Il termine "confessione" (dal latino confessio, da confiteor "dichiaro apertamente") indica un esplicito riconoscimento relativo a un fatto o a un'idea. Nel contesto religioso, questo termine assume un significato profondo e multifacettato, che spazia dal riconoscimento della propria fede alla dichiarazione dei propri peccati.
Il significato primitivo della parola "confessore" indicava colui che faceva esplicita dichiarazione della propria fede cristiana davanti ai tribunali pagani. Le "confessioni" sono state anche solenni professioni di fede fatte da gruppi specifici di cristiani, in opposizione al resto della cristianità, e i documenti relativi (per es., la Confessione di Augusta, contenente gli articoli fondamentali della dottrina luterana). Nella Chiesa cattolica, la confessione è una parte essenziale del sacramento della penitenza, e con tale parola si indica il sacramento stesso.
Il Sacramento della Penitenza e Riconciliazione nella Chiesa Cattolica
La Confessione o Penitenza è il sacramento istituito da Gesù Cristo, per rimettere i peccati commessi dopo il Battesimo. La riconciliazione con la Chiesa è inseparabile dalla riconciliazione con Dio. Gesù disse ai suoi apostoli: «Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi li riterrete saranno ritenuti». E ancora: «E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
Il sacramento della Penitenza è chiamato in diversi modi:
- È chiamato sacramento della Conversione poiché realizza sacramentalmente l'appello di Gesù alla conversione, il cammino di ritorno al Padre da cui ci si è allontanati con il peccato.
- È chiamato sacramento della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.
- È chiamato sacramento della Confessione poiché l'accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una «confessione», riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l'uomo peccatore.
- È chiamato sacramento del Perdono poiché, attraverso l'assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente «il perdono e la pace».
- È chiamato sacramento della Riconciliazione perché dona al peccatore l'amore di Dio che riconcilia: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Colui che vive dell'amore misericordioso di Dio è pronto a rispondere all'invito del Signore: «Va' prima a riconciliarti con il tuo fratello» (Mt 5,24).

Perché un Sacramento della Riconciliazione dopo il Battesimo?
L'apostolo san Giovanni afferma: «Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi» (1 Gv 1,8). La vita nuova ricevuta nell'iniziazione cristiana non ha soppresso la fragilità e la debolezza della natura umana, né l'inclinazione al peccato che la tradizione chiama concupiscenza. Questa rimane nei battezzati perché sostengano le loro prove nel combattimento della vita cristiana, aiutati dalla grazia di Cristo. Si tratta del combattimento della conversione in vista della santità e della vita eterna alla quale il Signore non cessa di chiamarci.
L'appello di Cristo alla conversione continua a risuonare nella vita dei cristiani. Questa seconda conversione è un impegno continuo per tutta la Chiesa che «comprende nel suo seno i peccatori» e che, «santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento». Questo sforzo di conversione non è soltanto un'opera umana, ma è il dinamismo del «cuore contrito» attirato e mosso dalla grazia a rispondere all'amore misericordioso di Dio che ci ha amati per primo.
La Penitenza Interiore e le sue Forme
L'appello di Gesù alla conversione e alla penitenza non riguarda anzitutto opere esteriori, ma la conversione del cuore, la penitenza interiore. Senza di essa, le opere di penitenza rimangono sterili e menzognere. La conversione interiore spinge invece all'espressione di questo atteggiamento in segni visibili, gesti e opere di penitenza. La penitenza interiore è un radicale nuovo orientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un'avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse.
La penitenza interiore del cristiano può avere espressioni molto varie. La Scrittura e i Padri insistono soprattutto su tre forme: il digiuno, la preghiera, l'elemosina, che esprimono la conversione in rapporto a se stessi, in rapporto a Dio e in rapporto agli altri. La conversione si realizza nella vita quotidiana attraverso gesti di riconciliazione, la sollecitudine per i poveri, l'esercizio e la difesa della giustizia e del diritto, la confessione delle colpe ai fratelli, la correzione fraterna, la revisione di vita, l'esame di coscienza, la direzione spirituale, l'accettazione delle sofferenze, la perseveranza nella persecuzione a causa della giustizia. Prendere la propria croce, ogni giorno, e seguire Gesù è la via più sicura della penitenza. Anche l'Eucaristia e la lettura della Sacra Scrittura, la preghiera della liturgia delle Ore e del «Padre nostro», ogni atto sincero di culto o di pietà ravviva in noi lo spirito di conversione e di penitenza e contribuisce al perdono dei nostri peccati.
La Validità del Sacramento: Il Ruolo del Sacerdote
La confessione, per essere sacramentale, deve essere fatta davanti a una persona che in quel momento ha il potere di riconciliare con Cristo e con la Chiesa. Il potere di agire in persona Christi et Ecclesiae (identificandosi con Cristo e con la Chiesa) ce l’ha solo il sacerdote.
San Tommaso d'Aquino ha esaminato esplicitamente questo problema, affermando che "la grazia che viene conferita nei sacramenti discende dal capo alle membra. Quindi ministro dei sacramenti in cui si conferisce la grazia può essere soltanto colui che può esercitare una funzione ministeriale sul corpo vero di Cristo. Il che appartiene solo al sacerdote che ha la facoltà di consacrare l’Eucaristia. Poiché dunque nel sacramento della penitenza viene conferita la grazia, solo il sacerdote è ministro di questo sacramento. Perciò a lui soltanto va fatta la confessione sacramentale, che è dovuta ai ministri della Chiesa" (Somma Teologica, Supplemento, 8, 1).

Confessione a un Laico in Pericolo di Morte
In caso una persona sia sul punto imminente di morte e si volesse confessare, ma non è presente un sacerdote e non è possibile averlo a disposizione, il moribondo potrebbe confessarsi con un laico, ovviamente cattolico battezzato e cresimato. San Tommaso chiarisce: "La penitenza è un sacramento di necessità come il battesimo. Ora il battesimo, quale sacramento di necessità, ha due categorie di ministri: l’una a cui incombe di battezzare per ufficio, ed è formata dai sacerdoti, l’altra a cui si affida il compito di battezzare in caso di necessità. E così anche per la penitenza, il ministro a cui la confessione va fatta per ufficio è il sacerdote, ma in caso di necessità un laico può supplire il sacerdote così da poter ascoltare la confessione" (Somma Teologica, Supplemento, 8, 2).
Tuttavia, San Tommaso spiega il senso di una simile confessione: "Nel sacramento della penitenza non ci sono soltanto le parti che spettano al ministro, cioè l’assoluzione e l’imposizione della soddisfazione, ma ci sono anche quelle spettanti a chi riceve il sacramento, e che sono anch’esse essenziali, come la contrizione e la confessione. Sebbene il laico non possa compiere il sacramento dando l’assoluzione, tuttavia il Sommo Sacerdote supplisce la mancanza del ministro. Ciò nonostante la confessione fatta a un laico con il desiderio del sacerdote è, in un certo senso, sacramentale; sebbene non sia un sacramento perfetto, poiché manca l’assoluzione" (Somma Teologica, Supplemento, 8, 2, ad 1).
Validità dei Sacramenti Amministrati da Falsi Sacerdoti
Si sono verificati diversi casi di falsi sacerdoti che per anni hanno esercitato il ministero sacerdotale. La risposta sulla validità dei sacramenti da loro amministrati è chiara: non avendo il potere di ordine, chi compie gli uffici del sacerdote li compie non solo sacrilegamente ma anche invalidamente.
- Consacrazione Eucaristica (Messa): Nessuna Messa, celebrata da chi non è sacerdote, è valida. Chi fa così, inganna i fedeli perché li fa adorare (in buona fede, per loro) solo del pane e comunicandoli solo con del pane e del vino. Inoltre, chi celebra non essendo sacerdote e prende l’offerta legata all’intenzione della Messa, deve restituire quanto ha preso.
- Confessione: Ovviamente, tutte le assoluzioni impartite da un falso sacerdote sono invalide. I fedeli tuttavia non ne hanno colpa. I loro peccati saranno perdonati in una successiva confessione fatta ad un legittimo sacerdote, quando dirà: "intento anche accusare i peccati che non ricordo."
- Matrimonio: Anche i matrimoni presieduti da falsi sacerdoti sono nulli.
Elementi Essenziali della Confessione Sacramentale
La Confessione Sacramentale è l'atto con cui il penitente, davanti al sacerdote, confessa i propri peccati per ottenerne il perdono divino e la riconciliazione con la Chiesa. Per accostarsi degnamente a questo sacramento sono necessari cinque elementi:
- Esame di Coscienza: È la ricerca attenta e onesta dei propri peccati, in pensieri, parole, opere e omissioni, alla luce della legge di Dio. Il fedele deve esaminare la propria vita per riconoscere i peccati mortali e veniali commessi.
- Contrizione e Proposito di Non Peccare Più: La contrizione è il dolore dell'anima e la riprovazione del peccato commesso, insieme con il proposito di non peccare più. Deve essere un dolore sincero e soprannaturale, cioè motivato dall'amore di Dio o dal timore della sua giustizia. Il proposito deve essere fermo e universale, esteso a tutti i peccati mortali commessi e alle occasioni prossime che portano ad essi.
- Confessione Sincera dei Peccati: È l'accusa di tutti i peccati mortali commessi, non ancora confessati, di cui si ha coscienza dopo un attento esame. La confessione deve essere sincera e completa. Per l'accusa dei peccati è opportuno farsi aiutare dal confessore, specialmente in caso di incertezza o dubbio.
- Penitenza (Soddisfazione): È l'atto di riparazione o di risarcimento che il sacerdote impone al penitente per i peccati commessi. La penitenza ha lo scopo di riparare il danno causato dal peccato, aiutare il fedele a guarire dalle ferite del peccato e crescere nella virtù. Può consistere, per esempio, nella recita di preghiere, nell'elemosina, in opere di misericordia, nel digiuno o nella celebrazione di Sante Messe.
- Assoluzione Sacramentale: È il momento in cui il sacerdote, agendo in persona Christi, pronuncia la formula di assoluzione ("Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo"). Questa assoluzione cancella i peccati confessati e restituisce la grazia di Dio al penitente.
Modalità e Luogo della Confessione
La confessione può essere fatta in qualsiasi giorno e ora. È vivamente raccomandata la confessione individuale dei peccati. La confessione sacramentale ordinariamente si celebra in un confessionale, che è il luogo appropriato e autorizzato dalla Chiesa. Il confessionale, dotato di grata, permette un rapporto personale, garantendo discrezione e tutela per il penitente.
Esistono anche casi di assoluzione generale, che si può impartire a più penitenti senza la previa confessione individuale. Questo avviene solo in circostanze straordinarie, come in pericolo di morte imminente o quando non vi è tempo sufficiente per ascoltare le confessioni individuali dei singoli penitenti e questi altrimenti rimarrebbero privi della grazia sacramentale. Tuttavia, coloro che ricevono l'assoluzione generale sono tenuti a confessare individualmente i peccati gravi quanto prima, appena si presenta l'occasione.
Il Sigillo Sacramentale
Il sigillo sacramentale è l'assoluto segreto che il sacerdote confessore è tenuto a mantenere riguardo a tutto ciò che ha udito in confessione. Questo segreto è inviolabile. Qualsiasi violazione diretta o indiretta comporta la scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica. Il sigillo è tutelato anche dalla legislazione civile in molti paesi. Nessuno, nemmeno il sacerdote, può registrare, riprodurre o diffondere in alcun modo il contenuto delle confessioni.

Casi Particolari e Indulgenze
Persone in Situazioni Irregolari
La Chiesa riconosce la complessità di alcune situazioni di vita, come quelle delle persone divorziate e risposate civilmente. Queste persone sono chiamate a un cammino di penitenza e preghiera, ma non possono accedere ai sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia finché permane la situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio. Il proposito di cambiare condotta è fondamentale. Similmente, per i penitenti con perversioni sessuali, è richiesta la conversione del cuore e il proposito di non ricadere in peccato, ma l'assoluzione non è possibile se manca la piena avvertenza e il deliberato consenso o se l'occasione del peccato non è evitabile.
Indulgenze
Le indulgenze sono la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati già perdonati quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa. L'indulgenza può essere parziale o plenaria. Per acquistare l'indulgenza plenaria si richiede, oltre all'opera prescritta, la confessione sacramentale, la comunione eucaristica e la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, escludendo ogni affetto al peccato, anche veniale.
La Confessione nelle Tradizioni Primitive e Antiche
La pratica di confessare i peccati non è esclusiva del Cristianesimo, ma si riscontra, in forme diverse, presso molte popolazioni primitive e antiche, suggerendo una profonda esigenza umana di purificazione e riconciliazione. È assolutamente da escludere che la confessione quale si riscontra presso le varie popolazioni primitive sia derivata da quella cristiana introdotta dalle missioni.
Africa, Asia e Oceania
- Popolazioni Primitive dell'Africa (Kpelle, Dágari, Ewe, Fan, Yoruba, ecc.): La confessione compare in una forma elementare, non segreta, spesso fatta al fattucchiere in presenza di altri. Non è sempre accompagnata da sentimenti di pentimento, ed è destinata a liberare da un male concepito come conseguenza del peccato, quasi esclusivamente sessuale. Spesso accompagnata da pratiche eliminatorie (abluzione, aspersione, strofinamento, gettito e dispersione, combustione, suffumigio, sputo, vomito, estrazione del sangue) per allontanare materialmente il peccato.
- Asia (Yuraki, Pigmei, Batak di Sumatra) e Oceania (Sulka di Nuova Britannia) mostrano pratiche simili.
America Antica
- Messico: La confessione era fatta ai sacerdoti della dea Tlaçolteotl, dea della vegetazione, maternità e degli amori. I peccati confessati erano principalmente carnali e l'ubriachezza. Era segreta e assicurava l'impunità. La penitenza consisteva in un'estrazione di sangue dalla lingua o dall'orecchio. I Mixteki e Totonaki praticavano confessioni simili.
- America Centrale (Maya): Praticata in caso di malattia, pericolo mortale, matrimonio o parto difficile. I peccati erano in primo luogo, ma non esclusivamente, quelli carnali.
- Perù (Inca): Il penitente enunciava i suoi peccati all'ichuri (confessore/indovino), poi disperdeva polvere di mais e conchiglie col soffio. Seguivano strofinamento con una pietra, abluzione o immersione in acqua corrente. L'Inca e il gran sacerdote confessavano i loro peccati al Sole e all'Essere Supremo, gettando erba e fiori nell'acqua o nel fuoco.
Tradizioni Orientali
- Giappone: Un testo antico contiene un elenco di peccati celesti e terrestri, includendo semplici accadimenti dannosi, indipendenti dalla volontà umana.
- Cina (Confucianesimo e Taoismo): Nel Confucianesimo si trova traccia di un'antica confessione praticata dal sovrano. Nel Taoismo monastico, i monaci recitavano preghiere per il perdono dei peccati, offrivano acqua pura e meditavano per periodi specifici in base alla gravità e frequenza delle colpe.
- Brahmanesimo: La concezione primitiva del peccato come forza-sostanza malefica è presente nei Veda. Il peccato si eliminava con invocazioni, sacrifici, ma anche con azioni come l'uso del fuoco o dell'acqua. Durante la festa di Varuṇapraghāsa, la moglie del sacrificante doveva dichiarare i suoi amanti per eliminare i peccati.
- Giainismo: La penitenza, chiamata tapas, include l'espiazione dei peccati, che a sua volta consta di atti come la penitenza e la confessione. Queste pratiche mirano a impedire la formazione di nuovo karman e a distruggere quello esistente.
- Buddhismo (India e fuori): Nel Buddhismo indiano, l'importanza del pentimento interiore si estrinseca in un riconoscimento della propria colpa, dando luogo a una confessione palese e reciproca tra i monaci durante riunioni quindicinali. Fuori dall'India, la pratica penitenziale degenerò, con l'uso di ruote di preghiera in Giappone e Tibet per ottenere la cancellazione dei peccati.
- Parsismo: La letteratura teologica persiana include il concetto che i peccati possono essere cancellati tramite la semplice confessione (patēt) fatta a un dastur, seguita dall'esecuzione di penitenze imposte.
Egitto, Babilonia, Arabia e Giudaismo
- Egitto: Il "Libro dei Morti" contiene la "confessione negativa", un elenco di peccati che il defunto dichiara di non aver commesso per risultare innocente nel giudizio ultraterreno. Si credeva nel potere magico della parola per annullare il peccato.
- Babilonia: Testi babilonesi mostrano preoccupazioni eudemonistiche, con il male concepito come conseguenza del peccato. La recitazione del "salmo penitenziale" era accompagnata da formule esorcizzanti e spesso da lavacri con acqua o uso del fuoco.
- Arabia Meridionale: Alcune iscrizioni sabee documentano peccatori che confessavano e facevano penitenza di peccati sessuali al dio Dhu Samawi.
- Giudaismo: Nei Profeti, la nozione del peccato si sviluppa in senso etico. Dopo l'esilio si accentua l'uso liturgico della confessione collettiva. Nel culto della sinagoga si fissarono formule penitenziali e litanie di peccati. Nel giudaismo postbiblico si fece strada l'uso della confessione specifica dei peccati individuali.
Ellenismo
A Samotracia si praticava una specie di confessione in un rito catartico per la purificazione degli omicidi. Tracce di una confessione penitenziale si trovano nel culto di Iside, della dea Syria e della Magna Mater. In Egitto, un testo di Ermete Trimegisto menziona la pratica della confessione. Ad Alessandria, ai condannati a morte era data la facoltà di dichiarare per iscritto la propria colpa alla dea Artemis Agathé. L'idea che i defunti debbano confessare nell'oltretomba le colpe taciute in vita si trova in Virgilio e Plutarco.
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