Il servizio e la missione di Madre Teresa di Calcutta, al secolo Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, rappresentano una testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri. Divenuta santa il 4 settembre 2016, Madre Teresa ha seguito un "cammino che conduce alla grandezza evangelica", un itinerario di amore e di servizio che capovolge ogni logica umana, come sottolineato da Papa Francesco e Giovanni Paolo II.

La Vita e la Vocazione di Anjezë Gonxhe Bojaxhiu
Le Origini e la "Chiamata nella Chiamata"
Nata il 26 agosto 1910 a Skopje (Macedonia) da una benestante famiglia albanese, Agnes Gonxhe Bojaxhiu crebbe in una terra tribolata e dolorosa, dove convivevano cristiani, musulmani e ortodossi. Questa esperienza le facilitò l'operato in India, uno Stato con lontane tradizioni di tolleranza e intolleranza religiosa. La famiglia di Madre Teresa, prima dell'avvento del dittatore comunista Enver Hoxha, elargiva carità e bene comune a piene mani, con preghiera e Santo Rosario come collante familiare. Madre Teresa definiva la sua identità così: «Di sangue sono albanese. Ho la cittadinanza indiana. Sono una monaca cattolica. Per vocazione appartengo al mondo intero. Nel cuore sono totalmente di Gesù».
Spinta dal desiderio di diventare missionaria, all’età di 18 anni, nel 1928, Agnes entrò nell'istituto delle Suore Missionarie di Nostra Signora di Loreto in Irlanda. Un anno dopo, era già in India. Nel 1931 emise i primi voti, prendendo il nome di Suor Maria Teresa del Bambin Gesù, in omaggio a Santa Teresa di Lisieux. Per circa vent’anni insegnò storia e geografia alle giovani di famiglie facoltose frequentanti il collegio delle Suore di Loreto a Entally, nella zona orientale di Calcutta.
Nel 1946, durante un viaggio in treno per un corso di esercizi spirituali a Darjeeling, Madre Teresa ricevette la “chiamata nella chiamata”: avvertì, il 10 settembre 1946, la voce di Cristo che la chiamava a vivere in mezzo agli ultimi degli ultimi. Lei stessa riportò le parole della «Voce» nella sua corrispondenza con i superiori: «Voglio Missionarie indiane Suore della Carità, che siano il mio fuoco d’amore fra i più poveri, gli ammalati, i moribondi, i bambini di strada. Sono i poveri che devi condurre a Me, e le sorelle che offrissero la loro vita come vittime del Mio amore porterebbero a Me queste anime».
La Missione nelle Periferie di Calcutta
Servizio ai Più Poveri tra i Poveri
Lasciata, non senza difficoltà, il prestigioso convento dopo quasi vent’anni, Madre Teresa si incamminò da sola, con un sari bianco (colore del lutto in India) bordato di azzurro (colore mariano), per gli slum di Calcutta. Il suo obiettivo era cercare e servire Cristo in coloro che sono «non voluti, non amati, non curati», arrivando a raccogliere i dimenticati, i paria, i moribondi persino nelle fogne, circondati dai topi. Questa "piccola suora dal luminoso sorriso" usciva sempre con la corona del Rosario tra le mani.
Pochi mesi dopo, alcune sue ex allieve e altre ragazze si unirono a lei, formando la comunità religiosa delle Missionarie della Carità, fondata ufficialmente quattro anni dopo la "chiamata" del 1946 e riconosciuta diocesanamente il 7 ottobre 1950 nell'arcidiocesi di Calcutta. La popolarità della piccola suora dalla fede salda come una roccia crebbe oltre misura, soprattutto dopo la concessione di Paolo VI di estendere l’attività delle Missionarie della Carità al di fuori dell’India. Tutti la ricordavano come una donna minuta, gracile, nel suo saio bianco e azzurro, la cui grandezza conquistava il cuore delle persone di tutto il mondo, anche quelle non credenti.
Papa Wojtyla la definiva "icona del Buon Samaritano", sottolineando che essa "si recava ovunque per servire Cristo nei più poveri fra i poveri." Papa Francesco, in occasione della sua canonizzazione il 4 settembre 2016, ricordò come Madre Teresa si sia "chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato." Aggiunse inoltre che "la sua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri." La sua santità, per Papa Francesco, è "tanto vicina a noi, tanto tenera e feconda che spontaneamente continueremo a dirle “Madre Teresa”."
La vita ispiratrice di Santa Madre Teresa | Documentario completo
L'Impegno a Favore della Vita: Contro l'Aborto
Il Premio Nobel per la Pace e il Messaggio Universale
L’affetto e l’ammirazione per Madre Teresa ha sempre travalicato i confini della fede, tanto che la società civile la insignì del Premio Nobel per la Pace nel 1979 "per il suo servizio per i poveri e con i poveri". In quell’occasione, consapevole di avere di fronte a sé una platea mondiale, la "piccola matita di Dio", come amava definirsi, utilizzò il suo discorso di ringraziamento per lanciare un messaggio nel quale parlò dell'aborto.
Celebre è la frase che pronunciò in quell'occasione: «Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa (…). Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te e a te di uccidere me». Grande, infatti, fu l’impegno di Madre Teresa a favore della vita e contro l’aborto, un impegno durato tutta la vita e ricordato anche da San Giovanni Paolo II nell’omelia in occasione della beatificazione: «Soleva dire - ricordava Papa Wojtyla - ‘Se sentite che qualche donna non vuole tenere il suo bambino e desidera abortire, cercate di convincerla a portarmi quel bimbo. Io lo amerò, vedendo in lui il segno dell’amore di Dio’».
Madre Teresa sosteneva che la vita del bambino non nato è un dono di Dio, il maggior dono che Dio possa fare alla famiglia. Affermava inoltre: «Oggi ci sono molti Paesi che permettono l’aborto, la sterilizzazione e altri mezzi per evitare o distruggere la vita fin dal suo inizio. Questo è un segno ovvio che tali Paesi sono i più poveri tra i poveri, poiché non hanno il coraggio di accettare nemmeno una vita in più. La vita del bambino non ancora nato, come la vita dei poveri che troviamo per le strade di Calcutta, di Roma o di altre parti del mondo, la vita dei bambini e degli adulti è sempre la stessa vita. È la nostra vita. È il dono che viene da Dio. Ogni esistenza è la vita di Dio in noi».
Riconoscimento e Canonizzazione
Il Percorso verso la Santità
Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, San Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione, con una deroga speciale rispetto ai tempi standard. Così, il 19 ottobre del 2003 venne proclamata beata. L'arcidiocesi di Calcutta aprì il processo per la canonizzazione già nel 2005 e il 17 dicembre scorso Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto di canonizzazione della Beata Teresa di Calcutta, che è divenuta santa il 4 settembre 2016.
San Giovanni Paolo II affermava durante l’omelia della beatificazione: «Sono personalmente grato a questa donna coraggiosa, che ho sempre sentito accanto a me […]. Si recava ovunque per servire Cristo nei più poveri fra i poveri. Nemmeno i conflitti e le guerre riuscivano a fermarla […]. Ella aveva scelto di non essere solo la più piccola, ma la serva dei più piccoli. La sua grandezza risiede nella sua abilità di dare senza calcolare i costi, di dare "fino a quando fa male". La sua vita è stata un vivere radicale e una proclamazione audace del Vangelo».
L'Eredità Duratura
Madre Teresa morì il 5 settembre 1997 (giorno della sua memoria liturgica) con un rosario fra le mani. La sua scomparsa suscitò grande commozione nel mondo intero: l'India le riservò solenni funerali di stato, che videro un'enorme partecipazione popolare e la presenza di importanti autorità del mondo intero. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Javier Pérez de Cuéllar, dichiarò: "Lei è le Nazioni Unite. Lei è la pace nel mondo". Nawaz Sharif, primo ministro del Pakistan, aggiunse che Madre Teresa era "un raro e unico individuo che ha vissuto a lungo per più alti scopi. La sua lunga vita di devozione alla cura dei poveri, dei malati e degli svantaggiati è stata uno dei più grandi esempi di servizio alla nostra umanità”.
Madre Teresa è stata sepolta a Calcutta, presso la sede delle Missionarie della Carità. Sulla semplice tomba bianca è stato inciso un verso del Vangelo di Giovanni: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi». L’intera vita e l’opera di Madre Teresa offrono testimonianza della gioia di amare e del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, lasciando in eredità un esempio di dedizione totale. Ancora alla cerimonia dei premi Nobel, alla domanda: «Che cosa possiamo fare per promuovere la pace mondiale?», ella rispose senza esitare: «Andate a casa e amate le vostre famiglie».

Celebre è la sua affermazione: «Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno».