Il Mercoledì delle Ceneri e il Cammino Quaresimale: Riflessioni e Omelie Episcopali

L'Inizio del Tempo di Quaresima: Rito e Significato Profondo

Con la celebrazione delle Ceneri, tradizionalmente il mercoledì precedente la prima domenica di Quaresima, ha inizio il tempo quaresimale. Questo periodo di quaranta giorni prepara i fedeli alla Settimana Santa e alla Pasqua, la Pasqua di Resurrezione. È un tempo ricco di simbolismo, a partire dalla sua durata di quaranta giorni (dal Mercoledì delle Ceneri alla Messa Crismale del Giovedì Santo), un numero che richiama un periodo speciale di esperienza della fede del popolo di Dio, come i quaranta anni nel deserto o i quaranta giorni di Gesù nel deserto.

Il rito delle Ceneri, che apre la Quaresima, è un segno potente che ricorda la condizione di creature dell'uomo ed esorta alla penitenza. La Chiesa riprende la sentenza divina dopo il peccato dei progenitori: «polvere tu sei e in polvere ritornerai» (Gen 3,19). In queste parole risuona un richiamo alla morte, un ammonimento salutare che ha avuto molta eco nella spiritualità cristiana. Sant’Alfonso M. de’ Liguori ricordava che “Considera che sei terra, ed in terra hai da ritornare... il corpo ha da ridursi in polvere”.

Tuttavia, il segno della cenere non è solo un monito sulla fragilità e la mortalità umana. Sebbene riconosciamo la nostra condizione di "niente" e di "polvere", questa polvere è preziosa agli occhi del Signore, perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità. Siamo polvere amata da Dio, destinatari di una bella notizia: Dio ti ama. Come affermava Pascal, «L'uomo non è che una canna, la più debole della natura, ma è una canna pensante.» Fragili, sì, ma abitati dall’amore di Dio.

Il rito di benedizione delle ceneri, già in vigore nel Messale di San Pio V, le indicava anche come «medicina (remedium salubre) per quanti umilmente invocano il tuo nome». Possiamo, dunque, guardare ai quaranta giorni quaresimali come a un tempo di guarigione, un periodo per porre con fiducia le nostre ferite sotto lo sguardo del Signore, il medico capace di risanarci. In questa prospettiva, il memento homo non ci dice più soltanto che torneremo a essere polvere; ci rammenterà piuttosto il mistero della creazione, quando Dio prese la polvere e ne plasmò Adamo, soffiandovi la vita e dicendo: «vivi!». Oggi, il Signore desidera dirci nuovamente: «vivi!».

Un racconto ebraico narra che, quando Dio decise di creare l’uomo, la Torah lo avvertì dicendogli: «Signore del mondo! Il mondo è tuo e puoi farne ciò che ti aggrada, ma l’uomo che tu stai creando avrà giorni brevi e sarà carico d’affanni e di peccati. Se non intendi avere pazienza ed essere longanime con lui, è meglio non chiamarlo alla vita». Dio però le rispose: «Allora io sarei inutilmente chiamato “misericordioso e pietoso” (Es 34,6)?». Per raccogliere la terra con cui formare l’uomo, la scelse dal punto in cui sarebbe stato edificato l’altare del Tempio, che è il luogo più santo, e disse: «Trarrò l’uomo dal luogo dell’espiazione, affinché egli possa vivere». È così che Dio rivelò la sua benignità e il suo amore per l’uomo.

rappresentazione del rito delle Ceneri con imposizione sulla fronte

Il Messaggio Quaresimale dei Pontefici e la Chiamata alla Conversione

Il cammino quaresimale è un invito universale alla conversione al Dio vivente, un richiamo spirituale che unisce tutta la Chiesa. In questo tempo, i messaggi dei Pontefici guidano i fedeli. Un Santo Padre, ad esempio, ha invitato a dare spazio alla Parola di Dio attraverso un prolungato ascolto e alla pratica del digiuno. Quest'ultimo è inteso non solo come astensione dal cibo, ma anche come l'astenersi dalle parole che colpiscono e feriscono il nostro prossimo: «Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Coltiviamo piuttosto la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane, per lasciare spazio a parole di speranza e di pace».

Papa Francesco, nel suo messaggio quaresimale, sottolinea come Dio, rivelandosi, comunichi libertà: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione di schiavo» (Es 20,2). Così si apre il Decalogo dato a Mosè sul monte Sinai, in cui il popolo d’Israele in fuga dalla schiavitù d’Egitto riceve le dieci parole come via di libertà. I comandamenti sono una chiamata rigorosa alla libertà, che non si esaurisce in un singolo evento, ma in un cammino per scoprire le piccole o grandi schiavitù che impediscono di crescere nell'amore verso Dio. Egli invita a non perdere mai la connessione con Gesù, un segreto già svelato da sant’Alberto Hurtado, che in ogni situazione si chiedeva sempre cosa avrebbe fatto Gesù al suo posto: «Ecco la password per una vita veramente viva e gioiosa - afferma il Papa - guardare e giudicare ciò che ci capita e le decisioni che siamo chiamati a prendere con gli stessi occhi, con gli stessi sentimenti, con la stessa postura che Gesù ha incarnato».

Il Diario di Papa Francesco (Tv2000), 21 febbraio 2023 - Il messaggio del Papa per la Quaresima

Pratiche e Simboli della Quaresima

Le pratiche tradizionali della Quaresima sono il digiuno, l’elemosina e la preghiera, insieme a devozioni come la Via Crucis. Sant’Agostino affermava che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio.

Nella liturgia quaresimale si utilizza il viola, colore che sollecita un sincero cammino di conversione. Durante le celebrazioni non si recita il “Gloria” e non si canta l’Alleluia, a sottolineare il carattere penitenziale del periodo.

Il digiuno, in particolare, è una disciplina che produce sorpresa. Disciplina viene da discepolo e vuol dire educarsi per passare dal bisogno al desiderio, dal consumo alla gratitudine, dalla necessità individuale alla condivisione. Il Maestro, infatti, insegna: «Quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto».

Il rito delle Ceneri ci riconduce alla terra che è nostra Madre. Non è un segno macabro, ma il simbolo della nostra umanità. Come annota Gibran: «La terra vi concede generosamente i suoi frutti, e non saranno scarsi se solo saprete riempirvi le mani.»

simboli della Quaresima (ceneri, croce, spighe di grano)

Riflessioni Episcopali sul Mercoledì delle Ceneri: Un Cammino di Conversione e Libertà

Siamo spiritualmente collegati con tutta quanta la nostra Chiesa per riconoscerci insieme come persone che si convertono al Dio vivente. Le omelie pronunciate dai Vescovi in occasione del Mercoledì delle Ceneri offrono spunti profondi per vivere appieno questo tempo. Mons. Livio Corazza, ad esempio, ha presieduto il rito delle Ceneri in Cattedrale, mentre nella Diocesi di Forlì, il tempo di Quaresima è arricchito da un percorso biblico e da una scuola di formazione all’impegno sociale e politico, oltre alla Giornata diocesana della carità e a momenti "forti" come giornate di deserto ed esercizi spirituali.

Nelle riflessioni episcopali, come quelle che potremmo ascoltare in una celebrazione del Mercoledì delle Ceneri, il richiamo centrale è spesso: «Ritornate a me con tutto il cuore». Questo non significa ritornare a Dio con “un po’” del proprio tempo o del proprio cuore, ma con l’integrità del proprio essere. Si tratta di scoprire gli spazi della vita in cui Dio non viene fatto entrare, in cui per Lui non c’è posto.

La Fragilità Umana e l'Amore Divino

Il primo segno che incontriamo è la cenere, simbolo della nostra fragilità e del nostro essere polvere. Riconosciamo di essere niente, e che quello che siamo lo siamo per merito di Dio. L’uomo è fragile, ma questo “mucchio di cenere” esiste per volontà di Dio ed è abitato da Dio, abitato dal suo amore. «Ricordati uomo che sei polvere, ma questa polvere è destinataria di una bella notizia: Dio ti ama».

Il tempo di Quaresima è il momento in cui, resi consapevoli del suo amore, siamo chiamati a ritornare pienamente a Lui. L'obiettivo del cammino quaresimale, che dura quaranta giorni, è la Pasqua: riscoprire la gioia della risurrezione di Cristo e la risurrezione della nostra stessa fragilità. Lo scopo è sgomberare il campo da tutto ciò che copre, nasconde e distrae dall’essenziale.

La Quaresima come Chiamata alla Libertà e all'Ascolto

I quaranta giorni della Quaresima sono una chiamata alla libertà, un cammino per scoprire le catene, le piccole o grandi schiavitù che ci impediscono di crescere e di amare Dio. Il Signore Gesù è il "vero innamorato" di ciascuno di noi, il volto di un Dio innamorato. Come agli innamorati fa piacere stare insieme nel silenzio e nell’ascolto reciproco, così la Quaresima è un tempo di ascolto. Un tempo per ascoltare Dio e i fratelli, entrando nella “camera del cuore” per ascoltare il Signore che parla per noi e per gli altri. Ascoltare Dio significa liberarsi da false speranze e illusioni, da scelte che sembrano solidali ma portano alla perdita di dignità. Ascoltare Dio e ascoltare gli altri sono due facce della stessa medaglia, un invito a mettersi a fianco dei delusi e degli scoraggiati dalla vita.

La Quaresima è anche un momento per riconoscere il nostro individualismo e trasformarlo in comunità fraterna, nella giustizia e nella pace. I santi Cirillo e Metodio, patroni delle chiese orientali e dell’Europa, ci richiamano a questo dovere. Pace, gioia, libertà, grandezza nella fragilità, fraternità, conversione e vangelo: quanti messaggi in un mucchietto di polvere!

La Quaresima e le Sfide del Presente: Crisi Ecologica e Sociale

La Quaresima ci invita a trovare una risposta a partire dalla realtà storica che stiamo vivendo. Gli elementi sotto i nostri occhi ci prospettano scenari talvolta difficili. La paura è divenuta una nuova ideologia. Ma nella storia dell’umanità esiste l’imprevisto, quel fatto inatteso che cambia il corso delle cose, e l'attesa di qualcosa di grande si mantiene forte.

Il profeta Gioele avverte del pericolo, oggi riscontrabile in fenomeni che, seppur definiti naturali, dipendono dall’intemperanza umana. Gli incendi dolosi dello scorso anno erano aggravati dallo stato di abbandono delle montagne, facile preda del fuoco. Dio è geloso della terra e si muove a compassione per l’insensatezza di chi la mette a repentaglio. La terra è diventata una questione centrale, perché «tutto è connesso» (Laudato sì, 16). La creazione, infatti, non è materiale “là fuori”, a nostra disposizione, ma dialoga profondamente con la nostra interiorità. Per questo la crisi ecologica non è mai solo un problema di ordine pratico, ma la spia di una profonda crisi spirituale. Vi è il “deserto dell’oscurità di Dio”, come direbbe Benedetto XVI, lo svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo. Il digiuno, in questo contesto, diventa la strada per trasformare il deserto in un giardino.

Il contesto attuale, segnato dalla guerra in Ucraina dopo la pandemia di COVID-19, rende la Quaresima un tempo ancora più propizio per la fede. La preghiera corale si innalza al Dio della vita, invocando la pace e la riconciliazione. Di fronte alla "logica del più forte" che usa la forza e le armi, l'unica potente arma per i cristiani è la preghiera unita al digiuno, insieme alla vicinanza e all'accoglienza dei profughi. La lingua, usata per ferire, può invece essere strumento di comunione, proprio come Cristo si è offerto per creare cieli nuovi e terra nuova.

Dentro la nostra anima scopriamo una grave malattia da cui dobbiamo guarire tutti: la malattia della «egoite», come l’ha definita qualcuno. Essa ci impedisce di vivere “con” e “per” gli altri in spirito di dedizione e secondo verità. Vivere “Cristo” significa vivere con Lui, per Lui, in Lui. La vita non è “che cosa” ma “chi”: Gesù stesso, che afferma «Io sono la vita» (Gv 1,4). Non possiamo separare la vita dall'io di Gesù, dalla sua persona.

La Quaresima come "Terra di Esilio" verso la "Patria del Cielo"

La Quaresima può essere vista come una “terra di esilio”, un simbolo del nostro peregrinare terreno, con la Pasqua che rappresenta la “Patria del Cielo” verso cui camminiamo. Santa Teresa di Lisieux, ad esempio, parlava della Quaresima come simbolo di questa “terra di esilio” e della Pasqua come simbolo della “Patria del Cielo”. Spesso dimentichiamo o perdiamo di vista il Paradiso, l’obiettivo finale. Abbiamo la tentazione di mascherare il desiderio del Cielo con soddisfazioni a brevissimo termine (cibo, svago, gioco). La penitenza quaresimale consiste proprio nel rinunciare a queste gratificazioni effimere per far emergere il vero desiderio che ci abita: quello di vedere Dio, della vita in pienezza, del Cielo.

Questo cammino ci porta a misurare come il peccato operi nella nostra vita. L'apostolo ci esorta: «Lasciati riconciliare con Dio». Il peccato non solo disturba noi, ma disturba Dio. La Parola di Dio, mediata anche dai fratelli, può rivelarci il vero volto del nostro peccato, poiché la nostra soggettività da sola non può essere sufficiente a rivelare cosa sia veramente il peccato. Non siamo noi che decidiamo di entrare in Quaresima; è Dio che ci chiama a farlo attraverso la sua Chiesa, per liberarci da tutto ciò che ci ostacola, in particolare il peccato che ci impedisce di vivere pienamente.

illustrazione di un cammino spirituale verso una luce

Il Ruolo del Vescovo Domenico Pompili nel Cammino Quaresimale

Mons. Domenico Pompili, attualmente Vescovo di Rieti e in precedenza Vescovo di Ascoli Piceno, svolge un ruolo pastorale fondamentale nel guidare i fedeli attraverso il tempo di Quaresima. Le sue omelie del Mercoledì delle Ceneri, come quella del 17 febbraio 2021 celebrata nella Basilica Cattedrale Santa Madre di Dio di Ascoli Piceno, sono occasioni preziose per approfondire i temi della conversione, della penitenza e della speranza, radicando la fede nelle sfide contemporanee. Il Vescovo Pompili ha presieduto numerose altre celebrazioni, tra cui la Messa Crismale, la Giornata del Malato e le solennità del Battesimo del Signore e dell'Epifania, testimoniando un impegno costante nella predicazione della Parola. Attraverso le sue parole, il Vescovo Pompili esorta la comunità a vivere pienamente il senso del digiuno, dell'ascolto e dell'amore per il prossimo, in preparazione alla Pasqua.

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