Abbazia Pisani: Storia e Contesto di un Territorio Ricco

Origini Antiche e Sviluppo Rurale

Le origini di Abbazia Pisani si perdono nella notte dei tempi. Situata nella zona delle risorgive del Cittadellese, la località fu meta di frequentazioni databili all’epoca del Bronzo, a causa della presenza di acqua sorgiva perenne a temperatura costante, che favoriva le colture foraggiere e quindi l’allevamento.

Alcuni ritrovamenti archeologici recenti ci consentono di datare la presenza romana nella zona a partire dal IV-III secolo a.C. Si evidenzia così una continuità con il passato per quanto concerne lo sfruttamento delle risorse locali, legate alla pastorizia, con la produzione di lana, e al taglio del legname ricavato dalle estese boscaglie, costituite in prevalenza da ontani, che hanno dato il nome al confinante paese di Onara.

Mappa delle risorgive del Cittadellese e dell'area storica di Abbazia Pisani

In epoca altomedievale, si formò un piccolo aggregato rurale denominato Villanova, che fu incorporato dalla vicina pieve di S.

L'Avvento dei Cluniacensi e la Commenda

Con l’avvento dei potentati laici di origine germanica dell’XI secolo, la storia di questa località cambia decisamente rotta. Le famiglie teutoniche degli Ezzelini e dei da Camposampiero, infatti, nel volgere di alcuni decenni, si appropriarono di molte cappelle favorendo, verso la metà dell’XI secolo, l’insediamento di un piccolo gruppo di monaci cluniacensi nella chiesa di S. Pietro e S. Eufemia.

La vita dell’abbazia si svolse con una certa regolarità fino al 1444, quando, in seguito alla sopravvenuta morte dell’ultimo abate regolarmente eletto dalla comunità, a Villanova non rimase più alcun monaco professo. Da quel momento le sorti dell’abbazia presero la strada della Commenda.

Ricostruzione storica dell'Abbazia Pisani in epoca cluniacense

Il primo abate commendatario fu il nobile padovano Antonio Capodilista. Gli abati commendatari successivi furono tutti vescovi, arcivescovi o cardinali provenienti dalla curia pontificia, i quali nulla sapevano del complesso abbaziale, se non il valore dei proventi economici che dovevano derivare annualmente.

La situazione peggiorò progressivamente nel Cinquecento quando venne eletto abate il famoso e potente cardinale veneziano Francesco Pisani. Terminata l’era del Pisani, le cose non migliorarono di molto, perché i commendatari di turno non avevano alcun interesse a creare un nucleo residenziale di rilievo e tanto meno un’entità spirituale definita.

Dalla pseudo-curazia all'erezione parrocchiale

L’unica concessione permessa, e poi osteggiata dal commendatario successivo, fu quella dell’abate Giuseppe Alessandro Furietti che nel 1742 creava una pseudo curazia abatina, salvo poi dover attendere il 1936 prima di poter arrivare all’agognata meta dell’erezione parrocchiale.

L’ultimo commendatario morì nel 1772 e l’anno successivo, tutto il patrimonio abatino e l’intero complesso monastico furono incamerati da Venezia, che li rivendette al conte Antonio Meratti nel 1774 per circa cinque miliardi di lire attuali.

Abbazia Pisani Oggi: Un Centro che Evolve

Oggi, Abbazia Pisani, situata nel comune di Villa del Conte e in diocesi di Treviso, conta circa 1700 abitanti, che si identificano attorno alla chiesa abatina eretta più di mille anni orsono.

L’antica vocazione rurale della località ha ceduto il passo ai più moderni settori imprenditoriali artigianale e industriale, che hanno profondamente cambiato l’economia della zona.

Foto panoramica di Abbazia Pisani nel presente

Villa Pisani-Serena: Architettura e Affreschi Veronesiani

L’edificio di Villa Pisani-Serena costituisce uno degli esempi più significativi dell’eredità veneziana, affiancandosi a Ca’ Marcello e al complesso santuariale di Villa Duodo, e rappresenta una delle passeggiate più affascinanti dei Colli Euganei.

Infatti, gli affreschi di Villa Pisani, documentata già nel 1566 nella condizione di redecima di Francesco Pisani lungo il canale che collegava Padova ai centri della Bassa, costituiscono un interessante episodio nella storia dei frescanti di scuola veronesiana attivi dopo l’impresa del maestro in Villa Barbaro a Maser.

Affreschi interni di Villa Pisani-Serena, stile veronesiano

Lo schema decorativo e la scelta dei soggetti si ispirano a Paolo Caliari, detto il Veronese. Particolarmente felici sono i grandi paesaggi che si offrono al di là della finta loggia al piano nobile, vicini a quelli dell’illustre modello per elementi costitutivi e modalità di esecuzione. Si veda, ad esempio, la veduta con la rovina di anfiteatro ricoperta di frasche, realizzata con delicati tocchi di pennello, mentre in secondo piano spiccano un tempio ispirato al Pantheon e la Meta Romuli.

Prossimo ai paesaggi presenti a Maser (non si esclude il probabile impiego delle medesime fonti incisorie, minimamente varianti) è quello che si staglia sulla parete lunga di destra, ove un albero a fronde rade funge da quinta prospettica per la veduta retrostante, caratterizzata dal monumentale edificio colonnato e dal corso di un fiume a cascatelle.

Docufilm: “Il tempo delle Ville Venete: real life stories”

Per quanto “la piccola casa” di Monselice non rivestisse agli occhi del patrizio la stessa importanza di quest’ultima, è verosimile che prima della morte (1567) Pisani promuovesse l’esecuzione di almeno una parte della decorazione interna d’una residenza nella quale era uso fare tappa sulla strada del trasferimento a Montagnana.

Quasi certamente in relazione con Paolo Veronese (al quale aveva commissionato la pala del duomo di Montagnana), Pisani avrebbe potuto rivolgersi a Caliari in vista del nuovo progetto, venendo poi dirottato verso maestranze attive nell’orbita del grande maestro. Corrispondenze non casuali tra le figure allegoriche nella Villa Di Rovero a Caerano di San Marco e quelle affrescate nel salone al piano nobile dimostrano la quasi sovrapposizione dei due cicli e l’utilizzo di medesimi prototipi (si vedano le torsioni e certi particolari morelliani come le caviglie e i volti).

In ogni modo, è la fattura dei particolari decorativi a dimostrare una comune cifra stilistica. Rispetto alla semplificata impaginazione della villa trevigiana, a Monselice appare maggiormente sviluppata la ricerca di artifici ed effetti illusivi, in relazione con Maser, ma anche con l’apparato pittorico dispiegato nella navata della chiesa veneziana di San Sebastiano, al punto che certi effetti teatrali, come logge che con erme che traforano le pareti lunghe nel salone al piano terra, si mostrano più sensibili a quest’ultima impresa veronesiana.

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