La Santa Maria della Spina: Un Gioiello del Gotico Pisano
La Chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa è un vero gioiello dell'architettura gotica pisana, spesso descritta da Giorgio Vasari come "Piccola ma ornatissima". Questo straordinario esempio di gotico pisano fu edificato nel 1230 sul greto dell’Arno, in corrispondenza di un importante ponte, il Ponte Novo, che univa le vie Santa Maria e Sant'Antonio, e per questo inizialmente fu chiamata Chiesa di Santa Maria in Pontenovo. Il ponte fu distrutto nel corso del XV secolo e mai più ricostruito.
Il nome "Spina" deriva invece dal fatto che, a partire dal 1333, la chiesa custodì come reliquia una spina della corona di Cristo. Questa reliquia, che non è una scheggia della Croce come molti erroneamente pensano, fu lasciata nel 1266 nella casa della famiglia Longhi da un ricco mercante e donata in seguito al piccolo oratorio. Oggi la sacra reliquia non è più presente nella chiesa, ma è conservata nella Chiesa di Santa Chiara (l'Opera dell'Ospedale di Santa Chiara era affidataria di entrambe le chiese).

Storia e Ricostruzioni
Origini e Primo Ampliamento
La costruzione della chiesa, voluta dalla ricca famiglia dei Gualandi (quelli della torre del Conte Ugolino), probabilmente andò di pari passo con quella del Ponte Novo (1182). Non abbiamo una data certa di fondazione, ma sappiamo che rispondeva al nome di oratorio di Santa Maria a Pontenovo e che fu costruita nel 1230. In origine l’edificio era un piccolo oratorio formato da una loggia.
Nel 1322, per interessamento del Comune di Pisa, iniziarono i lavori d’ampliamento che si conclusero circa cinquanta anni dopo, sotto la guida dell’architetto e scultore pisano Lupo di Francesco. Nel 1325 la chiesa assunse le forme gotiche che possiamo oggi osservare.
Le Sfide con l'Arno e il Grande Spostamento
La chiesa si trovava ben quattro metri sotto il livello attuale, sul greto del fiume. Proprio la vicinanza al fiume ha costituito una costante minaccia per la stabilità dell’edificio che, come attestano numerosi documenti, fin dal Quattrocento ha subito ripetuti interventi di restauro tesi a riparare i danni di cedimento del terreno e a consolidare le strutture architettoniche.
L’intervento più radicale e discusso risale al 1871. Dopo l'unità d'Italia, a causa dei costanti danni causati dalle esondazioni dell’Arno, ne fu deciso lo smantellamento e la ricostruzione in altro loco, su richiesta del Consiglio Comunale e dell’Accademia delle Belle Arti, dove fosse più stabile e sicura. L’architetto che operò tale trasformazione fu Vincenzo Micheli, con il benestare della commissione dell’Accademia delle belle arti di Pisa.
I lavori di ricostruzione iniziarono nel 1871 e terminarono nel 1875, ma si protrassero fino al 1884. Questa operazione sconvolse la critica del secolo, che si scatenò in attacchi feroci. Nello smontaggio, i marmi subirono diversi danni. Durante i lavori, la Spina venne riedificata su tre gradini, le sue pareti alzate di un metro, e fu spostata di alcuni metri verso est (allontanandola così dalla sponda del fiume) e 4 metri più in alto rispetto al livello del fiume. Le sculture originali furono sostituite con calchi (gli originali sono oggi conservati al Museo Nazionale di San Matteo) e la sagrestia, un tempo rivolta verso l’Arno, fu distrutta e mai ricostruita, lasciando un edificio alterato nelle proporzioni e nella forma.
John Ruskin (1819-1900), scrittore, poeta, pittore e critico d’arte inglese, durante il suo soggiorno a Pisa manifestò apertamente il suo dissenso nei confronti dello smantellamento e della ricostruzione della chiesa. Anche Gabriele D’Annunzio, nel suo "Forse che sì, forse che no" (1910), evocò l'immagine poetica della "Madonna Pisa della Spina Ardente", descrivendo un'atmosfera in cui la città stessa sembrava sentire "la spina di passione custodita nel tabernacolo di marmo e di preghiera sospeso su la ripa, e che il suo sangue ravvivasse la reliquia".
Pisa Antiche Chiese Pisane La Storia della Chiesa di Santa Maria della Spina
Architettura e Decorazione Esterna
Stile e Materiali
La chiesa è un grande esempio di Gotico Pisano. A pianta rettangolare, è completamente rivestita in marmo a fasce bicrome. La chiesa è caratterizzata da eleganti cuspidi, timpani e tabernacoli completati da una ricercata decorazione scultorea con tarsie, rosoni e numerose statue.
La Facciata Principale (Ovest)
La facciata, rivolta ad Ovest, ha due ingressi sormontati da archi a doppia ghiera. Nel mezzo si trova un pilastro su cui poggia l’elegante tabernacolo contenente la Statua della Madonna col Bambino, attribuita a Giovanni Pisano (1310-1320), affiancata da due Angeli, scolpiti dallo stesso artista. I portali della facciata sono affiancati da sei formelle quadrate in marmo rosa, e sulla prima formella in basso del portale destro è incastonata un'acquasantiera a conchiglia, esterna al tempio come nella tradizione giudaica.
La parte superiore della facciata è coronata da tre frontoni triangolari, decorati da rosoni e intarsi marmorei, conclusi da esili edicole che ospitano, al centro, la statua del Redentore tra quelle dell’Annunciazione, opere attribuite all’atelier di Andrea Pisano, mentre nelle edicole dei pilastri angolari si trovano due Angeli, riferibili alla taglia di Lupo di Francesco.

La Facciata Meridionale (Lato Strada)
Il fianco destro, o facciata meridionale, presenta due portali e tre eleganti quadrifore sormontate da una ricercata galleria composta da esili colonnine, timpani e pinnacoli, al cui interno sono le statue di Cristo e degli Apostoli, della bottega di Lupo. Il portale destro è affiancato da due file di tarsie e presenta un architrave greco-siriaco di riuso (III secolo); è sormontato da un timpano con due rosoni e termina con l'aquila, simbolo di San Giovanni Evangelista. L’edicola del pilastro angolare destro ospita la tenera Madonna con Bambino di Giovanni di Balduccio. Le piccole e delicate sculture di Santi ed Angeli alla sommità dei timpani furono eseguite nella bottega di Nino Pisano.
La Facciata Orientale (Retro)
Il retro della chiesa, ovvero la facciata orientale, è tripartito da arcate a sesto acuto includenti semplici monofore, conclusi da timpani su cui sono i simboli degli Evangelisti. Nelle tre edicole si trovano le statue dei SS. Pietro, Paolo e Giovanni Battista. Le alte guglie piramidali culminano con le statue della Madonna con Bambino tra due angeli di Nino Pisano.
La Facciata Settentrionale (Lato Fiume)
Contrariamente alle altre facciate, il fianco lungo il fiume non presenta grandi decorazioni ed è scandito da otto eleganti bifore.
Le Sculture Originali e i Maestri Pisani
All’esterno è possibile ammirare le copie delle statue di grandi maestri pisani risalenti al XIV secolo. Gli originali sono oggi al Museo Nazionale di San Matteo, essendo stati sostituiti da copie nell'Ottocento. Alla decorazione dell’edificio parteciparono maestri quali Lupo di Francesco (documentato dal 1299 al 1336), uno dei più originali seguaci di Giovanni Pisano, a capo di un’attiva bottega; Andrea Pisano (fine del XIII secolo-? post 1348), formatosi in ambito fiorentino, coadiuvato dai figli Nino e Tommaso. Al momento non è certa la diretta partecipazione ai lavori dell’edificio del grande Giovanni Pisano (Pisa, 1245 c.a.- Siena, dopo 1314) e del suo seguace Giovanni di Balduccio (documentato dal 1318 al 1349), pur comparendo tra le decorazioni alcune loro importanti sculture.

L'Interno: Semplicità e Capolavori
Contrasto Esterno/Interno
Contrariamente alla ricchezza e ricercata decorazione dell'esterno della struttura, l’interno oggi è abbastanza semplice e spoglio. Questa semplicità è frutto delle ripetute traversie che hanno interessato la chiesa e disperso gran parte dell’arredo mobile, stratificatosi nel tempo, comprendente sculture e dipinti.
L’edificio è ad unica aula rettangolare (19m X 10m), il cui soffitto in legno a capriate venne dipinto durante la ricostruzione ottocentesca. Illuminano l'aula le monofore, le bifore, le quadrifore e i rosoni delle quattro facciate.
Il Presbiterio e le Sculture Principali
Al centro del presbiterio, rialzato e separato da tre arcate su pilastri, è collocato uno dei massimi capolavori della scultura gotica: la straordinaria Madonna con Bambino, nota ai fedeli come Madonna della Rosa. Quest'opera, frutto della collaborazione di Andrea e Nino Pisano, fu eseguita tra il 1345 ed il 1348 e conserva ancora tracce della cromia e della doratura originarie (in origine la Madonna teneva una rosa in mano).
Su due mensole ai lati si trovano le figure dei Santi Pietro e Giovanni Battista, entrambe le opere di Nino e Tommaso Pisano. Le statue, un tempo dipinte e dorate, erano infatti poste fino all’Ottocento su un pregiato altare marmoreo cinquecentesco.

Altre Opere e la Loro Collocazione Attuale
Sulla parete sinistra del presbiterio è murato il tabernacolo marmoreo destinato ad accogliere la venerata reliquia della spina, eseguito da Stagio Stagi (Pietrasanta, Lucca, 1496-1563) nel 1534.
In controfacciata si trova l’altare in marmo, con nicchia e pilastrini decorati da volti di putti, eseguito da Girolamo da Carrara (attivo nel XVI secolo) nel 1524. Questo altare ospitava la statua della Madonna del Latte, una delle raffigurazioni più tenere ed umane della Madonna che allatta Gesù bambino, eseguita da Andrea e Nino Pisano tra il 1345 ed il 1348. Oggi una copia è esposta in loco, mentre l'originale si trova nel Museo Nazionale di San Matteo, nella sala a loro dedicata.
Un tempo adornava la chiesa anche una Madonna col Bambino trecentesca attribuita a Nino Pisano, la cosiddetta Madonna dei Vetturini. Oggi sul sito è stata posta una copia mentre l'originale è collocato nel Museo Nazionale di San Matteo.
Alcune delle opere che abbellivano la chiesa si trovano oggi al Museo Nazionale di San Matteo, tra cui le Virtù Cardinali e Teologali, i bassorilievi del coro in marmo realizzati da Andrea di Francesco Guardi (1453), la Sacra Conversazione di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma (1542). Un'Annunciazione in marmo di Stoldo Lorenzi è stata invece spostata nella Chiesa di Santa Chiara.
Restaurazioni Recenti e Uso Attuale
I recenti restauri, che hanno riportato a nuova vita questo piccolo gioiello di arte gotica noto oltre i confini nazionali, sono stati curati dalla Comunità Europea, dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dal Comune di Pisa con il determinante contributo di sponsor locali coordinati dall’Unione Industriale Pisana.
Oggi la chiesa è di proprietà del Comune di Pisa, è sconsacrata e utilizzata per mostre temporanee di arte contemporanea.