tentava il tentabile. Il termine 'muta' in questo contesto non indica un semplice silenzio, ma una profonda irrilevanza diplomatica e politica, una sorta di assenza dalla scena internazionale, nonostante la sua storia gloriosa.
