Le Reliquie e l'Ostensione della Santa Croce: Storia, Arte e Culto

Le Reliquie Maggiori della Basilica Vaticana

La Basilica Vaticana custodisce fin dal Medioevo alcune delle più venerate Reliquie Maggiori del Cristianesimo: il Volto Santo della Veronica, il Legno della Croce, la Sacra Lancia di Longino e il capo di Sant’Andrea. Ad eccezione di quest'ultima, donata da Paolo VI al Patriarca Ecumenico Atenagora I, le altre sono conservate in uno dei quattro piloni che sorreggono la cupola di San Pietro.

La Reliquia del Legno della Croce e le Sue Sorelle

La reliquia del Legno della Croce, rinvenuta in Palestina da Elena, madre dell’imperatore Costantino, è custodita da secoli in Vaticano insieme ai chiodi della crocifissione.

Il Volto Santo, più noto come Veronica, è secondo la tradizione il sudario con il quale la pia donna avrebbe asciugato il viso insanguinato di Gesù durante la salita al Calvario, e su cui il volto sarebbe rimasto impresso miracolosamente. Le prime testimonianze della sua presenza nella Basilica di San Pietro risalgono all’VIII secolo.

La Sacra Lancia di Longino è una parte dell’asta con la quale il centurione romano trafisse il costato di Cristo. Originariamente conservata nel tesoro sacro di Costantinopoli, fu donata a Papa Innocenzo VIII Cybo dal sultano Bajazet nel 1492.

Infine, il capo di Sant’Andrea, fratello di san Pietro, giunse a Roma per volere di Pio II Piccolomini nel 1462. Inizialmente conservata a Castel Sant’Angelo, fu poi traslata nella Basilica Vaticana, dove rimase fino al 1966, quando Paolo VI la donò al Patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora I per la città di Patrasso, luogo del martirio del santo.

Mappa dei luoghi di origine delle Reliquie Maggiori

L'Architettura di Bernini e i Luoghi di Custodia

Con l'edificazione della nuova basilica, le Reliquie Maggiori vennero allocate nei piloni che sorreggono il peso della cupola michelangiolesca. Questi spazi furono adattati a tale scopo da Gian Lorenzo Bernini, su incarico di Papa Urbano VIII. Nelle nicchie di ciascuno dei pilastri trovano posto quattro statue alte quasi 5 metri, rappresentanti i santi Veronica, Elena, Andrea e Longino. Solo la statua di Longino è opera del celebre scultore seicentesco, mentre le altre furono realizzate da Francesco Mochi, Andrea Bolgi e François Dusquesnoy.

Disegno o foto dei piloni della cupola di San Pietro con le statue

L'Ostensione delle Sacre Reliquie

Al di sopra delle grandi sculture marmoree, è possibile scorgere quattro logge, incorniciate da colonne tortili provenienti dall'antica basilica. In quella sovrastante la Veronica si trova la cappella che ancora oggi preserva le Reliquie Maggiori. Da questa balconata si svolge l’ostensione del Volto Santo, un evento che in passato richiamava folle immense di fedeli. L’ostensione del Volto Santo avviene ancora oggi ogni quinta domenica di Quaresima, mentre la Sacra Lancia è offerta alla venerazione nella seconda settimana di Quaresima. In antico, le ostensioni si svolgevano con maggiore frequenza, specialmente in occasione degli Anni Santi o di grandi eventi, o anche per scongiurare calamità.

documentario sulla Basilica di San Pietro in Vaticano

L'Arte Musiva nelle Grotte Vaticane: Un Patrimonio Nascosto

Al di sotto della scultura di Longino, una piccola scala a chiocciola conduce a una cappella delle Grotte Vaticane dedicata al Volto Santo, anch’essa realizzata dal Bernini. Lo scultore è immortalato, in un ovale pittorico sulla volta, nell’atto di presentare a Urbano VIII il progetto architettonico per la riorganizzazione dell'intera area circostante la Confessione, che prevedeva il collegamento di ogni cappellina al soprastante pilone.

Le Cappelle Dedicate alle Reliquie e i Mosaici di Cristofari

Ad eccezione della cappella dedicata a Sant’Andrea, situata sul percorso che permette ai pellegrini di transitare dalla Basilica alle Grotte Vaticane, le altre cappelline sono inaccessibili al pubblico, trovandosi a pochi metri dalla tomba di Pietro. Ciascuna di esse è decorata da un mosaico. I quattro quadri musivi sono stati oggetto di un recente restauro condotto dallo Studio del Mosaico Vaticano, finalizzato a salvaguardare le opere dall’umidità e da altri fattori climatici dell’ambiente ipogeo. Questi pregevoli manufatti, nonostante siano passati oltre tre secoli dall’impresa di Fabio Cristofari a partire dall’estate del 1682, che consisteva nella riproduzione a mosaico delle tele dipinte nella prima metà del XVII secolo da Andrea Sacchi, hanno mantenuto inalterato l’originario splendore delle tessere di smalto policromo.

I quadri di Sacchi, di dimensioni 1,20 x 2 mt, furono ispirati alle Reliquie Maggiori e rappresentano “Cristo porta Croce e Santa Veronica”, “Sant'Andrea adora la Croce del martirio”, “Il martirio di San Longino” e “Sant'Elena e il miracolo della vera Croce”. Erano destinati ai piccoli sacelli delle Grotte Vaticane voluti da Papa Barberini. Per ovviare al problema della scarsa salubrità dell’ambiente, costruito sotto il livello del suolo, lo stesso Bernini predispose ampliamenti e aperture per favorire ricircolo d’aria, aerazione e luminosità.

Foto ravvicinata di uno dei mosaici delle Grotte Vaticane

Il Processo di Realizzazione e Restauro

Il confronto tra le tele e i mosaici è eloquente: identici nelle dimensioni, sovrapponibili nello schema figurativo tipicamente post-tridentino per la sua chiarezza iconologica, nell’intensa carica emotiva e nell’elevato pathos mistico. Paolo Di Buono, responsabile dello Studio del Mosaico Vaticano, spiega che nei mosaici "i colori dei personaggi e degli scenari naturali che partecipano della narrazione sono ancora molto potenti, mentre nei dipinti risultano attutiti". Una grande difficoltà nella trasposizione in mosaico fu la resa degli incarnati, per cui Cristofari utilizzò materiale lapideo, marmi color carnagione. I suoi quadri sono realizzati al 70-80% in pasta vitrea, attraverso la cosiddetta tecnica romana, ovvero tessere ricavate dall’uso di martellina e tagliolo. Per dettagli più minuti, come le labbra di San Longino o la decorazione floreale della veste di Sant’Elena, fu adottata la tecnica del mosaico in filato, poco in uso in quegli anni ma destinata a diffondersi nel Settecento.

Le quattro pale d’altare a mosaico delle Grotte Vaticane sono un anello di congiunzione tra il primo tentativo di tradurre a mosaico i capolavori pittorici della Basilica Vaticana, condotto a inizio XVII secolo da Giovanni Calandra, e la successiva produzione settecentesca delle enormi pale d’altare (4 metri per 7) oggi presenti in San Pietro. Cristofari lavorò un tessellato di forma quadrangolare, piccolo, idoneo a miscelare le tonalità di colore. Queste opere hanno fatto da apripista per la produzione a mosaico successiva.

Lo Studio del Mosaico Vaticano, istituito ufficialmente da Benedetto XIII nel 1727, ha la duplice funzione di tramandare le antiche tecniche e di aggiornarsi sulle più avanzate tecniche di restauro. L’attuale intervento sulle cappelline delle Grotte Vaticane, voluto dal cardinale Mauro Gambetti, riporta lo Studio alla sua missione primaria di manutenzione e restauro dei mosaici della Basilica. Il lavoro su un singolo quadro dura circa 20 giorni, iniziando con una dettagliata campagna fotografica, seguita dalla depolveratura e una mappatura dello stato di salute dell’opera. Il restauro include una pulitura delicata della superficie e piccolissime correzioni ad acquerello per uniformare le tonalità.

La Storia Millenaria della Santa Croce

Antichissimo è il culto della Santa Croce, che risale all'epoca di Santa Elena, madre dell'imperatore Costantino. Quest'ultimo, dopo la vittoriosa battaglia a Ponte Milvio nel 312, in cui ebbe la visione della croce fiammeggiante con la scritta "In hoc signo vinces", riconobbe ai cristiani la libertà di religione, favorendo la diffusione del cristianesimo.

La Scoperta di Sant'Elena e le Feste della Croce

Fu Santa Elena, dopo la sconfitta dell'imperatore d'oriente Licinio, ad esplorare i Luoghi Santi di Gerusalemme e a far costruire basiliche sul Sepolcro di Cristo, nella Grotta di Betlemme e sul Monte degli Ulivi. Fece eseguire scavi sul Calvario e riuscì a rintracciare la Croce della Redenzione. La data della "Invenzione della Croce" ricorre il 13 settembre a cominciare dall'anno 335, a ricordo dell'avvenimento, con l’ostensione della reliquia il 14 settembre. Dall'anno 630, a questa festa si aggiunge la memoria del recupero della reliquia della Santa Croce da parte dell'imperatore bizantino Eraclio, che la liberò dalle mani dei Persiani. Ricondotte a Gerusalemme, le Reliquie vennero venerate solennemente con la "Festa dell'Esaltazione della Santa Croce", mentre la festa della "Invenzione" è fissata al 3 maggio.

Illustrazione di Sant'Elena che scopre la Vera Croce

Il Culto della Santa Croce in Italia: Esempi e Tradizioni Locali

La Reliquia del Legno della Croce a Vasto

A Vasto, la reliquia del legno della crocifissione è custodita nella chiesa di Sant'Antonio, precedentemente nella demolita Chiesa di San Pietro. Il culto vastese alla Santa Croce è antichissimo, risalente al V-IV secolo. Nel 1690, il Cardinale Altieri, protettore della chiesa di San Pietro Apostolo di Vasto, donò la reliquia della Santa Croce, e da allora è celebrata con rito solenne, con processione al pari della festa di San Pietro e del Giubileo Pontificale annuale. Nella navata di destra della demolita chiesa di San Pietro, vi era la cappella della "Invenzione della Croce", che conteneva anche un quadro dell'artista vastese Nicola Tiberi. Il 12 marzo 1922, il Parroco Don Romeo Rucci fece ricostruire e inaugurare una più degna cappella per la santa reliquia, venerata dalla gente di mare a protezione dalle tempeste.

Le ricerche storiche e gli scavi archeologici condotti negli anni 1973-1974 durante i lavori per la costruzione dell’Arena alle Grazie, hanno rivelato l'esistenza di un edificio medioevale al di sotto della strada consolare. Questa scoperta di una struttura absidale con mura in opera listata, risalente al V-IV secolo, indica la presenza di un edificio di culto dedicato alla "Santa Croce" in un'area vicina tra le chiese di Sant'Antonio e Madonna delle Grazie, poi abbandonato e andato in rovina a seguito dello spopolamento della zona orientale di Vasto.

Foto della chiesa di Sant'Antonio a Vasto o del sito archeologico menzionato

Il Reliquiario delle Santissime Croci di Brescia

Il Reliquiario della Santissima Croce, conservato nel Duomo Vecchio di Brescia, fa parte del tesoro delle Santissime Croci. Questa preziosa oreficeria, che appare oggi come una stauroteca, è il risultato di restauri e modifiche. In origine, era un "tabernaculum", una custodia in argento, in parte dorato e smaltato, realizzato dall’orafo Bernardino Dalle Croci tra il 1477 e il 1487 per contenere la reliquia. Nel 1516, lo stesso artista lo riadattò a piedistallo, fissando la reliquia sulla sommità. Una terza fase conclusiva, tra il 1533 e il 1557, vide l'aggiunta di una teca in oro, smalti e pietre preziose, eseguita dall’orafo Giovanni Maria Mondella, che fuse abilmente le due parti in un insieme elegante e omogeneo.

Foto del Reliquiario delle Santissime Croci di Brescia

L'Ostensione a Venezia

Nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, si svolge un'importante ostensione della reliquia della Santa Croce nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, tra le 16 e le 17. Dopo una preghiera comunitaria, alle 17.30, ha luogo la tradizionale processione solenne della reliquia dalla chiesa dei Frari a quella di San Giovanni Evangelista. Durante la processione, è possibile ammirare anche il prezioso baldacchino settecentesco che copre il Reliquiario e il soler settecentesco, una sorta di portantina sulla quale viene issato il reliquiario stesso.

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