L'Austria, con la sua profonda tradizione cattolica, è custode di numerosi santuari mariani e luoghi di apparizioni miracolose, che testimoniano la fervente devozione del suo popolo verso la Vergine Maria. Questi luoghi non sono solo centri di pellegrinaggio, ma anche scrigni di storia e cultura, dove la fede ha plasmato eventi e architetture.
L'Icona di Máriapócs a Vienna: un Miracolo Ungherese con Eco Austriaca
Sebbene il piccolo villaggio di Máriapócs si trovi nell'Ungheria orientale, la storia di una delle sue icone miracolose è profondamente legata all'Austria. Il suo nome iniziale era "Polch", "Pauch", "Poch" e "Powch", menzionato in diplomi e lettere di donazione già dal 1280.
La Lacrimazione dell'Icona
Il 4 novembre 1696, durante la Santa Messa, un contadino di nome Mihaly Eorysi notò che dagli occhi della Madonna scorrevano delle lacrime e il volto era diventato triste. La lacrimazione continuò quasi ininterrottamente dal 4 novembre all'8 dicembre. La voce del prodigio si sparse rapidamente per tutto il paese e la gente, inclusi contadini, nobili, soldati e ufficiali dell'esercito imperiale, cominciò a visitare la chiesetta. Anche il generale Corbelli, comandante dell'esercito imperiale in Ungheria orientale, si recò sul posto in compagnia di altre persone, anche non cattolici, per esaminare accuratamente l'icona.
Immediatamente venne aperta un'indagine ecclesiale che attestò il miracolo. I protocolli originali furono portati nel Duomo di Santo Stefano a Vienna; oggi si trovano nella Biblioteca dell'Università di Budapest.
L'Icona e la sua Storia Artistica
L'icona, come opera d'arte, non è di gran valore. Fu dipinta su una tavola di legno d'acero, misurante 70×50 cm, e il pittore, István Papp, osservò le regole dell'iconografia. Appartiene al tipo "hodigitria" ("colei che indica la via"), con Maria che tiene il bambino con la mano sinistra e con la mano destra lo indica. Accanto ai capi, circondati d'aureola, si leggono le lettere greche "MP-OY" e "IC-XC", cioè "Madre di Dio" e "Gesù Cristo". Maria è vestita di porpora, il bambino con la sua destra impartisce la benedizione e nella sinistra tiene un fiore simile al giglio. La croce attaccata al collo del bambino è un'eccezione nell'iconografia.
Nel 1675, il parroco Dániel Papp aveva intenzione di restaurare la vecchia chiesetta, e suo fratello István Papp pretese 6 fiorini d'oro per l'icona; tuttavia, i genitori del donatore non furono in grado di pagare la somma. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'icona fu restaurata e durante i lavori apparve l'iscrizione: "Io, servo di Dio, feci dipingere quest'icona in remissione dei miei peccati."

La Diffusione del Culto e Nuove Lacrimazioni
Dall'icona miracolosa vennero fatte molte copie, e numerose riproduzioni si trovano nelle chiese di Ungheria, Austria, Germania e Svizzera. Al posto dell'icona originale, trasferita a Vienna per volere dell'imperatore Leopoldo I (convinto di aver ricevuto l'aiuto della Madonna nella vittoria contro i turchi presso Zenta nel 1697), una copia (dono del vescovo di Eger) fu esposta anche a Máriapócs.
Il 4 novembre 1969, verso la fine della messa, l'Icona di Máriapócs iniziò nuovamente a versare lacrime per due settimane. Nel dicembre 1905, l'icona pianse per la terza volta, quasi per un intero mese. Il fatto inconfutabile del miracolo venne constatato da commissioni ecclesiali e statali.
Dopo il primo miracolo, Pócs divenne meta di pellegrinaggio, attirando masse di fedeli. Nel 1701, Mátyás Mészáros ricevette dall'imperatore il permesso di raccogliere fondi in tutto l'impero per promuovere i lavori di costruzione. Il titolo di Basilica Minore le venne concesso da Papa Pio XII l'8 settembre 1946. Un evento di grande importanza nella storia di Máriapócs fu la visita di Giovanni Paolo II. Oggi, Máriapócs è un santuario internazionale che accoglie 500-600.000 pellegrini all'anno, incontrando ucraini, ruteni, romeni, slovacchi, polacchi e ungheresi. Máriapócs è diventata anche la patrona della capitale ungherese.
L'Apparizione di Absam, Tirolo
Nella cittadina austriaca di Absam, nella diocesi di Innsbruck, un evento del 1797 fu vissuto dalla popolazione come un vero e proprio miracolo, alimentando una straordinaria devozione popolare.
L'Immagine sulla Finestra
Il 17 gennaio 1797, Rosina Puecher, una giovane contadina, vide per la prima volta l'immagine di Maria nel vetro di una finestra della sua casa. Per la gente di Absam fu un miracolo, ma la Chiesa, come sempre, volle vederci chiaro. Si scoprì così che il vetro della finestra era originariamente dipinto con colori vivaci che con il tempo erano sbiaditi. Nonostante la spiegazione, la venerazione dell'immagine apparve sulla finestra aumentò costantemente.
Il vetro fu portato in processione presso la chiesa di San Michele ad Absam, dove si trova tuttora, posto sull'altare laterale destro. Nel 2000, la chiesa di San Michele, dove è ancora custodita l'immagine, è stata elevata al rango di basilica minore.

Il Santuario di Mariazell: Magna Mater Austriae
A Mariazell si trova il più importante santuario di tutta l'Austria e uno dei più significativi in Europa. La sua storia è ricca di miracoli, eventi storici e un flusso costante di pellegrini.
Origini e Fondazione
La fondazione del santuario risale al 21 dicembre 1157, quando un monaco benedettino di nome Magnus, mandato a evangelizzare la zona dall'abate del monastero di Sankt Lambrecht (cui il luogo era stato donato nel 1103), giunse in quella regione per predicarvi il Vangelo. Portava con sé una statua della Madonna scolpita in legno di tiglio. Lungo la strada, si ritrovò bloccato da una roccia. Egli posò la statua della Madonna sulla roccia, che si spaccò liberandogli la strada.
Il monaco Magnus costruì per sé e per la sacra immagine una cella - "zell" in tedesco - da cui deriva il nome "Cella di Maria", ovvero Mariazell. Ben presto cominciarono a verificarsi dei miracoli, e la gente iniziò a venire alla Cella di Maria. La fama di santità portò a conversioni e attirò i pellegrini.
Sviluppo del Santuario e Miracoli
Un secondo evento miracoloso fu all'origine della prima chiesa: il margravio di Moravia e sua moglie guarirono da una grave malattia e, in segno di gratitudine, offrirono una donazione per la costruzione di una chiesa, iniziata nel 1200. Nel 1269 esisteva già una parrocchia indipendente.
La chiesa romanica fu ampliata e trasformata in chiesa gotica, i cui lavori furono avviati nel 1370 con una donazione del re Ludovico I d'Ungheria. Egli, avendo sognato la Madonna di Mariazell e poi vinto contro un esercito turco molto più numeroso, fece questa offerta in segno di ringraziamento per le vittorie contro i nemici della cristianità. Fece anche dono della Camera del tesoro, la cui immagine gli era apparsa in sogno.
L'indulgenza plenaria concessa nel 1399 da Papa Bonifacio IX ebbe un ruolo di primo piano nel rafforzare la sua importanza. Durante la Riforma, il pellegrinaggio conobbe un forte declino, ma per i principi cattolici e sostenitori della Controriforma, il santuario mariano divenne il simbolo del cattolicesimo. Nel XVI secolo, Mariazell era già uno dei luoghi di pellegrinaggio di fama internazionale.
A partire dal XVII secolo, l'afflusso di pellegrini richiese una completa ricostruzione, che fu eseguita in stile barocco. La basilica di Mariazell è oggi un esempio di splendida architettura barocca con elementi gotici, il cui interno riccamente decorato e l'imponente facciata attraggono non solo i pellegrini, ma anche gli amanti dell'arte e dell'architettura. Le statue votive realizzate da Balthasar Moll nel 1757 raffigurano, tra gli altri, il re ungherese Luigi I e il moravo Margrave Hendrik.
Nel 1907 la chiesa, che porta il nome della Natività di Maria, fu elevata a basilica minore da Papa San Pio X e, nel 1908, l'immagine della Vergine ricevette l'incoronazione papale. Nel 1948, per la sua importanza come centro ecclesiastico e culturale riconosciuto ben oltre i confini austriaci, a Mariazell furono concessi i diritti di città. La Madonna di Mariazell è conosciuta con il titolo di Magna Mater Austriae.

La Crociata del Rosario e la Liberazione dell'Austria
Il santuario di Mariazell è legato anche alla liberazione dell'Austria dal comunismo. Quando il pericolo dell'occupazione sovietica minacciava, il 2 febbraio 1946 un sacerdote cappuccino, Padre Petrus Pavlicek, pregò la Vergine a Mariazell. Una voce interiore gli disse allora: «Fate ciò che dico e avrete la pace». Queste parole gli ricordarono il messaggio di Fatima. Nel 1947 Padre Petrus promosse così la "Crociata del Rosario per la pace nel mondo", nello spirito di Fatima.
L'Austria, liberata dai nazisti nell'aprile 1945, era stata divisa in quattro zone, con Vienna sotto il controllo sovietico. Le cancellerie occidentali sembravano rassegnate al fatto che i sovietici avrebbero preso il potere. In breve tempo, la Crociata del Rosario raccolse una grande adesione. Nel 1955, si contavano 500.000 austriaci, compreso il presidente della Repubblica Leopold Figl, che avevano ascoltato la richiesta della Madonna. Anche Vienna, sorvegliata con ostilità dall'Armata Rossa, fu percorsa da imponenti processioni mariane.
Passarono otto anni senza che il popolo austriaco si stancasse di pregare la Madonna di Fatima. Tutti i governi si stupirono della decisione sovietica di ritirarsi spontaneamente da un Paese occupato. Molto meno si stupirono i fedeli che da anni pregavano la Crociata del Rosario. Il 15 maggio (il mese delle apparizioni di Fatima) venne firmato il trattato, e Leopold Figl, allora ministro degli esteri, poté annunciare che «l'Austria è libera». Lo sgombero totale dell'Armata Rossa venne fissato a ottobre, il mese del Rosario.
Non soltanto per i fedeli, ma soprattutto per gli alti dirigenti politici la liberazione dell'Austria dal giogo sovietico fu una risposta del cielo alle preghiere del rosario di centinaia di migliaia di persone. Durante la grande cerimonia di ringraziamento per la Crociata del Rosario, il 10 settembre 1955, il Ministro Figl dichiarò: «Tutti noi qui riuniti oggi, che con umiltà ma anche con orgoglio ci professiamo devoti cattolici, conosciamo il potere della preghiera: otto anni fa eravamo solo un piccolo gruppo di appena 10.000 persone che si univano per pregare il Rosario ogni giorno per la libertà e la pace dell'Austria. La nostra preghiera è stata esaudita.»
Cruzada de Oración por Mexico. Cómo el Rosario salvó a Austria del comunismo
Mariazell Oggi: Un Centro Internazionale di Pellegrinaggio
Oggi, Mariazell accoglie fino a un milione di pellegrini e turisti ogni anno, nonostante ospiti solo 2.000 residenti. Pochi altri luoghi di pellegrinaggio al mondo possono vantare una storia così ricca. I pellegrinaggi a Mariazell sono popolari tra una varietà di gruppi, paesi e motivazioni, attirando fedeli in particolare dalle aree di lingua tedesca, ma anche da Polonia, Ungheria, Slovacchia, Croazia e Slovenia, grazie alla sua vicinanza geografica.
Nel periodo dal 1992 al 2007 si è svolto un restauro generale della chiesa. Gli eventi più importanti nella storia moderna di Mariazell sono stati la visita di Papa Giovanni Paolo II nel 2004 e le celebrazioni dell'850° anniversario della fondazione del santuario, che ebbero luogo nel 2007, attirando migliaia di fedeli da tutto il mondo. Il santuario di Mariazell non è solo un importante luogo di culto religioso, ma anche un punto significativo sulla mappa culturale e storica dell'Europa, influenzando la vita spirituale e culturale di molte nazioni. I pellegrinaggi sono un'espressione non solo di pietà, ma anche della ricerca di comunità e pace nel cuore dell'Europa.

Il Santuario di Maria Luggau nella Carinzia Occidentale
Nella valle della Carinzia occidentale, la Lesachtal, si trova il santuario di Maria Luggau, un luogo di pellegrinaggio dalla storia affascinante e una devozione radicata.
La Fondazione del Santuario
Il 2013 ha segnato il 500° anniversario del "miracolo" di Luggau, che risale al 1513. In quell'anno, una giovane contadina di nome Helena della Lesachtal si addormentò per la stanchezza in un campo di segala e sognò che in quel posto sarebbe sorta una chiesa. Nessuno la prese sul serio, ma lei, non dandosi per vinta, decise di costruire da sola una piccola cappella di legno, in cui pose una statua della Vergine addolorata. La modesta scultura richiamò l'attenzione e divenne il fulcro di una devozione popolare.
Pochi anni dopo il sogno di Helena, su quel sito è stato costruito un convento, che il conte di Ortenburg affidò all'ordine minore dei francescani, cui nel 1635 succedettero i serviti. Tra il 1520 e il 1544 fu costruita in stile gotico la chiesa tuttora esistente, che conserva sopra l'altare una piccola statua della Vergine che tiene tra le braccia il figlio morto. Forse a questa raffigurazione della pietà di Maria si è ispirata la consuetudine, molto praticata in anni lontani, di portare fino al santuario i neonati morti prima di essere battezzati e di deporli sull'altare.

Pellegrinaggi e Tradizioni
Da 500 anni, dunque, il santuario di Maria Luggau è diventato meta di pellegrinaggi dalla Carinzia, dal Tirolo, dal Salisburghese e persino dall'Italia, che confina a sud. In occasione del cinquecentenario, l'Archivio del Land Carinzia, su incarico della parrocchia, ha dato alle stampe un libro dal titolo "Maria Luggau. 500 anni di pellegrinaggi nella Lesachtal 1513-2013", che include riferimenti ai pellegrinaggi dal Friuli, dal Comelico e persino dal Cadore, che richiedono mediamente due giornate di cammino, dovendo scavalcare l'arco alpino carnico in andata e ritorno su sentieri non sempre facili.
Chi frequenta i sentieri della Carnia occidentale avrà probabilmente incontrato lungo il cammino cappelle o edicole sacre dedicate alla Madonna di Luggau in val Pesarina, in val di Sesis, tra Sappada e le sorgenti del Piave, sopra Sauris e alle pendici del Pieltinis, nella zona di confine sopra Fleons.
Il pellegrinaggio più antico è probabilmente quello che muove ogni anno da Forni Avoltri, in giugno, in occasione della festività dei santi Pietro e Paolo, menzionato in documenti che risalgono al 1700. I pellegrini partono alle 4 del mattino da Forni, raggiunti anche da fedeli di Rigolato e di altri comuni della valle. L'itinerario passa per Pierabech, la cava del monte Avanza, malga Balutos, Fleons Bassa, Fleons Alta, fino a scavalcare lo spartiacque di confine, per scendere infine nella valle del Lesach. A Luggau, la comitiva è attesa dal priore del santuario e trova alloggio per la notte nelle camere del convento o nelle case del paese.
Ha una lunga tradizione anche il pellegrinaggio da Sappada, effettuato la prima volta nel 1804, per chiedere l'aiuto della Vergine contro la pestilenza che aveva colpito il bestiame. Negli ultimi anni, ai pellegrini di Sappada si sono aggiunti gruppi provenienti da Sauris, Forni di Sopra, Ampezzo, per un totale di circa 300 partecipanti che si ritrovano all'alba a Cima Sappada, per raggiungere le sorgenti del Piave, il rifugio Calvi ai piedi del Peralba, per poi superare il confine e scendere dall'altra parte verso il santuario, dove l'arrivo avviene di solito dopo le 13.
Il pellegrinaggio più recente è sicuramente quello che dalla fine degli anni '90 del secolo scorso muove dal Comelico. Sono circa 150 i fedeli che vi partecipano ogni anno, di solito nella seconda domenica di giugno, in occasione della festa della Santissima Trinità, o la domenica successiva, per il Corpus Domini. Il "cammino di Maria Luggau" comincia a Sega Digon e punta al valico alpino di cima Vallona, scendendo quindi in territorio austriaco, passando per i paesi di Obertilliach e Untertilliach. Il volume "Maria Luggau. 500 anni di pellegrinaggi nella Lesachtal 1513-2013", ricco di illustrazioni, contiene anche un contributo del padre servita Martin M. Lintner dal titolo "Pellegrinaggi, un'allegoria della nostra vita" e un riassunto in lingua italiana.
