Le origini del mandato missionario
Nel linguaggio secolare moderno, il termine «missione» definisce attività diplomatiche, politiche o scientifiche. Tuttavia, la religione cristiana ha adottato questo termine per indicare un mandato specifico di diffusione del Vangelo. Tale fenomeno storico affonda le radici nel mandato affidato da Gesù agli apostoli, subito prima della sua ascensione, con l'imperativo di diffondere il messaggio salvifico in tutto il mondo.
L'espressione «missione» fu coniata dai gesuiti e ufficialmente adottata dalla Chiesa di Roma nel 1622. Grazie a questa dimensione, il cristianesimo è diventato una religione mondiale che oggi conta oltre un miliardo di fedeli cattolici, radicandosi in quasi tutte le nazioni e culture.

L'espansione del cristianesimo nell'antichità
La prima area di diffusione del messaggio evangelico fu la provincia della Siria, in particolare la città di Antiochia, metropoli multiculturale dove i discepoli vennero chiamati per la prima volta «cristiani». Inizialmente, il messaggio di Gesù era rivolto principalmente al popolo d’Israele, ma l’afflato missionario si estese presto ai pagani, superando i confini geografici e culturali.
Il Concilio di Gerusalemme (48-49 d.C.) sancì l'universalità del messaggio: i pagani potevano accedere alla fede senza dover passare attraverso la legge mosaica. La diffusione avvenne inizialmente nelle mura domestiche per poi assumere una connotazione urbana, consolidandosi in centri come Atene, Roma e Alessandria.
Il rinnovamento missionario nel XIX secolo
Il XIX secolo ha rappresentato un momento cruciale per la storia missionaria italiana ed europea. Nonostante la crisi economica che colpì la Santa Sede e le Chiese locali dopo la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, lo Spirito Santo rinnovò la Chiesa attraverso la nascita di numerose congregazioni religiose.
Un evento fondamentale fu la fondazione dell'Opera della Propagazione della Fede a Lione nel 1822, promossa da Paolina Jaricot, che coinvolse i laici nel sostegno alle missioni. In Italia, nonostante la diffidenza dei governi dell'epoca, il movimento missionario trovò terreno fertile in Piemonte e Lombardia.

La nascita del PIME e l'impegno dei Comboniani
Il PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) nacque il 31 luglio 1850 a Saronno, su impulso di Papa Pio IX. I vescovi lombardi firmarono l'atto di fondazione, sottolineando che «è interesse di ogni Chiesa particolare la dilatazione della Chiesa universale». I primi missionari partirono per le isole della Melanesia, segnando l'inizio di una lunga tradizione di dedizione verso le popolazioni più distanti.
Parallelamente, la Famiglia Comboniana, fondata da Daniele Comboni a Verona nel 1867, ha segnato la storia d'Italia e dell'Africa. Il loro "Piano per la rigenerazione dell’Africa" ha dato vita a una presenza capillare, con scuole, ospedali e opere caritative che hanno sensibilizzato generazioni di italiani.
La missione oggi: testimonianza e impegno sociale
Oggi, l'attività dei missionari italiani - che conta circa settemila persone tra consacrati e laici - si concentra sull'educazione, la disabilità, l'inclusione sociale e lo sviluppo agricolo. Come evidenziato durante la Prima Conferenza dei Missionari Italiani alla Farnesina, la missione contemporanea non è solo proselitismo, ma un impegno a guardare l'uomo nella sua realtà e nei suoi bisogni.
Le testimonianze odierne, dai progetti in Myanmar al servizio per i rifugiati in Sudafrica, confermano che il missionario continua a essere un punto di riferimento per i più vulnerabili. La missione rimane una sfida di apertura: lasciare le proprie certezze per costruire percorsi di perdono, conversione e solidarietà universale.
Missioni. Nelle periferie del mondo - Puntata del 18 novembre 2013
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