Madonna della Dolcezza: Significato, Iconografia e Spiritualità

L'Icona e la sua Teologia

Cos'è un'Icona?

Un'icona non è semplicemente un dipinto a soggetto religioso. A differenza dell'arte occidentale che a partire dal 1300 circa si allontana da questa concezione, l'icona non vuole riprodurre ciò che si vede con gli occhi né l'impatto emotivo prodotto dalla realtà contemplata. È invece piuttosto l'invocazione della Presenza di ciò che viene raffigurato, e nel contempo è la risposta da parte del Signore: «Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: Eccomi!» (Is 58,9). È -letteralmente- rappresentazione. L'icona favorisce realmente l'incontro con il Signore, con la Madre di Dio, con i Santi per coloro che la accostano con fede.

Icona bizantina classica della Madre di Dio

Il Carattere Sacramentale dell'Icona

L'icona è un sacramentale. Che cosa conferisce all'icona questo carattere sacramentale? È la compresenza di alcuni elementi che entrano nella sua composizione. In secondo luogo l'iscrizione del nome di ciò che è rappresentato, perché come si è detto sopra l'icona è come un'invocazione visiva di quella Presenza. Nell'Antico Testamento il nome non è solo un segno distintivo o un titolo, ma è relazione viva con la realtà che indica. Con l'iscrizione quindi l'icona è legata alla realtà del soggetto che rappresenta. Cioè, semplicemente: ce lo presenta come ci si presenta un amico, perché possa entrare anche nella nostra vita e nella nostra amicizia.

Terzo elemento che entra a costituire la sacramentalità dell'icona è il procedimento secondo cui è "scritta". Questo non dipende dall'estro pittorico dell'iconografo, ma dev'essere conforme ai canoni dati dalla Chiesa, ispirati alla sua teologia liturgica e all'insegnamento dei Padri; indissolubilmente legata al procedimento tecnico è la preghiera, che accompagna fin dal progetto dell'opera il lavoro dell'iconografo. Il quarto elemento è allora lo stile di vita, il cammino di purificazione e conversione incessante dell'iconografo. Perché la preghiera non consiste in parole, meditazioni, pensieri devoti: la preghiera è autentica se è autentica una vita nella ricerca incessante del volto del Signore.

Tecnica e Materiali

L'icona è dipinta secondo l'antica tecnica della tempera all'uovo. I pigmenti, cioè polveri colorate di origine minerale e organica (terre, pietre macinate, radici polverizzate), vengono amalgamati con una emulsione a base di tuorlo d'uovo, e stesi su un supporto di legno ricoperto prima da una tela leggera e poi da molti strati sottili di gesso, impastato con colla di coniglio o di pesce.

La tavola di legno su cui è "scritta" è irrobustita da due inserti posti trasversalmente sul retro. La tavola viene poi trattata, nel verso del dipinto, con una malta a base di gesso per renderla liscia e capace di essere dipinta. Il procedimento consiste nel distendere, con un pennello, uno strato di gesso colloso, misto a polvere fine di alabastro, il tutto a caldo, su una tela di lino precedentemente incollata sulla superficie. L'utilità di questa tela è quella di rendere lo strato di pittura maggiormente resistente alle sollecitazioni provocate dai movimenti del legno.

Si tratta della tratteggiatura del disegno effettuata oggi attraverso un foglio di carta pergamena trasparente su cui è stata ripresa in precedenza l'immagine nelle sue linee essenziali, quelle del nero. A questo punto inizia il processo di doratura.

Dettaglio di icona dipinta con tempera all'uovo e foglia oro

Il Linguaggio Simbolico dell'Icona

Dobbiamo allora lasciarci introdurre in un altro genere di visione, che rimanda alle realtà eterne. La carnagione dei volti, ad esempio, non ha una tonalità rosea ma dorata, a significare la trasfigurazione dell'uomo; anche gli occhi sono talvolta ingranditi, con lo sguardo fisso sull'aldilà, e la fronte larga e alta indica il pensiero contemplativo. I lineamenti sono stilizzati, come pure l'esecuzione delle vesti, le cui parti più chiare (schiarimenti o "lumeggiature") sono rese in modo geometrico: attraverso la geometria si vuole esprimere la perfezione del mondo invisibile.

Alcuni colori hanno significato simbolico: la Madre di Dio è sempre caratterizzata da una tunica verde-blu e da una cuffia ("mitella") dello stesso colore: la tunica è l'indumento più a contatto con il corpo, e il verde-blu indica l'umanità. Un ampio mantello purpureo però avvolge tutta la persona: il color porpora, un tempo preziosissimo e perciò riservato agli imperatori, indica la divinità.

Nelle icone del Cristo Pantokrator (Signore onnipotente) i colori sono invertiti: la tunica o chitone è rosso porpora e il mantello è blu o verdeblu, per esprimere che egli, che è Dio, si è rivestito della nostra umanità. L'oro, più che un colore, è luce pura e indica la divinità: circondando la figura, la sottrae allo spazio e al tempo e indica che essa appartiene al mondo di Dio.

Come si è detto, iconografia è un'arte particolare: il suo intento non è di produrre opere originali o di evidenziare la bravura dell'artista, ma di annunciare il Vangelo rendendo presente la Parola attraverso l'Immagine. Perciò le icone sono molto ripetitive quanto a struttura formale, con piccole varianti significative all'interno di ciascuna, e il richiamo a modelli precedenti garantisce la correttezza del linguaggio iconografico.

Spiegazione della simbologia dei colori e delle caratteristiche iconografiche in un'icona mariana

La Vergine del Silenzio: Un'Icona di Dolcezza

Origine e Riconoscimento Papale

Da qualche tempo un'icona della Madre di Dio che porta il dito alle labbra con un gesto che invita al silenzio circola ampiamente e suscita interrogativi, ma si desidera che essa susciti soprattutto la fiduciosa preghiera. L'originale dell'icona della Vergine del Silenzio viene commissionata da fra Emiliano Antenucci. Il 22 novembre 2017, fra Emiliano con la sua équipe del Silenzio incontra papa Francesco. Il 24 marzo 2019 (vigilia dell'Annunciazione e della sua visita al Santuario di Loreto) papa Francesco scrive una lettera di suo pugno al ministro provinciale dei Cappuccini d'Abruzzo, padre Nicola Galasso, con questa richiesta: «Sarebbe bello trovare un posto, una chiesa, dove si possa dare culto pubblico alla Madonna del Silenzio.» Il Santo Padre, dopo numerose lettere, telefonate ed incontri con padre Emiliano, premuroso che tutto andasse a buon fine, dà la benedizione per questo progetto di Dio, telefonando al vescovo di Avezzano, mons.

Papa Francesco con fra Emiliano Antenucci e l'icona della Vergine del Silenzio

Genesi e Modelli Iconografici

Nel nostro caso non c'è alcun modello antico di una Madre di Dio Vergine del Silenzio in ambito bizantino. In seguito il sig. Gianmario Carozzi, affascinato da un affresco copto dell'VIII sec. raffigurante Sant'Anna, scrisse un'icona (Santa Maria del Silenzio) che rappresentava Maria a figura intera, con il dito sulle labbra e il gesto benedicente. Di questa icona, donata a P. Antonio Gentili, vennero fatte moltissime riproduzioni, anche su legno e su stoffa. Una di queste era stata donata al cappuccino fra' Emiliano Antenucci, che desiderando un'icona vera a mezzo busto di quel soggetto la richiese al monastero dell'Isola San Giulio, e diede a una monaca iconografa i modelli che aveva: un'immagine dell'icona del sig. Carozzi e una dell'antichissimo affresco di Sant'Anna trovato a Faras, nell'Alto Egitto, e custodito nel museo nazionale di Varsavia. La monaca decise di ripartire da quell'affresco, davvero incantevole.

Per prima cosa, era possibile attribuire alla Madre di Dio lo stesso gesto di Sant'Anna, sua madre? Si ricordò allora che l'unico altro soggetto iconografico con quel gesto è San Giovanni evangelista, che la tradizione bizantina chiama Giovanni il Teologo per aver scrutato nel suo vangelo le insondabili profondità del Verbo di Dio incarnato. Perché nell'iconografia San Giovanni invita al silenzio? Per entrare nel Mistero, nell'ascolto del Verbo della Vita. E perché Sant'Anna invita al silenzio? Per entrare nel Mistero, nella contemplazione della sua maternità di grazia che prepara la maternità divina di Maria, sua figlia. E dunque, chi più di Maria ha diritto di assumere quel sobrio gesto? La Madre di Dio invita al silenzio, perché porta in sé il Mistero, la Parola eterna che si fa uomo tra noi per salvarci.

Affresco copto di Sant'Anna con il dito alle labbra

Interpretazione Teologica e Spirituale

Un altro serio problema che si pose fu: è possibile scrivere delle icone della Madre di Dio senza il suo Figlio? La tradizione dice di no. Abbiamo effettivamente pensato di rappresentare in alto la Trinità nel modo evocativo che è frequente nell'iconografia bizantina, con semicerchi concentrici di colore azzurro-blu irradiati d'oro e tre raggi discendenti (cfr. per esempio l'icona della Natività o della Pentecoste).

Un altro modello formale è dato dall'icona dell'Ascensione, in cui Maria è raffigurata in posizione centrale, frontalmente, lo sguardo rivolto allo spettatore. La mano sinistra con il palmo aperto -in atto benedicente secondo un gesto molto comune nell'iconografia bizantina, ripreso anche dalla nostra icona- indica con la sua verticalità il Figlio che ascende al cielo, mentre la destra è inclinata orizzontalmente, nella direzione del cammino: Maria ci invita a camminare nella storia tenendo fisso al cielo lo sguardo del cuore. Non è però andata perduta la simbologia del cammino che nell'icona dell'Ascensione la Madre di Dio dischiudeva: infatti il nastro aureo che tradizionalmente orla tutto il manto della Madre di Dio nella nostra icona è stato reso con oro bianco, nell'intento di assimilarlo a una strada.

La Vergine del «dolce amore» o della "tenerezza" raffigurata in questa icona è una delle tipologie classiche delle icone mariane, definita soprattutto dalla posizione guancia a guancia tra la Madre e il Bambino. I fregi dorati sul manto indicano sia la sua regalità che le grazie particolari di cui Maria è stata fatta oggetto da parte di Dio. Sulla fronte e sulle spalle (ne è visibile solo una sulla spalla sinistra) tre stelle annunciano la Verginità di Maria prima, durante e dopo il parto. Lo sguardo della Vergine non è rivolto al Bambino, ma a colui che guarda l'icona per introdurlo all'incontro con il Cristo, portatore della buona novella (il rotolo della Parola). Le lettere MP e θY, in alto a destra e sinistra dell'icona, sono abbreviazioni delle parole greche "METER THEOU", Madre di Dio.

Icona della Vergine del Silenzio con enfasi sul gesto della mano e il nastro

Il Messaggio del Silenzio e del Cammino

E qui abbandoniamo l'interpretazione iconografica in senso stretto per ascoltare ciò che lo Spirito suscita al cuore. La vita dell'uomo nella Bibbia è spesso paragonata a una via, un percorso che si apre davanti a noi passo dopo passo. La via ci è già tracciata dal Signore, mèta del nostro cammino, ma solo percorrendola si invera per noi, che restiamo liberi di smarrirci, se scegliamo di abbandonare il sentiero della verità per seguire miraggi illusori. Sulla nostra via la Madre di Dio si fa compagna di cammino e guida sicura. Ci invita a sostare, a considerare bene ogni cosa: il gesto della mano sinistra, autorevole e insieme dolce, evoca una parola che il Signore dice attraverso il profeta Geremia: «Fermatevi nelle strade e guardate, informatevi dei sentieri del passato, dove sta la strada buona, e percorretela: così troverete pace per la vostra vita.»(Ger 6,16) Tale gesto esprime nello stesso tempo una benedizione che ci sospinge oltre: il nastro, partito dalla base della raffigurazione, sale, scende, prosegue invisibilmente, ricompare …

La strada buona non è comunque tutta lineare, agevole, scontata: occorre fidarsi, seguire, lasciarsi condurre. Occorrerà salire e ciò comporterà fatica e perseveranza. Al culmine del braccio destro della Santa Vergine il nastro si interrompe, il percorso richiede un salto di livello che è indicato dal gesto di Maria: «Poni un sigillo alle tue labbra, custodisci la Parola nelle profondità del cuore, lasciati sorprendere dallo Spirito», sembra volerci dire amorevolmente la Madre. «Quando non vedi più come proseguire nel cammino, quando ogni opportunità sembra perduta, quando le fatiche affrontate sembrano essere state vane, taci. Lasciati portare oltre dal silenzio, lasciati sollevare dall'amore, senza opporre resistenza, senza frapporre il tumulto dei tuoi pensieri. Allora ritroverai la via da seguire e in essa intravvederai il mio volto, e seguendola irradierai la mia pace.»

La Virtù della Dolcezza in Maria

Maria, Esempio di Dolcezza Divina

La dolcezza è una virtù squisita che rifulse decisamente nell'Immacolata. Costa molto acquistare simile virtù, perché tanto prezioso ne è il valore! Si dice che la dolcezza è il fior fiore della virtù. Si può anche dire, perciò, che la virtù della dolcezza è simile al diamante più prezioso che viene posto al centro della corona regale. Dolcezza, mansuetudine, amabilità: vanno intese insieme nella beatitudine di Gesù: «Beati i mansueti perché possederanno la terra» (Mt 5,4), e si ritrovano insieme nella mite figura dell'agnello, così mansueto, amabile e dolce. Esso è la figura di Gesù, l'Agnello immolato per noi, ed è la figura più dolce di Maria, l'Agnella pura e immacolata che ha fatto e ci ha donato Gesù.

Come pensare alla virtù della dolcezza della Madonna? Vergine e Madre dolcissima, Ella è stata investita e riempita di una dolcezza divina che traspariva da tutta la sua persona, e si irradiava soprattutto dal suo incantevole volto e dal suo sorriso celestiale. «Sembra che Dio abbia voluto addensare in Lei tutta la dolcezza possibile», ha scritto giustamente il Villar. E proprio per questo noi possiamo e dobbiamo dire che la Madonna è la dolcissima Madre divina di Gesù e Madre dell'intera umanità.

Madonna della tenerezza (Eleousa) che mostra l'intimità tra Madre e Figlio

La Dolcezza nella Prova

La dolcezza è soprattutto il fior fiore della carità, e corona, appunto, le opere di carità, anche le più laboriose e dolorose, le più difficili e sofferte. Difatti, la Madonna non perse affatto la dolcezza nella durissima prova della fuga notturna verso il lontano Egitto; così come non l'aveva perduta quando, a Betlemme, san Giuseppe non era riuscito a trovare una casa per essere ospitati in quel frangente così delicato del vicino parto, e dovettero riparare un po' fuori Betlemme, in una povera stalla, dove c'erano soltanto un bue e un asinello, con una misera mangiatoia per deporvi il neonato Gesù, il Verbo fatto Bambino per noi! E chi può immaginare la dolcezza senza misura della Madonna e di san Giuseppe dopo la nascita verginale di Gesù Bambino in quella Notte Santa?

La Dolcezza nella Vita Quotidiana

Dov'è invece la nostra dolcezza? Certo, quando tutto ci va bene, quanto ogni cosa ci va a genio, quando si hanno soddisfazioni e successi, è molto facile essere dolci e amabili; ma quando le cose ci vanno storte o ci causano contrarietà e dispiacere, allora sparisce subito ogni ombra di dolcezza, e non ci vuole molto a diventare duri, aspri, nervosi, amari, con chicchessia, fossero pure i genitori o i fratelli e sorelle!... Quanti litigi e bisticci, infatti, quanti scambi di offese e accuse, quante lacrime e rabbie succedono, non raramente anche per delle inezie o sciocchezze... Dove è mai, allora, la vera dolcezza che sa superare ogni prova e dolore?...

Che cosa dire, poi, in particolare, della proverbiale mancanza di comprensione e di dolcezza fra la suocera e la nuora?... Quante amarezze e fratture reciproche, quanti dispetti e risentimenti senza numero! Ma ci fu un esempio splendido dato dalla Mamma di sant'Agostino, santa Monica. «Agli inizi - riferisce sant'Agostino - mia madre ebbe a che fare non poco con la suocera, la quale, messa su dalle serve, si mostrava intrattabile e faceva frequenti scenate. Monica sopportava tutto in silenzio e la trattò con tanto ossequio e cortesia, che alla fine se la rese amica.» Ugualmente è avvenuto, nel secolo ventesimo, con la serva di Dio Mamma Licia, che fu suocera per cinque nuore, ossia per le mogli dei cinque figli sposati, e che, per le sue virtù veramente amabili e ricche di tanta dolcezza materna, fu sempre benvoluta, amata e anche venerata dalle cinque nuore.

Ci sono altri casi, è vero, in cui, nei nostri rapporti con gli altri, si può arrivare ad essere capaci di una falsa dolcezza, tutta affettata e sdolcinata, da parte di coloro che vogliono ottenere favori e apprezzamenti da altre persone: questa, però, non soltanto non è vera dolcezza, ma è qualcosa di talmente ripugnante, che è soltanto da detestare in ogni modo.

Come Acquisire la Dolcezza

La pratica per l'acquisto della virtù della dolcezza costa molto perché la dolcezza vale realmente molto. Per acquistare questa virtù è necessario, quindi, un esercizio accurato e fedele, che non è complicato se ci si abitua, pian piano, a chiedersi spesso, nel nostro pensare e prima di parlare o di agire: «Che cosa penserebbe, direbbe o farebbe la Madonna al posto mio?», sforzandosi poi di scegliere sempre tutto ciò che Lei penserebbe, direbbe o farebbe. Questa è la grande e premurosa raccomandazione che uno dei più grandi santi mariani - san Luigi Maria Grignion da Montfort - fa a tutti i devoti della Madonna per aiutarli a vivere realmente di amore alla Madonna, imitandola sempre più per diventare somiglianti a Lei.

Che relazione esiste tra l'Icona e la Sindone? Un percorso tra storia, arte, spiritualità e teologia

L'Iconografo: Un Ministero di Preghiera

L'Esperienza Personale di una Monaca Iconografa

Carissimo padre Emiliano, da più di vent'anni ho la grazia di poter scrivere le icone, insieme ad alcune sorelle della mia Comunità, e per ciascuna di noi questo "lavoro" è sentito come un dono personale di preghiera e un ministero di consolazione, di guarigione, di liberazione - a favore dei nostri fratelli. Realmente li immettiamo nella preghiera della comunità monastica quando scriviamo un'icona per loro; e non ne escono più, perché l'icona è con loro. Già nel farle abbiamo la percezione della Presenza, e talvolta veniamo poi a sapere che sono fonte di grazia per le persone che pregano davanti ad esse.

Monaca iconografa al lavoro in un monastero

La Presenza della Grazia nell'Icona

La Presenza non è data sempre nello stesso momento, ma quando "c'è" noi sappiamo che tutto il seguito andrà da sé. Possiamo combinare qualunque guaio o decidere di modificare radicalmente l'espressione dei volti: di fatto non ci riusciremo a danneggiarla o a cambiarla, ormai "è lì": indipendente da noi, ma data anche a noi.

La Creazione della Vergine del Silenzio

Nel caso della Vergine del Silenzio, fin dal disegno di bozza sulla carta era semplicissima e pregnante, terribilmente... eloquente! C'era già. Riportato il disegno sulla tavola, ancor più si confermava l'impressione: si sarebbe fatta da sé. Ci ho lavorato sopra molto tempo, ma più per il desiderio di stare con Lei che perché il risultato si facesse attendere. Questa comunque non è stata un'eccezione: accade così altre volte, ci ho riflettuto in questi giorni... e quindi anticipo le conclusioni finali, per poi lasciarti il resoconto scritto delle cose dette a voce. Ci è giunta notizia che all'icona della Madre di Dio a mezzo busto da noi scritta sono state attribuite alcune grazie, per cui con Maria magnifichiamo il Signore! E ci è stato chiesto cos'avesse di particolare questa icona nel momento in cui è stata realizzata.

Il Potenziale "Miracoloso" delle Icone

Lo spirito con cui compiamo questo lavoro-servizio-dono dell'iconografia è quello sopra descritto; e spesso sentiamo bene che l'immagine che consegniamo è carica di grazia. Ma è come consegnare un computer aggiornato, efficiente, nuovo di pacca: in sé, un ottimo strumento... se il destinatario sa sfruttarne bene le potenzialità! Può avere fantastici programmi, ma se io non li so usare... Così è per le nostre icone: tutte sono realizzate con il desiderio di portare Cristo, Maria, i Santi alla gente, di renderli più sensibilmente vicini. Tutte ricevono una preghiera di benedizione secondo la tradizione bizantina, in cui si chiede tra l'altro che quanti le accostano con fede ottengano guarigione, consolazione, misericordia e pace da Dio. E dunque sono tutte potenzialmente miracolose... basta attivarle!

Il Percorso Formativo dell'Iconografo

Sono una monaca benedettina dell'Isola San Giulio, per la grazia di Dio da molti anni in monastero; ho incominciato a scrivere le icone nel 1992, un anno dopo la Professione solenne. Ed è stata grazia su grazia. Non ho alcuna formazione artistica, essendo laureata in Lettere Classiche. Mi pare di avere avuto da sempre una predisposizione al disegno, in particolare dei volti di cui riempivo libri, quaderni e fogli volanti fin dalla scuola materna. Non avevo però alcuna pratica di pennelli, eccetto che delle pennellesse per imbiancare, splendido mestiere appreso in monastero. Confesso subito che quando ho ricevuto la proposta di raccontare qual è il mio approccio all'esecuzione dell'icona (propriamente si dice "scrivere l'icona") ho desiderato deludere per non illudere. La mia in-esperienza artistica infatti ha potuto essere per altre persone motivo di incoraggiamento a intraprendere l'iconografia. Anche il percorso di guarigione interiore, cioè di incessante conversione, che per me si è saldato con lo scrivere le icone, può aver suscitato un desiderio analogo: se non occorre una preparazione o un'attitudine specifica e giova allo spirito, allora ci provo anch'io! Non è così scontato. Ho detto per prima cosa che sono una monaca, e questa è davvero la grazia fondamentale per me. Nel tempo, giorno dopo giorno, ho imparato senza mai finire a cercare il volto del Signore in ogni cosa e sopra ogni cosa. Nei lavori faticosi e sporchevoli, nelle verdure da pulire, nell'obbedienza alla vita di ogni giorno, nella fedeltà sempre rinnovata alla preghiera, nella comunione da costruire e ricostruire incessantemente con...

tags: #madonna #della #dolcezza