Le Creature di Lovecraft: Un Bestiario del Pantheon Maligno

Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) è senza dubbio uno degli scrittori che oggi non hanno bisogno di presentazioni, specialmente fra gli appassionati di letteratura fantascientifica e dell’orrore. Vissuto a cavallo tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX a Providence, nel Rhode Island, sua città natale, fu autore di innumerevoli opere tra racconti, poesie e saggi, nonché ideatore di una complessa - e originalissima - mitologia riguardante un pantheon maligno di divinità aliene, culti abominevoli e civiltà extraterrestri che coesistono tutti assieme in quello che oggi, con la terminologia moderna, chiameremmo un “universo condiviso”.

La carriera di scrittore di Lovecraft non fu certo delle più gratificanti, egli fu infatti poco apprezzato dai critici del suo tempo. In effetti è innegabile che la sua opera omnia, una miscela inscindibile di fantascienza, fantasy e horror, abbia influenzato profondamente lo sviluppo di tutti e tre i generi nei decenni successivi, tant’è che è ragionevole ipotizzare che, senza di essa, non ci sarebbero stati nemmeno né i mostruosi xenomorfi della saga di Alien né il parassita amorfo antagonista de La Cosa di John Carpenter (1982).

Questo articolo non ha la pretesa di fornire un elenco esaustivo di tutte le creature presenti nella totalità degli scritti di Lovecraft e in quelli di tutti gli autori che nel tempo hanno arricchito l’universo condiviso e il pantheon scellerato da lui concepiti, dal momento che, in tal caso, tra racconti, fumetti, giochi di ruolo, videogiochi e chi più ne ha più ne metta, non basterebbero dieci articoli. Pertanto, quelle che seguono sono semplicemente le creature lovecraftiane oggettivamente più importanti dal punto di vista letterario o perlomeno ritenute degne di nota.

Classificazione delle Divinità Lovecraftiane

Le divinità lovecraftiane sono generalmente suddivise in due differenti categorie: gli Dei Esterni e i Grandi Antichi. Tuttavia, è doveroso specificare che tale distinzione non è mai stata chiaramente descritta da Lovecraft e si tratta più che altro di una convenzione nell’interpretazione della sua opera. Difatti, essa non è riconosciuta all’unanimità dagli studiosi.

Gli Dei Esterni

Gli Dei Esterni (chiamati semplicemente “gli Altri Dei” da Lovecraft nell’omonimo racconto del 1921) sono un gruppo di divinità che risiedono oltre lo spazio e il tempo, in un luogo adimensionale nel quale si dibattono in una danza forsennata al ritmo di una cacofonia incessante di flauti e tamburi allo scopo di impedire che il loro signore, Azathoth, possa risvegliarsi dal suo profondo sonno. Sono in grado tuttavia di manifestare se stessi (o il proprio potere) nelle forme più orripilanti se opportunamente evocati. Gli Dei Esterni non possiedono una personalità o dei sentimenti come noi li intendiamo e sono tutt’al più indifferenti alle vicende degli esseri appartenenti all’universo materiale.

Azathoth: Il Demone-Sultano

Conosciuto anche come il Demone-sultano, il Caos Nucleare e il Dio Cieco e Idiota, Azathoth è il più potente e il signore degli Dei Esterni. Secondo alcune leggende fu lui a creare l’universo, incalcolabili ere fa, quando ancora il suo intelletto era paragonabile al suo sconfinato potere. Tuttavia, per ragioni a noi ignote (e probabilmente incomprensibili), egli versa ora in uno stato di incoscienza pressoché totale al centro dell’universo, in un luogo dove il tempo e lo spazio non esistono chiamato Corte di Azathoth e dove gli altri dei danzano e suonano per lui allo scopo di impedirne il risveglio: una possibile interpretazione di questo fenomeno è quella secondo cui l’universo cesserebbe di esistere qualora il Demone-sultano dovesse riprendere conoscenza.

Rappresentazione artistica di Azathoth circondato da entità danzanti

Questo ha portato molti critici a ritenere che Lovecraft abbia creato il personaggio ispirandosi a Mana-Yood-Sushai, l’essere supremo descritto da Lord Dunsany nella sua opera The Gods of Pegana, con il quale Azathoth presenta analogie parecchio evidenti. Azathoth può essere visto come una metafora dell’entropia, ossia la tendenza intrinseca dell’universo al caos, una forza di distruzione inesorabile e senza cervello che permea tutto ciò che esiste, spingendolo a cadere a pezzi. Ciò sarebbe perfettamente in linea con il pessimismo cosmico che contraddistingueva Lovecraft. Il dio è menzionato per la prima volta nel racconto omonimo del 1922, che altro non è che l’inizio di una storia più lunga, la quale però non fu mai completata.

«E su tutto, in questo ripugnante cimitero dell’universo, si ode un sordo e pazzesco rullìo di tamburi, un sottile e monotono lamento di flauti blasfemi che giungono da stanze inconcepibili, senza luce, di là dal Tempo; la detestabile cacofonia al cui ritmo danzano lenti, goffi e assurdi, i giganteschi, tenebrosi ultimi dèi. Le cieche, mute, stolide abominazioni la cui anima è Nyarlathotep»

Nyarlathotep: Il Caos Strisciante

Nyarlathotep, il Caos Strisciante, è forse una delle creazioni di Lovecraft più famose. Questo dio è molto diverso rispetto ai propri pari: infatti, a differenza loro, è dotato di una vera e propria personalità ed è ben consapevole nonché interessato a ciò che avviene nell’universo materiale, per visitare il quale lascia spesso la Corte di Azathoth (cosa che gli altri dei fanno molto di rado), assumendo le sembianze più disparate in base alle circostanze.

È in grado di parlare qualsiasi lingua esistente e, per lui, comprendere la psicologia umana e manipolare conseguentemente gli uomini e le masse per raggiungere i propri obiettivi è un gioco da ragazzi. Obiettivi che sembrano tutti convergere verso un unico fine ultimo: portare morte e pazzia in ogni angolo del cosmo. La raffigurazione più comune di Nyarlathotep, ossia un gigante mostruoso con cinque arti e un osceno tentacolo dove dovrebbe essere la testa, è tuttavia opera dello scrittore e amico di Lovecraft, August Derleth. Nell’opera puramente lovecraftiana, il dio si manifesta infatti come un uomo alto e magro dal volto completamente glabro, con tratti somatici caucasici ma la pelle nera come l’inchiostro. Il Caos strisciante debutta nel racconto Nyarlathotep del 1920 (uno dei migliori lavori in assoluto di HPL), nel quale, sotto le spoglie di un mago itinerante, sparge follia e disperazione tra gli abitanti di un mondo ormai oppresso da un mostruoso senso di colpa mettendo in pratica delle esibizioni tramite portentosi strumenti chimici ed elettrici.

Diverse rappresentazioni del dio Nyarlathotep

Yog-Sothoth: Il Tutto-in-Uno

«Yog-Sothoth conosce la porta. Yog-Sothoth è la porta. Yog-Sothoth è la chiave e il guardiano della porta. Passato, presente e futuro coesistono in Yog-Sothoth. Egli sa dove gli Antichi irruppero in tempi remoti, e dove irromperanno un’altra volta. Egli sa dove essi hanno calcato i tempi della Terra e dove ancora li calcheranno, e perché nessuno può contemplarLi mentre camminano»

Yog-Sothoth, a cui sono attribuiti diversi epiteti, tra cui Il Tutto-in-Uno e L’Uno-in-Tutto, è forse il più importante membro degli Dei Esterni presenti nei lavori dell’autore di Providence, tanto che, come nome alternativo per il cosiddetto Ciclo di Cthulhu, è stato talvolta proposto Ciclo del Mito di Yog-Sothoth. Nonostante l’enorme influenza che il suo potere esercita sull’intero universo (in più di un’occasione, nelle opere di Lovecraft, nel verificarsi di fatti bizzarri e terribili c’è lo zampino di Yog-Sothoth), il dio è apparentemente incapace di abbandonare il luogo atemporale dove anche gli altri dei risiedono a meno che non venga propriamente evocato, magari svolgendo uno degli oscuri rituali descritti nel Necronomicon: lo pseudobiblion che, nella fantasia lovecraftiana, sarebbe il grimorio proibito redatto nel VIII secolo dall’arabo pazzo Abdul Alhazred. Yog-Sothoth è citato per la prima volta nel racconto lungo Il caso di Charles Dexter Ward (1927), in cui il suo nome è parte di una formula per resuscitare i morti.

I MITI IN PILLOLE | YOG SOTHOTH

Shub-Niggurath: Il Capro Nero dei Boschi

«Iä! Shub-Niggurath!»

Nonostante l’epiteto mascolino a lei attribuito, ossia Il Capro nero dei boschi dai mille cuccioli, Shub-Niggurath è chiaramente indicata come una dea da HPL. Ciò fa di questa divinità (se non si considerano i personaggi appartenenti ai miti espansi) l’unica presenza femminile presso la Corte di Azathoth al centro dell’universo. Essa rappresenta una dea perversa della fertilità e, benché il suo culto appaia ampiamente diffuso, le informazioni che si possono ricavare a proposito di questa entità nelle opere di Lovecraft sono ben poche: tutt’al più brevi menzioni o citazioni all’interno dei vari racconti.

A ogni modo, la stragrande maggioranza delle raffigurazioni della dea la vede rappresentata come un essere dotato di una miriade di bocche e, talvolta, zampe caprine. Secondo alcune interpretazioni degli studiosi che si sono avvicendate nel tempo, tra cui quella di Roberto Ferraresi, il “Capro nero” con cui si fa comunemente riferimento a Shub-Niggurath potrebbe in realtà essere una figura separata, forse un emblema o un feticcio tramite il quale la dea è venerata dai cultisti. Va specificato che, essendo la distinzione tra Dei Esterni e Grandi Antichi poco chiara nei lavori lovecraftiani ed essendo la dea, come detto, descritta molto vagamente dal suo stesso ideatore, esistono alcuni studiosi che annoverano Shub-Niggurath tra i Grandi Antichi anziché tra gli Dei Esterni.

La Nebbia senza nome e La Grande Oscurità

Una delle divinità più enigmatiche dell’universo lovecraftiano, la Nebbia senza nome o Magnum Innominandum è al pari dei suoi due fratelli, Nyarlathotep e la Grande Oscurità, più antico di tutto all’infuori del suo creatore Azathoth. Egli è il progenitore di numerose altre entità cosmiche, tra cui il terribile Yog-Sothoth. La Grande Oscurità (o Magnum Tenebrosum) è un Dio Esterno che non compare nei racconti dello scrittore di Providence: è invece menzionato in una lettera di Lovecraft indirizzata all’amico Clark Ashton Smith, in cui viene ricostruito scherzosamente l’albero genealogico degli Dei Esterni e dei Grandi Antichi, descrivendo l’entità come il progenitore di Shub-Niggurath.

I Grandi Antichi

I Grandi Antichi sono, convenzionalmente, entità semi-divine venute dallo Spazio distinte dagli Dei Esterni. Essi sono descritti come creature di dimensioni ciclopiche e dalle fattezze mostruose, dotati di una propria corporeità, sebbene in maniera differente da come noi la intendiamo (fisica ma non materiale) e di poteri inimmaginabili.

Cthulhu: Il Sacerdote dei Grandi Antichi

Il Grande Cthulhu, gran sacerdote dei Grandi Antichi, è senza dubbio la più famosa creazione nata dalla penna di Lovecraft nonché emblema, nella cultura di massa, dell’intera opera dell’autore. Molto prima della comparsa della specie umana, questo Grande Antico giunse sulla Terra dallo Spazio profondo assieme alla sua “progenie stellare” e vi fondò la leggendaria città di R’lyeh. Tuttavia egli fu imprigionato (volontariamente o meno, non ci è dato saperlo) assieme alla sua gente nella sua stessa città, la quale si trova ora nelle profondità degli abissi. Qui Cthulhu e la sua progenie attendono dormienti il giorno in cui l’incantesimo che li ha confinati sul fondo dell’oceano sarà spezzato e potranno riprendersi ciò che è loro: il dominio della Terra.

Iconica immagine di Cthulhu

Tuttavia, affinché ciò avvenga, hanno bisogno di un intervento dall’esterno, oltre a una congiunzione astrale favorevole: per questo, nel loro profondo sonno, Cthulhu e la sua progenie comunicano telepaticamente con gli abitanti della Terra, influenzando i loro sogni e spingendoli a venerarli tramite la pratica dei già citati culti demoniaci. L’aspetto di Cthulhu è ormai parte integrante dell’immaginario collettivo del genere horror (è “iconico”, per usare un termine che oggi va particolarmente di moda): si tratta di una figura colossale (“alta chilometri”), con enormi ali membranose, un fisico possente e flaccido allo stesso tempo e una inconfondibile testa tentacolata simile a una gigantesca piovra.

Tsathoggua: L'Abominazione Batracica

Nato dalla fantasia non di Lovecraft ma del suo collaboratore e amico Clark Ashton Smith, Tsathoggua è tuttavia citato spesso nelle opere dell’autore di Providence. Similmente a Cthulhu, esso è venerato dagli adepti di sette disgustose che intendono risvegliarlo dallo stato di profondo sonno nel quale giace nelle profondità della caverna di N’kai. Tsathoggua è descritto come una rivoltante abominazione simile a un rospo ma con alcuni tratti fisici tipici dei pipistrelli.

Dagon e Idra: I Patriarchi degli Abissi

Dagon e la sua consorte Idra (da non confondere con la Dea Esterna Yidhra, appartenente ai miti espansi) sono i patriarchi di una razza abissale e mostruosa, venerati insieme a Cthulhu da un ordine esoterico stabilitosi nell’immaginaria città portuale di Innsmouth. I membri di tale setta sarebbero stati più che felici di mescolare la propria razza con la stirpe di Dagon, in cambio di oro e altri tesori, generando una prole apparentemente umana ma che con il tempo avrebbe subito un’oscena metamorfosi e avrebbe abbandonato la terraferma per ricongiungersi con i propri antenati oceanici, vivendo per l’eternità con loro.

Illustrazione del dio Dagon

Hastur: L'Innominabile

Hastur, l’Innominabile, compare per la prima volta nel racconto Haïta the Shepherd di Ambrose Bierce del 1893, nel quale viene descritto come una divinità benigna. Successivamente, nel 1895, nella sua raccolta di storie dell’orrore The King in Yellow, Robert W. Chambers identifica con il nome di Hastur sia un essere soprannaturale che un luogo geografico. Lovecraft fu probabilmente influenzato dall’opera di Chambers: Hastur è menzionato nel racconto Colui che sussurrava nelle tenebre del 1930, anche se in tale circostanza non ci è dato sapere nulla in merito all’entità (ammettendo che, nella fantasia di HPL, si tratti effettivamente di un’entità e non di un luogo o un oggetto). Negli scritti di August Derleth, Hastur è invece chiaramente indicato come uno dei Grandi Antichi e progenie dell’aborrito Yog-Sothoth.

Ghatanothoa: La Pietrificante Orrore

Il Grande Antico Ghatanothoa è, negli scritti in cui compare, descritto come una creatura così orribile da pietrificare dal terrore qualunque malcapitato abbia la sfortuna di posargli gli occhi addosso: un ammasso informe di tentacoli e occhi neri. Egli è rinchiuso al di sotto del monte Yaddith, che si erge nel continente di Mu (ormai da molto tempo sommerso) ma è originario del pianeta Yuggoth (che comunemente chiamiamo Plutone).

Rappresentazione di Ghatanothoa, l'essere pietrificante

Specie Immaginarie e Altri Esseri

Oltre alle entità prettamente divine, le specie immaginarie partorite da Lovecraft e di cui i suoi scritti sono disseminati non sono poche, affatto.

Mi-Go: I Funghi di Yuggoth

I Mi-Go, anche detti Funghi di Yuggoth, sono una razza extraterrestre in possesso di una tecnologia molto più avanzata di quella umana. Essi provengono dal pianeta Yuggoth (ossia Plutone), che tuttavia rappresenta solo uno dei loro innumerevoli avamposti e non certo il loro pianeta d’origine. Sono fedeli adoratori di Yog-Sothoth, Nyarlathotep e Shub Niggurath. Lovecraft li descrive come esseri simili a gamberi, con una biologia a tratti animale e a tratti fungina, una voce ronzante e inumana e ali membranose che consentono loro di attraversare il cosmo. Esse tuttavia sono pressoché inservibili per il volo atmosferico terrestre.

Illustrazione di un Mi-Go, con caratteristiche fungine e di crostaceo

I Magri Notturni

I Magri notturni sono neri esseri umanoidi privi di volto ma muniti di ali di pipistrello, corna, code acuminate, e di una pelle viscida simile a quella di balene. Hanno l’abitudine di muoversi a stormi e di fare il nido nei luoghi desolati dove il loro signore desidera che facciano la guardia. Questi esseri, noti anche come Night-gaunts, popolano i Reami del Sogno.

Gli Antichi Dei nel Pantheon di Lovecraft

Lo scrittore August Derleth, collaboratore di Lovecraft, cercò di ricondurre a classificazioni omogenee le disparate creazioni del Solitario, e stabilì che gli Antichi Dei (incarnazioni del bene) sono mortali nemici degli Dei Esterni (incarnazioni del male) e dei Grandi Antichi, che possono tenere a bada attraverso Il Segno degli Antichi. Questa distinzione morale viene però disattesa da molti autori del Ciclo che hanno finito per ripudiarla e a fornire molteplici origini sulle creature, tutte in contrasto tra loro. Derleth in maniera retroattiva inserì esseri come Hypnos e Nodens nella categoria degli Antichi Dei, classificando quest’ultimo come loro capo.

Gli Antichi Dei sono immortali prevalentemente di forma umana e come tali venivano adorati dagli antichi umani in Grecia, Mesopotamia e in tante altre aree. Possono camminare in aria e accedere ad altri piani di esistenza. La tradizionale abitazione degli Antichi Dei è il Kadath, vicino all’altopiano di Leng. Il gruppo comprende Bast (classificata da Robert Bloch), Kthanid, Eppirfon, Hypnos, Oztalun, Ulthar, Yaggdytha, Paighon e vari altri. Kthanid, in particolare, è il fratello gemello di Cthulhu, probabilmente più potente di lui ma di allineamento buono.

Nodens: Il Signore del Grande Abisso

Nodens, nella mitologia celtica, è una divinità delle guarigioni, della caccia, dei mari e dei cani. Nella mitologia irlandese è l’equivalente di Nuada e in quella gallese di Nudd. Le sue caratteristiche, nella mitologia romana, andarono a confluire in divinità come Marte, Nettuno e Mercurio. Egli vive nelle Dreamland dove caccia creature come gli shantak. Le Dreamland sono un reame onirico di stampo fantastico separato dalla Terra, al quale accedono alcuni sognatori come Randolph Carter mediante dei magici portali. I reami del sogno hanno uno stampo medievaleggiante oppure orientale alla Mille e una notte e non è ben chiaro quale legame abbiano con i Miti di Cthulhu. In “La ricerca onirica dello Sconosciuto Kadath” aiuta il protagonista Randolph Carter a sfuggire alle trame del faraone nero. Nodens viene utilizzato in maniera discordante da vari autori del ciclo. Nodens fa un’apparizione nell’anime Haiyore! Nyaruko-San!

Immagine evocativa dei Reami del Sogno

tags: #lovecraft #cei #batrani