Messaggio Eucaristico per gli Ammalati

La visita agli ammalati per portare loro il Sacramento dell’Eucaristia è un momento di profonda semplicità, bellezza e significato. Questo gesto si configura su due livelli fondamentali: innanzitutto, è un atto di grande attenzione verso coloro che non possono partecipare alla vita comunitaria della Chiesa, un'espressione concreta del comandamento di Gesù: "Ero malato e mi avete visitato" (Mt 25). Per questo motivo, noi piccoli fratelli cerchiamo di non delegare ad altri questo importante ministero.

L'ingresso nelle case degli ammalati è sempre fonte di gioia e pace. Anche nelle situazioni più difficili, l'accoglienza è stata calorosa, e spesso le esitazioni iniziali erano più legate alla mia timidezza che ad altri fattori. Ricordo, a titolo di esempio, una famiglia composta da una mamma anziana e da un figlio di cinquant'anni affetto da un tumore al cervello. Portavo la comunione alla madre, ma non avevo mai trovato il coraggio di proporla al figlio, con cui invece trascorrevo il tempo chiacchierando o giocando a briscola. Fu la donna delle pulizie a farmi notare che Elio desiderava fare la comunione, ma che non l'avrebbe mai chiesto se non avessi preso l'iniziativa. È palpabile l'attesa della visita, che certamente è attesa del Corpo di Cristo, ma umanamente riconosco che è anche attesa del "prete" con cui scambiare due parole.

Ci si accorge di quanto sia importante questa presenza se, per caso, si posticipa o si salta un appuntamento: "Come mai non sei venuto? Stavi male? Ti sei scordato?". Spesso, passeggiando per strada con la teca del Santissimo Sacramento, provo gli stessi sentimenti di frate Charles, che desiderava portare il tabernacolo tra i Tuareg per portare Gesù. Mi dico che quella passeggiata di Gesù tra le case della parrocchia è una visita a quel 90% (e sono ottimista) di parrocchiani che non frequentano la Chiesa. Entrando nelle case, pregando con gli ammalati e offrendo loro il Corpo di Cristo, sento ancora di più la grandezza di questo ministero.

Un sacerdote che porta la comunione a un anziano malato a casa.

Spesso si tratta di anziani abituati a ricevere frequentemente la Comunione, e perciò pieni di gratitudine al Signore per la possibilità di farlo a casa ora che non possono più muoversi. A volte, sono persone non pienamente coscienti (a causa di malattie come l'Alzheimer), ma che erano abituate a fare la Comunione e ne ricevono un frammento in un cucchiaino. Una volta, il figlio di una signora mi chiese perché mi ostinassi a far fare la comunione alla madre che non comprendeva. Al di là del fatto che sua moglie avrebbe volentieri reagito, gli risposi che se sua madre riceveva abitualmente il corpo di Cristo prima, poteva continuare anche ora. Credo che questa ossessione del "capire" sia una fissa tutta occidentale (e poi, noi stessi che pensiamo di capire, spesso non ci comprendiamo affatto; è solo questione di fede). La Comunione è un gesto materiale di vicinanza di Gesù.

Messaggio del Santo Padre in occasione della XX Giornata Mondiale del Malato (11 Febbraio 2012)

In occasione della XX Giornata Mondiale del Malato, celebrata l'11 febbraio 2012, ricorrenza della memoria della Beata Vergine di Lourdes, desidero rinnovare la mia spirituale vicinanza a tutti i malati che si trovano nei luoghi di cura o sono accuditi nelle famiglie, esprimendo a ciascuno la sollecitudine e l'affetto di tutta la Chiesa. Nell'accoglienza generosa e amorevole di ogni vita umana, soprattutto di quella debole e malata, il cristiano esprime un aspetto importante della propria testimonianza evangelica, sull'esempio di Cristo, che si è chinato sulle sofferenze materiali e spirituali dell'uomo per guarirle.

I Sacramenti di Guarigione

In questo anno, che precede la Solenne Giornata Mondiale del Malato celebrata in Germania l'11 febbraio 2013 e incentrata sulla figura evangelica del samaritano, vorrei porre l'accento sui Sacramenti di guarigione: il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione e quello dell'Unzione degli Infermi, che trovano il loro naturale compimento nella Comunione Eucaristica.

L'incontro di Gesù con i dieci lebbrosi, narrato nel Vangelo di san Luca (Lc 17, 11-19), e in particolare le parole rivolte a uno di essi: "Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!" (v. 19), ci aiutano a prendere coscienza dell'importanza della fede per coloro che, gravati dalla sofferenza e dalla malattia, si avvicinano al Signore. Nell'incontro con Lui, possono sperimentare che chi crede non è mai solo! Dio, infatti, nel suo Figlio, non ci abbandona alle nostre angosce e sofferenze, ma ci è vicino, ci aiuta a portarle e desidera guarire nel profondo il nostro cuore.

La fede di quell'unico lebbroso che, vedendosi guarito, ritorna subito da Gesù per manifestare la propria riconoscenza, lascia intravedere che la salute riacquistata è segno di qualcosa di più prezioso della semplice guarigione fisica: è segno della salvezza che Dio ci dona attraverso Cristo. Questo si esprime nelle parole di Gesù: "la tua fede ti ha salvato". Chi, nella propria sofferenza e malattia, invoca il Signore è certo che il Suo amore non lo abbandona mai, e che anche l'amore della Chiesa, prolungamento della sua opera salvifica, non viene mai meno. La guarigione fisica, espressione della salvezza più profonda, rivela l'importanza che l'uomo, nella sua interezza di anima e di corpo, riveste per il Signore.

Ogni Sacramento esprime e attua la prossimità di Dio stesso, il Quale, in modo assolutamente gratuito, "ci tocca per mezzo di realtà materiali… che Egli assume al suo servizio, facendone strumenti dell’incontro tra noi e Lui stesso". L'unità tra creazione e redenzione si rende visibile. I Sacramenti sono espressione della corporeità della nostra fede che abbraccia corpo e anima, l'uomo intero. Il compito principale della Chiesa è l'annuncio del Regno di Dio, ma "proprio questo stesso annuncio deve essere un processo di guarigione: 'fasciare le piaghe dei cuori spezzati' (Is 61,1)". Il binomio tra salute fisica e rinnovamento spirituale ci aiuta a comprendere meglio i Sacramenti di guarigione.

Illustrazione del Samaritano che cura un viandante ferito.

Il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione

La Chiesa, continuando l'annuncio di perdono e di riconciliazione fatto da Gesù, invita l'umanità intera a convertirsi e a credere al Vangelo. Essa fa proprio l'appello dell'apostolo Paolo: "In nome di Cristo… siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" (2 Cor 5,20).

Gesù, nella sua vita, annuncia e rende presente la misericordia del Padre. Egli è venuto non per condannare, ma per perdonare e salvare, per dare speranza anche nel buio più profondo della sofferenza e del peccato. Così nel Sacramento della Penitenza, nella "medicina della confessione", l'esperienza del peccato non degenera in disperazione, ma incontra l'Amore che perdona e trasforma. Dio, "ricco di misericordia" (Ef 2,4), come il padre della parabola evangelica (Lc 15, 11-32), non chiude il cuore a nessuno dei suoi figli, ma li attende, li cerca, li raggiunge là dove il rifiuto della comunione imprigiona nell'isolamento e nella divisione, li chiama a raccogliersi intorno alla sua mensa, nella gioia della festa del perdono e della riconciliazione.

Il momento della sofferenza, nel quale potrebbe sorgere la tentazione di abbandonarsi allo scoraggiamento e alla disperazione, può trasformarsi così in tempo di grazia per rientrare in se stessi e, come il figliol prodigo, ripensare alla propria vita, riconoscendone errori e fallimenti, sentire la nostalgia dell'abbraccio del Padre e ripercorrere il cammino verso la sua Casa.

Il Sacramento dell'Unzione degli Infermi

Gesù ha sempre mostrato una particolare attenzione verso gli infermi. Egli non solo ha inviato i suoi discepoli a curarne le ferite (Mt 10,8; Lc 9,2; 10,9), ma ha anche istituito per loro un Sacramento specifico: l'Unzione degli Infermi. La Lettera di Giacomo attesta la presenza di questo gesto sacramentale già nella prima comunità cristiana (5,14-16): con l'Unzione degli Infermi, accompagnata dalla preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché allevi le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spiritualmente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del Popolo di Dio.

Tale Sacramento ci porta a contemplare il duplice mistero del Monte degli Ulivi, dove Gesù si è trovato drammaticamente davanti alla via indicatagli dal Padre, quella della Passione, del supremo atto di amore, e l'ha accolta. In quell'ora di prova, Egli è il mediatore, "trasportando in sé, assumendo in sé la sofferenza e la passione del mondo, trasformandola in grido verso Dio, portandola davanti agli occhi e nelle mani di Dio, e così portandola realmente al momento della Redenzione". L'Orto degli Ulivi è anche il luogo dal quale Egli è asceso al Padre, è quindi il luogo della Redenzione. Questo duplice mistero del Monte degli Ulivi è anche sempre "attivo" nell'olio sacramentale della Chiesa, segno della bontà di Dio che ci tocca.

Nell'Unzione degli Infermi, la materia sacramentale dell'olio ci viene offerta, per così dire, "quale medicina di Dio… che ora ci rende certi della sua bontà, ci deve rafforzare e consolare, ma che, allo stesso tempo, al di là del momento della malattia, rimanda alla guarigione definitiva, alla risurrezione". Questo Sacramento merita oggi una maggiore considerazione, sia nella riflessione teologica, sia nell'azione pastorale presso i malati. Valorizzando i contenuti della preghiera liturgica che si adattano alle diverse situazioni umane legate alla malattia e non solo quando si è alla fine della vita, l'Unzione degli Infermi non deve essere ritenuta quasi "un sacramento minore" rispetto agli altri. L'attenzione e la cura pastorale verso gli infermi, se da un lato è segno della tenerezza di Dio per chi è nella sofferenza, dall'altro arreca vantaggio spirituale anche ai sacerdoti e a tutta la comunità cristiana, nella consapevolezza che quanto è fatto al più piccolo, è fatto a Gesù stesso.

Un sacerdote mentre amministra l'Unzione degli Infermi a un malato.

L'Eucaristia come culmine della guarigione

Santa Agostino afferma: "Dio guarisce tutte le tue infermità. Non temere dunque: tutte le tue infermità saranno guarite… Tu devi solo permettere che egli ti curi e non devi respingere le sue mani". Si tratta di mezzi preziosi della Grazia di Dio, che aiutano il malato a conformarsi sempre più pienamente al Mistero della Morte e Risurrezione di Cristo.

Assieme a questi due Sacramenti, l'importanza dell'Eucaristia è fondamentale. Ricevuta nel momento della malattia, contribuisce in maniera singolare ad operare tale trasformazione, associando colui che si nutre del Corpo e del Sangue di Gesù all'offerta che Egli ha fatto di Se stesso al Padre per la salvezza di tutti. L'intera comunità ecclesiale, e le comunità parrocchiali in particolare, devono prestare attenzione nell'assicurare la possibilità di accostarsi con frequenza alla Comunione sacramentale a coloro che, per motivi di salute o di età, non possono recarsi nei luoghi di culto. In tal modo, a questi fratelli e sorelle viene offerta la possibilità di rafforzare il rapporto con Cristo crocifisso e risorto, partecipando, con la loro vita offerta per amore di Cristo, alla missione stessa della Chiesa.

In questa prospettiva, è importante che i sacerdoti che prestano la loro opera negli ospedali, nelle case di cura e presso le abitazioni dei malati si sentano veri "ministri degli infermi", segno e strumento della compassione di Cristo, che deve giungere ad ogni uomo segnato dalla sofferenza. La conformazione al Mistero Pasquale di Cristo, realizzata anche mediante la pratica della Comunione spirituale, assume un significato del tutto particolare quando l'Eucaristia è amministrata e accolta come viatico. In quel momento dell'esistenza risuonano in modo ancora più incisivo le parole del Signore: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv 6,54).

L'Eucaristia, soprattutto come viatico, è - secondo la definizione di sant'Ignazio d'Antiochia - "farmaco di immortalità, antidoto contro la morte", sacramento del passaggio dalla morte alla vita, da questo mondo al Padre, che tutti attende nella Gerusalemme celeste.

Una spiritualità eucaristica - Don Luigi Maria Epicoco

Fede, Speranza e Carità nella Sofferenza

Il tema del Messaggio per la XX Giornata Mondiale del Malato, "Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!", guarda anche al prossimo Anno della fede, occasione propizia per riscoprire la forza e la bellezza della fede, per approfondirne i contenuti e per testimoniarla nella vita di ogni giorno. Desidero incoraggiare i malati e i sofferenti a trovare sempre un'ancora sicura nella fede, alimentata dall'ascolto della Parola di Dio, dalla preghiera personale e dai Sacramenti, mentre invito i Pastori ad essere sempre più disponibili alla loro celebrazione per gli infermi.

Sull'esempio del Buon Pastore, i sacerdoti siano pieni di gioia, premurosi verso i più deboli, i semplici, i peccatori, manifestando l'infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della speranza. A quanti operano nel mondo della salute, come pure alle famiglie che nei propri congiunti vedono il Volto sofferente del Signore Gesù, rinnovo il ringraziamento mio e della Chiesa, perché, nella competenza professionale e nel silenzio, Lo manifestano concretamente.

A Maria, Madre di Misericordia e Salute degli Infermi, eleviamo il nostro sguardo fiducioso e la nostra orazione; la sua materna compassione, vissuta accanto al Figlio morente sulla Croce, accompagni e sostenga la fede e la speranza di ogni persona ammalata e sofferente nel cammino di guarigione dalle ferite del corpo e dello spirito.

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