Il Duomo di San Ciriaco, maestosa cattedrale romanica con influenze bizantine e gotiche, domina la città di Ancona e il suo golfo dalla sommità del colle Guasco. Questo luogo di culto, dedicato al santo patrono, non è solo un importante punto di riferimento architettonico e spirituale per i naviganti, ma è anche custode di un'immagine sacra che ha profondamente segnato la storia e la fede degli anconetani: un piccolo dipinto raffigurante la Madonna, venerato come Regina di tutti i Santi, o Regina di San Ciriaco.

Origini e Donazione del Dipinto
La devozione per questo piccolo quadro, che misura non più di 40 centimetri, ha inizio nel 1615. Secondo la tradizione, un marinaio veneziano di nome Bortolo, scampato a una violenta tempesta nel Mar Adriatico, donò l'immagine sacra al Duomo come ex voto. Il dipinto, che era conservato sulla sua nave, fu promesso alla Madonna in cambio della salvezza del figlio, trascinato in mare da un'onda durante la tempesta. Bortolo promise di lasciare l'immagine nel primo porto sicuro e di assicurare che fosse offerta alla devozione popolare con il massimo decoro.
Al sopraggiungere della tempesta, i marinai avvistarono un colle che si spingeva nel mare e, dalla presenza di una chiesa sulla sua sommità, compresero di essere giunti ad Ancona. La nave trovò rifugio nel porto. I membri dell'equipaggio, ancora scalzi, guidati da Bortolo e da suo figlio, intrapresero un'improvvisata processione verso il Duomo, portando il quadro in testa al corteo. Giunto alla cattedrale, Bortolo sciolse il suo voto donando il dipinto e fornendo i mezzi economici necessari per una sua decorosa sistemazione.
L'immagine della Madonna, raffigurata con una corona d'oro, un mantello azzurro e il volto leggermente inclinato con gli occhi semichiusi, divenne presto cara agli anconetani, che si sentirono protetti dalla Vergine.
Il Miracolo Mariano e l'Arrivo di Napoleone
Un periodo critico per la storia di Ancona e dell'intera Italia fu il 1796, anno dell'avanzata napoleonica. Le truppe francesi, guidate da Napoleone Bonaparte, invadevano la penisola con l'intento di laicizzare i territori conquistati e depredarne i beni artistici. L'armistizio di Bologna, firmato dal Papa Pio VI, prevedeva la cessione di importanti città, tra cui Ancona, considerata il principale porto pontificio sull'Adriatico.
La notizia della cessione di Ancona a Napoleone gettò la cittadinanza nello sgomento e nella desolazione, per il timore delle violenze e delle profanazioni che la soldataglia francese era solita compiere. Tutta la cittadinanza si riversò spontaneamente nella Cattedrale, dove si venerava il quadro della Regina di tutti i Santi, implorando l'intervento divino.
Fu la sera del 25 giugno 1796, mentre gli invasori erano alle porte della città, che accadde l'incredibile. Secondo le cronache dell'epoca, il quadro della Madonna del Duomo iniziò a muovere gli occhi, alzandoli verso la gente inginocchiata. La voce del miracolo si sparse immediatamente, richiamando folle di fedeli e curiosi. Anche coloro che inizialmente nutrivano dubbi o attribuivano l'evento a suggestione, si ricredettero di fronte alla ripetizione del fenomeno.

Il prodigio si ripeté per circa sei mesi, fino al febbraio del 1797. Di fronte al numero crescente di testimoni e alla serietà dell'evento, le autorità ecclesiastiche avviarono un'inchiesta ufficiale. Furono raccolte testimonianze, effettuate perizie scientifiche e non risultò alcuna alterazione del dipinto. Il miracolo venne ufficialmente riconosciuto.
L'Incontro con Napoleone
Il 10 febbraio 1797, Napoleone Bonaparte raggiunse Ancona. Avvisato degli eventi prodigiosi e delle preghiere dei fedeli, il generale si recò al Duomo con l'intenzione di porre fine a quella che considerava una superstizione, distruggendo il dipinto che aveva unito l'intera città. Entrato nella cattedrale, Napoleone prese in mano il quadro. Osservando la collana di perle e pietre preziose che adornava l'immagine della Madonna, mostrò esitazione, impallidì e, con sorpresa di tutti, lasciò il quadro, ordinando che fosse coperto con un drappo.
Non è noto cosa esattamente Napoleone abbia visto o provato in quel momento. Alcuni storici ipotizzano che, per evitare di inasprire gli attriti con la popolazione cattolica, abbia scelto di non confiscare il dipinto e i suoi preziosi ornamenti. Altri ritengono che anche lui sia stato testimone del miracolo. Fatto sta che Napoleone lasciò il dipinto al suo posto, e il fenomeno prodigioso della Madonna del Duomo assunse un'eco vastissima, generando un ampio fenomeno devozionale.
DOCUMENTARIO - NAPOLEONE - LE 8 ORE DI WATERLOO
Riconoscimento e Devozione Continua
Il 6 luglio 1796, il vescovo Vincenzo Ranuzzi iniziò il processo di riconoscimento canonico del miracolo, che si concluse il 25 novembre dello stesso anno. Tra i testimoni figurava anche il celebre architetto Giuseppe Valadier. La Madonna del Duomo, "Regina di Tutti i Santi", venne acclamata Patrona di Ancona.
Nel 1797 Napoleone proclamò la Repubblica Anconitana, che nel 1798 venne annessa alla Prima Repubblica Romana. Nonostante gli sconvolgimenti politici, l'immagine della Regina di tutti i Santi rimase uno dei simboli più importanti della fede degli anconetani.
Il 13 maggio 1814, papa Pio VII incoronò il prodigioso quadro, e la devozione per l'immagine continuò ininterrotta. Tuttavia, nella notte tra il 16 e il 17 dicembre 1936, il dipinto venne rubato. Fu ritrovato un mese più tardi, spogliato dei suoi preziosi ornamenti, nella cappella di Tor Mezzavalle ad Albano Laziale, e fece ritorno ad Ancona il 31 gennaio 1937, accolto trionfalmente.
Ancora oggi, il piccolo dipinto è conservato nella cripta della navata destra del Duomo, all'interno di un'edicola marmorea realizzata dall'architetto Luigi Vanvitelli. I fedeli anconetani, ogni domenica, al termine della messa di mezzogiorno, recitano devotamente il "Salve Regina", chiedendo che la Madonna continui a rivolgere sulla città i suoi "occhi misericordiosi".
Riferimenti Storici e Altri Prodigi
La storia del dipinto miracoloso di Ancona si inserisce in un contesto più ampio di fenomeni analoghi che si verificarono in altre località marchigiane e umbre durante il periodo napoleonico. Tra queste si ricordano Sant'Angelo in Vado, Urbania, Mercatello, Sant'Agata Feltria, San Liberato di San Ginesio, Gubbio, Montalboddo, Apiro e Pergola. Anche a Cingoli si narra di popolani che si opposero alla chiusura di un'immagine mariana da parte dei francesi, e a Fabriano avvenne il miracolo della Madonna delle Grazie.
Non tutti, tuttavia, accolsero questi eventi con fede incondizionata. Il canonico comasco Giulio Cesare Gattoni, ad esempio, espresse dubbi sulla veridicità dei prodigi osservati ad Ancona, Roma e Como, ritenendo che mancassero dei caratteri distintivi di una manifestazione divina.
Il quadro della Madonna del Duomo e i fatti accaduti alla vigilia dell'arrivo delle truppe francesi ispirarono la composizione di un inno, "Salve, o di mille popoli", citato anche da papa Giovanni Paolo II in occasione del Millenario della cattedrale di Ancona nel 1999.
La devozione per la Madonna del Duomo di Ancona, "Regina di tutti i Santi", è uno dei simboli più profondi della fede degli anconetani, testimonianza di un legame secolare tra la città, la sua cattedrale e la protezione celeste.