Per undici mesi, da gennaio a novembre 2007, l'opinione pubblica fu portata a credere che il superstite della Strage di Erba, Mario Frigerio, avesse immediatamente riconosciuto il suo aggressore in Olindo Romano. Durante questo periodo, i media, attraverso fiumi di articoli di sociologi e opinionisti, avevano consolidato l'idea della colpevolezza della coppia Romano-Bazzi, ben prima dell'inizio del processo. Show televisivi avevano ripetutamente presentato plastici e alimentato la "sindrome del vicino di casa", trasformando lo spazzino e sua moglie in simboli di malvagità e protagonisti di macabre barzellette, condannati dall'opinione pubblica prima ancora che da un giudice.

Le Prime Incongruenze e le Dichiarazioni dell'Avvocato Gabrielli
Fu il 22 novembre 2007 che "Il Giornale" pubblicò un articolo rivelando che i fatti, secondo le carte processuali, non corrispondevano a quanto divulgato. Particolarmente sorprendente fu la figura dell'avvocato di Mario Frigerio, Manuel Gabrielli, il primo a sollevare "incongruenze" nel processo, contrariamente a quanto avrebbe poi affermato pubblicamente.
In un'intervista a Felice Manti su "Il Giornale" del 22 novembre 2007, prima ancora dell'inizio del processo, Gabrielli raccontò che il riconoscimento di Olindo da parte del suo assistito lo aveva "spiazzato" e gli creava "timore" in vista della testimonianza in aula. Frigerio si era destato riconoscendo dapprima un uomo di carnagione olivastra. Gabrielli espresse preoccupazione riguardo alla discrepanza, sostenendo che la carnagione olivastra poteva essere "determinata" anche dal fumo e che Olindo era "almeno venti centimetri" più alto di Frigerio. Il giorno successivo, Gabrielli smentì l'intervista, dimenticando evidentemente che era stata registrata.
La Prima Descrizione dell'Aggressore da Parte di Frigerio
Il 15 dicembre 2006, quattro giorni dopo l'aggressione, Mario Frigerio, ricoverato in ospedale, descrisse lucidamente l'intera dinamica alla presenza del figlio Andrea, del PM Simone Pizzotti, dell'avvocato Manuel Gabrielli, del medico e dell'ispettore. Descrisse un uomo di corporatura robusta, tanti capelli corti neri, carnagione olivastra, occhi scuri. Nel post scriptum del verbale, riletto a Frigerio, egli precisò che casa Castagna era frequentata da extracomunitari di etnia araba, un dettaglio che poteva indirizzare le indagini.
Questa descrizione non corrispondeva affatto a Olindo Romano, essendo l'aggressore di un "altro colore". Il giorno successivo, l'avvocato Gabrielli inviò un fax alla Procura specificando che l'aggressore era più alto di Frigerio tra i 6 e i 10 cm e "quasi rasato". Olindo, invece, era alto quanto Frigerio, o un centimetro in meno. Nonostante queste discrepanze, fu incaricato di stilare un identikit, e sui media iniziò un "pressing" senza precedenti per sostenere la tesi dell'accusa.
Le Dichiarazioni di Gabrielli in TV e le Registrazioni Contestate
Il 14 febbraio 2008, durante il processo di primo grado, in una puntata di "Mattino 5", fu trasmesso un audio di un interrogatorio di Frigerio del 15 dicembre 2006, in cui egli parlava di un aggressore scuro e olivastro. L'avvocato Gabrielli, ospite in studio, affermò di non aver mai sentito quell'audio e di non sapere dell'esistenza di registrazioni da parte dei magistrati, a eccezione di quelle del 26 dicembre 2006 e del 2 gennaio 2007. Tuttavia, l'audio trasmesso era proprio quello del 15 dicembre, a cui Gabrielli aveva partecipato e il cui verbale aveva sottoscritto, dove Frigerio descriveva una persona olivastra.
Gabrielli, in quell'occasione, dichiarò di non voler anticipare nulla della testimonianza di Frigerio, che sarebbe stata "chiara" fin dall'inizio, e menzionò un colloquio registrato di Frigerio con i carabinieri in cui "non riuscì a parlare".
Il Ruolo del Maresciallo Gallorini e l'Audio "È stato Olindo"
Il 20 dicembre 2006, il maresciallo Luciano Gallorini, comandante della stazione di Erba, si recò spontaneamente in ospedale da Frigerio, che era intercettato. Questa dichiarazione è cruciale perché, secondo la trascrizione, il comandante in aula non avrebbe detto la verità. L'audio del 20 dicembre, che avrebbe smentito Gallorini, non fu mai ascoltato a Como. Al contrario, venne fatto ascoltare a sorpresa un audio amplificato con Cool Edit 2000 in cui Frigerio, il 15 dicembre (cinque giorni prima, e alla presenza di Gabrielli che non aveva sentito nulla), diceva: "è stato Olindo", mentre paradossalmente descriveva una persona completamente diversa.
Il ricordo del testimone chiave della strage di Erba - Che c'è di nuovo 12/01/2023
Discrepanze nelle Perizie e le "Incredibili Intuizioni"
In appello, i giudici di Milano (a pagina 75 della sentenza) suggerirono che in quell'audio in cui Frigerio descriveva un uomo olivastro, avesse detto "uscendo" e non "Olindo", giustificando la precedente interpretazione di Como, dato che anche il CT del PM e il perito della Corte avevano "sentito" il nome di Olindo. Tuttavia, la trascrizione dei periti della difesa indicava chiaramente "stavano uscendo".
Nella trascrizione dell'incontro del 20 dicembre tra Frigerio e il maresciallo Gallorini, ci sono altri dettagli che colpiscono. Gallorini, in aula, negò di aver mai fatto il nome di Olindo a Frigerio. Tuttavia, l'intercettazione suggerisce un'incredibile intuizione del comandante nel chiedere al testimone se potesse essere "l'Olindo" l'aggressore, proprio nel momento in cui Frigerio descriveva un uomo olivastro e più alto. Il testo sottolinea l'ironia di questa "intuizione", paragonandola a chiedere a qualcuno che descrive Barack Obama se stia parlando di Berlusconi. Inoltre, Gallorini, in un passaggio spesso omesso dagli audio trasmessi in TV, ripeteva che Frigerio pensava "ad altra gente".
Frigerio, in seguito, dichiarò di essere "sicurissimo" che fosse stato Olindo ad aggredirlo, affermando: "quando alla fine mi è uscito il nome volevo come liberarmi e gl'è l’ho detto al comandante Gallorini perché era proprio un peso che avevo, che volevo dirlo". La trascrizione ufficiale dei periti della Corte della Meeting Service riporta queste affermazioni. Frigerio, pur descrivendo un olivastro, lo avrebbe riconosciuto subito, e il nome fatto da Gallorini lo avrebbe liberato da un peso.
Le Testimonianze Discordanti dei Figli
Il figlio di Mario Frigerio, Andrea, in un verbale del 3 gennaio 2007, confermò ai magistrati di aver chiesto al padre 4 o 5 volte, tra il colloquio con i carabinieri del 20 dicembre e l'incontro con i magistrati del 26 dicembre, se fosse sicuro che l'aggressore fosse Olindo. Andrea affermò che il padre aveva sempre risposto di sì e che, dal 20 dicembre, era "sicurissimo". In aula, Andrea Frigerio ribadì che dopo che Gallorini fece il nome di Olindo, suo padre "aveva l'espressione come se dicesse “ci siete arrivati”, come se si aspettasse quel nome".
Tuttavia, le prime informazioni rilasciate da Andrea Frigerio alla polizia di Stato dell'ospedale Sant'Anna, il 21 dicembre, il giorno successivo all'incontro del padre con Gallorini, non contenevano alcuna traccia del nome di Olindo. Andrea non diede alcun peso a questo presunto "riconoscimento", anzi, dichiarò che il padre non aveva mai modificato il suo racconto iniziale e che avrebbe potuto riconoscere l'aggressore da foto segnaletiche, parlando sempre dell'uomo "olivastro, il solito dannato gigante olivastro".
Anche la sorella, Elena Frigerio, il 23 dicembre 2006, pur sostenendo di aver assistito al colloquio del padre con i carabinieri, non fece cenno ad Olindo, parlando anch'essa di un uomo olivastro e non citando il vicino di casa. Era come se anche lei non avesse dato il minimo valore a quel "riconoscimento".
Le Intercettazioni del "Non Ricordo"
Dal riascolto di migliaia di audio precedentemente considerati "non utili", emersero due intercettazioni clamorose, del 22 e 24 dicembre 2006 (due e quattro giorni dopo l'incontro con Gallorini). In queste registrazioni, Frigerio affermava al suo avvocato di non ricordarsi "nulla di nulla". L'avvocato Gabrielli gli suggeriva di "rivivere la scena come un film" nella speranza di far affiorare qualche ricordo. Il 24 dicembre, Frigerio disse persino ai figli di "non avere un cazzo da dire" ai magistrati che sarebbero arrivati il 26.
Queste intercettazioni sollevano interrogativi sul perché Frigerio, fino al 24 dicembre, non ricordasse nulla nonostante il nome di Olindo gli fosse già stato fatto dai carabinieri. Inoltre, ci si chiede perché il figlio, il giorno dopo l'incontro con Gallorini, parlasse di riconoscimento tramite foto segnaletiche e non di Olindo, e perché le dichiarazioni a verbale e in aula divergessero così significativamente da queste intercettazioni.
L'avvocato Manuel Gabrielli, il 22 aprile 2010 a Matrix, giustificò l'intercettazione del 22 dicembre affermando di non sapere che il suo assistito avesse già riconosciuto Olindo una settimana prima (con l'audio "è stato Olindo" amplificato con Cool Edit 2000), pur essendo presente e non avendo sentito quella parola come tutti gli altri.
La Reazione agli Arresti e il Riconoscimento di Rosa Bazzi
Il 9 gennaio, Mario Frigerio, ancora in ospedale, venne informato dal suo legale Manuel Gabrielli dell'arresto di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Frigerio non si mostrò sorpreso dall'arresto di Olindo, affermando che per lui era una "conferma" e di aver avuto ragione riguardo al netturbino, avendo indicato una persona simile a Romano per corporatura e suggerendo la somiglianza. Tuttavia, rimase "sinceramente stupito" dal fermo di Rosa Bazzi, poiché aveva riferito di aver visto una sola persona, pur non escludendo che potessero essercene di più.
Dopo aver saputo i nomi, Frigerio pianse, dicendo: "io ho perso mia moglie". Successivamente, parlò con Gabrielli dell'odio e delle tensioni tra i Romano, Raffaella e Azouz, chiedendosi: "Ma noi che cosa c'entriamo? Non abbiamo fatto niente, ci siamo sempre comportati in maniera normale". La sua preoccupazione principale era poter celebrare il funerale della moglie, Valeria Cherubini. Gabrielli sottolineò la grande collaborazione di Frigerio, sebbene il riconoscimento fotografico non fosse mai avvenuto. In seguito, Frigerio riconobbe anche Rosa per la prima volta in aula, dichiarando: "Io di due persone, una persona sicurissimo che era il signor Olindo e l’altra persona non posso giurarlo ma c’era anche la moglie, due persone."
L'Analisi Scientifica sul Riconoscimento Facciale
La consulenza del professor Piergiorgio Strata, neurofisiologo e professore di neuroscienze all’Università di Torino e presidente del National Institute of Neuroscience, evidenziò che le sollecitazioni esterne possono agire come una "potente arma per falsificare il ricordo", un fenomeno che accade a migliaia di traumatizzati nel mondo, ad esempio in gravi incidenti stradali.
Scientificamente, è escluso che Frigerio possa aver identificato il volto dell’aggressore come Olindo al momento della percezione e contemporaneamente aver soppresso volontariamente tale riconoscimento. I motivi scientifici si basano sul fatto che il riconoscimento di un volto familiare è un processo automatico e rapidissimo (150-200 millisecondi), senza possibilità di intervento attivo e volontario. Non esiste il fenomeno del "disvelamento progressivo" invocato nelle sentenze per giustificare il passaggio dal volto sconosciuto a quello familiare di Olindo. È altresì esclusa la possibilità di sopprimere volontariamente un riconoscimento automatico, e la prima descrizione di Frigerio (dettagli periferici del volto) corrisponde allo stile descrittivo di una faccia sconosciuta, anch'esso un processo psichico automatico.

Caratteristiche del Riconoscimento di Volti Familiari e Non Familiari:
- Il riconoscimento di volti familiari è molto più veloce e accurato, anche con informazioni incomplete o non ottimali.
- Esistono marker neurobiologici e meccanismi cerebrali distinti per il riconoscimento di volti familiari e non familiari.
- La familiarità facilita il riconoscimento dell'identità e di altre caratteristiche facciali (genere, etnia).
- I volti non familiari sono percepiti in modo radicalmente diverso: il loro riconoscimento è più lento, soggetto a errori e richiede maggiori risorse attentive.
Studi come quelli di Ramon et al. (2015) dimostrano che un volto famoso o personalmente familiare può essere riconosciuto basandosi solo sugli occhi o su immagini deteriorate. Al contrario, l'elaborazione di volti non familiari dipende dalla quantità di informazioni disponibili e, quindi, è più soggetta a errori. Vi è consenso generale sul fatto che volti non familiari e familiari siano elaborati dal nostro sistema nervoso in maniera differente, con un riconoscimento più veloce e accurato dei volti familiari anche in condizioni di ridotta capacità attentiva (Gobbini et al., 2013). In sintesi, i volti familiari sono riconosciuti molto rapidamente e le condizioni visive avverse non impediscono il loro riconoscimento. I risultati riassunti da Young e Burton (2018) evidenziano la grande mole di dati sull’accuratezza nel riportare le caratteristiche dei volti non familiari, rilevanti per la valutazione di casi specifici.
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