Il caso della morte di Paolo Mendico, il quattordicenne di Santi Cosma e Damiano (Latina) che l’11 settembre si è tolto la vita, continua a essere al centro dell'attenzione mediatica e giudiziaria. La vicenda è caratterizzata da una complessa narrazione che vede la famiglia del ragazzo accusare la scuola di omissioni e responsabilità nel contrastare episodi di bullismo.

Le Nuove Querele della Famiglia Mendico e i Dettagli delle Accuse
Il padre di Paolo, Giuseppe Mendico, ha recentemente depositato diverse nuove querele a carico di alcune persone ritenute collegate ai fatti. Mendico accusa in particolare la preside, Gina Antonetti, la vicepreside Floriana Forte (entrambe sospese dal ministero) e un rappresentante della classe di Paolo. In una delle nuove querele sono allegati due messaggi vocali di sette minuti complessivi che dimostrerebbero come il bullismo nella classe di Paolo Mendico fosse ampiamente noto e segnalato. Secondo la famiglia di Paolo, la scuola era a conoscenza dei gravi episodi che riguardavano il ragazzo, vittima di una persecuzione da parte di alcuni compagni di classe.
Nonostante le segnalazioni, non sarebbero state adottate misure adeguate alla gravità della situazione. I carabinieri hanno convocato i genitori del ragazzo per un interrogatorio durato circa un'ora, trattando probabilmente anche le ultime denunce e i nuovi elementi emersi. Oltre alla dirigente scolastica, i genitori hanno presentato una querela nei confronti della vicepreside Floriana Forte per falsa testimonianza e calunnia. Secondo la famiglia Mendico, la vicepreside «nega i tanti incontri avuti in cui si rappresentavano le cose che accadevano a Paolo ad iniziare dal primo episodio raccontato alla professoressa Teresa Di Viccaro».
La professoressa, secondo la denuncia, avrebbe ammesso di aver parlato con i Mendico solo una volta, mentre i successivi confronti sarebbero avvenuti con Floriana Forte. Sempre secondo la versione dei Mendico «la vicepreside sapeva delle derisioni, dei nomignoli, delle matite rotte, delle pacche sulle spalle non volute, dei calci allo zaino e anche del furto di album». Il signor Mendico sostiene che la vicepreside «era sempre informata, tanto è vero che in alcuni casi si recava in classe per richiamare tutti alla sensibilità e al rispetto di Paolo, come anche menzionato nel verbale degli ispettori. Soprattutto nega l'ultimo episodio, quando Paolo venne sbattuto al muro travisando il tutto. Ma nel nostro incontro, su un foglio, appuntava l'accaduto da riferire alla madre di un compagno di Paolo e anche al consiglio di classe straordinario».
Mendico sostiene anche che una sera arrivò la telefonata della madre di un compagno di Paolo, uno dei bulli, per parlare dell'episodio avvenuto in classe. Nella querela si fa inoltre riferimento a chat già acquisite dagli inquirenti, che potrebbero contribuire a ricostruire la catena delle informazioni e delle responsabilità all'interno dell'ambiente scolastico. La nuova querela riguarda anche un rappresentante di classe che, secondo i Mendico, raccontò di aver visto l'aggressione a Paolo, quando fu sbattuto contro un muro, ma che poi negò davanti agli ispettori.
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Il Contesto Familiare e le Perplessità sulla Narrazione Mediatica
La vicenda della morte di Paolo Mendico ha generato una narrazione dominante che enfatizza il bullismo dei ragazzi e il menefreghismo di insegnanti e dirigenza scolastica, ripresa e amplificata da giornali e televisioni. Tuttavia, sorge una certa perplessità sulla difficile interpretazione di un suicidio, che richiederebbe prudenza e analisi, ma che viene spesso sacrificata in nome di un racconto semplice, emotivo e a senso unico. Il racconto mediatico, spesso, non ammette sfumature né domande complesse: un ragazzo fragile, dei compagni-mostri, una scuola assente. Sebbene ciò possa contenere elementi di verità, il contesto è decisamente più ampio e non si può ignorare totalmente quello familiare.
I genitori, Giuseppe (73 anni) e Simonetta (53), sono molto presenti sui media: il padre pubblica incessantemente articoli e interviste sui social, rilanciando le accuse rivolte ad alunni e preside. Anche il fratello maggiore di Paolo, Pasquale, sui social fa lo stesso. Pasquale e l’altro fratello Ivan, entrambi ultraquarantenni, sono nati da una precedente relazione del padre. Poi ci sono Aurora e Stella, che invece sono figlie della stessa mamma, quella di Paolo. Aurora è andata via di casa. Il contesto familiare descritto è dunque quello di un ambiente adulto, di genitori con cui il ragazzino cucinava, suonava e andava a pesca (la pesca e la musica sono passioni del padre).
Secondo il racconto dei genitori, Paolo non aveva amici ed era normale, c’era un solo coetaneo con cui intratteneva un buon rapporto. Sempre secondo il padre e la madre, “Paoletto” era rispettoso, educato, sensibile e sorridente, non amava dire le parolacce ed era un grande amante della musica. Questa descrizione, seppur confermata anche dalla preside, stride leggermente con uno dei pochissimi video di Paolo postati da sua madre su Facebook, in cui si vede il ragazzino fare ininterrottamente il dito medio e il gesto dell’ombrello alla videocamera mentre tutta la famiglia canta “Buon compleanno” per i 72 anni del padre. Nulla di scandaloso, ma si discosta dalla descrizione di un ragazzino perfetto fatta dai genitori, almeno in casa. Il quadro tracciato dalla famiglia sul percorso scolastico di Paolo è peculiare: avrebbe subito atti di bullismo in ogni ciclo di studi.
Le Indagini in Corso e l'Analisi dei Diari di Paolo
Con tutta probabilità le nuove denunce, i vocali, le chat e l'ultimo interrogatorio confluiranno nel fascicolo principale in mano alla Procura di Cassino, che è ormai vicina alla chiusura dell'inchiesta per istigazione al suicidio. La Procura ha chiarito che si stanno valutando anche possibili motivazioni esterne all’ambiente scolastico, sebbene siano stati sequestrati i telefonini a 4 ragazzi indicati dagli stessi genitori di Paolo e il registro di classe. Parallelamente, la Procura dei Minori di Roma sta vagliando la posizione dei compagni di Paolo indicati come bulli.
I diari del ragazzo sono al centro di un'analisi approfondita condotta dalla psicologa grafologa forense Marisa Aloia, già consulente in casi celebri come il delitto di Novi Ligure. Secondo Aloia, “in una delle pagine analizzate Paolo scrive in maniera frammentaria, si evince uno stato d'animo turbato. Riferisce un episodio legato al fatto che era stato rimandato in matematica e appare molto arrabbiato con l'insegnante perché un suo compagno, uno dei presunti bulli, era stato invece promosso nonostante il rendimento non fosse buono”. Il ragazzo, inoltre, non aveva potuto iscriversi al doposcuola per motivi economici e la docente avrebbe obiettato “che in fondo il doposcuola non costava così tanto”. Questo discorso, secondo la psicologa, “turbò molto Paolo, che probabilmente si sentì umiliato e accusato davanti alla classe intera”.
Dai diari emergerebbe un dettaglio ritenuto fondamentale: Paolo aveva un amico di videogiochi online con cui giocava regolarmente. Il giorno prima del suicidio, il 10 settembre, aveva fissato un appuntamento con lui per la sera successiva. La mattina dell'11 settembre, primo giorno di scuola, Paolo si tolse la vita nella sua cameretta. “È un dettaglio importante - ha sottolineato la psicologa - che delinea una progettazione nel tempo. Il giorno precedente Paolo non aveva intenzione di uccidersi. La domanda è: cosa è accaduto tra il 10 e l'11 settembre?”. Per la dottoressa, un altro “campanello d'allarme che indica una profonda sofferenza” sarebbe l'uso della terza persona da parte di Paolo nei suoi scritti, insieme alla percezione di incomprensione e isolamento. Secondo gli investigatori, Paolo potrebbe aver ricevuto messaggi offensivi da alcuni compagni nelle ore precedenti al suicidio.
Il capo d’imputazione provvisorio parla di «condotte reiterate» fatte di insulti, offese e minacce che avrebbero provocato nel ragazzo «un perdurante e grave stato di ansia», al punto da costringerlo a modificare le proprie abitudini di vita. Un ruolo decisivo è affidato alle analisi tecniche sui dispositivi sequestrati al ragazzo: chat, audio, foto e messaggi che il RACIS sta esaminando e la cui perizia sarebbe ormai vicina alla conclusione. Tra gli elementi al vaglio c’è anche uno scambio di messaggi tra la psicologa dell’istituto “Pacinotti” di Fondi e la vicepreside, che riferiva di «una possibile situazione di bullismo» nella classe di Paolo. Le verifiche puntano anche a ricostruire se la famiglia Mendico avesse segnalato in più occasioni episodi di bullismo tramite messaggi indirizzati a docenti e personale scolastico. La relazione finale degli ispettori ministeriali evidenzierebbe omissioni e “profili di responsabilità” nella gestione dei problemi della classe, documento ora agli atti della Procura.
Le Sanzioni Disciplinari e le Reazioni
La dirigente scolastica dell'istituto che frequentava Paolo, la professoressa Gina Antonetti, è stata temporaneamente sospesa al termine di un procedimento disciplinare seguito dagli ispettori inviati dal Ministero dell'Istruzione. I provvedimenti disciplinari nei confronti di un dirigente scolastico sono di tre livelli: la multa, la sospensione da 3 giorni a 6 mesi e il licenziamento. In questo caso è stato deciso il minimo di sospensione previsto dalla normativa, pari a tre giorni. Il provvedimento a carico della dirigente Gina Antonetti è stato già eseguito nei giorni scorsi. Si tratta della prima sanzione adottata dopo gli approfondimenti effettuati dagli ispettori inviati dal ministro Giuseppe Valditara, ma non è detto che sia l'unico provvedimento, visto che gli accertamenti hanno coinvolto anche altre persone all'interno dell'istituto frequentato da Paolo.
Le reazioni a questa sospensione sono state decise. Il padre, Giuseppe Mendico, si dichiara «deluso» e afferma: «È assurdo, solo tre giorni di sospensione, stiamo scherzando? Ma quanto vale la vita di mio figlio? Secondo me la dirigente andava licenziata, questa sarebbe stata la decisione più giusta. Io ho perso un figlio, sia chiaro a tutti. Non è successo qualcosa di poco grave, è morto un ragazzo di 14 anni per colpa del bullismo che è stato completamente ignorato in quella scuola, nonostante le tante segnalazioni che abbiamo fatto nel tempo. Sono amareggiato per la quantificazione della sospensione: soltanto tre giorni».
Il fratello di Paolo, Ivan Roberto, parla di un procedimento contro la dirigente scolastica che certamente non basta, ed equivale a “un contentino”. «Mi sembra una decisione piuttosto sbilanciata: tre giorni è come se fosse stata 'richiamata alla lavagna'. Andiamo avanti, ma mi pare un po' troppo poco. Da una parte c'è una persona che non c'è più, dall'altra una sospensione: la vita umana non vale più nulla?». Giuseppe Mendico, pur amareggiato, riconosce: «L'unica cosa di cui siamo soddisfatti, per così dire, è il fatto che questa sospensione, seppur blanda, è un messaggio chiaro, significa che ci sono state delle responsabilità nella gestione di questa vicenda. Diciamo che è un punto di partenza, ora vedremo cosa accadrà».
Il padre pone anche delle domande: «Però ci sono delle domande che ci stiamo facendo in famiglia: gli altri non sono stati sanzionati in nessun modo? Perché noi con la dirigente non abbiamo mai parlato, i nostri incontri avvenivano sempre con la vicepreside, a lei abbiamo raccontato tutto ciò che accadeva a Paolo. Cosa facevano i bulli, la mancanza di intervento degli insegnanti, le aggressioni verbali ma anche fisiche subite da mio figlio. Perché non ci sono provvedimenti per la vicepreside o altre persone che hanno avuto un ruolo in questa storia? Quanto altro tempo dobbiamo ancora aspettare per avere delle risposte adeguate?».
Critiche alla sospensione arrivano anche da Roberta Fanfarillo, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici FLC Cgil: «Un esito che dimostra quanto fosse fondato il nostro timore di una gestione sbagliata dell'intera vicenda da parte del Ministero che ha preferito concentrare l'attenzione sulla ricerca a tutti i costi di un colpevole, per dimostrare di saperlo trovare e di saperlo punire, mentre sono ancora in corso indagini penali per accertare eventuali responsabilità. Ne è prova lampante - aggiunge Fanfarillo - la decisione di avviare la contestazione ancor prima dell'inizio dell'indagine ispettiva, destinata evidentemente a trovare una qualche giustificazione a un giudizio di fatto già scritto in una vicenda che ha creato allarme sociale e un giudizio negativo sull'impegno della scuola nell'affrontare le fragilità e le criticità delle relazioni fra adolescenti».