Origini e Ascesa della Famiglia Guglielmi
La famiglia Guglielmi, originaria di Legogne nel territorio di Norcia, si trapiantò a Civitavecchia nella seconda metà del Settecento, più precisamente nel 1775 con Benedetto Guglielmi. In pochi decenni, i Guglielmi accumularono un immenso patrimonio fondiario nella Maremma laziale, estendendosi da Civitavecchia a Montalto di Castro e superando i confini della Toscana, con proprietà anche attorno a Talamone. Questo patrimonio fu consolidato durante il periodo napoleonico.
Il padre di Felice Guglielmi, Giulio (1772-1837), fu già membro del tribunale di commercio istituito a Civitavecchia nel 1809. Al ritorno della città sotto l'autorità pontificia, ricoprì per tre volte la carica di gonfaloniere (nel 1816, dal 1821 al 1822 e dal 1831 al 1834). Nel 1828, in qualità di membro della commissione istituita per dettare le norme per la formazione delle due classi, quella nobile e quella civica, in cui scegliere i nomi dei consiglieri comunali, Giulio Guglielmi, grazie alla consistenza del proprio patrimonio, ottenne l'iscrizione della famiglia nel ceto nobile.
Successivamente, Benedetto Guglielmi (1806-1856), figlio di Giulio, che sostituì il padre nella gestione della città, fu gonfaloniere dal 1838 al 1839 e in seguito deputato provinciale. Fu anche Console del Belgio.

Felice Guglielmi: Amministratore e Gonfaloniere
Felice Guglielmi nacque a Civitavecchia l'11 febbraio 1813 da Giulio e Francesca D'Ardia. La sua prima e importante esperienza amministrativa risale al 1838, quando fu membro della commissione incaricata di esaminare il progetto preparato da A. De Rossi per la costruzione del teatro Comunale. Il teatro fu poi inaugurato nel 1844, anno in cui Felice Guglielmi fu per la prima volta nominato gonfaloniere. Fu tra i fondatori della Cassa di risparmio di Civitavecchia nel 1847 e tra gli amministratori cittadini più ascoltati degli ultimi decenni dello Stato pontificio. Il progetto del teatro rientrava nello stravolgimento urbano di Civitavecchia, che prevedeva l'abbattimento di parte delle mura medievali per consentire l'ampliamento della città autorizzato da Gregorio XVI nella prospettiva dello sviluppo economico e sociale della zona. Il nuovo assetto permise, fra l'altro, anche la costruzione di diversi palazzi nobiliari, fra cui spiccò quello dei Guglielmi, affidato all'architetto romano G. Felice Guglielmi rimase in carica come gonfaloniere fino al 1847.
Nel 1848, Felice Guglielmi fu membro del Consiglio dei deputati. Con l'avvento della Repubblica Romana, nella sua qualità di anziano del Municipio, affiancò il preside M. Mannucci nel governo della città fino allo sbarco delle truppe inviate dalla Francia per ripristinare il potere temporale.
Dopo il 16 settembre 1870, quando le truppe italiane guidate dal generale N. Bixio entrarono in Civitavecchia, Felice Guglielmi fu designato dalla popolazione a far parte della Commissione municipale provvisoria. Il 13 novembre 1870, risultò eletto sia al Consiglio comunale, sia al Consiglio provinciale. Fu presidente della Camera di commercio per alcuni mesi nel 1871. Felice Guglielmi morì a Civitavecchia il 23 marzo 1893, lasciando per testamento un'ingente somma a favore dei bisognosi della città. Fu seppellito nella cappella gentilizia da lui fatta edificare nella chiesa di S. Maria dell'Orazione, ornata da un monumento funebre opera di G.
Il Contributo dei Guglielmi all'Archeologia e al Collezionismo
Un altro settore in cui la presenza della famiglia Guglielmi fu molto significativa fu quello degli scavi archeologici, alla ricerca di testimonianze della civiltà etrusca in una zona che ne era ricchissima. Luoghi privilegiati per l'attività di scavo furono la tenuta di Camposcala, ottenuta in enfiteusi perpetua dai fratelli Candelori il 16 gennaio 1839, la zona di Montalto (il padre di Felice Guglielmi ebbe la concessione sulla tenuta di Sant'Agostino nel 1828; Felice e il fratello ne ottennero un'altra nel 1848), e il possedimento di Isola Sacra, acquistato nel 1831.
Gran parte della collezione formata dai bronzi etruschi ritrovati a Vulci fu donata nel 1935 ai Musei Vaticani da Benedetto, nipote di Felice, mentre altro materiale andò ad arricchire le collezioni del Museo nazionale romano e di quello civitavecchiese. È noto che nel 1935 il marchese Guglielmi donò a papa Pio XI la parte di sua spettanza della grande collezione di bronzi e di ceramiche villanoviani ed etruschi che per circa un secolo fu esposta nel palazzo di famiglia a Civitavecchia. L'altra parte, che spettò a Giacinto, fu spostata a Roma e solo nel 1987 fu acquistata dai Musei Vaticani.
Poco conosciuta è invece la storia di altre collezioni raccolte dal marchese Benedetto, protagonista della vita politica e sociale civitavecchiese a cavallo fra fine Ottocento e prima metà del Novecento. La Biblioteca Apostolica Vaticana (BAV) ricevette dal marchese Guglielmi corpose porzioni della sua biblioteca già a partire dagli anni venti del secolo scorso. L’articolo che ne parla, "In Vaticana la raccolta del marchese Benedetto Guglielmi" in "Avvisi della Vaticana" (Nr.16, ott-dic. 2020), afferma che "tra libri, manoscritti, disegni e stampe, la collezione comprende circa 20.000 pezzi". I libri, ammontanti a 8.716 volumi, sono prevalentemente a soggetto artistico, storico e letterario. Fra i manoscritti donati si trovano tre volumi di Editti e bandi di Roma dal XVI al XVII secolo. Nelle stampe "si trovano prevalentemente incisioni di costume dei secoli XVII-XIX, molte stampe di uniformi militari, litografie acquerellate, per lo più di moda francese del XIX secolo, incisioni raffiguranti scene popolari e soggetti architettonici". Alcune di queste stampe, consultando il catalogo online della BAV, sono firmate da Antonio Acquaroni, noto incisore civitavecchiese. In chiusura dell’articolo, si legge che "altro materiale, ancora non sistemato, proveniente dal marchese, soprattutto appunti e documenti di studio" si trova nei depositi della Biblioteca "in attesa di vaglio e ordinamento prima che vengano messi a disposizione degli studiosi".

Il Titolo di Marchese Pontificio
Nel 1862, con l'acquisto del pieno possesso della tenuta di Camposcala, Felice Guglielmi e i suoi nipoti Giulio e Giacinto (nato nel 1847 e fatto senatore il 4 dicembre) furono elevati dal Pontefice Pio IX al rango di "Marchesi di Vulci e Montebello". I due giovani erano nati a Civitavecchia e da Giacinto I discesero le ultime generazioni di Guglielmi (quelle odierne del ramo maremmano tosco-laziale). Giacinto I, Senatore del Regno, Sindaco di Civitavecchia e Montalto di Castro, sposò la Nobildonna romana Isabella dè Conti Berardi e, nel 1887, acquistò per la somma di 10.000 lire, nell’Isola Maggiore sul Lago Trasimeno, il trecentesco convento francescano che fece inglobare in un eclettico castello, con grande parco e molo d’approdo, inaugurato nel 1891. Divenne la residenza estiva preferita dalla famiglia (l’altra era Villa Rovere vicino al mare a Montalto) dove si organizzavano feste e ricevimenti, assai ambiti dalla nobiltà romana e locale. Si ricorda anche una visita della Regina Elena.
Un ramo della famiglia Guglielmi è originario di Roma ed ebbe come capostipite Giovanni Battista che, nel 1835, acquistò alcuni feudi nel territorio perugino, ottenendo dal pontefice Gregorio XVI l'autorizzazione ai titoli corrispondenti. Divenne, così, conte di Antognolla e marchese di Valenzina. Giuseppe, suo figlio, fu ciambellano del granduca di Toscana e comandante della Guardia palatina pontificia. Nel 1846 Giovanbattista ottenne la nobiltà romana.
Corrispondenza e Vita Quotidiana
La pagina è allestita con le lettere amorose del Marchese Giacinto Guglielmi da Vulci alla Marchesa Isabella Berardi da Ceccano, storici proprietari del Castello d’Isola Maggiore e custodi della sua storia. In queste lettere emerge la vita quotidiana e gli affetti familiari. Ad esempio, in una lettera si legge: "Fino da ieri mattina attendevo con grande premura l’arrivo della tua lettera, che ho ricevuto stamattina alle undici. Credi pure che se io non venni giovedì, e ho protratta la mia venuta a lunedì sono stato costretto dal cieco mio male, che assolutamente non mi ha permesso di far diversamente. ora che sto meglio assai e che sono presso la guarigione, ti posso dire, che la mia malattia è stata [illeggibile] e che la mia famiglia per qualche giorno è stata molto in pensiero per me, poiché non si trattava di un semplice mal di gola, ma di combattere una difterite che è un male pericolosissimo."
Un'altra lettera rivela il desiderio di compagnia e la lentezza del tempo lontano dalla persona amata: "Certo quei momenti che siamo stati insieme sono stati troppo fugaci e quei sei giorni che mi sono trattenuto costì mi sono passati come un baleno. Invece qui ogni giorno mi pare abbia la durata di un secolo e che non voglia passare mai."
La corrispondenza mostra anche momenti di vita sociale e familiare, come una passeggiata a cavallo: "Ieri dopo pranzo, avendo mostrato desiderio mio Fratello di andare a spasso a cavallo con me, andai e cavalcammo circa le sette e ritornammo poco dopo le otto."
Le lettere testimoniano anche la preoccupazione per la salute dei familiari e l'affetto reciproco: "Terrà rammentato che Giacinto non è ancora perfettamente guarito dal male alla gola. La prego a voler gradire i miei più affettuosi saluti, che avrà la bontà di presentare da mia parte al suo Sig. Ti confermo, Amor mio, ciò che ti dissi prima di lasciarti, cioè che io sabato a sera sarò sarò immancabilmente di bel nuovo di ritorno a Roma."
Roma Video 1896 - 1936
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