Ogni anno, il 6 agosto, la Chiesa celebra solennemente la Trasfigurazione del Signore, un momento di profonda rivelazione della divinità di Gesù Cristo. Questa festività liturgica, particolarmente cara alla Chiesa d’Oriente che la definisce la “Pasqua dell’estate”, ricorda l'episodio in cui Gesù, sul Monte Tabor, manifestò la sua gloria divina ai discepoli prediletti.

L'Evento sul Monte Tabor: Racconto Evangelico
La festa della Trasfigurazione del Signore ricorda l’episodio in cui Gesù, sul Monte Tabor, si trasfigurò davanti agli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, rivelando la sua gloria divina come Figlio amato dal Padre. I tre vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) presentano questo episodio in termini simili. Gesù salì, accompagnato dai suoi discepoli, su un "alto monte", e lì il suo volto risplendette "come il sole" e le sue vesti divennero "bianche come la luce". Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Nel Vangelo di Luca si racconta che Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Durante la preghiera, il suo volto cambiò aspetto e le sue vesti divennero splendenti di luce (Lc 9,29-30). Questo è un racconto che rivela il Cristo Glorioso, un anticipo della risurrezione.
La montagna, in questo contesto, ha una valenza simbolica di vicinanza a Dio. Il monte come luogo della salita - non solo esteriore, ma anche interiore - è un liberarsi dal peso della vita quotidiana, un respirare nell’aria pura della creazione, che offre il panorama dell’ampiezza della creazione e della sua bellezza. Questo luogo dà elevatezza interiore e permette di intuire il Creatore.
La Rivelazione della Divinità di Cristo
Il momento della Trasfigurazione riafferma che Gesù è veramente il Figlio del Dio vivente. Esprime la gloria divina, conferma la confessione di Pietro e anticipa la gloria che sarebbe venuta dopo la Passione e Resurrezione di Gesù. La Trasfigurazione è un avvenimento di preghiera; diventa visibile ciò che accade nel dialogo di Gesù con il Padre: l’intima compenetrazione del suo essere con Dio, che diventa pura luce. Nel suo essere uno con il Padre, Gesù stesso è Luce da Luce.
Ed ecco, una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». In tutto il Vangelo la voce del Padre si ode solo due volte. Una volta dopo il Battesimo di Gesù nelle acque del Giordano e la seconda nel Vangelo della Trasfigurazione. In entrambi i casi il Padre dice e conferma la stessa cosa: Gesù è il Figlio prediletto e noi dobbiamo ascoltarlo. La novità di questa seconda ed ultima volta che il Padre parla è l'appellativo "eletto" e l'invito all'ascolto del Figlio. È Dio Padre in persona che offre la propria garanzia: Gesù è il profeta che devono ascoltare. Il principio della nostra trasfigurazione è proprio l'ascolto di Gesù.
Il Contesto Antico Testamento e la Preparazione alla Pasqua
La presenza di Mosè ed Elia non è casuale: rappresentano l'Antico Testamento e la sua missione nella Storia della Salvezza. Essi sono i rappresentanti della Legge e dei Profeti, i quali appaiono in dialogo con Cristo per esaminare come deve essere raggiunta la salvezza dell'intera razza umana. La loro comparsa accanto a Gesù conferma che il tempo dell'attesa e della promessa è compiuto. Mosè ed Elia parlavano di questa sofferenza e della morte vicina, e confortavano Gesù.
Pietro, prendendo la parola, disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Il contesto di questo evento sembra quello della festa ebraica delle Capanne o delle Tende (Sukkot) che commemora i 40 anni di Israele nel deserto. Durante sette giorni si viveva in capanne. La proposta di Pietro era quindi il desiderio di rimanere lì a celebrare la festa. La tenda richiama la dimora di Dio tra gli uomini, che si realizza attraverso la Legge (Mosè), la promessa (Elia) e l'umanità di Gesù, presenza in cui si compie tutto il passato e termina tutto il futuro.
Con questo episodio, Cristo voleva preparare i discepoli ad affrontare la sofferenza della croce, rafforzando la loro fede con una visione della sua gloria divina. La Trasfigurazione prepara i discepoli alla Croce, cercando di far loro comprendere lo scandalo della Croce e di rafforzarli per la prossima Passione e Resurrezione. La divinità di Gesù va insieme alla croce; solo in questo legame riconosciamo Gesù in modo giusto. Questo è un messaggio importante per i discepoli, che vedono il Messia avvolto nello splendore della gloria, ma che tra poco vedranno deriso, umiliato, sfigurato e condannato a morte.
Il Monte Tabor: Luogo Sacro e Simbolo
Secondo la tradizione, il Monte Tabor, che spicca isolato nella pianura della Galilea, è il luogo della Trasfigurazione. Situato nella Bassa Galilea, a circa 17 km a ovest del Mar di Galilea, si erge ad un'altitudine di circa 575 metri, dominando il paesaggio circostante. Alla sua sommità si trova una Basilica francescana, progettata dall'architetto Antonio Barluzzi e inaugurata nel 1924, sulle rovine di strutture bizantine e precedenti dell'epoca delle Crociate. Il suo interno contiene una moltitudine di mosaici e un'abside dorata, dove il Cristo glorificato occupa il centro, affiancato da Mosè ed Elia, mentre una colomba simboleggia lo Spirito.
La Trasfigurazione fu inizialmente celebrata con la consacrazione di una basilica proprio sul Monte Tabor. Dal IX secolo iniziò ad essere celebrata in Occidente e, tra l'XI e il XII secolo, la festa fu istituita a Roma. La festa del 6 agosto, originariamente celebrata in Oriente, fu estesa a tutta la Chiesa da Papa Callisto III a ricordo della liberazione di Belgrado (1456).
La Trasfigurazione nella Vita Cristiana: Un Invito alla Santità
Questa festa, la “Pasqua dell’estate”, ci ricorda che noi viviamo nel tempo del… “frattempo”! Questo è il tempo dell’uomo, fra la nascita e la morte, vissuto nella speranza di raggiungere una certa pienezza stabile. Il “frattempo” è anche il tempo del credente, vissuto tra due Pasque, quella di Cristo e quella nostra. La Trasfigurazione illumina questo “frattempo”, non per sopprimerlo, ma per alimentarlo. Il nostro desiderio sarebbe di raggiungere subito la pace, la gioia, la vita, la felicità del tempo definitivo, come espresse Pietro: «Signore, è bello per noi essere qui!». Ma poi bisogna scendere a valle. L'arte è guidarsi nelle regioni inferiori con il ricordo di ciò che si è visto nelle regioni superiori.
Il Vangelo della Trasfigurazione di Gesù ci porta a riflettere sul destino di trasfigurazione a cui siamo tutti chiamati. L’umanità cerca la bellezza, in tutte le sue forme. Gesù, “il più bello tra i figli dell’uomo” (Salmo 44,3), è venuto a rivelarci la vera bellezza. Non si tratta di una bellezza seduttrice, ma di una bellezza trasfigurata, pasquale, quella del ‘Pastore Bello’ (Giovanni 10,11-18), che dà la vita per il gregge. Il volto di Gesù, bellezza di Dio e compimento del suo disegno di salvezza, è il nostro vero volto, nel quale, per il quale e in vista del quale siamo stati fatti (Col 1, 15). Senza la sua trasfigurazione neanche avremmo immaginato la gloria cui siamo destinati.
La trasfigurazione ha innanzitutto a che fare con la santità, perché è l'anticipazione della resurrezione, che è lo stile di vita del cristiano incamminato sulla via della santità. Pur in mezzo a difficoltà e smarrimenti, egli vive come "risorto", trasfigurato. Siamo chiamati ad essere contemplativi in mezzo al mondo, dove il silenzio interiore ci permette di ascoltare la voce di Gesù.
Quando i discepoli udirono la voce del Padre, caddero in ginocchio per la paura. Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». Questo silenzio dei discepoli è un segno che sono entrati nel mistero della Pasqua. Questo dobbiamo fare noi, oggi e pregare.
Rappresentazioni Artistiche della Trasfigurazione
La trasfigurazione è spesso rappresentata dagli artisti. Famosissima è l'opera di Raffaello, la sua ultima commissione. La parte superiore del dipinto mostra Cristo trasfigurato tra Mosè ed Elia, mentre nella parte inferiore gli apostoli sono raffigurati di fronte a un ragazzo posseduto, che essi non riescono a guarire in assenza del Maestro. La scena inferiore evidenzia l'impotenza degli apostoli in assenza di Gesù, facendo un contrasto tra la gloria divina del monte e la sofferenza terrena.
Altrettanto celebre è quella del Beato Angelico, a Firenze. Cristo apre le braccia come sulla croce, alto sopra un monticello roccioso simile al Calvario, abbagliante di luce nelle sue vesti candide. Il volto è intenso e assorto; lo sguardo è rivolto al futuro, alla passione e alla risurrezione. Intorno a lui, immersi nella sua luce, i personaggi del racconto evangelico: Mosè, Elia e i tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni.
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