Giuseppe e Maria di Nazareth: Storia e Significato

Giuseppe di Nazareth era un carpentiere, uomo appartenente alla dinastia di Re Davide, sposo di Maria e considerato padre di Gesù. Il suo mestiere è menzionato dall'evangelista Matteo (13,55) e indirettamente richiamato da Marco (6,3), che qualifica Gesù stesso come un carpentiere, mestiere che aveva certamente appreso nella bottega del padre.

Si tratta di un personaggio silenzioso, talvolta descritto come enigmatico. Nonostante si parli poco di lui, il suo ruolo è stato risolutivo: la vita di Gesù e di sua madre Maria non si sarebbe potuta svolgere come è avvenuta senza il suo apporto. Tutti i vangeli, ad eccezione di Marco, lo menzionano esplicitamente, ma solo Matteo e Luca narrano alcuni episodi specifici legati all'infanzia di Gesù, per poi farlo scomparire dalla scena.

Non sappiamo nulla dell'infanzia di Giuseppe, né chi fossero i suoi genitori, se non il probabile nome del padre, su cui Matteo e Luca non concordano: Giacobbe (Matteo 1,16) o Eli (Luca 3, 23). Non conosciamo neppure la sua età al momento della sua apparizione nei racconti evangelici, ma gli episodi che lo vedono protagonista suggeriscono che fosse un uomo ancora piuttosto giovane e pieno di energie. Per la società ebraica, la maggiore età era fissata a 13 anni, a partire dai quali si assumeva l'impegno di osservare la legge di Mosè. L'interesse verso Giuseppe non deriva dalla sua origine, ma dal suo ruolo, certamente essenziale.

Il Significato di "Giusto" nella Cultura Biblica

Per un ebreo, chiamare un giovane "giusto" era un grande riconoscimento. Nella cultura biblica, la giustizia è un attributo divino, posseduto da Dio e da pochissime altre figure, come Noè, descritto come "uomo giusto e senza difetti, e si comportava come piace a Dio" (Genesi 6,9). Ironia della sorte, Noè era anch'egli un carpentiere che, ascoltando Dio, salvò l'umanità costruendo un'arca di legno. Paragonando Giuseppe a un patriarca, la Bibbia ne sottolinea l'eccezionale qualità morale.

Per gli ebrei, il "giusto" è capace di distinguere il bene dal male senza compromessi. È un uomo che si assume le proprie responsabilità, anche a costo di sacrificarsi per gli altri. Il libro della Sapienza afferma: "hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini" (Sapienza 12,19). Il giusto è, quindi, un uomo profondamente "umano".

Il primo capitolo del Vangelo di Matteo narra la storia di Giuseppe. L'interesse si concentra sugli episodi della sua vita che spiegano perché si sia meritato il titolo di "uomo giusto", capace di decidere e agire secondo giustizia, compiendo la volontà di Dio.

Come buon cittadino, Giuseppe obbedì in modo esemplare alle leggi della società religiosa ebraica, come sottolinea il Vangelo di Luca (2,21-24.51). Si presume che abbia chiesto ai suoi clienti un compenso "giusto" per i suoi lavori di falegname, lavorando con professionalità e onestà, insegnando così anche a Gesù a operare "a regola d'arte".

Illustrazione di Giuseppe che lavora nella sua bottega di carpentiere

I Sogni di Giuseppe: Comunicazioni Divine

Il Vangelo di Matteo mostra che le decisioni più importanti di Giuseppe maturano in sogno, momento in cui Dio comunicava la sua volontà. I sogni, nella Bibbia, sono visti come uno strumento divino o un espediente letterario per narrare l'incontro tra l'uomo e la Parola di Dio.

Giuseppe di Nazareth compie sogni in cui "ascolta" e "decide". Decisioni difficili, che implicano rischi enormi, ma che egli affronta e svolge obbedendo, perché "uomo giusto", che esegue senza indugio i suggerimenti divini.

Il Primo Sogno: la Gravidanza di Maria

Il primo sogno avviene in un momento di profonda angoscia per Giuseppe. Maria, sua promessa sposa, è incinta, ma lui non ne è il responsabile. Se l'avesse accusata pubblicamente di adulterio, avrebbe rovinato la vita a lei e al bambino. Non potendo ignorare l'inspiegabile fatto, decide di ripudiarla segretamente, rinunciando ai suoi diritti per il bene di Maria e del bambino, affinché potessero rifarsi una vita.

L'evangelista Matteo qualifica "giusto" proprio questo atteggiamento di Giuseppe: non la giustizia letterale della legge, ma la giustizia che guarda a Maria, intuisce il mistero o le necessità di cui è soggetta, e agisce di conseguenza. Mentre la decisione matura, un angelo appare in sogno a Giuseppe, confermando la volontà divina: "Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli, infatti, salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Matteo 1,20-21).

Al suo risveglio, Giuseppe ha preso la sua decisione: "Quando si destò dal sonno, fece come gli aveva ordinato l’angelo" (Matteo 1,24). Giuseppe viene così "generato" come padre, dando a Maria e a Gesù una famiglia e una storia.

Il Secondo Sogno: la Fuga in Egitto

Il Re Erode, temendo che Gesù potesse rappresentare una minaccia per il suo regno, ordina il massacro dei bambini al di sotto dei due anni (cfr. Matteo 2,7-16). Giuseppe si rende conto che il destino di Gesù è in pericolo. In un secondo sogno, l'angelo gli ordina: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo" (Matteo 2,13).

Giuseppe trascorre alcuni anni in Egitto, attendendo pazientemente l'avviso promesso dal messaggero divino.

Illustrazione della Sacra Famiglia in fuga verso l'Egitto

Il Terzo e Quarto Sogno: il Ritorno e la Nuova Meta

In un terzo sogno, l'angelo informa Giuseppe della morte di Erode e gli ordina: "Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino" (Matteo 2,20).

Il viaggio di ritorno subisce una deviazione imprevista. Giuseppe apprende che in Giudea è succeduto a Erode il figlio Archelao, noto per la sua crudeltà. Temendo per la sicurezza della famiglia, Giuseppe è colto da timore. In un quarto sogno, l'angelo lo avverte di deviare il percorso e di stabilirsi in Galilea, a Nazareth (cfr. Matteo, 2,22-23).

Fu una decisione saggia, considerando che il regno di Archelao fu caratterizzato da crudeltà e caos, finché i Romani non ne presero il controllo. In questi quattro sogni, Giuseppe dimostra di saper prendere decisioni giuste, combinando ragione, cuore e obbedienza alla volontà divina.

Giuseppe e Maria: un Matrimonio Speciale

Il Vangelo secondo Matteo, scritto per comunità di cristiani provenienti dall'ebraismo, è definito "Vangelo giuseppino" dai "Josefologi" per il suo focus su Giuseppe. Luca, invece, è considerato "l'evangelista mariano" per i primi capitoli dei rispettivi Vangeli.

Matteo 1,18-25 narra la nascita di Gesù Cristo: Maria, promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, essendo giusto e non volendo ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.

Maria e Giuseppe erano sposi veri. Maria, concepita senza peccato originale, era l'Immacolata Concezione stessa. Dio aveva un piano per lei: prepararla a essere la Madre del Figlio incarnato, Gesù. Maria aveva offerto a Dio il voto di perpetua verginità, come attesta la sua risposta all'arcangelo Gabriele: "Come può avvenire questo, se non conosco uomo?" (Lc 1,34).

La tradizione della Chiesa, supportata da teologi come Tommaso d'Aquino e santi come Massimiliano M. Kolbe e Pio da Pietrelcina, afferma il voto di verginità perpetua di Maria. Il matrimonio con Giuseppe fu stabilito per proteggere e custodire la sua verginità e la sua maternità divina.

Dio preparò Giuseppe, uomo di Nazaret, per essere lo sposo verginale e castissimo di Maria. La tradizione della Chiesa afferma che Giuseppe, a immagine dei "nazirei" o degli "esseni", aveva consacrato a Dio la sua castità. Egli era una "perla di ragazzo", per il quale "gustato Deo, omnis caro desipitur" (una volta assaporato Dio, ogni amore umano perde sapore).

Giuseppe e Maria appartenevano entrambi alla stirpe regale di Davide, ma vivevano in umile condizione. Il matrimonio ebraico prevedeva due fasi: il fidanzamento ufficiale e, un anno dopo, l'ingresso della sposa nella casa dello sposo. Questo avvenne per Maria e Giuseppe, che vissero in totale castità, vergini per sempre.

Illustrazione del matrimonio di Maria e Giuseppe

Sebbene la Bibbia non lo affermi esplicitamente, è probabile che Maria fosse a conoscenza della profezia secondo cui il Messia sarebbe nato a Betlemme. L'atteggiamento di Maria, sia che partisse per obbedire al marito, rispettare un decreto o adempiere la profezia, fu encomiabile. Geova apprezza l'umiltà e l'obbedienza.

La Natività in una Stalla

Giuseppe e Maria si recarono a Betlemme per il censimento indetto da Cesare Augusto. Il villaggio era affollato, e non essendoci posto nell'alloggio, dovettero trascorrere la notte in una stalla. Lì, Maria diede alla luce il suo primogenito, Gesù, avvolgendolo in fasce e adagiandolo in una mangiatoia.

Nessun genitore, se avesse avuto scelta, avrebbe fatto nascere il proprio figlio in tali condizioni. Tuttavia, Maria e Giuseppe sfruttarono al meglio la situazione, concentrando la loro attenzione sul bambino e insegnandogli ad amare Geova.

La notte della Natività, dei pastori sorpresi da un angelo e dalla gloria di Geova accorsero alla stalla. L'angelo aveva annunciato loro la nascita del Cristo, il Messia, che avrebbero trovato in una mangiatoia, avvolto in fasce. I pastori, meravigliati, diffusero la notizia.

Maria, seppur sfinita, custodiva tutte queste parole, traendone conclusioni nel suo cuore. Riconosceva l'importanza del messaggio angelico e il ruolo di suo figlio. Questo atteggiamento riflessivo e la fede profonda sono parte delle ragioni della grande fede di Maria nel corso della sua vita.

Illustrazione della Natività con Maria, Giuseppe e i pastori

Giuseppe: Custode del Redentore

San Giovanni Paolo II, con l'esortazione apostolica Redemptoris Custos (Custode del Redentore, 1989), ha evidenziato il ruolo unico di Giuseppe, inserendolo nel filone della redenzione. "Del divino mistero dell'incarnazione - scriveva Papa Wojtyła - Giuseppe è con Maria il primo depositario, sulla via della fede dove Maria ci precede in modo perfetto".

Da Giuseppe, chiamato a servire la persona e la missione di Gesù mediante la sua paternità, possiamo imparare l'apertura ai disegni di Dio. La sua grande tenerezza non è un segno di debolezza, ma di forza.

Nonostante i Vangeli non riportino parole di San Giuseppe, è certo che abbia pronunciato almeno i nomi di Gesù e Maria. Il biblista padre Silvano Fausti, commentando il Vangelo di Matteo, sottolinea come Giuseppe entri in contatto con Gesù per mezzo di Maria: allo stesso modo, noi riceviamo il Figlio da lei, che per prima ha accolto il dono assoluto.

Il "dramma di ogni giusto", secondo padre Fausti, è non volere più di quanto spetta, riconoscendo che ciò che Dio dona è un puro dono, superiore a ogni nostra giustizia. Dobbiamo accogliere molto più di quanto possiamo fare o meritare, con l'apertura all'infinito di Maria.

La paura allontana da Dio e dal dono. L'angelo dice a Giuseppe: "Dio si vuol donare, non temere a prenderlo". Gesù è il nome stesso di Dio: "Dio salva". Salva dal peccato, dalla morte, dalla separazione dal Padre e dai fratelli. Giuseppe è il perfetto esecutore della Parola.

Il beato Charles de Foucauld scriveva che per trovare Nazareth bisogna contemplare a lungo, riconoscendo in essa una spiritualità profonda. La contemplazione di Nazareth si sperimenta incontrando Gesù nell'adorazione eucaristica, nella presenza silenziosa e trasformatrice del Verbo fatto uomo.

Mons. Pierangelo Sequeri indica che Nazareth non è solo il prologo della vita pubblica di Gesù, ma la sua vita stessa, la missione redentrice in atto, il lavoro e la vicinanza domestica del Figlio che si nutre di ciò che sta a cuore a Dio.

Papa San Paolo VI, visitando Nazareth, affermò che "Tutto ha una voce, tutto ha un significato". La famiglia di Nazareth è un'icona di amore totale e puro tra i coniugi e tra genitori e figli, dove si apprende il "Vangelo della famiglia".

Il matrimonio è un'alleanza stabile tra uomo e donna, fondata sulla fedeltà reciproca e sull'affidamento a Dio. La famiglia di Nazareth rimane l'icona a cui fare riferimento, dove Gesù, al centro dell'affetto di Maria e Giuseppe, cresceva in età, sapienza e grazia, sottomesso a loro.

Maria, madre di Gesù, secondo la storia - documentario -

Il pellegrinaggio della Sacra Famiglia a Gerusalemme, quando Gesù dodicenne si smarrì, evidenzia il senso di responsabilità dei genitori per l'educazione dei figli e la stabilità dell'amore. La risposta di Gesù ("non sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio?") mostra la sua missione divina.

La Sacra Famiglia ritornò a Nazareth, Gesù era loro sottomesso e cresceva in età, sapienza e grazia. Maria, con Giuseppe, condivideva un amore congiunto con l'unica finalità di educare, non comandare, ma dialogare nel rispetto della personalità dei figli, educando per Dio e in nome di Dio.

La famiglia di Nazareth, con la sua purezza, armonia e candore, rappresenta un modello di vita evangelica. Giuseppe, nobile di sangue e ancor più nobile di spirito, fu amato da Dio e dagli uomini, come ricorda il Siracide (Sir 45, 1).

Maria e Giuseppe vissero in silenzio e discrezione, ignoti agli annali della storia del tempo, ma noti a Dio. La loro unione, voluta dal Signore, fu basata sull'amore puro e sulla protezione reciproca, in vista delle nozze divine della Vergine con lo Spirito Santo.

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