Piss Christ: L'Opera di Andres Serrano tra Arte, Sacro e Polemica

Andres Serrano è un artista americano, noto per le sue opere che interpretano la realtà e il senso delle cose. È famoso in tutto il mondo per una sua singola opera del 1987, intitolata Piss Christ, letteralmente “Il Cristo di piscio”.

L'Opera e la Sua Natura Controverso

Piss Christ è una fotografia che ritrae un crocifisso immerso nell’urina dello stesso pittore. Prendere il simbolo del Crocifisso ed immergerlo nell’urina, per quanto d’artista, è intrinsecamente offensivo per milioni di uomini e donne che in quel simbolo riversano il loro senso della vita, dell’amore, della speranza, della pietas e il proprio senso di sé.

fotografia dell'opera Piss Christ di Andres Serrano

Le Prime Polemiche e l'Intento dell'Artista

Piss Christ fu presentata per la prima volta in mostra nel 1987, provocando indignazione e anni di dibattito. Due senatori repubblicani portarono il caso anche in Parlamento, dividendo l'opinione pubblica fra chi la considerava solo blasfema e chi aveva invece compreso il vero intento dell'artista. L'obiettivo di Serrano nel lontano '87 era denunciare la mercificazione delle immagini che rappresentano il Sacro, un intento riconosciuto dalla critica anni dopo come l'esempio più significativo di libertà di parola ed espressione artistica.

Il "Sacro e Profano" al Photolux Festival di Lucca

Dal 21 novembre al 13 dicembre, Lucca ha ospitato "Photolux", un Festival internazionale di fotografia giunto alla sua undicesima edizione. Venti fotografi in mostra sul tema del "Sacro e Profano" hanno offerto un percorso ideale ed artistico per rileggere la tensione esistente fra questi due luoghi dell'anima e della cultura. La cristianità è indissolubilmente legata all’arte, l’ha prodotta, ispirata e creata per secoli.

infografica sul dualismo tra sacro e profano nell'arte e nella cultura

La Scelta di Esibire Piss Christ e le Reazioni

Una riflessione che, però, è diventata immediatamente polemica, spostandosi sul confine sottile, che pure esiste, fra "sacro" e "irrispettoso". Al centro della controversia, un'unica opera: la fotografia scattata dallo statunitense Andres Serrano che immortala un crocifisso immerso in un bicchiere pieno della sua urina. La scelta di esporre il "Piss Christ" ha scatenato una reazione immediata ed impietosa da parte degli addetti ai lavori ma soprattutto della politica, interpretata da molti come un'opera che "umilia Cristo", una profanazione, blasfemia e vilipendio all'immagine di Cristo.

Una climax ascendente di polemiche si è scatenata fin da quando il programma della mostra è stato reso pubblico. Queste polemiche sono state motivate soprattutto da posizioni fortemente convinte che il rispetto per la religione e il sentimento del sacro passino per il rifiuto totale di tutto ciò che apparentemente mette in dubbio la sicurezza delle proprie radici culturali. Uno scandalo si è aperto innanzitutto nei confronti delle istituzioni che hanno deciso di patrocinare l'evento, ritenendo inammissibile sostenere iniziative di questo genere, "dove vengono esposte opere che offendono pesantemente il cristianesimo". Secondo alcuni, è inaccettabile che i simboli della nostra civiltà, oltre che della nostra fede, vengano degradati a tal punto da essere mescolati alle materie più infime, ai prodotti di scarto dell'umano.

La Posizione del Festival e la Libertà d'Espressione

Enrico Stefanelli, curatore del Photolux Festival, conosceva molto bene la storia di "Piss Christ" quando ha scelto di esporre il Cristo di Serrano a Lucca. Una necessaria e doverosa lettura dell'opera in chiave prima di tutto storica, possibile proprio in forza dei trent'anni trascorsi dalla sua prima esposizione, ha portato alla scelta di includere il "Piss Christ" nel percorso espositivo. "Con dispiacere mi sono accorto invece che la coscienza socio-culturale ha dimostrato una inadeguatezza al riconoscimento della libertà di espressione artistica, e ho dovuto constatare che i tempi e i luoghi non sono ancora sufficientemente maturi per il riconoscimento della libertà di espressione", è stato l'amaro commento di Stefanelli all'accaduto.

La mostra, così come il Festival, prescinde da ogni forma di fondamentalismo e di personalizzazione ed è fonte di libertà assoluta. Anzi, spersonalizza tutto col fine di far emergere l'Arte, sia che essa sia positiva che negativa, al fine di introdurre un principio di libertà di espressione. Il tema di questa edizione, "Sacro e Profano", l'eterno dualismo che, alla fine, deve rappresentare la libertà, l'equilibrio e il valore del Sacro.

L'arte come strumento di libertà | Intervista a Roberta Scorranese (Corriere della Sera)

Interpretazioni e Riflessioni sulla Censura

Nell'arte, in particolare nella fotografia di Serrano, non esiste certamente la volontà di rappresentare direttamente la realtà. Esiste anzi la volontà di far emergere per opposizione, per contrasto, la contraddizione di una società che venera i suoi valori più preziosi ma allo stesso tempo sa ridurli a oggetto, a merce, a polemica, mischiandoli con quanto di più basso e schifoso possa esserci.

Quest'arte inevitabilmente fa uscire fuori il controsenso che è in noi, l'inconscio che non distingue i valori dagli idoli e che con violenza inizia a combattere tutto ciò che è vagamente deviante (solo perché incompreso): quando questo inconscio viene svegliato, come ha fatto l'opera di Serrano, esso viene fuori ed è ancora intellettualmente più violento della violenza che vuole combattere, e fa paura. Tanta paura.

Sull'argomento, Angelo Crespi, lucido intellettuale controcorrente, ha scritto un pamphlet da leggere: “Ars Attack”. Crespi sottolinea come la dissacrazione dei simboli cristiani sia “una scorciatoia comunicativa iconoclasta di cui l’artista contemporaneo abusa con l’unico scopo di resistere nella memoria collettiva”.

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