Martin Lutero e la Riforma Protestante: Una Storia di Rottura e Trasformazione

La figura di Martin Lutero, monaco agostiniano e teologo tedesco, è indissolubilmente legata a uno dei più grandi sconvolgimenti religiosi e culturali della storia europea: la Riforma Protestante. Questo movimento, iniziato nel XVI secolo, portò alla scissione del mondo cristiano occidentale e diede vita a nuove confessioni religiose, con profonde ripercussioni non solo in ambito spirituale, ma anche politico, sociale ed economico. La sua storia non può essere letta semplicemente come una pagina di Sacra Scrittura, ma come un complesso evento storico, influenzato da sviluppi spirituali e culturali che hanno attraversato secoli.

Ritratto di Martin Lutero

Le Origini del Conflitto: La Crisi Spirituale di Lutero e la Questione delle Indulgenze

La Ricerca della Salvezza e il Principio della "Sola Fede"

Martin Lutero era tormentato dal sentimento di trovarsi sempre in uno stato di peccato, nonostante le ripetute confessioni, penitenze e digiuni. Questa inquietudine lo condusse a dubitare della propria capacità di resistere all'inesorabile maestà di Dio e, di conseguenza, a temere di ritrovarsi nel numero dei dannati. Per Lutero, ogni opera umana era, in sostanza, "ammalata", intrinsecamente peccaminosa. La concupiscenza rappresentava un "tarlo insuperabile, insanabile, invincibile" che perdurava anche dopo il Battesimo, motivo per cui egli non credette più nella grazia del celibato. Da questa profonda crisi esistenziale emerse il principio della "sola fede": solo la fede nei meriti della morte in croce di Cristo poteva salvare l'uomo e renderlo beato, indipendentemente dalle sue azioni.

Questo punto focale, "Come posso salvarmi? Come posso trovare un Dio propizio? Come posso ottenere il perdono dei peccati?", è l'essenza stessa del cristianesimo, e la prospettiva luterana offriva una via apparentemente più pratica e facile.

Le Indulgenze: Il Pretesto per la Rottura

La scintilla che accese la Riforma fu la questione delle indulgenze. Nel 1514, papa Leone X aveva concesso l'indulgenza plenaria a ogni fedele che avesse fatto un'offerta per la costruzione della Basilica di San Pietro a Roma. Questa pratica, che prevedeva la remissione dei peccati in cambio di denaro, era giunta in molte parti della Chiesa a veri e propri abusi, con sacerdoti che utilizzavano slogan propagandistici spregiudicati per aumentare le vendite.

Stampa d'epoca raffigurante la vendita delle indulgenze

Lutero trovava inammissibile che il perdono potesse essere garantito da un obolo. Si chiedeva se le indulgenze potessero liberare i penitenti dalle pene inflitte da Dio, se le pene inflitte dai sacerdoti fossero trasferite in purgatorio, se il fine delle pene (risanare e purificare l'anima) non comportasse che un penitente sincero preferisse subirle piuttosto che esserne liberato, e se il denaro dato per le indulgenze non dovesse invece essere destinato ai poveri. A suo parere, la pratica delle indulgenze nuoceva alla spiritualità cristiana. È interessante notare che altri studiosi sostengono che il lusso, lo sfarzo e la corruzione della Curia Romana non scandalizzarono Lutero più di tanto inizialmente, mentre altri invece affermano il contrario, vedendo in questi malcostumi l'origine delle sue "escandescenze".

Le 95 Tesi e la Nascita del Protestantesimo

L'Affissione delle Tesi e la Reazione Iniziale

Il 31 ottobre 1517, Martin Lutero rese pubbliche le sue celebri 95 tesi sulla penitenza e contro l'uso della vendita delle indulgenze. Sebbene la tradizione narri che le affisse al portone della chiesa del castello di Wittenberg, l'evento non è storicamente accertato e Lutero potrebbe averle divulgate in altro modo. Questa data è comunque considerata l'inizio della Riforma protestante e viene commemorata ogni anno dalla chiesa luterana durante la Festa della Riforma.

Illustrazione delle 95 tesi di Lutero affisse alla porta

Inizialmente, Lutero rimase stupito dalla reazione che le sue tesi suscitarono, poiché non aveva previsto un evento pubblico ma piuttosto una discussione accademica. Temeva che potessero essere fraintese da un pubblico più ampio, tanto che alla fine di marzo 1518 pubblicò un sermone in lingua volgare, «Sull’indulgenza e la grazia» (Sermo von Ablass und Gnade), che ebbe straordinario successo e gli procurò fama in tutta la Germania. La corte papale di Leone X, impegnata nei maneggi per la successione imperiale, trascurò inizialmente la protesta, leggendola come una delle tante liti tra ordini religiosi tedeschi, nello specifico tra agostiniani e domenicani.

Il Confronto con Roma e la Rottura Definitiva

Roma era preoccupata che le idee di Lutero potessero minare la dottrina della Chiesa e l'autorità del papa. La Curia Romana si prodigò per ricondurre Lutero sulla retta dottrina, intervenendo prima sui suoi superiori, ma il monaco agostiniano non volle sentire ragioni. Per questo, Lutero venne convocato a Roma per rispondere davanti al tribunale ecclesiastico.

Su richiesta del principe elettore di Sassonia, Federico il Saggio, il processo fu trasferito in Germania, alla Dieta imperiale di Augusta. Qui, il cardinale Caietano fu incaricato di interrogare Lutero. Nonostante la promessa di un processo equo, il 13 ottobre 1518, in una solenne protestatio, Lutero dichiarò di essere d'accordo con la Santa Chiesa di Roma, ma di non poter ritrattare se non fosse stato convinto di essere in errore. Dopo essersi rifiutato di ritrattare, Lutero riuscì a fuggire da Augusta. Il 9 novembre 1518, la Santa Sede pubblicò una Bolla sulle indulgenze per togliere a Lutero il pretesto che la Chiesa non si fosse ancora pronunciata ufficialmente.

Nel 1520, il papa Leone X pubblicò la bolla Exsurge Domine, che condannava 41 proposizioni tratte dagli scritti di Lutero, definendoli "eretici, scandalosi, falsi, offensivi per le orecchie pie, o (…) capaci di sedurre le menti degli uomini semplici o in contraddizione con la fede cattolica". Alla fine della bolla, il papa espresse la speranza di una conversione di Lutero. Tuttavia, Lutero bruciò pubblicamente la bolla papale a Wittenberg, segnando una frattura insanabile. Nel gennaio 1521, Lutero fu scomunicato.

Miniatura medievale raffigurante la Dieta di Worms

Nell'aprile del 1521, l'imperatore Carlo V invitò Martin Lutero alla Dieta imperiale di Worms. Qui, interrogato se volesse revocare i suoi scritti, Lutero rispose di no, a meno che non gli venisse dimostrato, in base alla Sacra Scrittura, che aveva sbagliato, concludendo con le famose parole: "Qui sto. Non posso altrimenti. Dio mi aiuti. Amen". Grazie a Federico il Saggio, che gli aveva ottenuto un salvacondotto, Lutero fu "rapito" e nascosto nel castello di Wartburg sotto il nome di Junker Jörg. Qui, durante il suo soggiorno, tradusse il Nuovo Testamento dal greco in tedesco.

I Principi Teologici della Riforma Luterana

Sola Scriptura e Libero Esame

Il protestantesimo si basa sul principio che può essere oggetto di fede solo ciò che è fondato nella Sacra Scrittura. Lutero ruppe con la millenaria tradizione ecclesiastica e portò avanti la sua battaglia a suon di versetti biblici. La traduzione della Bibbia in tedesco, unitamente alla diffusione della stampa, tolse la Sacra Scrittura al monopolio della Chiesa, che fino a quel momento la manteneva in latino, limitandone la lettura ai colti e agli ecclesiastici. Con la Bibbia di Gutenberg e di Lutero, gli europei del Cinquecento impararono a leggere non solo testi religiosi, ma anche giornali, trattati scientifici e filosofici.

Tuttavia, non tutto nella Bibbia soddisfaceva il pensiero di Lutero. Egli arrivò a definire una "lettera di paglia" la Lettera di Giacomo, che esaltava il valore delle opere a scapito del principio della "sola fede" da lui sostenuto. Questo evidenzia un approccio "ideologico" alla Scrittura da parte di Lutero. Per lui, ogni fedele doveva leggere la Sacra Scrittura da solo, senza la mediazione della Chiesa. Eppure, la stessa Bibbia recita: "Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana fu mai creata una profezia, ma mossa da Dio" (cfr 2 Pt 1,20-21).

la Riforma protestante

Sacerdozio Universale e Abolizione dei Sacramenti

Lutero abolì il sacerdozio ministeriale, ritenendo che non fosse necessario un intermediario tra l'uomo e Dio e che bastassero solo dei pastori capaci di fungere da guida religiosa delle comunità. Egli insisteva sull'unica lettura scritturale accettabile per lui, quella del "sacerdozio universale" dei fedeli, ovvero di ogni battezzato. Di conseguenza, se il Sacramento è ricevuto solo dalla fede, non erano più necessari né il Sacramento stesso né un sacerdote che lo amministrasse. In particolare, i sacramenti dell'Ordine e del Matrimonio, non essendo "scritturali" secondo la sua interpretazione, non erano da lui ritenuti fondati.

Con Lutero, la fede da pubblica divenne un fatto privato, intimistico, che riguardava solo ed esclusivamente la coscienza individuale. Anche il culto risentì di questa visione, e Lutero ne abolì ogni esteriorità e visibilità, tanto da essere definito, non a torto, il primo iconoclasta moderno.

La Diffusione della Riforma e le sue Conseguenze

Le Nuove Comunità Cristiane e le Reazioni di Lutero

Quando ogni fedele iniziò inevitabilmente a leggere le Sacre Scritture a modo suo, sorsero altre comunità cristiane oltre a quella luterana. Lutero stesso, nel 1531, reagì affermando: "Non è permesso che un Tizio qualunque venga fuori di sua testa, crei una sua propria dottrina, si spacci per un maestro Pallottola e voglia farla da maestro e biasimar chi gli piaccia!". Paradossalmente, furono proprio i principi tedeschi a diventare le nuove guide della cristianità riformata dopo che Lutero aveva di fatto abolito l'autorità ecclesiastica.

Lutero, pur non avendo alcuna intenzione di fondare una nuova Chiesa, ma desiderando una riforma di pratiche e dottrine basate sull'autorità umana e in contraddizione con le Scritture, diede involontariamente il via a una "chiesa parallela". I suoi seguaci, in particolare Huldrych Zwingli e Jean Cauvin (Giovanni Calvino), diedero origine a un mondo variegato di protestantesimo, oggi conosciuto come "mondo evangelico", senza Sacramenti, senza la Presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, senza Sacerdozio, senza dogmi e tradizioni, ma di fatto generando nuove dottrine e tradizioni proprie.

Mappa della diffusione della Riforma Protestante in Europa

Le Guerre di Religione e la Pace di Augusta

La diffusione della Riforma fu rapida in Germania, grazie anche al sostegno di alcuni settori della società tedesca che vedevano in essa un modo per sottrarsi all'influenza di Roma. Scoppiarono ribellioni, come quella dei cavalieri (1521-1523) e la guerra dei contadini, che interpretarono la Riforma in maniera radicale, pensando che mettesse in discussione l'ordine costituito. Lutero, pur sostenendo le loro richieste, rifiutò ogni forma di protesta disordinata e, quando i contadini presero le armi, invitò i principi a intervenire, portando a un bagno di sangue che pesò molto sulla sua coscienza. Egli riteneva che Dio stesso avesse affidato il governo del mondo a principi e magistrati, condannando i rivoltosi.

Nonostante l'opposizione dell'imperatore Carlo V, impegnato su altri fronti, la Riforma continuò a guadagnare terreno tra gli aristocratici. Nel 1529, alla Dieta di Spira, Carlo V accettò che gli Stati in cui la Riforma si era già affermata la conservassero, ma vietò le conversioni in altri territori e ribadì la scomunica di Lutero. Questo provocò la "protesta" dei principi luterani, da cui il termine "protestante". L'anno successivo, i principi formarono la Lega di Smalcalda per difendersi dall'imperatore.

Dopo anni di conflitti, nel 1555, i principi e l'Impero sottoscrissero la Pace di Augusta, che sancì il principio del Cuius Regio, Eius Religio ("di chi è il territorio, sua è la religione"). Questo significava che in ogni Stato si professava una sola religione, mettendo fine alle guerre religiose in Germania, ma dividendo l'Europa su base confessionale.

La Riforma in Europa e la Controriforma

La Riforma si diffuse oltre i confini della Germania. In Svizzera si affermarono le dottrine di Ulrich Zwingli a Zurigo e, soprattutto, di Giovanni Calvino a Ginevra, con una interpretazione molto rigida del principio di predestinazione. Il calvinismo si diffuse in Scozia, in alcune regioni della Francia e in altri territori. In Inghilterra, nel 1534, ebbe luogo lo scisma anglicano, con Enrico VIII che disconobbe l'autorità di Roma e accettò alcuni principi della Riforma.

L'Europa perse così l'unità religiosa. La Riforma si affermò nei Paesi del Nord, in parti della Germania e della Francia, in Svizzera e in Gran Bretagna. Circa un terzo della popolazione europea apparteneva alle confessioni riformate e non riconosceva più l'autorità della Chiesa di Roma. La Riforma fu la più grave scissione del mondo cristiano dopo lo Scisma d'Oriente del 1054.

Il papato rispose con la "Controriforma" (o riforma cattolica), cercando di eliminare il malcostume che affliggeva la Chiesa e modificando la liturgia. Il Concilio di Trento, l'8 aprile 1546, approvò il suo decreto sulle fonti della rivelazione, rifiutando il principio della sola Scriptura e dichiarando inammissibile scindere la Scrittura dalla tradizione. Decretò che il Vangelo era conservato "nei libri scritti e nelle tradizioni non scritte" e che le tradizioni apostoliche erano "conservate nella Chiesa cattolica in forza di una successione mai interrotta". Le guerre di religione continuarono per oltre un secolo, terminando solo con la fine della Guerra dei Trent'anni nel 1648.

Il Contesto Moderno e l'Ecumenismo

Il Legame tra Riforma e Modernità

L'autrice è d'accordo con il pensiero di Pio XII che vede un filo rosso che lega la Rivoluzione Protestante, quella Francese e quella Comunista, citando una frase di Papa Pacelli: "Si è partiti col dire Cristo sì, Chiesa no (protestantesimo ndr). Poi Dio sì e Cristo no (illuminismo ndr)". Molti storici attribuiscono alla Riforma protestante una profonda influenza sulla nascita del mondo moderno. Senza Martin Lutero, probabilmente non ci sarebbero stati i Lumi, le rivoluzioni americana e francese e forse nemmeno l'uomo sulla Luna. Il denaro e il profitto non sarebbero più stati lo "sterco del demonio", e da lì sarebbero nati il capitalismo e i padri pellegrini che avrebbero colonizzato il nuovo mondo.

Il protestantesimo è nato all'inizio dell'epoca moderna ed è pertanto molto più "apparentato" del cattolicesimo con le idee-forza che hanno dato origine al mondo moderno. La sua attuale configurazione l'ha trovata in gran parte proprio nell'incontro con le grandi correnti filosofiche del XIX secolo, il che rappresenta sia la sua "chance" che la sua "fragilità" per la sua apertura al pensiero moderno, come osservato da Ratzinger.

La Prospettiva Ecumenica Attuale

Nel 1999, è stato firmato un importante Documento sulla Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della giustificazione tra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale. Questa Dichiarazione offre un consenso differenziante, con enunciazioni comuni e accentuazioni differenti, specificando che queste differenze non invalidano i punti di vista comuni. Tuttavia, non tutte le comunità luterane lo ritengono vincolante.

Il tema della "giustificazione" è tornato d'attualità con l'approssimarsi delle commemorazioni per il quinto centenario delle 95 tesi, affrontato sia dal papa emerito Benedetto XVI che da papa Francesco. Ratzinger ha spiegato che la sua impressione è che si stia perdendo il senso autenticamente cattolico della realtà "Chiesa", con molti che la considerano una costruzione umana riorganizzabile liberamente. Il legame tra Bibbia e Chiesa è stato spezzato, una separazione iniziata nell'ambiente protestante e diffusa anche tra gli studiosi cattolici. L'interpretazione storico-critica della Scrittura, pur avendo aperto nuove possibilità di comprensione, può illuminarla solo nella sua dimensione storica, non nella sua valenza attuale. Se si dimentica questo limite, essa diventa non solo illogica, ma anche non scientifica, dimenticando che la Bibbia, come messaggio per il presente e il futuro, può essere compresa solo nel collegamento vitale con la Chiesa.

Nel 1968, commemorando l'anniversario della proclamazione del dogma dell'assunzione di Maria, Ratzinger già osservava come l'orientamento fosse mutato, con interrogativi sulle difficoltà che le verità cattoliche su Maria potessero procurare ai fratelli protestanti. Chi oggi parla di "protestantizzazione" della Chiesa cattolica, intende in genere un mutamento nella concezione di fondo della Chiesa e nel rapporto tra Chiesa e vangelo.

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