Il significato e i simboli della Cresima: mitra e pastorale

La Cresima, o Confermazione, è un rito cristiano fondamentale, presente nella Chiesa Cattolica, Ortodossa e Anglicana. Rappresenta la discesa dello Spirito Santo sui discepoli di Gesù durante la Pentecoste e, per i credenti, significa la discesa dello Spirito Santo su di loro, grazie all’imposizione delle mani da parte dei vescovi.

Il percorso di un cristiano è incompiuto senza la Cresima, che rafforza la grazia battesimale. Spesso si tende a credere che questo sacramento sia opzionale, ma non è così; ad esempio, i promessi sposi che ancora non hanno ricevuto questo sacramento fondamentale devono recuperarlo in tempo, prima delle nozze.

rappresentazione della Pentecoste, discesa dello Spirito Santo

I sette doni dello Spirito Santo

Secondo la tradizione, lo Spirito Santo porta ai credenti sette doni essenziali che li guidano nella vita. Questi doni sono:

  • Il Timore di Dio
  • La Sapienza
  • La Scienza
  • L’Intelletto
  • La Fortezza
  • Il Consiglio
  • La Pietà

I simboli della Cresima per le bomboniere

La scelta delle bomboniere per la Cresima richiede attenzione, poiché devono essere adatte all'importanza del rito religioso. Sono particolarmente indicate tutte le bomboniere che hanno un forte significato spirituale, rievocando i simboli dello specifico sacramento e quelli legati per eccellenza alla religione cattolica. Tra i simboli più comuni troviamo:

  • L’Albero della Vita (simbolo della vita che cresce e mette solide radici)
  • L’immagine della Sacra Famiglia
  • La mitra e il pastorale del Vescovo (cappello e bastone), per ricordare che la Cresima è una cerimonia, generalmente, celebrata dal Vescovo.
  • Gli angioletti
  • Le statuine di fanciullo o fanciulla che prega
  • Il Tao e la Croce di Cristo
  • Gesù: il volto è l’immagine principale della Confermazione.
  • Il Crocifisso: questa è l’immagine che rappresenta la Cresima.
  • La Colomba: come rappresentazione dello Spirito Santo.

È importante ricordare che, essendo la bomboniera un ricordo legato all’evento, è opportuno escludere bomboniere enogastronomiche, piante e ogni genere di tappi, sottopentole, sale pepe, oliere, ecc. Se per le bomboniere del Battesimo e, spesso, anche della Comunione la decisione viene presa in toto dai genitori, per quanto riguarda la Cresima sono sempre più i ragazzi ad essere coinvolti nella scelta. Tuttavia, si sconsigliano oggetti troppo lontani dall’ideologia del Sacramento o elementi pagani, come i coloratissimi animaletti o bomboniere che raffigurano un calciatore, che sarebbero più adatte ad altre occasioni.

bomboniere a tema sacro per Cresima

Esempi di bomboniere ideali

Per il ruolo spirituale che rivestono padrino e madrina, è particolarmente indicata la Statua stilizzata della Sacra Famiglia in polvere di marmo, con un design alternativo e minimalista. Un altro oggetto di arredamento consigliato è la Bomboniera profumatore in polvere di marmo a tema Albero della Vita della linea Dolcicose, con il suo design esclusivo e il forte carattere spirituale. Anche la Bomboniera con simbolo Cresima in rilievo Orologio in polvere di marmo di Carrara, sempre della linea Dolcicose, è un’ottima idea regalo.

profumatore d'ambiente con simboli sacri per Cresima

Per la Santa Cresima del proprio ragazzo si può regalare un bellissimo diffusore di aromi con simboli sacri e la scritta "la mia cresima". Questo profumatore per ambiente, custodito in una scatola regalo (circa 8,7x8.7x3 cm), presenta una base in gesso di colore bianco decorata con il bastone e il cappello del vescovo, simboli sacri di questo sacramento, e una scritta in color oro. Una bomboniera come questa è un regalo davvero particolare, un'idea originale, ricca di significato da regalare anche alla madrina o al padrino.

Il colore della Cresima

Per tradizione, il colore della Cresima non è il rosso. Negli Anni '50/'60 il colore delle confezioni per le bomboniere era il Celeste per il maschietto e il Rosa per la femminuccia, perché il rito della Confermazione è legato al rito del Battesimo, in quanto si riconferma e si rafforza la grazia battesimale.

Oggi, però, l’età dei celebranti la Cresima è spesso più avanzata. Sebbene il colore della cresima sia il rosso, come si è visto, si utilizzano anche altri colori, come:

  • Il bianco, simbolo della purezza.
  • Il bordeaux e il blu, che sono due colori utilizzati in alcune parti d’Italia.
  • L’azzurro e il rosa, rispettivamente per il maschietto e per la femminuccia.

Per quanto riguarda il colore liturgico, i Vangeli (Atti 2:3-5 CEI) descrivono la discesa dello Spirito Santo come "lingue come di fuoco", che non indica una colorazione specifica, tanto più che il colore del fuoco (di legna) è giallo-arancio, mentre quello dei gas è azzurro/blu. Poco importano i paramenti del sacerdote il quale, a seconda del periodo, potrebbe utilizzare paramenti Verdi, Oro, Bianchi, Lilla.

I confetti per la Cresima

Secondo la tradizione, i confetti da inserire nei sacchetti della Cresima devono essere 5, sempre in numero dispari. Si possono naturalmente inserire anche di più o di meno, ma l’importante è che siano in numero dispari.

Tradizionalmente, per le bomboniere della Cresima si utilizzano confetti bianchi.

Il ruolo del padrino e della madrina

Il padrino e la madrina rivestono un ruolo importantissimo nella Cresima, in quanto sono le guide spirituali del cresimando. Per questo, solitamente, al padrino e alla madrina sono destinate delle bomboniere speciali. Possono essere diverse rispetto a quelle regalate agli altri invitati, oppure più grandi e con caratteri particolari, più rilevanti. Al di là della cerimonia, si tende a scegliere come padrino o madrina una persona che possa essere un riferimento per il ragazzo non solo nel campo della fede ma anche nella vita.

Le insegne episcopali: mitra e pastorale

Il fascino della liturgia cattolica è, senza ombra di dubbio, in parte anche dovuto ai paramenti e agli altri oggetti sacri che si impiegano durante la celebrazione. Le principali insegne sono la mitra, il pastorale, l’anello e la croce pettorale.

La Croce Pettorale

La prima e più visibile insegna episcopale è la croce pettorale: si tratta di una croce preziosa portata al collo con un cordone, o talora, con una catena o un nastro. Il suo uso nella Chiesa da parte dei vescovi è abbastanza recente e si fa risalire al periodo del Concilio di Trento. Secondo Papa Ratzinger, il suo significato non è «né di ornamento, né di gioiello, ma di simbolo prezioso della fede e segno visibile e materiale del legame con Cristo».

L'Anello

Un’altra insegna che connota il vescovo è l’anello, che porta all’anulare destro. Secondo il Cerimoniale dei vescovi, esso è «segno della fedeltà e dell’unione sponsale con la Chiesa, sua sposa». Se portare l’anello significa, da un lato, la scelta di obbedienza e di servizio alla Chiesa da parte del vescovo, dall’altro, a causa del ministero ricevuto, è segno del potere che egli esercita sui fedeli a lui affidati, dei quali si deve prendere cura e che deve guidare e condurre alla salvezza. Proprio per questo, fino a tempi non lontani, si era soliti inchinarsi e baciare l’anello del vescovo, quando si salutava, oppure si concludevano le lettere a lui indirizzate con la formula: «Mi inchino al bacio del sacro anello».

La Mitra (o Mitria)

La terza insegna episcopale, utilizzata nelle celebrazioni liturgiche è la mitra (a volte chiamata anche mitria o mitrea). Letteralmente, dal greco, la parola significa “fascia per la testa”, “benda” o “turbante”. Adottata dai vescovi a partire dal X secolo, era all’inizio in tela rigida con galloni dorati e, successivamente, si andò impreziosendo. Col passare del tempo le sue due punte (cuspidi) divennero sempre più appuntite e alte: il loro significato indica l’Antico e il Nuovo Testamento, dei quali il vescovo è sommo annunciatore, custode e interprete per il popolo di Dio a lui affidato.

La mitra è una copertura del capo che il papa, i cardinali, i vescovi (ai quali compete per diritto), e abati, prelati e canonici (in forza di particolari privilegi) portano nelle funzioni liturgiche solenni. Ha forma schiacciata e bicuspidale, con due fasce (dette vitte o infule o fanoni) che ricadono sulle spalle. Può essere ornata di pietre preziose, fregiata di broccato d’oro, o semplice (di stoffa bianca, di seta o lino). Nella Chiesa orientale-bizantina, è a forma di cupola, sormontata da una croce. Poiché la mitra è, come il pastorale, insegna dei vescovi, la parola è spesso usata per indicare simbolicamente la dignità vescovile: conferire, ambire, deporre la mitra; talora, il vescovo stesso, e per estens., poet., il sacerdote.

Il Pastorale

La quarta e ultima insegna è il baculo pastorale, che viene chiamato più semplicemente pastorale. Baculo viene dal latino e significa “bastone”: si tratta del bastone con cui il pastore guida e difende il suo gregge. Il vescovo, modellato su Cristo capo e pastore, deve prendersi cura della fede e della morale del gregge che il Signore gli ha affidato, come Egli ha detto di sé e fatto con Pietro alla fine del Vangelo di Giovanni.

Il pastorale è una delle insegne più tipiche dell’ordine episcopale. La maggior parte delle persone probabilmente ne prende visione in occasione della Confermazione di qualche parente, poiché la sua figura è tradizionalmente riportata sui biglietti augurali e sulle altre immagini legate alla Cresima. Il significato del pastorale è relativamente di facile richiamo: infatti, è un rimando al bastone utilizzato dai pastori per pascere il gregge. Allo stesso modo, il vescovo guida quella porzione del gregge del Signore a lui affidata in rappresentanza di Cristo, buon pastore. A seconda della tipologia e dell’antichità, il pastorale può essere più o meno ornato, arricchito di figure e ovviamente di diverso materiale, anche se tradizionalmente esso è in oro o in argento. Solo negli ultimi anni, si sta diffondendo la discutibile moda della versione lignea.

A prescindere dal materiale, tutti i pastorali condividono la forma della propria sommità, ovvero un ricciolo incurvato che va a formare una spirale. Sono molti i significati dati a tale conformazione; ad esempio, Sant’Ambrogio la interpretava come il compito di radunare gli smarriti. Secondo la tradizione, che si fa risalire a S. Ambrogio, il pastorale deve essere appuntito in fondo per spronare i pigri, diritto nel mezzo per guidare i deboli, e ricurvo in alto per recuperare e radunare gli smarriti.

illustrazione pastorale vescovile

Uso del Pastorale nelle Celebrazioni Liturgiche

Il pastorale viene consegnato al neoeletto vescovo durante l’ordinazione quale ultima delle insegne episcopali, con la seguente formula: «Ricevi il pastorale, segno del tuo ministero di pastore: abbi cura di tutto il gregge nel quale lo Spirito Santo ti ha posto come vescovo a reggere la Chiesa di Dio».

Oggi si segue la regola generale di adoperarlo, insieme alla mitra, ogni qualvolta si celebri con una consistente presenza di popolo. Durante la messa, il vescovo regge il pastorale per la processione di ingresso, durante la proclamazione del Vangelo, in caso di eventuale sacramento della Confermazione, per la benedizione finale e la processione di uscita; negli altri momenti, viene retto da un chierico possibilmente dotato di opportuno velo omerale.

Il pastorale, a differenza della mitra, non è un segno della dignità personale del vescovo, bensì della propria giurisdizione. Pertanto, durante una celebrazione, solo il celebrante principale può far uso del pastorale; vi sono stati casi di “doppio pastorale” in alcune celebrazioni, ma tale pratica è chiaramente un abuso. Il ricciolo va portato sempre rivolto in avanti. Tuttavia, è uso di alcuni vescovi portare il ricciolo all’indietro allorquando non stiano celebrando nella propria diocesi, in segno di rispetto per l’Ordinario del luogo, ma questa consuetudine sembra avere un’origine solamente artistica, senza derivare da alcuna norma precisa.

Uso del Pastorale fuori dalla Propria Diocesi

Un vescovo può portare il pastorale in qualsiasi luogo, anche fuori dalla propria diocesi? La risposta è sì e no, ovvero dipende dalla circostanza. Sicuramente esso è sempre consentito in caso di amministrazione della Cresima o, ovviamente, di un’Ordinazione. In tutte le altre circostanze, di norma il vescovo regge il pastorale solo nella propria diocesi e così gli ausiliari. Il vescovo può ugualmente reggere il pastorale, però, nel momento in cui accompagna in pellegrinaggio fuori diocesi un gruppo di propri pellegrini. Nelle altre circostanze, può ugualmente far uso del pastorale purché chieda il permesso all’Ordinario del luogo. Tale consuetudine non vale però per i cardinali, che possono portare il pastorale ovunque.

La Ferula Papale

Il pontefice, in virtù della sua peculiare giurisdizione, non ha mai fatto uso del pastorale proprio del vescovo comune. Nelle messe papali non si usava alcun bastone. Il Papa aveva comunque un suo bastone, la ferula, ovvero un pastorale terminante in croce anziché in ricciolo. La ferula, però, era più un simbolo del potere temporale che non un oggetto liturgico e i pontefici ne facevano uso solo per determinate occasioni in cui la liturgia pontificale ne esigeva la presenza (ad esempio, la consacrazione di una chiesa). La ferula era impiegata anche in occasione del giubileo, quando il papa la picchiava per tre volte sulla Porta Santa per chiederne l’apertura. Va detto, però, che nonostante il saltuario uso della ferula per tale scopo, il bastone liturgico proprio dell’apertura della Porta Santa è la croce tripartita, ovvero una ferula terminante con una croce a tre braccia.

immagine storica Papa con ferula

Ai giorni nostri, anche il Papa usa un bastone durante la messa: anch’esso è impropriamente chiamato ferula, ma non corrisponde in realtà all’oggetto tradizionale. Infatti, la ferula impiegata dal Papa oggigiorno non termina in croce, bensì in crocifisso e presenta una lieve inclinazione che ricorda il pastorale dei vescovi. Tale modello fu commissionata da Paolo VI al termine del Concilio, e Papa Montini ne introdusse l’uso nelle messe papali nei medesimi momenti in cui è impiegata dai vescovi. Questo simbolo è diventato molto famoso negli anni di Giovanni Paolo II, ma poi è stato spedito negli armadi da Benedetto XVI, che recuperò l’uso della ferula di forma tradizionale. Infine, negli anni di Papa Francesco, si è assistito non solo al ritorno della ferula di Paolo VI, affiancata a quella di Benedetto, ma anche all’uso di varie ferule donate al Pontefice in occasione di visite e viaggi papali.

La Ferula Comune nell'Arcidiocesi Ambrosiana

La ferula papale è certamente privilegio del papa, ma un’altra ferula è invece appannaggio di alcuni monsignori (non vescovi), segnatamente i monsignori della diocesi di Milano. Nell’arcidiocesi ambrosiana è in uso un’altra insegna, molto simile al pastorale ma che si discosta da questo per la presenza, sulla sommità, non di un ricciolo bensì di un globo sormontato da una piccola croce: è la cosiddetta ferula comune. Essa era l’insegna propria dei prevosti, figura fondamentale a Milano poiché il territorio diocesano era diviso in pievi, di cui il prevosto era a capo. Non esiste più, però, la differenziazione dell’abito ecclesiastico per i prevosti e così la maggior parte di quanti di loro sono soltanto parroci non fa più uso di tale insegna se non in rarissime circostanze.

Discorso diverso vale per i prevosti mitrati, cioè i parroci delle chiese prepositurali maggiori, i quali hanno diritto anche alla mitra bianca e alla croce pettorale sostenuta da un cordone giallo. Questi presuli, però, spesso vengono insigniti del titolo di monsignore in qualità di canonici onorari e, pertanto, godono anche delle insegne proprie monsignorili come la talare paonazza. A questa categoria appartengono anche i canonici del Duomo e della Basilica di Sant’Ambrogio, che fanno uso della ferula nelle celebrazioni capitolari e quando amministrano la Cresima. Ferula, croce pettorale e mitra bianca sono però i segni distintivi soprattutto dei vicari episcopali dell’arcidiocesi ambrosiana, ovvero dei rappresentanti dell’arcivescovo nelle diverse parti in cui è diviso il territorio. L’uso della ferula non è concesso in presenza di un vescovo, ad eccezione dell’arciprete del Duomo di Milano, il quale in determinate circostanze regge tale insegna di fronte al vescovo. L’uso liturgico della ferula è essenzialmente il medesimo del pastorale, con la differenza che non deve essere retta durante la lettura del Vangelo.

Altre Insegne Simili

Esistono anche altri tipi di insegne simili al pastorale vescovile: un esempio è la mazza priorale, propria dei priori delle confraternite e le cui forme variano ovviamente in base all’uso locale. Molti sanno che vi sono figure come gli abati che hanno diritto al pastorale (nonché a tutte le altre insegne episcopali), ma pochi sanno che l’uso di reggere il pastorale era proprio anche, ad esempio, delle badesse.

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