La peggiore malattia del nostro tempo: l'analisi di Madre Teresa di Calcutta

Madre Teresa di Calcutta aveva individuato, con l’acuta preveggenza che la contraddistingueva, il grande male del nostro tempo. Lo definiva la peggiore malattia; proprio lei che aveva curato i lebbrosi e, forse, solo lei poté vedere questo terribile cancro in tutta la sua spietata evidenza proprio perché aveva curato i lebbrosi. La piccola suora che in India aveva attraversato la miseria capì che la peggiore malattia non è la lebbra, né la povertà, né la totale indigenza: nei suoi viaggi aveva scoperto che l’umanità può vivere nelle condizioni più impensabili, dimostrando che la vita è molto più forte di quel che si creda.

La solitudine come malattia dell'anima

Qual era, dunque, la peggiore malattia per Madre Teresa di Calcutta? Secondo la suora, che aveva curato i lebbrosi nel centro indiano di Tigarah, “essere rifiutati è la peggiore malattia che un essere umano possa provare”. Sosteneva che non esistevano “i lebbrosi”, ma esisteva “la lebbra”: i primi soffrivano il pregiudizio e lo stigma sociale, mentre la seconda era una patologia grave, ma curabile. Senza saperlo, Madre Teresa aveva afferrato un problema molto contemporaneo: l’isolamento sociale.

Infografica che mette a confronto la povertà materiale con la povertà spirituale della solitudine moderna

Una delle più grandi malattie del nostro tempo è quella di essere nessuno per nessuno. La suora affermava che la fame d'amore è molto più difficile da rimuovere che la fame di pane. Oggi la gente ha fame di comprendere l'amore più grande, che è l'unica risposta alla solitudine e all'estrema miseria. Possiamo andare nei paesi ricchi, dove nessuno ha fame di pane, e vedere gente che soffre in maniera terribile per la disperazione e la mancanza di prospettive.

Oltre l'amore romantico: l'importanza dell'altro

Madre Teresa di Calcutta non ci parla dell’amore romantico, dell'idea di un legame egoista che cerca nell’altro il proprio riflesso o completamento. La suora ci parla di un amore fatto in primo luogo di attenzione, della capacità di “accorgersi” dell’altro. Stiamo perdendo questa capacità di comunicare in maniera non univoca; le nostre nuove strutture tecnologiche promuovono spesso la comunicazione del sé, isolandoci nel nostro narcisismo.

Il male peggiore è l’isolamento, un concetto che Madre Teresa ribadiva in tempi non sospetti. Per sventarne gli effetti, lei si è prodigata per promuovere iniziative inclusive e creare comunità. Il suo insegnamento è universale e non legato a dogmi: esso abbraccia la quotidianità tenendo conto delle differenze di lingue, culture e religioni.

"MADRE TERESA" la storia della Santa di Calcutta raccontata da don Bruno Ferrero

L'azione come modello di cambiamento

La santità, secondo Madre Teresa, non consiste nel fare cose straordinarie, ma nell'accettare con un sorriso ciò che la vita ci offre. “Non possiamo fare grandi cose, solo piccole cose con grande amore”. La fede, se passa all'azione, diventa amore, e l'amore che si trasforma in azione diventa servizio.

Massime per riflettere sulla vita

Domanda Risposta
Il giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La felicità più grande? Essere utili agli altri.

L'impegno verso il prossimo

Non dobbiamo permettere a nessuno di allontanarsi dalla nostra presenza senza sentirsi migliore e più felice. Spesso ci si chiede cosa si possa fare per promuovere la pace nel mondo: la risposta di Madre Teresa era semplice, ovvero tornare a casa e amare la propria famiglia. Ciò che facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo, l'oceano avrebbe una goccia in meno.

Il vero amore deve sempre fare male, deve essere doloroso amare qualcuno o lasciare qualcuno. Solo allora si ama sinceramente. Non accontentiamoci di dare solo denaro: servono le nostre mani per servire e i nostri cuori per amare. Le parole gentili possono essere brevi e facili da pronunciare, ma il loro eco è davvero infinito.

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