La redenzione e la salvezza per mezzo del sangue di Gesù costituiscono il cuore del messaggio evangelico. Questo concetto, profondamente radicato nella teologia cristiana, attribuisce al popolo cristiano tutto ciò che l'Antico Testamento prefigurava riguardo alla consacrazione e all'opera di Dio per il Suo popolo. Nel Nuovo Testamento, Gesù di Nazaret è il Santo di Dio, il Consacrato per eccellenza, il Nuovo Israele.
La Consacrazione di Gesù e il Nuovo Popolo di Dio
Con l'incarnazione, il corpo di Cristo diviene il luogo dove Dio si rende definitivamente presente, prendendo possesso dell'uomo nel modo più assoluto. «Non vi è, infatti, altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (At 3,12). La presa di possesso di questa umanità da parte del Verbo è tale che essa acquista la personalità del Figlio di Dio, diventando realmente Dio. Proprio perché in essa risiede corporalmente la pienezza della divinità (cfr. Col 2,9; Ap 2,7; 1Gv 2,20), l'umanità di Gesù diventa la realtà sacra per eccellenza, al punto che Cristo, o Consacrato, diventerà il suo nome proprio (cfr. At 2,36).
La Consacrazione è Lui, e nessuno, da questo momento, potrà essere oggetto di consacrazione se non come partecipazione della sua. «Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio» (1Cor 3,22-23). Gesù è colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo in modo supremo (cfr. Gv 10,13). In Lui si riassumono tutte le consacrazioni dell'antica Legge, nelle quali era prefigurata la Sua, e in Lui è consacrato il nuovo popolo di Dio, d'ora innanzi misteriosamente unito a Lui (EE 6a).
Con la pienezza dei tempi stabilita dal Verbo incarnato, prende definitivamente corpo il disegno eterno di Dio di «ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (cfr. Ef 1,3-10). Nell'Antico Testamento Dio si è costituito il Suo popolo attraverso interventi prodigiosi, ma ora si rende personalmente presente nel Suo Figlio "acquistandosi" (cfr Ef 1,14) il popolo non con la forza della Sua potenza, ma pagando di persona. «Non sapete che ... non appartenete più a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo» (1Cor 6,19-20). «Non a prezzo di cose corruttibili... foste liberati....»

Consacrato da Dio in Spirito Santo e potenza (At 10, 38), Gesù diviene consacratore a nome del Padre Suo. Così nasce il nuovo popolo di Dio che, da questo momento, è il popolo di Cristo «al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli» (1Pt 4,11). «Tutto, infatti, (Dio) ha sottomesso ai Suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il Suo corpo» (Ef 1,22-23).
Ogni cristiano, pertanto, è reso partecipe della consacrazione di Gesù e della Chiesa mediante i sacramenti fondamentali dell’iniziazione cristiana che “imprimono un carattere indelebile”, cioè una consacrazione divina definitiva (cf LG 10-12; 34-36). Tutto ciò viene sacramentalmente espresso e inizialmente attuato attraverso il sacramento del battesimo che inserisce in Cristo come membro nel corpo e pone nel chiamato il sigillo della totale e definitiva appartenenza al Suo Capo. Ciò che definisce la Chiesa e ogni suo membro è proprio questa specifica e definitiva introduzione nel mondo di Dio e relativa appartenenza a Lui in Cristo.
La consacrazione di Gesù, a prescindere dalla varie funzioni in cui si esplicita, discende dall’iniziativa dello Spirito Santo, che si manifesta fin dal battesimo e dalla tentazione (3, 21-22; 4, 1-11). Gesù è il Figlio amato nel quale Dio si compiace (3, 22b), colui che non cede alla suggestione della potenza ma al dono di sé e alla via della Croce. Per questo nello svolgimento della Sua missione Egli è stato la trascrizione visibile dell’amore di Dio Padre per l’uomo. Gesù, il Consacrato-Inviato al mondo per rivelare il volto di Dio, è il Signore. In quanto Consacrato e Signore, è colui che dà forma umana a Dio e assume la funzione che Dio aveva per il Suo popolo nell’Antico Testamento, portandola alla sua compiutezza e mettendola a nostra disposizione attraverso la Sua mediazione e la Sua persona.
Gesù, Mediatore e Guida Assoluta: La Via alla Salvezza
Gesù, unico mediatore tra Dio e l’uomo mediante la Sua Incarnazione (1Tim 2, 5), diviene la Guida assoluta e definitiva inviata da Dio, che gli uomini devono seguire per raggiungere la liberazione dalle loro oppressioni e la salvezza. Egli assume la funzione di Tempio, unificando nella Sua persona ed esercitando il ministero di Sacerdote, Re e Profeta. È lo Spirito che spinge con forza Gesù nel Deserto, come Dio con braccio potente aveva fatto uscire il Suo popolo dall’Egitto. Ma al contrario di tutti i membri del popolo che soccombettero alla prova, Gesù sarà il primo uomo che vince il male, supera la prova e giunge alla Terra Promessa. La vittoria di Gesù sul Tentatore costituisce l’inaugurazione del Regno di Dio, l’inizio di un nuovo mondo. Le stesse tentazioni in cui Israele è caduto, diventano promessa di salvezza a causa di colui che le ha vinte.
- Egli è la manna, il nuovo pane disceso dal cielo: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame (Gv 6, 35). Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.»
- Egli è la fonte d’acqua viva, che appaga per sempre la sete: «Chi ha sete venga a me e beva (Gv 7, 37).»
- Egli è la colonna di fuoco, la luce che risplende nelle tenebre: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre (Gv 8, 12). Ancora per poco tempo la luce è con voi.»
- Egli è il cammino, la guida, la porta della Terra promessa: «Io sono la via (Gv 14, 6). Io sono la porta delle pecore (Gv 10, 7), che viene perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza (Gv 10, 10).»

La Chiesa, il popolo della Nuova Alleanza, cerca e trova la sua Terra Promessa non in un luogo, ma nella sequela di Gesù, suo Signore, che la introduce nella comunione intima con Dio Padre sotto l’impulso dello Spirito Santo.
Gesù come il Vero Tempio
L’evangelista Giovanni proclama: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14). Quando Gesù caccia dal Tempio mercanti e cambiavalute, orienta verso un nuovo e misterioso Tempio che sarà messo in piedi da lui stesso, affermando: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Il Tempio è il Suo corpo, e il Suo corpo è vero e proprio Tempio, luogo di culto. Per tanto, il contatto con Gesù ci libera dalla nostra peccaminosità. Applicando a noi la Sua morte, ci libera da ogni elemento di discordanza riguardo a Dio e a Lui stesso. Cristo è il vero Tempio, e la Chiesa è la Casa-Tempio di Dio: i cristiani ne fanno parte al momento del Battesimo in cui aderiscono a Cristo, che è la pietra angolare e vivente. Dalla consacrazione battesimale nasce il Popolo che si costruisce come Casa-Tempio di Dio, una «stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa» (1Pt 2, 9), che «è in Cristo come un sacramento e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG 1).

Per questo, Gesù-Parola è la porta che introduce al Regno di Dio (Mt 7, 13), alla vita (Mc 10, 17-22), è l’infinita novità di Dio che si comunica agli uomini, guidandoli come Buon Pastore, che è venuto perché le Sue pecore abbiano vita e l’abbiano in abbondanza (Gv 10, 10). Chi edifica la Sua vita su Gesù-Parola, l’edifica sulla Roccia più solida e rimarrà per l’eternità (Mt 7, 24-27).
La Fede che Salva: Gesù Cristo, Oggetto e Fondamento
«Chi crede in lui non è condannato» (Giovanni 3:18). La via della salvezza è descritta nella Scrittura in termini veramente semplici. Tutte le dottrine di Cristo sono misteri non tanto in se stessi, ma perché sono nascosti a coloro che sono perduti. L'occhio dell'uomo è così debole, ed è così distorta la sua comprensione, che la più semplice verità della Scrittura viene travisata e distorta.
L'Oggetto della Fede: Gesù Cristo come Sostituto
L'oggetto della fede per un peccatore è Gesù Cristo. Molti sbagliano pensando di dover credere in Dio Padre o di cercare l'opera dello Spirito Santo come primo oggetto di fede. Noi arriviamo a credere nell'amore eterno del Padre come risultato della fede nel prezioso sangue di Gesù. L'elezione è opera del Padre, ma non si può arrivare direttamente a Lui, né sapere se si è stati eletti finché non si è creduto in Cristo il Redentore. Sia il Padre che lo Spirito Santo sono da considerare degni di fede per completare la redenzione, ma per la particolare grazia della giustificazione e del perdono, il sangue del Mediatore è l'unico motivo richiesto. L'occupazione del peccatore, se egli vuole essere salvato, è guardare a Gesù Cristo, e solo a Lui. La salvezza dipende dall'intera Trinità, tuttavia il primo e immediato oggetto della fede giustificatrice di un peccatore non è Dio Padre, o Dio Spirito Santo, ma Dio il Figlio incarnatosi per offrire l'espiazione per i peccatori.
Se vuoi essere salvato, credi che Egli è Dio su ogni cosa e benedetto nei secoli. Inchinati di fronte a Lui e accettalo come «Vero Dio da Vero Dio». Poi credi in Lui anche come uomo, ammirando il mistero della Sua incarnazione. Ma soprattutto, lascia che la tua fede si spalanchi a Cristo nella Sua perfetta giustizia. Vedi Lui, la Sua osservanza della legge senza macchia, nell'obbedire a Suo Padre senza errori; preservando la Sua integrità, senza difetto. Tutto questo devi considerarlo come fatto per tuo conto. Tu non avresti potuto osservare la legge, Egli l'ha osservata per te. La Sua obbedienza permane in luogo della tua obbedienza - e tu sei salvato.
Fa attenzione che la tua fede si fissi principalmente su Cristo morente e su come è morto. Visualizza l'agnello muto di fronte ai suoi tosatori; vedilo come uomo di dolori, familiare con la sofferenza; vai con Lui nel Getsemani, e guardalo sudare sangue. Riconosci che la tua fede non ha nulla a che fare con te stesso, ma con un qualcosa che è al di fuori di te. Credi in Lui allora, mentre è là sul legno inchiodato mani e piedi che offre la Sua vita per i peccatori. Ecco l'oggetto della fede per la tua giustificazione, non in te stesso, non in qualcosa che lo Spirito Santo ha fatto in te, o qualcosa che ha promesso di fare al tuo posto. Tu devi guardare a Cristo, e solo Cristo.
Allora ecco la tua fede seguire Cristo che sta risorgendo dalla morte. Vedilo, Egli ha sopportato la maledizione, e ora riceve la giustificazione. Egli muore per pagare il debito; egli risorge affinché i segni dei chiodi sulle mani siano testimonianza del debito pagato sulla croce. Vedilo salire in cielo, e guardalo, quel giorno, intercedere davanti al trono del Padre. Lui è lì e supplica per il Suo popolo, offrendo ancora oggi la Sua autorevole intercessione per tutti quelli che vanno a Dio attraverso di Lui. Lui, come Dio, come uomo, come vivente, come morto, come risorto, e come Re su tutto, Lui, e solo Lui, deve essere l'oggetto della tua fede per il perdono dei peccati.
Su niente altro devi riporre la tua fede. Lui solo deve essere sostegno e pilastro su cui confidare. E ogni altra cosa volessi aggiungervi sarebbe empia e contro Cristo, sarebbe come una ribellione alla sovranità del Signore Gesù. Ma fa attenzione affinché la tua fede ti salvi, che mentre guardi a Cristo in tutte queste cose, che tu lo veda come un "sostituto". Questa dottrina della sostituzione è essenziale per tutto il piano della salvezza.

La Dottrina della Sostituzione
Dio è giusto, deve punire il peccato, ma Dio è misericordioso, vuole perdonare coloro che credono in Gesù. Come può essere questo? Come può Egli essere giusto ed eseguire la pena, graziando, ed accettando il peccatore? Lo ha fatto così: ha preso i peccati del Suo popolo sollevandoli da loro e mettendoli su Cristo, così che essi potessero di nuovo essere innocenti, come se non avessero mai peccato. Cristo invece, è stato visto da Dio come se tutti i peccatori del mondo siano una sola persona. I peccati del Suo popolo sono stati tolti dalle persone, realmente ed effettivamente, non metaforicamente, ma in realtà e di fatto, posti su Cristo. Poi Dio è arrivato con la Sua spada fiammeggiante per incontrare il peccatore e punirlo. Ma incontrò Cristo, che non peccò mai, ma a cui furono imputati tutti i peccati del Suo popolo. La Giustizia dunque ha incontrato Cristo come se fosse stato davvero Lui il peccatore e Lo ha punito per i peccati del Suo popolo, tanto quanto i Suoi diritti potevano esigere, fino all'ultimo atomo di pena senza lasciare nella coppa alcun residuo. Ed ora, chi considera Cristo il suo sostituto, e ripone in Lui la sua fiducia, è pertanto liberato dalla maledizione della Legge.
Quando guardi Cristo che ubbidisce alla Legge, la tua fede deve esclamare: la sta osservando per il Suo popolo! Quando Lo vedi morire, devi contare ogni goccia di sangue e dire: «così Egli ha tolto via i miei peccati». Quando Lo vedi risorgere dai morti, devi dichiarare: «Egli risorge per essere il capo e la primizia di tutti i Suoi eletti». Quando Lo vedi seduto alla destra del Padre, devi considerarLo come la garanzia che tutti quelli per cui è morto arriveranno sicuramente a sedere alla destra del Padre. Impara a considerare Cristo come se, agli occhi di Dio, fosse Lui il peccatore. In Lui non c'era peccato, era «il Giusto», ma ha sofferto per gli ingiusti. Egli era il giusto, ma si è messo al posto degli ingiusti; e tutto ciò che gli ingiusti avrebbero dovuto sopportare, Cristo l'ha sopportato una volta per tutte, ed ha, per sempre, eliminato i loro peccati con il sacrificio di Sé stesso. Questo è il grande "oggetto" della fede. Per mezzo della fede, considera Cristo come sostituto nella vita, nella morte, nella sofferenza e nella risurrezione, di tutti coloro che il Padre Gli ha dato, e come sacrificio vicario per i peccati di tutti coloro che confidano in Lui. Visto in questa prospettiva, Cristo così come lo abbiamo presentato, è l'oggetto della fede salvifica.
Non si può credere in Gesù sulla base dei propri sentimenti od opere, perché in tal caso si crederebbe in se stessi e non in Cristo. Fede non significa dedurre sulla base di qualcosa di buono che c'è dentro di me, che sarò salvato; significa ammettere di essere colpevole agli occhi di Dio e di meritare la Sua condanna, e ciononostante credere che il sangue di Gesù Cristo Suo Figlio, mi purifica da ogni peccato. Analogamente, quando il peccato ti domina, quando senti che la legge ti condanna, allora, persino allora, come peccatore confidare in Cristo sarà l'impresa più ardita che vi sia al mondo. La fede necessaria ad un povero peccatore per confidare nel sangue e nella giustificazione di Gesù Cristo è immensa. Fa questo, e allora sarai salvato, chiunque tu sia. Se crederai sarai salvato, chiunque tu sia. L'oggetto della fede, quindi, è Cristo come sostituto per ogni peccatore. Dio in Cristo, ma non Dio indipendentemente da Cristo, né una qualsiasi opera dello Spirito, ma l'opera di Gesù soltanto deve essere considerata come fondamento della tua speranza.
La Nascita della Fede: L'Opera dello Spirito
«La fede viene dall'udire» (Romani 10:17). Dal punto di vista dell'uomo la sua fede si presenta come il risultato di un senso di bisogno. Egli sente il bisogno di un Salvatore, che trova in Cristo perché è proprio il Salvatore di cui ha bisogno. Non avendo nulla in se stesso, sente di dover accettare Cristo, oppure perire per sempre. È stretto in un angolo, e non c'è che una via di fuga, quella cioè tramite la giustizia di un altro, perché sente che non può sfuggire la condanna mediante buone azioni o tramite sue sofferenze. Così va a Cristo e umilia se stesso, perché non può fare a meno di Cristo, e perirebbe se non Lo afferrasse.
Ma da cosa nasce nell'uomo il suo senso di bisogno? Come è possibile che lui, piuttosto che altri, senta il bisogno di Cristo? La risposta è: questo è il dono di Dio, questa è l'opera dello Spirito. Nessuno viene a Cristo se lo Spirito non lo attira, e lo Spirito attira gli uomini a Cristo rinchiudendoli sotto la Legge, e convincendoli che se non vengono a Cristo periranno. La salvezza di Cristo è così sgradevole alla nostra mente carnale, in un modo tanto incompatibile con il nostro amore per i meriti umani, che non avremmo mai desiderato Cristo come il nostro tutto, se lo Spirito non ci avesse convinto che siamo delle nullità. Così ci ha spinti ad afferrare Cristo.

Vivere la Salvezza: Implicazioni della Fede
Avendo trovato il Signore Gesù, in Lui il cristiano trova anche i fratelli. La vocazione cristiana non è un ruolo sociale, ma è grazia personale che gli dà una identità specifica in ogni momento della sua esistenza; è dono che riceve continuamente da Dio per essere dono agli altri. Una meravigliosa scoperta ha colorato la nostra vita: l'ineffabile, l'immenso, è venuto ad abitare in mezzo a noi, si è reso piccolo, fragile, palpabile. È il mistero della nostra fede: l'incarnazione, Colui che è l'Assoluto, Colui che è Dio diventa l'Emmanuele, il Dio con noi, il Dio presente in mezzo a noi.
Vigilanza, Purezza e Opere
È facile scivolare nel torpore e nell'apatia e avviarsi verso la morte spirituale, soprattutto quando si ha una buona reputazione. Gesù conosceva le opere della chiesa di Sardi, che aveva una reputazione di vita e dinamicità. Tuttavia, Gesù li vedeva per quello che erano veramente: «Morto». Una buona reputazione non è sinonimo di vero carattere spirituale. La chiesa di Sardi era «un modello perfetto di cristianesimo inoffensivo», la loro non era una scandalosa malvagità, ma una morte dignitosa. Gesù avverte: «Sii vigilante e rafferma il resto delle cose che stanno per morire, perché non ho trovato le tue opere compiute davanti al mio Dio.» Questo dimostra che le loro opere, pur presenti, non avevano raggiunto lo standard di Dio. Dio richiede da noi un’intenzione e un proposito particolari in tutte le nostre opere.
Gesù esorta: «Ricordati dunque quanto hai ricevuto e udito; serbalo e ravvediti.» Anche tra i cristiani di Sardi, sebbene fossero "morti" nella loro reputazione, c’era un residuo fedele: «alcune persone in Sardi che non hanno contaminato le loro vesti». Gesù promette a queste persone pure che «cammineranno con me in vesti bianche». Questa è la più grande ricompensa che Gesù possa dare ai Suoi seguaci. I cristiani che abbandonano il compromesso peccaminoso della loro città saranno ricompensati con un cammino più stretto e intimo con Gesù. I puri possono avere una maggiore intimità con Dio non perché se la sono guadagnata, ma semplicemente perché hanno più interesse per le cose di Dio.
«Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche». Gesù identificava i vincitori con quelle persone che non avevano contaminato le loro vesti. La differenza tra la maggioranza morta e le persone che compiacevano Dio era la purezza e la loro vicinanza a Gesù, che è sempre collegata alla purezza. La condizione di morte e la facciata spirituale della maggior parte dei cristiani si riconducevano alle loro vite impure, alla loro accettazione dell’impurità e del peccato del mondo intorno a loro. Gesù illustra l’assoluta necessità di essere rivestiti da Dio delle Sue vesti di purezza e di giustizia. La vera giustizia è ricevere la copertura di Dio, invece di provare a coprirci da noi stessi. «E io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio, e davanti ai suoi angeli». Questo è un meraviglioso sigillo di cittadinanza celeste e di salvezza.
Le Pratiche Spirituali del Credente
Tre sono le cose, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose sono una cosa sola e ricevono vita l'una dall'altra. Il digiuno è l'anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica. Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia.

La Presenza Costante e la Missione
Non siamo mai soli. Come il ragazzo nella leggenda Cherokee, lasciato bendato in un bosco e terrorizzato dai rumori della notte, scopre all'alba che suo padre è rimasto seduto accanto a lui per tutta la notte, proteggendolo, così anche noi non siamo mai soli, poiché Dio veglia su di noi. «Mi manchi, Signore. La tua presenza mi disseta.» Questa sete e desiderio della Sua presenza è ciò che anima la fede. La vocazione del giovane, che avverte un'inquietudine che supera le esigenze di un comune impegno umano e cristiano, lo porta a un modo specifico di vivere nella sequela di Gesù, per condividere la Sua stessa vita e per essere mandato.
Filadelfia, per esempio, era stata costruita con l'espresso intento di renderla una città missionaria. Aveva davanti a sé una porta aperta, che nessuno poteva chiudere. Gesù, tramite lo Spirito, accende il fuoco della missione quando il cristiano dice «Gesù è il Signore» (1Cor 12, 3). Lo stare e l’essere inviati sono tra loro saldamente congiunti. È stando con Gesù che si comprende l’urgenza e la natura dell’andare: perché andare, dove andare, per quale annuncio. Camminando con Gesù, ogni cristiano è portato ad aprire gli occhi sull’altro, su quelli che sono malati, nudi, carcerati, affamati con i quali Gesù identifica se stesso. Relazione a Cristo Gesù e ai fratelli, amati da Gesù, costituiscono i due aspetti inseparabili dell’esistenza cristiana. Il soldato romano che scorta i Magi verso Betlemme, dove cercano il Re, rappresenta un'immagine di coloro che, pur in un contesto diverso, sono guidati verso Cristo. Ciò che essi troveranno, tuttavia, è la meravigliosa, divina presenza del Signore.