La chiesa di Santa Caterina, situata nel centro storico di Lucca, è un esempio singolare di edificio a pianta centrale, ispirato al Barocco Romano. Conosciuta anche come la “chiesa delle Sigaraie”, ha una storia ricca di trasformazioni e un recente intervento di restauro che ne ha permesso la valorizzazione.

Storia e Architettura della Chiesa di Santa Caterina a Lucca
Origini e Progettazione
Tra il 1738 e il 1748, nel centro storico della città di Lucca, venne costruita la chiesa di Santa Caterina. Il progetto fu affidato all'architetto lucchese Francesco Pini, allievo e collaboratore di Filippo Juvarra. Pini introdusse nella tradizione lucchese e toscana una nuova geometria flessibile, orientata verso il Barocco Romano, con influenze juvarriane, specialmente nelle soluzioni esterne di facciata. I lavori di costruzione iniziarono nel 1738 e terminarono nel 1743, con la consacrazione della chiesa avvenuta nel 1748.
La chiesa si trova lungo uno dei principali percorsi turistici della città, vicino a Porta Sant’Anna e piazzale Verdi, affacciandosi all’angolo tra via del Crocifisso e via Vittorio Emanuele II, di fronte all’ex Manifattura Tabacchi. È situata all'interno del complesso di edifici che corrispondono all'originario convento delle Monache di Santa Caterina da Siena del terzo Ordine di San Domenico.
All'inizio del XVIII secolo, il Monastero di Santa Caterina era composto da più case disomogenee, risultando "piccolo ed angusto". A partire dal 1663, iniziarono i lavori di demolizione e innalzamento del nuovo monastero, prevedendo la costruzione di un unico edificio a forma di “L” con quattro piani in elevazione e, nell'angolo sud-ovest dell’isolato, una nuova chiesa.

Caratteristiche Architettoniche e Decorative
La facciata, l'unica parte esternamente visibile della chiesa costruita all'interno della struttura conventuale, si innesta sull'angolo con un portale timpanato in pietra arenaria, impostato su colonne di ordine composito. Questa soluzione progettuale dell'ingresso angolare risolve in maniera dinamica la dialettica con la strada e con la compagine monasteriale.
Lo spazio interno, a pianta ellittica, è scandito da sottili membrature architettoniche ornate da stucchi che schermano le pareti dipinte con motivi di false architetture, innescando l'artificio tra realtà e illusione. I dipinti parietali e la decorazione illusionistica della cupola sono opera di Bartolomeo De Santi e del figurista Lorenzo Castellotti, pittori che collaborarono con l'architetto Pini in diversi suoi cantieri.
La cupola mette in scena, attraverso un’elaborata decorazione pittorica, una straordinaria scenografia teatrale: la zona inferiore è decorata con una “quadratura” di finte architetture. L'architettura illusoria dilata e apre lo spazio, culminando nella visione, oltre l’oculo aperto alla sommità della cupola, dell'affresco della Gloria di Santa Caterina, dipinto su un supporto di incannicciato inchiodato a una struttura di legno solidale alla struttura di copertura. Questa è una geniale invenzione di meraviglia barocca, che con i mezzi dell’arte e dell’artificio (l’illuminazione applica a una scena dipinta l’idea borrominiana della “camera di luce”) realizza la suggestione di un’apparizione, in un cielo vertiginoso e trascendente.

Trasformazioni e Degradazione
Con la soppressione dei monasteri nel 1806, durante il principato napoleonico dei Baiocchi (1805-1814), il Convento fu trasformato in “Conservatorio, o sia Ospizio (…) di Santa Caterina per gli invalidi diviso in due parti per gli uomini e per le donne”. Alla metà del XX secolo, la porzione dell’ex convento delle suore di S. Caterina, con affaccio su via del Crocifisso, fu demolita e la restante parte su Via Vittorio Emanuele II fu trasformata in appartamenti.
La chiesa, soprannominata a Lucca la “chiesa delle sigaraie” per le operaie che andavano lì a pregare prima di iniziare il lavoro nella vicina Manifattura Tabacchi, è rimasta chiusa per circa quarant’anni, fino al 2013. In questo periodo, la copertura si trovava in pessimo stato di conservazione e in precario equilibrio statico: gli elementi dell’orditura primaria e secondaria erano in fase avanzata di degrado e in parte risultavano già compromessi strutturalmente. Il manto di copertura risultava sconnesso e non garantiva più la protezione dalle acque meteoriche alla struttura lignea. Anche l’affresco della Gloria di Santa Caterina, sull’incannicciato collegato all’orditura di copertura, aveva subito un distacco e risultava in più parti fessurato, con il canniccio marcescente a causa delle infiltrazioni d’acqua.
Nel 2013, l’interessamento del FAI (Fondo Ambiente Italiano) con l’iniziativa “I Luoghi del Cuore” ha portato a un rinnovato interesse per la chiesa da parte del Ministero dei Beni Culturali, che ha stanziato un fondo per le opere di conservazione, iniziate a metà dello stesso anno.

L'Intervento di Restauro e Consolidamento Statico
Filosofia dell'Intervento
L’intervento sulla chiesa di Santa Caterina è stato volto al consolidamento statico e al miglioramento sismico, comprendendo azioni sulle murature, sui solai, sulle capriate lignee e sulla cupola. La particolare conformazione architettonica, con un comodo accesso ai locali del sottotetto tramite una scala a chiocciola in pietra, ha offerto lo spunto progettuale per non limitarsi al mero consolidamento, ma a procedere con un intervento complessivo di valorizzazione dell’antico “stenditoio”.
Nel consolidamento si è privilegiato l’utilizzo di materiali quali il legno, la muratura e l’acciaio inox per soddisfare le esigenze di compatibilità con la materia storica, con l’intenzione che i nuovi materiali avessero una vita utile pari a quella dei materiali in sito, facilitandone la manutenzione programmata. La conservazione dell’edificio ha significato anche la conservazione dello schema strutturale: in tale ottica sono stati preferiti interventi in affiancamento alle strutture esistenti, volti a favorire il mutuo collegamento tra le parti, nel tentativo di dare luogo a una “scatola strutturale” dove le parti più deboli potessero appoggiarsi alle più forti.
Dettagli degli Interventi
L’attenzione progettuale si è orientata verso la maggiore conservazione possibile degli elementi strutturali in legno, della copertura, dei solai e della pavimentazione esistente in cotto.
- Le travi lignee di solaio sono state integrate con nuovi elementi di rinforzo a sezione mista, in legno-acciaio, così da rendere solidi i vari elementi.
- Le capriate di copertura sono state mantenute, affiancando nuovi elementi di acciaio di rinforzo con funzione di ausilio all’esistente, che ha mantenuto la sua autenticità.
- Il piano di falda, realizzato in pianelle, è stato rivestito da un sottile strato estradossale di malta di calce e rete in fibra di vetro, con funzione di diaframma antisismico.
- A livello di comportamento globale delle murature, si è scelto un sistema di tiranti a “V” che controventano la parte alta della chiesa, scarsamente vincolata, in caso di sisma.
- La cupola ellittica è stata rinforzata mediante un sistema di “arco armato”, con cavi disposti lungo i paralleli per incrementare la resistenza ai carichi orizzontali, e lungo i meridiani per migliorare il comportamento sismico.
- Al termine dei lavori è stato riposizionato il pavimento originario in pianelle di cotto.
Accessibilità e Valorizzazione
Dal piano dello stenditoio è ora possibile scendere di un livello, attraverso una nuova scala a chiocciola metallica. Le necessità distributive sono state conciliate con le esigenze strutturali, inserendo un elemento funzionale che sia in grado di fungere anche da consolidamento statico globale del campanile stesso. Particolare cura si è dedicata all'accessibilità dei luoghi, aprendo nuovi percorsi ai visitatori che potranno così fruire dei dettagli costruttivi, antichi e nuovi, che caratterizzano la preziosa cupola e le strutture lignee del sottotetto. Rendere visitabile questo luogo significa invitare gli operatori a una costante manutenzione che preserverà l’ambiente da ulteriori danneggiamenti.
Gli interventi di restauro e quelli di consolidamento statico sono stati condotti con discrezione e volutamente dichiarati in quanto affiancano le originarie strutture del monumento.

Studio Jurina e Radaelli: Un Contributo in un Contesto Diverso
Nel contesto della valorizzazione del patrimonio culturale, si segnala la partecipazione di Studio Jurina e Radaelli a un ciclo di conferenze intitolato “Il Museo si trasforma. I cantieri del Programma URBS. Dalla città alla campagna romana”. Mercoledì 18 febbraio 2026, presso la chiesa di Santa Caterina de’ Funari a Roma, gli architetti Saveria Petillo e Mauro Marzullo, insieme allo Studio Jurina e Radaelli, hanno presentato la conferenza “Crypta Balbi. Il chiostro rinascimentale”. Questo evento, curato da Federica Rinaldi e Saveria Petillo, è dedicato alla presentazione dei cantieri del grande progetto URBS.