Martin Luther King Jr., nato Michael King Jr. ad Atlanta il 15 gennaio 1929, è stato il simbolo indiscusso del movimento per i diritti civili degli afroamericani. Figlio del reverendo battista Martin Luther King Senior e di Alberta Williams, crebbe in un ambiente borghese ad Atlanta, distinguendosi precocemente per le sue doti oratorie e il suo impegno intellettuale. La sua formazione teologica e filosofica, culminata negli studi a Boston, lo portò nel 1954 a diventare pastore a Montgomery, in Alabama, dove si trovò a operare in uno dei contesti di segregazione razziale più duri degli Stati Uniti.

L'impegno per i diritti civili e la nonviolenza
La figura di King divenne centrale nel 1955, in seguito all'arresto di Rosa Parks, che si era rifiutata di cedere il posto su un autobus a un passeggero bianco. Questo evento scatenò il famoso boicottaggio dei bus di Montgomery, guidato da King insieme alla neonata Montgomery Improvement Association. Nonostante gli arresti, le minacce di morte e l'attentato dinamitardo alla sua abitazione, King promosse una strategia di disobbedienza civile nonviolenta che portò, nel 1956, alla dichiarazione di incostituzionalità della segregazione sui mezzi pubblici da parte della Corte Suprema.
Nel 1957, King fu tra i fondatori della Southern Christian Leadership Conference (SCLC), organizzazione che coordinò le lotte in tutto il Sud. La sua attività si estese rapidamente a campagne per il diritto di voto, l'integrazione nelle scuole e il miglioramento delle condizioni abitative. Il 28 agosto 1963, in occasione della Marcia su Washington per il lavoro e la libertà, King pronunciò il celebre discorso "I have a dream", delineando la visione di una nazione in cui le persone non fossero giudicate per il colore della pelle.

Le trame oscure e le minacce
Il crescente prestigio di King e la sua capacità di mobilitazione attirarono l'ostilità di frange razziste estreme e la diffidenza delle autorità. Il Ku Klux Klan, e in particolare i Cavalieri Bianchi guidati da Samuel Holloway Bowers, tentarono più volte di eliminare il leader per i diritti civili. Documenti storici, analizzati in volumi come Uccidere King di Stuart Wexler e Larry Hancock, rivelano che tra il 1964 e il 1968 furono pianificati diversi attentati, spesso ostacolati solo dalla mancanza di fondi o dalla sorveglianza dell'FBI.
Il rapporto tra King e l'FBI di J. Edgar Hoover fu estremamente teso. Hoover, protettivo verso la reputazione dell'agenzia e ostile al movimento per i diritti civili, etichettò King come un nemico della legge, arrivando a tentare di screditarlo pubblicamente con insinuazioni su presunti legami comunisti e diffondendo materiale privato sulla sua vita personale.
L'omicidio a Memphis
Nella primavera del 1968, King si recò a Memphis, nel Tennessee, per sostenere i netturbini afroamericani in sciopero contro le diseguaglianze salariali. Il 3 aprile pronunciò il suo ultimo discorso, noto come "I've Been to the Mountaintop".
Il 4 aprile 1968, mentre si trovava sul balcone del Lorraine Motel, Martin Luther King fu colpito da un singolo proiettile calibro 30-06 sparato da un fucile Remington 760. Fu dichiarato morto alle 19:05 al St. Joseph Hospital. L'assassino, James Earl Ray, fu arrestato mesi dopo a Londra. Sebbene Ray sia stato condannato come esecutore materiale, il caso resta circondato da dubbi su una possibile cospirazione più ampia, che coinvolgerebbe esponenti della criminalità legata alla cosiddetta "Dixie Mafia" e ambienti razzisti radicali.

| Data | Evento chiave |
|---|---|
| 1955 | Boicottaggio dei bus di Montgomery |
| 1963 | Marcia su Washington e discorso "I have a dream" |
| 1964 | Premio Nobel per la pace |
| 4 aprile 1968 | Assassinio di Martin Luther King a Memphis |