La medaglia di Garibaldi e il pellegrinaggio a Caprera del 1902

Il culto civile degli Eroi dell’Umanità, non meno di quello dei Santi della Chiesa, si manifesta attraverso rituali che riflettono una fede sincera e operosa nel cuore degli uomini. In questo contesto, alla pratica della memoria va aggiunta quella del “pellegrinaggio” a fini educativi, costituita da gite scolastiche e spedizioni promosse da istituti primari e secondari nei luoghi simbolo della nazione. Queste mete, insieme alle vie che vi conducevano, erano considerate veri e propri luoghi di culto, non meno dei santuari per i credenti.

L'analisi della memorialistica privata, dei souvenir e delle brochure realizzati in ricordo delle celebrazioni istituzionali permette di comprendere lo spirito che mosse i visitatori sin dagli anni Sessanta dell’Ottocento. È evidente come la terminologia religiosa fosse entrata nell’uso comune dell’aneddotica di tali escursioni: le tombe dei patrioti e dei padri della Nazione erano considerate «sacre», «venerande» e «immacolate», così come “sacri” erano ritenuti gli oggetti (definiti “offerte votive”) depositati al loro cospetto.

Un'antica illustrazione del XIX secolo raffigurante patrioti e studenti in visita a un monumento risorgimentale, con un'atmosfera solenne e devozionale

Caprera: l'isola sacra dell'Eroe dei Due Mondi

Un discorso approfondito merita Caprera, che procurava ai visitatori vere e proprie esperienze mistiche. Per molti pellegrini, l'isola si trasformava, per effetto di un ideale, in una «terra promessa», un «paradiso terrestre» o un'arcadia «rischiarata dal sorriso di Dio». Il protagonista assoluto di questa narrazione è Giuseppe Garibaldi, spesso accostato alla figura di un «nuovo San Francesco» ritiratosi a vita eremitica.

Già prima dell’Unità, le analogie tra figure cristologiche ed eroi della narrativa nazionale apparivano impressionanti. Giuseppe Mazzini fu tra i primi a legittimare tale linguaggio, definendo la redenzione nazionale come una missione divina. Garibaldi veniva percepito come un tipo umano unico nella storia, impossibile da imitare; un uomo grandioso che, dopo le imprese belliche, scelse la solitudine degli scogli granitici.

L'evoluzione dei pellegrinaggi dopo il 1882

La morte di Garibaldi, avvenuta nel 1882, non interruppe il flusso dei visitatori, ma ne mutò le formule. Caprera divenne la destinazione di numerosi pellegrinaggi nazionali organizzati da associazioni private, con un pubblico alquanto eterogeneo. Se prima del 1882 si andava sull'isola per incontrare l'Eroe e testimoniare i sacrifici necessari per raggiungerlo, dopo la sua scomparsa il percorso divenne un rito a tappe giornaliero focalizzato sulla casa bianca e sulla tomba monumentale.

Onoranze a Garibaldi nell'isola di Caprera.

Il pellegrinaggio del 1902 e l'intervento del Touring Club Italiano

L'anno 1902 segnò un momento fondamentale con l'organizzazione di un importante pellegrinaggio a Caprera. Per l'occasione venne istituito un Comitato d’onore che vantava tra i suoi 38 membri ben cinque ministri, undici deputati e due senatori. Un ruolo di primissimo piano fu ricoperto dai fondatori del Touring Club Italiano (TCI), Luigi Vittorio Bertarelli e Federico Johnson.

L’evento ebbe un successo imprevisto: nonostante i soli 200 posti inizialmente messi a disposizione, si accolsero 600 adesioni, tra cui quelle di 101 reduci, causando non pochi problemi logistici. Il programma, dettagliatissimo per gli standard dell'epoca, prevedeva l'uso di mezzi alternativi alle classiche "due ruote", sebbene il successo della destinazione fosse spesso legato alla diffusione della bicicletta, intesa non solo come strumento di svago ma come potenziale mezzo militare e di propaganda politica.

Mappa infografica del percorso seguito dai pellegrini nel 1902, con indicazione delle tappe principali tra la Sardegna e Caprera

La medaglia commemorativa del centenario (1987)

Per celebrare il Centenario del pellegrinaggio a Caprera, nel 1987 è stata realizzata una medaglia commemorativa in metallo. L'opera è attribuita all'artista Piero Cattaneo, figura di rilievo del XX secolo. Questa medaglia non è solo un manufatto artistico, ma funge da veicolo per la conservazione della memoria storica e dell'identità nazionale, celebrando il legame indissolubile tra l'isola di Caprera e l'unificazione italiana.

Attualmente, l'esemplare è conservato presso l'Ex Convento di S. Francesco a Bergamo, un sito che custodisce un ricco patrimonio artistico e culturale legato alla storia del Risorgimento.

Caratteristica Dettagli della Medaglia
Anno di emissione 1987
Occasione Centenario del pellegrinaggio a Caprera (1902-1902)
Autore Piero Cattaneo
Materiale Metallo / Bronzo
Luogo di conservazione Ex Convento di S. Francesco, Bergamo

L'aneddoto di Vannantò e la medaglia sfregiata

Esiste un racconto tramandato oralmente che getta una luce particolare sul rapporto tra Garibaldi e i riconoscimenti ufficiali. Protagonista è Giovanni Antonio, detto "Vannantò", un fabbro e maniscalco di origine genovese che lavorava a Caprera intorno al 1867. Si narra che il Generale, vedendo i vestiti logori del lavoratore, gli offrì una delle sue iconiche camicie rosse.

Tuttavia, l'episodio più significativo riguarda una medaglia di bronzo che recava l'effigie di Vittorio Emanuele II. Garibaldi condusse Vannantò nella sua casa, pose la medaglia su una piccola incudine e la colpì con forza più volte con una martellina, spiegando:

«Questa medaglia che il Re mi ha mandato non mi fa onore e non la merito, perché non ho liberato la Sicilia e neanche i siciliani, e tanto meno quelli che come te si spezzano la schiena senza speranza e senza futuro. È il simbolo del mio fallimento.»

Il Generale appariva tormentato dai ricordi delle stragi di civili, come quelle avvenute in Brasile a Imaruhy, e viveva il "lungo inverno" della sua vita in un isolamento che era insieme fisico e spirituale. Questa medaglia "autentica", distribuita dopo la Campagna di Sicilia in forza del Decreto Luogotenenziale del 12 dicembre 1860, divenne nelle mani di Garibaldi una testimonianza della sua profonda sfiducia verso la politica ufficiale del Regno.

Schema tecnico di una medaglia risorgimentale del 1860, con evidenziati i dettagli del fronte (effigie reale) e del retro (scritte commemorative)

Altre mete del pellegrinaggio laico

Oltre a Caprera, l'Italia liberale vide la nascita di altre destinazioni devozionali:

  • Il Pantheon a Roma: Protagonista del più maestoso pellegrinaggio (1884), con circa 76.000 partecipanti per onorare la tomba di Vittorio Emanuele II.
  • Ossari di San Martino e Solferino: Eletti a santuari simboli del martirio per l'indipendenza.
  • Porta Pia: Visitata specialmente in occasione del 25° anniversario della presa di Roma, definita il "Primo Giubileo di Roma italiana".
  • Ravenna: Meta di pellegrinaggi alla tomba di Dante Alighieri e al vicino Capanno di Anita, simboli di un patriottismo che univa cultura e azione militare.

Le gite patriottiche organizzate dal TCI e da altre associazioni nel nord Italia (Melegnano, Palestro, Magenta) non erano semplici escursioni, ma strumenti di aggregazione e propaganda, volti a creare un consenso popolare attorno all'identità nazionale e alle scelte di politica estera, inclusi i successivi e controversi "pellegrinaggi" nelle nuove colonie come la Libia.

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