Il Matrimonio di Maria e Giuseppe nella Bibbia e nella Tradizione

Il matrimonio di Maria e Giuseppe, sebbene non sia descritto in modo esplicito nei Vangeli canonici, rappresenta un evento fondamentale per la storia della salvezza e per la comprensione della figura di Gesù. Tre passi della Scrittura si riferiscono specificamente al loro fidanzamento, alla consumazione del matrimonio e alla nascita di Gesù: Matteo 1:18-25, Luca 1:26-56 e Luca 2:1-7.

Le Usanze Matrimoniali Ebraiche al Tempo di Gesù

Ai tempi della Bibbia, le usanze matrimoniali ebraiche relative al fidanzamento erano molto diverse e più rigide rispetto a quelle attuali. I matrimoni erano spesso organizzati dai genitori degli sposi, talvolta senza consultare direttamente la coppia. Si stipulava un contratto in cui i genitori dello sposo pagavano un prezzo per la sposa. Questo contratto era considerato immediatamente vincolante, e la coppia era ritenuta già sposata, anche se la cerimonia vera e propria e la consumazione del matrimonio non sarebbero avvenute prima di un anno.

Il Fidanzamento di Maria e Giuseppe

Fu durante questo periodo di fidanzamento che l'angelo Gabriele visitò Maria, annunciandole la sua imminente gravidanza. Quando Giuseppe venne a conoscenza della gravidanza di Maria, si trovò in un dilemma. Matteo 1:19 narra: "Allora Giuseppe, suo sposo, che era uomo giusto e non voleva esporla ad infamia, deliberò di lasciarla segretamente". L'usanza ebraica permetteva di considerarli marito e moglie, anche senza la consumazione del matrimonio. Il versetto 18 di Matteo sottolinea che "prima che iniziassero a stare insieme", Maria si trovò incinta. La legge ebraica prevedeva che la sua promessa sposa, a causa di un'infedeltà percepita, potesse essere giudicata e persino lapidata. Giuseppe, uomo giusto, pensava di ripudiarla in segreto per evitarle l'onta pubblica.

illustrazione di Giuseppe in sogno con l'angelo

Mentre Giuseppe rifletteva su queste cose, un angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Ciò che in lei è generato viene dallo Spirito Santo» (Matteo 1:20).

Il Ruolo di Giuseppe nel Mistero dell'Incarnazione

Il Vangelo di Matteo inizia con una lunga genealogia, prevalentemente maschile, che traccia la discendenza di Gesù. In questa catena di generazioni, che da Abramo giunge fino a Giuseppe, si inseriscono anche quattro figure femminili, le cui storie complesse rendono la narrazione più ricca. Maria e Giuseppe, convinti di essere semplici individui nel flusso del popolo di Dio, furono sorpresi da una benedizione inaspettata: furono chiamati a essere benedizione per gli altri non solo a parole, ma con i fatti. A Maria fu chiesto di accogliere lo Spirito Santo e di diventare la casa della benedizione, mentre a Giuseppe, come ad Abramo, fu richiesto di lasciare tutto per accogliere Maria e il bambino concepito in lei, la benedizione di Dio. Maria e Giuseppe, uniti nel loro "sì" a Dio, pronunciato con trepidazione ma con fiducia, scelsero di fidarsi della Sua Parola piuttosto che perseguire i propri sogni o obiettivi.

Di fronte al turbamento di Giuseppe, Maria non si giustificò, ma scelse il silenzio, confidando che Dio stesso avrebbe rivelato la verità del bellissimo evento. La collaborazione di Giuseppe fu essenziale affinché Maria potesse assolvere la sua missione di madre di Gesù. L'accoglienza di Giuseppe a Maria non fu quella di un matrimonio sognato da entrambi, ma un servizio al sogno di Dio.

Il Matrimonio di Maria e Giuseppe nella Teologia

Il tema del matrimonio di Maria con Giuseppe, considerata l'unione ipostatica, trova il suo luogo naturale nel trattato dell'Incarnazione, offrendo grandi vantaggi alla teologia della famiglia e del matrimonio. Nonostante l'attenzione teologica alla "relazione", lo specifico aspetto di "Maria persona in relazione" attraverso il suo matrimonio è stato trascurato, sottovalutandone l'importanza teologica e biblica.

Giovanni Paolo II, nell'Esortazione apostolica Redemptoris custos, ha sottolineato l'importanza di difendere il matrimonio di Maria con Giuseppe, poiché da esso dipende giuridicamente la paternità di Giuseppe. La genealogia e il matrimonio si intrecciano, garantendo a vicenda la discendenza di Gesù da Davide, nonostante il concepimento verginale. Matteo 1:16 qualifica Giuseppe come "vir Mariae", trasferendo a Gesù il titolo di "figlio di Davide", essenziale per riconoscerlo come "il Cristo". "Il figlio di Maria è anche il figlio di Giuseppe in forza del vincolo matrimoniale che li unisce" (Redemptoris custos, n. 7).

Gli evangelisti qualificano Maria e Giuseppe come "genitori" (Lc 2,41), o espressamente come "suo padre e sua madre" (v.33). Maria stessa afferma: "Tuo padre ed io" (v.48), e Gesù riconosce questa paternità prestando loro obbedienza. Il matrimonio di Maria e Giuseppe è definito da Leone XIII come un "sacro vincolo di carità", espressione teologicamente esatta di un'unione che sant'Agostino e san Tommaso collocano nell' "indivisibile unione degli animi", nell' "unione dei cuori", nel "consenso".

Il Matrimonio di Maria e Giuseppe: Esempio di Dono di Sé

L'essenza del matrimonio è il dono della persona alla persona, la mutua donazione di due individui. Mentre l'esperienza peccaminosa ha reso difficile all'uomo realizzare pienamente questo dono, in Maria e Giuseppe si è totalmente realizzato ciò che per Adamo ed Eva era rimasto un ideale. Nella piena consapevolezza di essere voluti dal Creatore "per se stessi" ed entrambi per Cristo, hanno ritrovato se stessi nel dono disinteressato di sé.

Giuseppe, obbediente al comando divino: "Tieni senza esitare la tua sposa Maria" (Mt 1,20), accolse Maria "per se stessa" e "non la conobbe" (v.25), nel pieno rispetto del progetto di Dio su di lei. Maria e Giuseppe hanno vissuto l'esperienza del dono, scambiandosi il dono sincero della propria persona e vivendo in pienezza la libertà del dono, fondamento del significato sponsale del corpo, ossia la capacità di esprimere l'amore.

La Celebrazione Liturgica dello Sposalizio di Maria e Giuseppe

I Padri della Chiesa e i teologi hanno approfondito la natura del matrimonio tra la Vergine Madre di Dio e san Giuseppe, scoprendone l'importanza cristologica, salvifica ed ecclesiale. Di qui la sua celebrazione liturgica, risalente all'inizio del XV secolo, e la sua larga diffusione presso Diocesi e Ordini religiosi. La commemorazione liturgica dello sposalizio di Maria e Giuseppe, sebbene non sia una festa universale nella Chiesa cattolica, viene celebrata il 23 gennaio. Jean Gerson, Gran Cancelliere dell'Università di Parigi, nel suo testamento dispose una messa in onore di questa unione, e la ricorrenza fu adottata da vari ordini religiosi, tra cui francescani, servi di Maria, domenicani, carmelitani e stimmatini. Tuttavia, questa memoria non è mai stata inclusa nel calendario liturgico ufficiale della Chiesa cattolica, essendo ritenuta superflua rispetto alla festa della Sacra Famiglia. Questa convinzione, però, non considera che si tratta di due realtà distinte, come il fiume e la sua sorgente: la famiglia nasce dal matrimonio.

La Storia - SPOSALIZIO DI MARIA E GIUSEPPE

Il Matrimonio di Maria e Giuseppe e la Famiglia di Nazaret

L'atto creativo di Dio conserva sempre la sua dimensione "esemplare" nei confronti dell'uomo e della donna, come Gesù afferma riferendosi al "principio" (Mt 19,4). La "comunione" delle persone è dedotta dal mistero del "Noi" trinitario, e la "comunione coniugale" vi è riferita. La famiglia, che ha inizio dall'amore dell'uomo e della donna, scaturisce dal mistero di Dio. Questo "rinnovamento di tutte le cose in Cristo" inizia dal matrimonio di Maria e Giuseppe e si prolunga nella famiglia.

Alle soglie del Nuovo Testamento, come già nell'Antico, c'è una coppia. Ma, mentre Adamo ed Eva furono sorgente del male, Giuseppe e Maria costituiscono il vertice dal quale la santità si espande sulla terra. Questa affermazione si trova nella Redemptoris custos (n.7), e riprende una citazione di Paolo VI. Già la Lettera apostolica Neminem fugit di Leone XIII (14 giugno 1892) collegava esplicitamente la società familiare con la Famiglia di Nazaret e questa con l'inizio della redenzione, presentandola come un "assolutissimo esemplare della società domestica e di ogni virtù e santità".

Giovanni Paolo II ha sottolineato l'importanza della Santa Famiglia come "inserita direttamente nel mistero stesso dell'Incarnazione", affermandone la dignità di mistero salvifico. La Famiglia di Nazaret, composta da Giuseppe, Maria e Gesù, non è un'idealizzazione, ma un mistero speciale in cui Giuseppe è il padre, non per generazione, ma con un'autenticità che deriva dall'unione ipostatica. Le parole di Maria a Gesù dodicenne nel tempio: "Tuo padre ed io… ti cercavamo" (Lc 2,48), indicano la realtà dell'incarnazione nel contesto della Famiglia di Nazaret. Giuseppe, che accettò la sua paternità con "l'obbedienza della fede", scoprì progressivamente il dono ineffabile di questa paternità.

La speciale attenzione al matrimonio di Maria e Giuseppe rimane giustificata, essendo indispensabile per garantire la paternità umana di Giuseppe, "assunta" nel contesto familiare.

Maria e Giuseppe: Notizie dai Vangeli Apocrifi e dalla Tradizione

I Vangeli canonici non descrivono direttamente il matrimonio di Maria e Giuseppe, ma il tema compare in alcuni vangeli apocrifi e nella tradizione. Secondo l'usanza ebraica, il matrimonio avveniva tramite un accordo tra le famiglie. Se la giovane accettava, i due venivano fidanzati formalmente e dopo circa un anno iniziavano a vivere insieme. Questa pratica è in linea con quanto riportato in Matteo 1,18-24 e Luca 1,26-38.

La Verginità di Maria

Quando l'Arcangelo Gabriele annunciò a Maria il concepimento di un figlio, la sua risposta: "Come è possibile? Non conosco uomo" (Lc 1,34), indica il suo fermo proposito di rimanere vergine, una decisione rara per l'epoca. Il Magistero della Chiesa e i teologi spiegano questa scelta come frutto di una specialissima ispirazione dello Spirito Santo, che la stava preparando a essere la Madre di Dio. Lo stesso Spirito le fece incontrare Giuseppe, che sarebbe stato il suo sposo verginale.

La Storia del Bastone Fiorito

Nei vangeli apocrifi si trova la tradizione del bastone fiorito di Giuseppe. Secondo questi testi, Maria crebbe nel Tempio di Gerusalemme. Quando giunse l'età del matrimonio, Dio mostrò miracolosamente ai sacerdoti chi fosse l'eletto come sposo di Maria. Un angelo apparve al sommo sacerdote Zaccaria, dicendogli di radunare tutti i vedovi del popolo, ognuno con un bastone. Colui il cui bastone avesse mostrato un segno sarebbe stato designato dal Signore. Quando Giuseppe prese il suo bastone, una colomba uscì da esso e volò sul suo capo, indicandolo come custode della vergine del Signore.

Il fatto storico dovette essere più semplice: quando la famiglia di Maria raggiunse un accordo con Giuseppe, fu celebrato lo sposalizio, che per la Legge mosaica aveva la stessa forza del matrimonio. In questo lasso di tempo ebbe luogo l'Annunciazione. Giuseppe, discendente della stirpe reale di Davide, in virtù del suo matrimonio con Maria, conferì al Figlio della Vergine il titolo legale di figlio di Davide, adempiendo così le profezie.

L'Amore Semplice di Maria e Giuseppe

Maria sapeva solo che il Signore l'aveva voluta sposa di Giuseppe, un "uomo giusto" che l'amava e la proteggeva. Giuseppe sapeva che il Signore voleva che proteggesse Maria in vista delle nozze divine della Vergine con lo Spirito Santo. Questa coppia di novelli sposi, discreta e silenziosa, rallegrò Dio e meravigliò gli angeli. Nelle parole dello scrittore Pasquale Festa Campanile, "il ragazzo e Maria si capivano senza parole, non c'era mai tra i due il minimo urto: sembrava che entrassero l’uno nell’altra, che costituissero un’unica persona, tanto era stretta la loro unione". In questo amore, si può scorgere l'infinito Amore di Dio per l'umanità, espresso in un'unione sponsale semplice e pura.

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