La Madonna di Citerna di Donatello: Scoperta, Restauro e Splendore Ritrovato

La terracotta policroma raffigurante la Madonna con il Bambino, attribuita a Donatello, è tornata a far bella mostra di sé presso la sacrestia della Chiesa di San Francesco di Citerna a partire dal dicembre 2012, dopo un lungo restauro durato quasi sette anni. Quest'opera, datata intorno al 1415/20, è considerata una delle più affascinanti e rocambolesche scoperte nel campo dell’arte degli ultimi anni.

La Scoperta e l'Attribuzione

Il rinvenimento della Madonna di Citerna, ad opera della Dott.ssa Laura Ciferri, ha rivelato al pubblico un capolavoro di indubbio valore artistico-culturale. Era il 2004 quando fu presentato al pubblico il volume La Madonna di Citerna, Terracotta inedita di Donatello, dedicato alla statua rinvenuta all’interno della Chiesa di San Francesco. Questo volume fu il frutto di uno studio scientifico condotto da Laura Ciferri nell’ambito di una ricerca volta a istituire un corpus di manufatti in terracotta pesanti in Umbria nei secoli XV e XVI.

La pubblicazione includeva importanti saggi di Alfredo Bellanti, Corrado Fratini e Giancarlo Gentilini, i quali confermavano e avvaloravano, con ulteriori confronti e teorie, sia l’attribuzione a Donatello sia la datazione dell'opera, facendola risalire al suo periodo giovanile e rendendola quasi unica nel suo genere. La scultura è arrivata nel laboratorio di restauro nel 2005 accompagnata da un certo clamore a seguito della sua attribuzione a Donatello.

Donatello Madonna di Citerna infografica sulla scoperta e attribuzione

La Statua: Descrizione e Caratteristiche

La splendida terracotta, dipinta a freddo e raffigurante la Madonna con il Bambino, è un'opera giovanile di Donatello (1415 - 1420). La statua, foggiata a tuttotondo, rappresenta la Vergine Maria in piedi, avvolta nelle pieghe della sua veste nell’atto di stringere a sé il Figlio Gesù. Anche il Bambino, dall’aspetto saldo e nudo, cerca il contatto con sua Madre per ottenere protezione.

Il gruppo scultoreo è a figura intera, alto 114 cm, con una base larga 34 cm e profonda 38 cm. Il mantello che avvolge la Madonna è bianco, arricchito da un prezioso disegno con doratura a missione, presentando un motivo a corona gigliata posto all’interno di un cerchio con otto ogive a temi floreali. La modellazione del manto è ricca e accurata nei panneggi e nei particolari figurativi.

La perdita della policromia nella fascia inferiore dell’opera ha messo in evidenza i segni della lavorazione della terracotta al di sotto della preparazione. È quindi possibile intuire l’intenzione dell’artista durante la fase di modellazione, quando ha inciso nell’argilla “a consistenza del cuoio” la decorazione del bordo inferiore della veste, che termina con una frangia dal sinuoso andamento. Dalle frange dell’abito sporge, aggettante e con una perfetta finitura, il piede sinistro, nudo e calzato in un sandalo.

La terracotta, con il suo peso abbastanza esiguo di 58 kg circa, poteva essere spostata piuttosto agevolmente. Questa caratteristica ha permesso di dedurre che fu prodotta per ambienti di culto ecclesiastico o destinata alla devozione religiosa nell’ambito di dimore patrizie. La Madonna di Citerna rientra infatti in quella categoria di opere devozionali destinate a tali contesti.

Il Lungo Restauro

L’opera si presentava fortemente compromessa nella sua policromia originale a causa di numerosi interventi pittorici realizzati nel corso del tempo per adattarla al gusto dell’epoca. La Madonna di Citerna ha subito nel corso dei secoli diversi interventi che hanno causato l’offuscamento della policromia originale, con stratificazioni plurisecolari operate in diversi periodi storici. Le motivazioni di tali interventi sono riconducibili in parte al degrado della policromia, ma anche e soprattutto al cambiamento del gusto nel corso del tempo.

Il percorso di restauro è stato lungo e fatto di studi, approfondimenti, analisi e un sapiente lavoro operato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. La statua giunse presso il settore di restauro dei Materiali Plastici e Ceramici, diretto da Laura Speranza, grazie alla volontà dell’allora Soprintendente dell’OPD Cristina Acidini. Durante il lungo e accurato restauro, iniziato nel 2005 e terminato nel 2011, le restauratrici dell’Opificio delle Pietre Dure, Rosanna Moradei e Akiko Nishimura, hanno dovuto rimuovere ben tre strati di diverse tipologie di vernici.

Sotto gli strati di grezza ridipintura sono riaffiorati i delicati incarnati della Vergine e del Bambino, il modellato delle figure e la preziosa cromia originaria, realizzata con materiali quali oro, argento, lapislazzuli e lacche. Nel corso delle indagini le problematiche di conservazione della scultura si sono rivelate molto complesse e hanno richiesto un notevole impegno per il recupero della policromia, celata da innumerevoli strati di ridipinture legate alla travagliata storia conservativa dell’opera. Questo è stato uno dei lavori più impegnativi e affascinanti che il laboratorio di restauro dei materiali plastici dell’Opificio abbia affrontato negli ultimi anni.

Lagonegro in festa per il restauro della statua lignea della Madonna di Sirino. Prima parte

Il Ritorno e la Visibilità

Oggi possiamo ammirare la bellezza, la qualità dei colori, ricchi e pregiati, oltre alla raffinatezza della decorazione e alla dolcezza dei volti dei protagonisti. Il ricollocamento dell'opera (stavolta nella sacrestia, tutta per lei) è avvenuto nel 2010, e oggi si può ammirare in tutto il suo splendore.

La statua si trova nella sacrestia della chiesa di San Francesco, accanto alla sede comunale del paese. È possibile accedervi con facilità: presentandosi all’ingresso del Comune negli orari di apertura, si verrà accolti e guidati all’interno della chiesa artisticamente più ricca di Citerna per ammirare questo capolavoro di fattura sopraffina e colori suggestivi.

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