Il Ruolo e il Sinodo: Don Irvano Maglia, Simboli Episcopali e la Struttura Valdese

L'Insediamento di Don Irvano Maglia a Cremona

Dopo i primi due ingressi dello scorso fine settimana, nella mattinata di domenica 11 settembre il vescovo Antonio Napolioni presiederà a Cremona la Messa di insediamento di don Irvano Maglia, nuovo parroco della comunità di S. Agata e S. Ilario. La celebrazione si svolgerà nella chiesa di S. Agata e S. Ilario. Quindi in chiesa, dopo il saluto liturgico da parte di mons. Napolioni, si terrà la sua omelia. Alla fine della celebrazione, supportata con il canto della corale di S. Agata-S. Ilario, la mattinata si concluderà con un festoso momento conviviale nel non lontano chiostro di S. Agata.

La Biografia di Don Irvano Maglia

Don Irvano Maglia è nato a Vighizzolo di Cappella de’ Picenardi il 3 agosto 1954 ed è stato ordinato il 24 giugno 1978. Ha iniziato il suo ministero pastorale come vicario della parrocchia S. Maria Immacolata in Cremona. Nel 1990 è stato promosso parroco e inviato nella parrocchia di S. Francesco d’Assisi, nel quartiere Zaist di Cremona, dove è rimasto sino al 1997. Negli stessi anni ha ricoperto anche gli incarichi di assistente diocesano Familiari del Clero e, di cui dal 1992 al 2003 è stato assistente regionale e dal 2003 al 2013 assistente nazionale. Dal 2004 ricopriva l’incarico di delegato episcopale per la Pastorale e direttore del Centro pastorale diocesano. Tra il 2005 e il 2011 è stato inoltre convisitatore per la Visita pastorale. Dal 2007 è presidente della società coop. Il Segno.

Il Nuovo Mandato Pastorale

Ora il vescovo Antonio, con decreto del 9 giugno, l’ha destinato come parroco nelle parrocchie Ss. Apollinare e Ilario e S. Agata. Don Irvano Maglia ha espresso la sua gioia per il mandato ricevuto: «Sono contento del mandato che il vescovo Antonio mi ha affidato: servire, con le doti della mia umanità e con il dono del ministero di prete, la comunità cristiana cittadina di S. Agata e S. Ilario». Intende condividere «con il meglio di me stesso lo sforzo di innovazione pastorale per una maggiore efficacia missionaria espressa da tanti fratelli e sorelle laici, sia singolarmente che in forma associata». Questa è la premessa «per costituire sempre più una comunità di missionari testimoni della fede nei momenti e nei luoghi della vita».

Consapevole delle sfide, ha aggiunto: «Non è stato tuttora e non sarà un compito facile. Voi lo sapete, per esperienza, più di me. Già ora e ancora in futuro dovremo fare i conti con le nostre debolezze, i nostri limiti, il contributo ma anche il peso delle tradizioni in termini di strutture e consuetudini consolidate, le difficoltà poste dalla cultura dell’indifferenza al vero e al bene, le complicazioni di una vita frenetica, ma avremo sempre la grande risorsa, non solo della provvidenza divina, ma anche dello Spirito che guida il discernimento là dove insieme, nella sincerità del cuore e delle parole, cercheremo la volontà di Dio». Ha concluso salutando «con un gioioso arrivederci i confratelli preti, i collaboratori pastorali, le famiglie, i giovani, gli ammalati, per i quali desidero sin da ora pregare il Signore perché dia loro consolazione e a noi la volontà di non lasciarli soli», e ha invocato la benedizione del Signore sulla comunità di S. Agata e S. Ilario.

Ritratto di Don Irvano Maglia

Il Significato dei Simboli Episcopali e il Legame con la Chiesa

L'ingresso di un vescovo e l'esercizio del suo ministero sono scanditi da simboli e riti antichi che ne sottolineano il ruolo e l'autorità.

La Cattedra Episcopale

La cattedra, ovvero il seggio, è il segno visibile del magistero episcopale in una chiesa particolare. Tra gli arredi marmorei più insigni, che collegano la Chiesa novarese di oggi con un tempo assai prossimo a quello delle sue origini, vi è la cosiddetta Cattedra di San Gaudenzio, conservata nella Basilica del santo patrono e dal 1954 alla sinistra dell’altare maggiore tridentino. Si può ipotizzare che sia stata prodotta per la Basilica Apostolorum sorta sul luogo di sepoltura di san Gaudenzio forse alla fine del VI secolo. Quando, in epoca carolingia, la Basilica venne dedicata al primo vescovo di Novara, la cattedra divenne il simbolo permanente della presenza di san Gaudenzio.

Nell’antichità cristiana il vescovo veniva scelto la domenica successiva alla vacanza della sede, tra il clero della diocesi, in accordo con l’autorità politica e, poi, acclamato dal popolo, che già lo conosceva. Era poi consacrato dal metropolita con due altri vescovi concelebranti. Questa prassi venne rispettata anche a Novara. Il vescovo franco Adalgiso stabilì un collegio di canonici (quaranta) attorno alla cattedrale dedicata alla Madre di Dio, entro le mura, ed un altro collegio di venti canonici a promuovere il culto di san Gaudenzio, mentre la basilica apostolorum veniva chiamata chiesa di San Gaudenzio. I due poli, San Gaudenzio e la cattedrale, avranno un ruolo di primo piano nell’immissione del nuovo vescovo, la cui scelta, dopo un periodo di vescovi provenienti dai due capitoli (XII-XIII secoli), sarà sempre più determinata dal Papa, a partire dalla fine del XIII secolo. L’antica basilica di San Gaudenzio era la «porta santa» che immetteva nella città e, attraverso le reliquie del proto vescovo, sottolineava come nel nuovo vescovo riviveva e continuava la figura del santo pastore. La cattedrale era punto di arrivo, che legittimava in pienezza il ministero del presule.

Il rito prevedeva che il nuovo vescovo dovesse portarsi a cavallo sulla piazza detta Pasquario di San Gaudenzio, scendere presso le due colonnette, togliere le calzature e avere sotto i piedi un panno nero di quattro braccia dei custodi di San Gaudenzio. I canonici lo accoglievano cantando il responsorio: Ecce virum prudentem e lo conducevano all’interno della chiesa, a baciare l’altare, su cui il vescovo offriva un pallio dorato e quindi veniva intronizzato sulla cattedra che stava dietro all’altare, mentre i canonici cantavano il Te Deum, seguito dall’orazione a San Gaudenzio detta dal vescovo. Quindi il vescovo dava la pace al prevosto ed a tutti i canonici e la benedizione a tutto il popolo. Successivamente veniva condotto a Santa Maria a piedi e senza calzature, cantando il responsorio: Ecce virum prudentem, Ecce sacerdos magnus e Inveni David. Eventi storici mostrano come il rito potesse essere motivo di contrasto, come nel caso del card. Giovanni Antonio Serbelloni nel 1568 o di Romolo Archinto nel 1574, che portarono a negoziazioni e adattamenti delle cerimonie tradizionali. L'ingresso dei vescovi nei secoli XVII e XVIII era particolarmente solenne per gli archi trionfali e la tappezzeria che ornavano le vie.

La Croce Pettorale

La croce pettorale, segno distintivo dei cristiani fin dai primi secoli, ha il significato di «salvezza, vita e risurrezione». Il papa Innocenzo III (1160-1216) è tra i primi a citare la croce pettorale quale oggetto d’uso per il papa e per i vescovi. Tuttavia essa è diventata insegna propria solo dopo il Concilio di Trento. Viene indossata con una catenella al di fuori della liturgia; nelle celebrazioni la si appende su un cordone verde oro.

L'Anello Episcopale

L’anello episcopale non è legato strettamente alla celebrazione liturgica e il vescovo lo tiene sempre nell’anulare destro secondo un uso molto antico. Per una felice sintesi del suo significato, il beato Giovanni Paolo II in un’omelia nel 2004 disse: «L’anello episcopale è simbolo nuziale, espressione del particolare legame del vescovo con la Chiesa, è un quotidiano richiamo alla fedeltà. È una sorta di silenziosa domanda che si fa sentire nella coscienza: mi dono totalmente alla mia Sposa, la Chiesa? L’anello mi ricorda anche la necessità di essere una robusta “maglia” nella catena di successione che mi unisce agli apostoli. E la resistenza di una catena viene misurata in base alla maglia più debole. Devo essere un anello forte, forte della forza di Dio».

Un esempio di questo significato è il passaggio dell'anello episcopale da mons. Corti a mons. Franco Giulio Brambilla. Domenica 5 febbraio, al termine della celebrazione eucaristica in cattedrale per l’ingresso del nuovo vescovo Franco Giulio Brambilla, mons. Corti ha donato al suo successore l’anello episcopale che, a sua volta, aveva ricevuto dal card. Martini nel giorno in cui era stato da lui ordinato vescovo, il 6 giugno 1981. Il vescovo Franco Giulio ha ricordato come don Renato Corti sia stato il suo padre spirituale nei primi anni di teologia nel seminario di Saronno.

La Mitra e il Pastorale

Nel passato il copricapo era segno visibile di appartenenza ad un preciso gruppo sociale, politico o religioso. Dal punto di vista etimologico «mitra» in greco significa «fascia, benda per la testa» e anche «turbante». Il significato di questo oggetto è l’esortazione alla santità che risplende sul capo del vescovo. La mitra gemmata che indossa mons. Brambilla nelle celebrazioni eucaristiche più solenni, già usata da mons. Corti, è stata donata alla chiesa novarese dal novarese card. Giuseppe Prato.

Il pastorale indica l’autorità che compete al vescovo per adempiere al dovere di sollecitudine, guida, responsabilità. Il pastorale che mons. Franco Giulio Brambilla porta nelle solennità più importanti dell’anno liturgico è uno dei più preziosi conservati a Novara e appartenne al card. Tadini.

Illustrazione dei simboli episcopali (cattedra, anello, mitra, pastorale)

Il Sinodo e le Strutture Ecclesiastiche: Il Caso della Chiesa Valdese

Il termine "sinodo" si riferisce a un'assemblea o un concilio ecclesiastico. Esistono diverse forme di organizzazione sinodale, come quella della Chiesa Valdese.

Origini e Identità della Chiesa Valdese

Le origini della Chiesa Valdese risalgono al Movimento valdese che ha avuto inizio verso il 1174 a Lione, in Francia, dove Valdo, ricco mercante di quella città, decise di dare i suoi beni ai poveri, mettendosi a vivere in povertà e semplicità, secondo l’Evangelo. A differenza di Francesco d’Assisi, Valdo non fondò un ordine monastico, ma continuò a vivere in mezzo alla gente da semplice laico, leggendo e predicando il contenuto di alcuni libri della Bibbia che si fece tradurre in lingua volgare. Questo fatto lo portò ad essere scomunicato insieme al nuovo movimento sorto dalla sua testimonianza, che inizialmente prese il nome di «Poveri di Lione». Nonostante la scomunica e le persecuzioni, questo movimento si diffuse non solo in Francia, ma anche in tante altre parti d’Europa e in Italia, specialmente in Lombardia, dove fu chiamato dei «Poveri Lombardi». Al tempo della Riforma, nel 1532, i Valdesi decisero di aderire alla Riforma stessa, costituendosi e organizzandosi come chiesa riformata.

Mappa delle Valli Valdesi in Piemonte

La Struttura Sinodale della Chiesa Valdese

La Chiesa valdese è organizzata secondo un sistema detto sinodale. Questa struttura si articola su più livelli:

  • Chiese Locali: Ogni Chiesa locale ha le sue Assemblee più volte l'anno, costituite da tutti i suoi membri, per esaminare e deliberare su tutte le questioni che la riguardano. I Consigli di Chiesa, di cui fanno parte i pastori (ma non necessariamente come presidenti), sono eleggibili annualmente fino ad un massimo di 3 quinquenni.
  • Circuiti: Le Chiese di una certa circoscrizione territoriale costituiscono un Circuito, che tiene almeno due volte l'anno le sue Assemblee, composte da rappresentanti (pastori e non pastori) delle chiese della medesima circoscrizione. L'Assemblea circuitale elegge il Consiglio di Circuito, che dura in carica un anno ed esegue le sue deliberazioni.
  • Distretti: Sul piano territoriale più vasto ci sono i Distretti, che comprendono diversi Circuiti e tengono almeno annualmente la propria Conferenza (= Assemblea) Distrettuale, della quale fanno parte i delegati eletti dalle singole chiese locali e i pastori. La Commissione Esecutiva Distrettuale è l'organo eletto da questa Conferenza e ad essa risponde del suo operato.
  • Sinodo Nazionale: Infine, sul piano nazionale c'è il Sinodo (o Assemblea generale), che si riunisce annualmente a Torre Pellice (TO). Ne fanno parte i deputati eletti dalle chiese locali, dei Circuiti e dei Distretti. Il Sinodo esamina tutte le materie che riguardano la fede e la vita delle Chiese valdesi sul piano generale e le sue delibere valgono per tutte le Chiese locali. Il Sinodo è l'autorità terrena al di sopra della quale c'è solo quella del Signore, che si esprime nella sua Parola.

Tra un Sinodo e l'altro l'organo esecutivo è la Tavola Valdese (= Comitato amministrativo centrale), composta da 7 membri, eletti annualmente dal Sinodo; essi durano in carica un anno e non possono essere rieletti per più di sette anni consecutivi. La Chiesa valdese non ha al suo interno alcuna specie di papa, perché non è strutturata in modo gerarchico con un capo terreno al vertice, bensì con un ordinamento sinodale-assembleare in cui tutti i membri di chiesa (laici) e i loro ministri hanno uguale dignità e potere.

Foto di un'assemblea sinodale valdese

Principi Fondamentali e Differenze con la Chiesa Cattolica

I Valdesi sono cristiani, credono in Gesù Cristo e confessano la stessa fede cristiana della Chiesa universale espressa in tutti gli articoli del Credo apostolico. Il cristianesimo è come un grande albero con numerosi rami, dei quali i più grossi sono: la Chiesa cattolica-romana, le Chiese evangeliche (dette anche protestanti) e le Chiese orientali ortodosse. Il nome "valdese" deriva da Valdo, ricco mercante di Lione (Francia), che verso il 1170-75, in seguito ad una profonda crisi spirituale, cambiò radicalmente vita dando i suoi beni ai poveri e mettendosi a predicare l'Evangelo al popolo. I loro nemici li chiamarono «Valdesi», dal nome di colui che dette inizio a questo movimento. Gli evangelici sono chiamati anche «protestanti» storicamente perché "protestarono" contro la delibera della Dieta di Spira del 1529 che non riconosceva loro gli stessi diritti di libertà religiosa accordati ai cattolici; il termine "protestare" fu usato nel senso positivo di "un'attestazione pro" la verità dell'Evangelo.

Tra la Chiesa valdese e quella cattolica ci sono differenze notevoli:

  • Riconoscimento del Papa: I Valdesi non riconoscono l'autorità del papa romano.
  • Ministero Pastorale e Matrimonio: I pastori valdesi possono sposarsi. Il ministero pastorale non è prerogativa maschile, ma vengono consacrate a questo servizio anche delle donne.
  • Centralità della Fede in Cristo: L'unica cosa che Dio chiede è la fiducia in Gesù, il centro della religione. Questa fiducia porta a un cambiamento radicale di mentalità e di vita.
  • Maria e i Santi: I Valdesi e gli Evangelici hanno il massimo rispetto per Maria e i cosiddetti «santi», considerandoli esempi di fede, ma non rivolgono loro preghiere o atti devozionali, ritenendo che Gesù sia l'unico mediatore perfetto. Di Maria credono solo ciò che dice il Vangelo, escludendo l'Ave Maria e la venerazione. Pure la Sindone di Torino appartiene a questo tipo di religiosità popolare, estranea al mondo evangelico, che la considera un falso medievale.
  • Purgatorio: Non credono al purgatorio, perché il messaggio evangelico assicura che tutti i peccati sono stati espiati da Gesù Cristo col suo sacrificio sulla croce.
  • Sacramenti: Dei sette sacramenti cattolici, gli evangelici hanno mantenuto solo il battesimo e la comunione (Santa Cena), in quanto sono quelli che Gesù ha detto esplicitamente di fare nel suo nome. Questi gesti possono essere compiuti da ogni credente.
  • Crocifisso nelle Scuole: I Valdesi ritengono che lo stato debba essere laico, e che non debba operare privilegi per nessuna confessione religiosa. Preferiscono la croce spoglia, senza il corpo del Gesù-uomo sofferente, poiché ricorda meglio anche la divinità del Cristo e la resurrezione, non solo la morte.

Sostentamento della Chiesa Valdese

La Chiesa valdese si mantiene esclusivamente coi suoi propri mezzi, cioè con le offerte e le contribuzioni volontarie dei suoi stessi membri. Nel 1993 le chiese valdesi e metodiste hanno deciso di avvalersi della legge e di accedere alla riscossione dell'otto per mille dell'IRPEF. Il sinodo ha fissato due criteri guida: la somma ottenuta non deve essere utilizzata per fini di culto (mantenimento dei pastori o attività della chiesa), ma unicamente per progetti di natura assistenziale, sociale o culturale, con una quota riservata per progetti nel Terzo mondo; e vengono accolti unicamente i contributi frutto di preferenze espresse dai contribuenti, non dalla ripartizione delle quote non espresse. La Chiesa valdese ha poi recentemente accettato di avere parte anche all'otto per mille dell'IRPEF che non viene espressamente destinato a nessuna confessione religiosa né allo Stato.

La Profezia Femminile e gli Incontri delle Comunità Cristiane di Base

Il concetto di "siamo qui" si estende alla presenza e all'impegno delle donne nelle Comunità Cristiane di Base (CdB) e in contesti più ampi, con una forte enfasi sulla "profezia femminile" e la ricerca di una spiritualità che non sia fuga dalla realtà.

Il Ruolo della Profezia Femminile

Oggi è più che mai necessario mettere in campo la profezia femminile, la capacità che molte donne hanno di vedere, oltre i mali del nostro tempo, il bene che già c’è, i segni di un cambiamento profondo che sta avvenendo nella realtà, grazie all’amore e all’impegno appassionato di tantissime donne e alcuni uomini, in ogni parte del mondo. Per agire la forza della profezia è necessario apprendere la disciplina della gioia, sentire il tempo in cui viviamo come occasione unica, sottrarsi al male che agisce come un potente incantesimo, rendersi conto della nostra forza e, sapendo che l’aurora sorge ogni giorno, farsi avvolgere dalla speranza. Diversi sono i significati che sono stati dati alla speranza, intesa da tutte come una forza che va liberata dall’ambito ristretto in cui è stata chiusa e tenuta prigioniera, lasciandola espandere nei desideri. Molti sono i gesti, le parole, le pratiche, le invenzioni che si possono mettere in comune sia nei momenti assembleari, sia nei laboratori di approfondimento, per dare forma a una visione grande del presente, aprendolo dall’interno verso un futuro che è già qui.

Si è parlato molto di profezia delle donne negli ultimi due anni, in diversi ambiti, religiosi e non. Le profete hanno un’intelligenza del presente che le apre al futuro e ogni tempo ha le sue profete. Occorre riconoscerle e aprirsi al loro messaggio. Questi percorsi di ricerca, testimonianze, riflessioni sulla profezia hanno animato gruppi e singole donne che fanno riferimento al Collegamento donne CdB e molte altre, con contributi portati all’incontro di Calambrone (Pisa) nel mese di maggio di quest’anno. Attraverso molteplici relazioni sono stati coinvolti anche altri gruppi, come le Femministe che leggono la Bibbia del Centro culturale Roccafranca di Torino, dove il Gruppo donne Cdb di Pinerolo (To) ha organizzato un ciclo di incontri sulla profezia delle donne, tra l’inverno 2021 e la primavera 2022. Con loro è stata condivisa la scommessa di tenere insieme spiritualità e femminismo, una scommessa che apre alle donne spazi inediti di riconnessione al proprio sentire profondo.

Foto di gruppo di donne in un contesto di incontro o discussione

Gli Incontri Nazionali delle Donne delle Comunità Cristiane di Base

Questi incontri rappresentano momenti significativi di riflessione e condivisione:

  • XVIII Incontro Nazionale (2010, Castel S. Pietro Terme): "Eccoci qui, siamo la madre e la figlia…". Questo incontro si è fondato sulla necessità di mettere a confronto le narrazioni di generazioni diverse con quelle di altre donne che abitano creativamente il margine vitale e fluido situato fuori dai centri del potere. Quattro i laboratori: “La casa e la strada: le diversità ci appassionano”, “La leggerezza e la gioia dei nostri incontri con tre donne dei Vangeli: la Sirofenicia, la Samaritana, Maria di Magdala”, “La risata di Baubò. Liberare la sorridente sapienza del divino femminile”, “Dal margine del margine: voci di donne Rom”. L'assemblea finale "Il tempo dell'uva" ha intrecciato narrazioni e momenti simbolici.
  • XVII Incontro Nazionale (2009, Castel S. Pietro Terme): Seminario preparatorio "Memorie d’acqua, parole di pane" con narrazioni dei gruppi sul loro percorso di ricerca, intese come momento di riconoscimento del sé e strumento di apertura all’altro/a.
  • Secondo Sinodo Europeo delle donne (2008, Barcellona): Sul tema "Condividere culture", ha visto la partecipazione di circa 700 donne provenienti da trenta paesi europei e alcuni extraeuropei, con rappresentanza di tradizioni cristiane, mussulmane ed ebraiche.
  • Incontri precedenti (1988-1991):
    • Brescia (1988): "Le scomode figlie di Eva". Organizzato dalle donne delle CdB del Piemonte, con domande sull'identità, visibilità, interventi sociali e politici, preghiera e solidarietà.
    • Brescia (1989): Organizzato dalle donne della comunità S. Giorgio di Brescia, con confronto sull'esperienza dei gruppi donne nelle CdB, la possibilità di un discorso di fede sessuato, il rapporto donna-Bibbia, le esperienze ministeriali e i rapporti con altre organizzazioni di donne.
    • Milano (1990): Organizzato dalle donne della comunità dell’Isolotto di Firenze sul tema "Donne in comunicazione", con sottotemi come comunicare con il proprio io, la famiglia, le altre donne, la comunità e la lettura biblica.
    • Bologna (1991): In collaborazione con il gruppo donne di Pinerolo, Piossasco e Chieri. La relazione "Il Dio della Bibbia e la libertà femminile" (Letizia Tomassone) ha offerto spunti di riflessione sulla rilettura della Bibbia da una prospettiva femminile e su come immaginare un nuovo modo di rapportarsi a Dio.
    • Verona (1991): Organizzato dalle donne di Verona, il tema è stato introdotto da due relazioni sulla relazione con Dio (Ivanna Ceresa) e sui luoghi del sociale (Raffaella Lamberti), offrendo l'opportunità di narrare i propri percorsi di ricerca.
    • Roma (1992): Organizzato dal gruppo donne di Roma, con un focus su "Differenza/differenze", "Corpo, mente emozioni - Signoria, appartenenza, autorità, autorevolezza", leggendo brani del vangelo di Marta e Maria.
    • Pinerolo (1992): Organizzato dai gruppi donne di Pinerolo, Torino, Chieri e Piossasco, insieme alla pastora teologa Letizia Tomassone. L'incontro ha utilizzato la pittura, il fotolinguaggio e la biodanza per rispondere alla domanda: "Che cos’è per me la creazione? Che cosa c’entra Dio in tutto questo?".

La ricerca di una spiritualità che non sia fuga dalla realtà ma coraggio di pensare il futuro, chiede pratiche di libertà per sfuggire agli autoritarismi di ogni genere e ai deliri di onnipotenza e per testimoniare spazi di giustizia. Questi incontri si propongono di esplorare nuove lenti e filtri per mettere a fuoco la bussola nella ricerca di venti propizi al viaggio spirituale. Il "luogo" di questa ricerca sono le relazioni, e il "tema" è una tappa di un percorso che ha avviato una nuova fase interrogandosi sul "divino: abitare il vuoto", inteso come assenza di Dio o spazio per il divino. Sono stati esplorati temi complessi attraverso relazioni di esperte in campo psicanalitico, filosofico e teologico, come "A favore dell’insaturo" (Anna Maria Panepucci), "Il desiderio d’assoluto/l’ascolto del silenzio" (Chiara Zamboni), "Vuote a perdere?".

Le partecipanti hanno cercato di tessere relazioni che le sostenessero nel percorso di liberazione del divino dalle gabbie patriarcali, riconoscendo il divino "al di là di padre nostro", nei corpi sessuati al femminile, nella brezza leggera, ma anche nello sconfinamento, nel vuoto e nell’ombra. Questo significa un desiderio e la necessità di ascoltare il silenzio, le «voci di dentro» di ciascuna e delle altre, accogliendo il tempo lento e profondo di una spiritualità del quotidiano che, mettendo in campo anche i corpi, pone in relazione con i corpi delle altre e degli altri risvegliando la capacità generativa dello «stare nella vita».

Il ruolo delle donne nella storia della Chiesa

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