La Famiglia Monastica di Betlemme: Una Vita di Adorazione nel Silenzio

I contemplativi sono il cuore della Chiesa. Attraverso di loro il sangue dell’amore di Cristo può fluire in tutto l’organismo. La Famiglia monastica di Betlemme, con la sua profonda vocazione all'adorazione nel silenzio e nella solitudine, incarna questo principio vitale.

Origini e Carisma

La nascita di quest’ordine religioso è piuttosto singolare. La Famiglia monastica di Betlemme è nata il 1° novembre 1950 in Piazza San Pietro a Roma, nel momento in cui Papa Pio XII proclamava il dogma dell’Assunzione della Vergine Maria elevata in corpo e anima nella Gloria della Santissima Trinità, nascosta per sempre con Cristo in Dio.

Un gruppo di pellegrini francesi, venuti a Roma per la proclamazione del dogma dell’Assunta, ricevette l’intuizione di fondare una nuova congregazione per rivivere l’atteggiamento contemplativo di Maria e anticipare la realtà del cielo. Cominciò così, per iniziativa di due donne, una cattolica e l’altra protestante, l’avventura delle monache di Betlemme.

La famiglia monastica iniziò con una prima comunità di donne consacrate che vollero così vivere il “progetto della Vergine Maria”. La loro vocazione è quella di partecipare alla vita della Madre di Dio presente nel cuore della Trinità, in una vita di adorazione del Padre in Spirito e verità (cfr. Gv 4,23-24). Il loro Carisma è offrire al Signore un cuore puro, ottenuto attraverso la pratica della virtù e della carità, e sperimentare la potenza della presenza divina e della beatitudine eterna.

Illustrazione della Vergine Maria nell'Assunzione

La Struttura e la Diffusione della Famiglia Monastica

Il ramo maschile della famiglia monastica è nato 25 anni dopo il ramo femminile, precisamente nel 1976 a Currière, nella montagna della Certosa in Francia. Monaci e monache vivono in edifici separati, con governi distinti, ma formano una sola “famiglia”, uniti dai legami della carità e dalla medesima vocazione alla preghiera di adorazione, nel silenzio e nella solitudine.

La Famiglia, eretta di diritto pontificio nel 1998 nei suoi due rami, maschile e femminile, conta 28 monasteri di monache e 3 di monaci, sparsi in 14 Paesi. Attualmente la famiglia monastica di Betlemme conta circa 700 monache, vivendo in trenta monasteri nel mondo intero, e 40 monaci suddivisi in tre monasteri (Umbria, Francia e Israele).

La Vita dei Monaci di Betlemme all'Eremo di Monte Corona

L'Eremo di Monte Corona: Un Contesto Storico e Spirituale

L’antico eremo di Monte Corona fu costruito a partire dal 1530 dai compagni del beato Paolo Giustiniani, fondatore della “congregazione degli eremiti camaldolesi di Montecorona”. L’eremo fu per 330 anni a capo di questa congregazione, finché nel 1861 i monaci ne furono definitivamente espulsi in seguito all’entrata in vigore delle leggi italiane che prevedevano la confisca dei beni ecclesiastici.

Nel 1981, la comunità delle Monache di Betlemme fu inizialmente accolta all’Eremo di Monte Corona, nella diocesi di Perugia, all’epoca ridotto a un rudere abbandonato. Nel 1990, mentre l’eremo cominciava a risorgere, le monache lo lasciarono ai loro confratelli monaci di Betlemme e andarono a fondare un nuovo monastero vicino a Gubbio. Da allora, i monaci hanno continuato la ristrutturazione, e attualmente circa l’80% dell’antico eremo è stato recuperato, grazie all’aiuto provvidenziale di tanti volontari e al sostegno di benefattori.

Fratel Philippe e fratel Agapetòs, due monaci di Betlemme, ci accolgono con squisita cortesia nella foresteria dell’eremo di Monte Corona.

Foto panoramica dell'Eremo di Monte Corona in Umbria

La Quotidiana Ispirazione Certosina

La vita dei monaci si ispira alle fraternità di San Bruno, il fondatore dei Certosini, basandosi sulla vita in cella e la preghiera in segreto. Nel Vangelo Gesù invita i discepoli a pregare il Padre nel segreto, e così la loro è una vita di silenzio, preghiera, adorazione e lavoro manuale, sempre nel silenzio. Una parte dei fratelli lavora e mangia in cella per tutta la giornata, spostandosi solo per la recita dell’ufficio e per la messa.

Il Ritmo della Giornata Monastica

La giornata inizia presto: dalle quattro del mattino, quando i monaci si alzano, fino alle 6.45 è un tempo dedicato alla preghiera in cella. Segue l’ufficio di mattutino, recitato coralmente in cappella, poi un tempo di formazione e di studio. Alle 10.20 c’è la preghiera di terza in cella e il pranzo. Alle 11.45, dopo la recita di sesta, inizia il lavoro manuale che si protrae fino alle 15.45. L’ufficio dell’ora nona segna la fine del lavoro e l’inizio della cena. Alle 17 i monaci sono di nuovo in chiesa per i vespri e la celebrazione eucaristica. Alla fine della messa, osservano una mezz’ora di silenzio, poi alle 19 tornano in cella per un’ultima preghiera e la recita di compieta. La giornata si chiude attorno alle 20 di sera.

I Monasteri di clausura in Emilia-Romagna

Lavoro e Accoglienza: Sostentamento e Apertura

Il lavoro pomeridiano consiste principalmente nella lavorazione della ceramica, che è una delle fonti di sostentamento della comunità, e nella pittura di icone secondo la tradizione orientale. Si tratta di un artigianato che nasce dalla preghiera e vuole evocare l’invisibile.

Il monastero dispone anche di una foresteria e accoglie volentieri coloro che desiderano fare un periodo di silenzio. Sono disponibili 7 celle per gli ospiti, i quali possono essere accompagnati spiritualmente da un fratello e partecipare alle preghiere comuni.

Le Monache di Betlemme: L'Esperienza al Monastero "Madonna del Deserto" a Gubbio

Come accennato, le Monache di Betlemme hanno fondato un nuovo monastero vicino a Gubbio nel 1990. Le sorelle del Monastero “Madonna del Deserto”, in località Pisciano di Gubbio, hanno aperto le porte dell’eremo ai visitatori in specifiche occasioni, permettendo di visitare la chiesa e accedere a una parte della zona di clausura. Qui i visitatori hanno potuto osservare dove le monache vivono, dormono, pregano, studiano e lavorano.

L’architettura del monastero è caratterizzata da lunghi corridoi dritti e archi concentrici che creano una prospettiva affascinante, descrivendo il perimetro di un chiostro che ospita al centro una grande croce. Le porte delle celle si affacciano su questi corridoi e, dal lato opposto, un’altra serie di archi lascia filtrare la luce. Gli ambienti, inclusi gli interni delle celle, sono caratterizzati dall'uso di pietra e legno.

Lavoro, Preghiera e Comunità

Durante la settimana, le monache trascorrono il tempo ognuna nella propria cella, riunendosi soltanto per due momenti di preghiera. Dedicano tempo anche al lavoro, che può essere svolto in cella o richiedere di abbandonarla temporaneamente, per recarsi ad esempio alla zona del biscottificio. La produzione di biscotti, rinomati per la loro qualità, è l’attività principale delle sorelle. Durante le visite guidate è stato possibile vedere alcune monache all’opera nelle proprie celle, una dedita alla scultura e l’altra alla riproduzione di icone sacre. Un esempio è una piccola statua raffigurante la Madonna di Ravenna, simile a quella presente su un bassorilievo accanto all’altare della Basilica di Sant’Ubaldo.

Le monache di Betlemme non trascorrono l’intera settimana in solitudine: il sabato e la domenica si riuniscono nel Capitolo, pranzano insieme al refettorio e trascorrono momenti piacevoli cantando e suonando diversi strumenti, portando ognuna la cultura del proprio paese d’origine. Il silenzio è una regola, e se durante la settimana ci si incontra, transitando per le varie aree del monastero, si accenna semplicemente un saluto. Una monaca spiega: “Il silenzio è una scelta di fede che rinnoviamo ogni istante”.

Interni del monastero Madonna del Deserto a Gubbio

Il Senso Profondo della Vita Contemplativa di Betlemme

Adorazione e Anticipazione del Cielo

Quando si fa notare che per l’uomo comune la vita dell’eremo è molto dura, fratel Philippe risponde con sorpresa: “Per voi forse, non per noi”. Questa affermazione racchiude il senso di una vita orientata totalmente all'adorazione. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice che il Padre cerca adoratori in spirito e verità. I monaci e le monache di Betlemme ricevono dal Signore la chiamata a vivere questa adorazione del Padre nel segreto e ad anticipare sulla terra la realtà del cielo.

La loro non è una fuga dal mondo, ma un atto d’amore. Gesù stesso ha condotto 30 anni di esistenza silenziosa e tre anni di vita pubblica, durante la quale ha lasciato intuire l’importanza della sua relazione col Padre. Si ritirava in silenzio sulla montagna, per manifestare che l’incontro col Padre era un’esperienza di fuoco che non si può spiegare. Lì era il nucleo della sua vita, e questo è anche il centro dell’esistenza di ogni cristiano.

I monaci e le monache si sentono chiamati personalmente fin d’ora a questa anticipazione. Vogliono testimoniare che Dio basta per una persona umana, perché il suo amore può riempire tutta l’esistenza. Non è troppo duro, è duro solo quando manca l’amore. In fin dei conti, non fanno niente di speciale: mangiano, lavorano, dormono, vivono la quotidianità di tutti, ma sotto lo sguardo di Dio.

Il Silenzio come Risposta al Caos Contemporaneo

La vita silenziosa dei monaci indica alla società di oggi proprio il silenzio, che è il contrario dell’agitazione e del caos contemporaneo. Essi cercano l’incontro con Dio e con i fratelli, ma hanno bisogno per questo di condivisione e di silenzio, che è la condizione della verità di ogni incontro. Nel silenzio, portano i problemi di tutta la Chiesa e della gente di oggi che ha smarrito il significato della vita. L’esperienza monastica ricorda al mondo contemporaneo, particolarmente ai giovani, il senso delle cose ultime. C'è bisogno di una Chiesa che vada in mezzo ai giovani, ma anche di una "chiesa del deserto" che rammenti loro che l’uomo è fatto per il Mistero.

Immagine di monaco o monaca in contemplazione nel silenzio di un monastero

Superare le Difficoltà e Coltivare Relazioni

Le difficoltà incontrate nel vivere l'esperienza monastica non sono quelle che la gente immagina, come l’alzarsi presto, il silenzio o una certa sobrietà, in quanto si godono le comodità normali. La difficoltà più vera è quella di diventare discepoli di Gesù, un processo interiore che dall’esterno non si vede.

Per quanto riguarda i rapporti interpersonali, i monaci e le monache coltivano la comunione. La domenica, tutti gli uffici sono celebrati insieme; nel pomeriggio si fa una passeggiata di tre ore durante la quale avvengono scambi tra i membri della comunità. La regola prevede anche incontri comunitari. Il silenzio, in realtà, non allontana, ma avvicina le persone, essendo un’apertura radicale nei confronti degli altri.

Nonostante la solitudine, i monaci sono toccati da tutti i problemi contemporanei: droga, ingiusta distribuzione dei beni fra ricchi e poveri, manipolazione genetica. Nel mondo c’è una lotta contro l’amore e contro l’uomo di cui la gente non ha nemmeno coscienza. Eppure, cresce anche un movimento che desidera una nuova umanità. Pur essendo abbonati all’Osservatore Romano, sono convinti che per avvicinarsi all’uomo esista un’altra via: vivendo in solitudine, si fa l’esperienza del proprio io e della propria miseria, imparando cosa c’è nell’uomo guardando quel che si agita nel proprio cuore.

Interessante notare che Fratel Philippe, il superiore, è medico e ha esercitato la professione, mentre Fratel Agapetòs, responsabile culturale del monastero, è matematico.

La Fecondità Misteriosa della Preghiera

La testimonianza dell’amore ha due versanti: uno visibile e uno invisibile, ed entrambi fanno parte della Chiesa. Gesù diffonde il suo Spirito nei cuori in maniera invisibile, ed è a questo livello che i contemplativi si collocano. Come nel corpo ci sono organi che non si vedono, come il cuore, e che pure hanno una funzione essenziale, così i contemplativi sono il cuore della Chiesa; attraverso di loro il sangue dell’amore di Cristo può fluire in tutto l’organismo.

La vita e la preghiera dei monaci e delle monache di clausura è fonte di una fecondità misteriosa, invisibile agli occhi degli uomini. Dio ascolta la preghiera di coloro che gridano a Lui giorno e notte e risponde alla loro supplica, riversando il Suo amore infinito su tutti gli uomini. San Giovanni Paolo II diceva: “Nella sua orazione, il monaco pronuncia una epìclesi dello Spirito sul mondo, ed è certo che sarà esaudito, perché essa partecipa della stessa preghiera di Cristo. E così egli sente nascere in sé un amore profondo per l’umanità”. Questo è dimostrato da coloro che salgono all’eremo di Monte Corona per affidare le loro intenzioni di preghiera nel quaderno della cappellina di Nostra Signora della Consolazione.

I Monasteri di clausura in Emilia-Romagna

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