Vittorio Micheli: La Biografia del 63° Miracolato di Lourdes

La storia di Vittorio Micheli è una delle più straordinarie testimonianze di guarigione riconosciute dalla Chiesa cattolica, etichettata come il "miracolo di Lourdes n. 63". La sua guarigione, avvenuta nel 1963, è stata ufficialmente riconosciuta come «inspiegabile» alla luce delle conoscenze mediche.

Il decreto di riconoscimento, firmato il 26 maggio 1976 dall’arcivescovo di Trento, Alessandro Maria Gottardi (1912-2001), dichiarava: «La guarigione (di Vittorio Micheli) deve ritenersi un fatto straordinario, sia per il ripristino della funzione completa dell’arto che per la sua perfetta ricostruzione ossea». La Commissione medica aggiunse inoltre che «della guarigione di Vittorio Micheli non esiste allo stato attuale della scienza alcuna spiegazione possibile, invocata l’assistenza dello Spirito Santo, riteniamo doveroso segnalare il caso come degno di attenta considerazione». Questo annuncio, letto a Lourdes la sera del 29 maggio 1976 davanti a 50 mila pellegrini, suscitò un boato di applausi.

La Malattia e i Primi Sintomi

Vittorio Micheli, nato nel 1940 in provincia di Trento, iniziò a manifestare i primi sintomi della sua grave malattia nel 1962. Racconta Vittorio Micheli stesso: «Il 6 novembre del 1961 partii militare nel 7° Alpini e tutto andò bene fino a marzo dell’anno seguente». Dopo il CAR, fu trasferito a Feltre, nel bellunese, dove cominciarono i dolori alla gamba sinistra. Nonostante la vicinanza a casa (i genitori abitavano a Scurelle, in Valsugana), non aveva mai "marcato visita" per la preoccupazione di essere spostato in un'altra città. Inizialmente, il male era sopportabile.

Diagnosi di sarcoma all'osso iliaco sinistro e lesioni ossee

Qualche settimana più tardi, fu mandato a Verona per un corso da infermiere, e lì i dolori divennero lancinanti. All’ospedale militare di Verona, dove fu ricoverato, inizialmente gli dicevano che simulava dolori per evitare il servizio militare. Comunque, lo curarono per una sospetta infiammazione del nervo sciatico. Tuttavia, la diagnosi fu ben più grave: «Tumore maligno di tipo sarcoma all’osso iliaco sinistro».

Trasferito al centro tumori di Borgo Valsugana per un trattamento al cobalto, Vittorio Micheli fu dimesso dopo soli tre giorni perché dichiarato «non suscettibile di cure radianti». I successivi controlli radiografici accertarono la progressione del processo distruttivo dell'emi-bacino sinistro con la perdita di ogni connessione tra il femore e il bacino stesso. L'alpino Micheli non riusciva più a muovere la gamba. Per circa un anno, girò da un ospedale all'altro senza che venisse attivata alcuna terapia antitumorale, chirurgica, medica o fisioterapica. Per questo la malattia evolse e, quando intraprese il pellegrinaggio a Lourdes nel 1963, la distruzione dell'articolazione coxo-femorale, allargata al bacino, era ormai totale.

Il Pellegrinaggio a Lourdes

«Nel maggio del 1963, un po’ per far piacere a mia mamma, un po’ per accontentare la suora dell’ospedale militare di Trento dove ero stato ricoverato, accettai di andare in pellegrinaggio a Lourdes». Vittorio Micheli partì con uno spirito di curiosità più che di fede per ottenere la grazia: «Non ci pensavo proprio». Il 29 maggio del 1963, i barellieri lo aiutarono a scendere nella piscina accanto alla grotta di Massabielle. Micheli ricorda: «Non so dire che cosa provai: probabilmente nulla di straordinario. Ero uno dei 3 milioni di malati e di pellegrini che ogni anno vengono immersi in quella piscina».

Immagine del Santuario di Lourdes con pellegrini alle piscine

Tuttavia, qualche giorno dopo, tornato all’ospedale militare di Trento, avvertì che qualcosa era cambiato. «Stavo meglio, mi era tornato l‘appetito». Prima di andare a Lourdes, soffriva di dolori insopportabili, alleviati solo da iniezioni di morfina. Al suo ritorno, non furono più necessari né morfina né altri sedativi. A novembre, all’ospedale militare di Trento, rifecero le radiografie e i medici notarono la ricomparsa della testa del femore. Sebbene la cosa non avesse destato particolare interesse inizialmente, nel febbraio del 1964, prima di essere trasferito per la chiusura dell'ospedale, Vittorio Micheli domandò una nuova ingessatura alla gamba. In una notte di febbraio del 1964, dal nulla, riprese tranquillamente a camminare. Al suo ritorno, dopo 6 mesi, si rese conto che il suo stato di salute era eccellente, che i dolori erano cessati, che camminava e che, inspiegabilmente, era avvenuta una ricostruzione ossea (i primi segni erano da riferirsi a 6 mesi prima).

La Lunga Indagine Medica e il Riconoscimento

La ricostruzione del femore e dell’emibacino sinistro sarebbe passata sotto silenzio se un medico trentino, il dottor Augusto Frizzera, allora primario presso l’ospedale di Levico Terme, non si fosse preso a cuore la vicenda. Cominciò così una trafila medico-scientifica di dieci anni davanti al «Comitato medico internazionale» (formato da scienziati credenti e non).

Infografica: Il processo di riconoscimento di una guarigione inspiegabile a Lourdes

Nel 1967, l'Ufficio medico di Lourdes riconobbe che «nessuna spiegazione medica è possibile in questa guarigione». Nel 1971, il Comitato Medico Internazionale di Lourdes dichiarò: «La malattia di Vittorio Micheli era reale, certa, incurabile. L’evoluzione del sarcoma da cui era affetto il Micheli è stata bruscamente modificata, quando non c’era alcuna tendenza al miglioramento, in occasione di un pellegrinaggio a Lourdes. La guarigione è effettiva». Il 26 maggio 1976, la sua guarigione venne dichiarata miracolosa.

Vita Personale e Testimonianza

Quell’anno, il 17 settembre 1971, Vittorio Micheli sposò Lidia Voltolini, un’infermiera dell’ospedale di Borgo Valsugana. Fu un matrimonio singolare: subito dopo la messa nella basilica di S. Maria a Trento, la coppia partì con un treno carico di pellegrini trentini alla volta di Lourdes: lui come «barelliere», lei come «dama» a servizio dei malati. Lidia, la moglie, raccontò in un'intervista nel 1976: «Quando l’ho conosciuto non sapevo nulla e lui non mi aveva rivelato niente. Vittorio è un uomo di poche parole. Fu un’amica a dirmi che il mio moroso era stato miracolato a Lourdes. Provai un brivido lungo la schiena ma poi mi dissi che, miracolato o no, era l’uomo a cui volevo bene». Lidia Voltolini è scomparsa 17 anni fa.

Vittorio Micheli in età avanzata

Oggi Vittorio Micheli vive solo, in una casetta a Borgo Valsugana, seguito da un nipote che fa l’infermiere. Cammina ancora bene, senza bastone, ma esce poco. Giovedì 6 febbraio, compirà 85 anni. Da quel momento, Vittorio Micheli ritorna a Lourdes ogni anno. Riguardo alla sua esperienza, ha affermato: «Non mi sento speciale - ha detto -, il vero miracolo di Lourdes è la trasformazione del cuore. Questo miracolo ha cambiato radicalmente la mia vita, oltre che a livello fisico, anche interiore e spirituale».

L'Ora Solare - Val Sugana (Tn) - La Storia Di Vittorio Micheli

Il Ruolo del Bureau des Constatations Médicales di Lourdes

La vicenda di Vittorio Micheli si inserisce nel rigoroso processo di verifica del Bureau des Constatations Médicales di Lourdes. A capo di questo ufficio, per la prima volta in 130 anni, c'è un italiano: Alessandro De Franciscis. Napoletano, pediatra e specializzato in epidemiologia ad Harvard, De Franciscis si è dimesso dal Dipartimento di pediatria dell’Università Federico II di Napoli per dedicarsi a questo impegno nella cittadina francese. Scherzando sul suo ruolo, commenta: «Sono un medico strano, la gente arriva da me non perché sta male, ma per dirmi che è guarita».

Il compito di De Franciscis, 15° presidente dell’Ufficio delle constatazioni mediche istituito nel 1883 dal dottor George Dunot de Saint-Maclou, è appunto quello di verificare le presunte guarigioni. Ciò include studiare le cartelle cliniche esibite dai pazienti guariti, esaminare lastre e vetrini, consultare i colleghi e infine decidere se portare il caso al CMIL (Comité Médical International di Lourdes), composto da 34 luminari della medicina (solo tre gli italiani, compreso lui). Questo è il primo passo di un’istruttoria che può durare anni e si conclude con l’eventuale riconoscimento del miracolo da parte della Chiesa.

Nel Bureau Medicale si parla di medicina, non di fede o di filosofia. Essendo l’ufficio a 200 metri dal santuario mariano, il dottor De Franciscis è fra tutti i medici del mondo quello più vicino al mistero. Nessun altro luogo di culto, di nessun’altra religione, dispone infatti di un gabinetto scientifico super partes come quello presente a Lourdes. Da quando è stato nominato, De Franciscis ha lavorato senza sosta, vagliando centinaia di comunicazioni. Per diagnosticare una guarigione inspiegabile è necessario che la malattia abbia una prognosi grave; che la diagnosi sia certa; che la malattia sia organica; che nessuna terapia possa spiegare la guarigione; che la guarigione sia istantanea, inattesa e improvvisa; che sia completa e che sia durevole nel tempo.

Eventi e Testimonianze Future

Domenica 16 febbraio 2025, alle ore 16, il Museo dei Sogni di Feltre ospiterà un incontro dal titolo: «Guarire per miracolo? Scienza e fede si incontrano». L’appuntamento vedrà la testimonianza di Vittorio Micheli, riconosciuto dalla Chiesa come il 63° miracolato di Lourdes. L’incontro sarà condotto da Paolo Soravia e si aprirà con un saluto musicale. La dottoressa Emilia Padoin, medico di Belluno e anch’essa membro AMIL, approfondirà l’aspetto scientifico della vicenda, analizzando il caso dal punto di vista medico. Sul piano religioso, monsignor Giorgio Lise, cappellano della Grotta di Lourdes, parlerà del riconoscimento del miracolo e del suo significato per i fedeli. La sua testimonianza, assieme a quella del dottor Alessandro De Franciscis (presidente del «Bureau des constatations médicales de Lourdes» e dell’Amil, «Association médicale internationale de Lourdes», cavaliere di giustizia del Sovrano militare ordine di Malta) sono state al centro di precedenti incontri dal titolo «Guarigioni e miracoli a Lourdes, fra scienza e fede».

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