La Liturgia e la Devozione al Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo

Una delle devozioni che la tradizione cattolica ha tramandato è quella verso il Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Il tema del sangue ha sempre rivestito una certa centralità nella storia del cristianesimo, non solo come elemento ricorrente nelle scritture, ma, in particolare, come protagonista del sacrificio del Signore sulla Croce, quando Egli versò liberamente il proprio Sangue per la salvezza dell'umanità. Può stupire, quindi, che un elemento tanto centrale della fede cristiana possa talvolta passare in secondo piano.

Mosaico raffigurante Gesù Cristo sulla croce con il sangue che sgorga dal costato

Origini e Sviluppo della Devozione

A differenza della venerazione verso il Preziosissimo Sangue, la sua festa liturgica non vanta origini molto antiche, anche prima del Concilio. Come in tutte le pratiche devozionali della Chiesa, il culto si snodava inizialmente attorno alle reliquie. I racconti evangelici ci tramandano l’episodio del soldato romano che conficcò la lancia nel costato del Signore, dal quale uscirono sangue e acqua. La tradizione, che ha poi associato il nome di Longino al soldato, vuole che egli abbia raccolto in un vaso il Sangue del Signore per evitare che andasse perduto.

La devozione al Sangue di Cristo venne inserita nel contesto liturgico prevalentemente nei luoghi dove si conservavano tali reliquie, piuttosto che laddove vi fossero congregazioni o confraternite erette in onore del Preziosissimo Sangue. Per esempio, la festa dedicata al Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo affonda le sue radici in una celebrazione annuale legata a una reliquia custodita nella chiesa di San Nicola in Carcere in Roma, che, secondo la tradizione, era un lembo del mantello del Centurione che trafisse il Crocifisso. I principi Savelli di Roma, che si ritenevano discendenti dal Centurione, nel 1708 donarono alla chiesa di San Nicola in Carcere il prezioso reliquiario, essendo essi prossimi all’estinzione. Questa reliquia venne collocata sotto il Crocifisso che, si racconta, parlò alla mistica santa Brigida, e intorno ad essa si sviluppò un'intensa devozione.

Nel 1808, in occasione del primo centenario della donazione, il Canonico don Francesco Albertini, nella medesima Chiesa, fondò una Pia Associazione in onore del Preziosissimo Sangue. Don Gaspare del Bufalo, amico e figlio spirituale dell’Albertini, fu chiamato a tenere il discorso di inaugurazione e, attraverso la predicazione, divenne il più grande promotore di questa Associazione.

L'Istituzione e l'Evoluzione della Festa Liturgica Universale

Nonostante la venerazione esistente, la festa del Preziosissimo Sangue non fu inserita nel calendario della Chiesa universale fino al 1849. Le cause di quest’assenza sono probabilmente le medesime che hanno riguardato quasi tutte le festività a carattere devozionale (come la Santissima Trinità, il Corpus Domini, il Sacro Cuore), ovvero la mancanza di una corrispondenza con precisi momenti della vita del Signore.

Tuttavia, il magistero della Chiesa circa l’Eucaristia fornisce un contesto importante. Il Concilio di Trento dichiarò che, sebbene il Redentore abbia istituito il sacramento sotto due specie, «bisogna tuttavia confessare che anche sotto una sola specie si riceve Cristo tutto intero e il vero sacramento, e che, per quanto riguarda il frutto, quelli che ricevono una sola specie non vengono defraudati di nessuna grazia necessaria alla salvezza». Pertanto, la presenza di una festività dedicata al culto del Preziosissimo Sangue non si rende necessaria per colmare un vuoto liturgico, ma rimane una significativa occasione di devozione.

Fu proprio con questo spirito che Pio IX la introdusse nel calendario liturgico. Nel 1849, il pontefice, in esilio a Gaeta, ricevette la visita di don Giovanni Merlini, Missionario del Preziosissimo Sangue, il quale gli predisse la fine dell’esilio qualora il papa avesse esteso la festività a tutta la Chiesa. Pio IX rispose: “Non faccio voto, ma promessa”, e presto tornò a Roma. La festa liturgica venne inizialmente inserita la prima domenica di giugno. Successivamente, Pio X nel 1914 la traslò al primo luglio, data in cui viene tutt’oggi celebrata nella Messa tridentina. A memoria del Giubileo della Redenzione, il 15 aprile 1934, Pio XI la innalzò al grado di Solennità.

Riforme Post-Conciliari e Pratiche Attuali

Dopo la riforma conciliare, la festa del Preziosissimo Sangue è stata eliminata dal calendario universale o, meglio, accorpata alla Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, il cui nome completo è stato trasformato per includere esplicitamente il Sangue.

Nel post-Concilio, l’unica pratica liturgica che rimanda, almeno in parte, al tema del Preziosissimo Sangue è la comunione sotto le due specie, prevista come possibilità in particolari celebrazioni (ad esempio, la comunione degli sposi al termine della Messa nuziale). Tuttavia, è importante ricordare che anche nella sola specie del pane si trova la presenza reale di Cristo nella sua interezza e, in questo senso, la comunione sotto le due specie non aggiunge nulla se non un più marcato significato simbolico. Sarebbe quindi opportuno che essa venisse riservata al solo sacerdote celebrante ed, eventualmente, ai concelebranti.

Merita una menzione speciale la celebrazione del primo luglio in onore del Preziosissimo Sangue che avviene ancora oggi in Terra Santa. In questo contesto, il culto del sangue si lega maggiormente alla memoria della Passione che non al tema eucaristico. La celebrazione avviene nella Chiesa di tutte le Nazioni sul Getsemani, dove si può osservare quanto resta della roccia dell’agonia, la pietra su cui il Signore, profondamente angosciato, sudò gocce che si trasformarono in sangue, la sera prima di patire.

Fotografia della Chiesa di tutte le Nazioni al Getsemani

Il Sangue nell'Antico Testamento: Presupposti e Prefigurazioni

Il sangue aveva una parte molto importante nell’Antico Testamento e nella legge mosaica:

  • Versare sangue umano era punito con la morte, perché l’uomo è fatto ad immagine di Dio e la sua vita, che è nel sangue, è per conseguenza sacra.
  • Era lecito uccidere gli animali e mangiarli a condizione di non consumare il loro sangue, poiché la vita appartiene a Dio.
  • Chi mangiava sangue veniva punito severamente: «Ogni uomo, Israelita o straniero dimorante in mezzo a loro, che mangi di qualsiasi specie di sangue, contro di lui, che ha mangiato il sangue, io volgerò il mio volto e lo eliminerò dal suo popolo. Poiché la vita della carne è nel sangue. Perciò vi ho concesso di porlo sull’altare in espiazione per le vostre vite; perché il sangue espia, in quanto è la vita. Perciò ho detto agli Israeliti: Nessuno tra voi mangerà il sangue, neppure lo straniero che dimora fra voi mangerà sangue. Se qualcuno degli Israeliti o degli stranieri che dimorano fra di loro prende alla caccia un animale o un uccello che si può mangiare, ne deve spargere il sangue e coprirlo di terra; perché la vita di ogni essere vivente è il suo sangue, in quanto è la sua vita. Perciò ho ordinato agli Israeliti: Non mangerete sangue di alcuna specie di essere vivente, perché il sangue è la vita di ogni carne; chiunque ne mangerà sarà eliminato» (Lv 17,10-14).
  • Nei sacrifici, il sangue era considerato il più alto mezzo espiatorio, offrendo a Dio la vita intera.

Questo contesto mostra come anche la prima alleanza fu inaugurata con il sangue. Dopo che Mosè ebbe proclamato ogni comandamento secondo la legge, prese il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issòpo, e ne asperse il libro stesso e tutto il popolo, dicendo: «Questo è il sangue dell’alleanza che Dio ha stabilito per voi». Allo stesso modo asperse con il sangue anche la tenda e tutti gli arredi del culto (Cfr. Eb 9,18-22).

Un'altra prefigurazione è la celebrazione della Pasqua ebraica, quando Mosè disse agli anziani d'Israele di procurarsi un capo di bestiame minuto per ogni famiglia e di spalmare l'architrave e gli stipiti con il sangue dell'animale. Il Signore, passando per colpire l'Egitto, avrebbe visto il sangue e passato oltre le case degli Israeliti, salvandoli.

Il Sangue di Cristo: Fondamento della Nuova Alleanza e Redenzione

Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. Per questo egli è mediatore di una nuova alleanza, perché, essendo intervenuta la sua morte in redenzione delle colpe commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che è stata promessa (Cfr. Eb 9,11-15).

L'Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura e si fece uomo per far di noi, da uomini, dèi. Tutto quello che assunse, lo valorizzò per la nostra salvezza. Offrì infatti a Dio Padre il suo corpo come vittima sull'altare della croce per la nostra riconciliazione. Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e come lavacro, perché, redenti dalla umiliante schiavitù, fossimo purificati da tutti i peccati.

Gesù stesso promise di donare il suo Sangue per comunicare la sua vita: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6,54-56). Questo è l'inapprezzabile e meraviglioso convito dell'Eucaristia, che dà salvezza e gioia senza fine. Non ci vengono imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero Dio. Nessun sacramento è più salutare: per sua virtù vengono cancellati i peccati, crescono le buone disposizioni, e la mente viene arricchita di tutti i carismi spirituali. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione, istituendo l'Eucaristia nell'ultima cena.

Come pregato nella liturgia: "O Padre, che nel Sangue prezioso del tuo unico Figlio hai redento tutti gli uomini, custodisci in noi l’opera della tua misericordia, perché celebrando questi santi misteri otteniamo sempre i frutti della nostra redenzione." E ancora: "O Padre, con il sangue del tuo Figlio Gesù, agnello immolato sulla croce, ci hai redenti, santificati e costituiti tuo popolo sacerdotale: fa’ che tutti gli uomini accolgano questo dono del tuo amore, lo celebrino nell’esultanza dello Spirito, se ne dissetino al calice eucaristico, segno della tua alleanza e benedizione."

Illustrazione del Cenacolo con l'istituzione dell'Eucaristia

La Forza Spirituale del Sangue di Cristo nella Tradizione Patristica

San Giovanni Crisostomo, in una sua omelia, ha mirabilmente espresso la potenza del Sangue di Cristo:

«Ho voluto essere vostro fratello, con voi ho voluto aver comune la carne e il sangue, e di nuovo, a mia volta, vi ho dato quella carne e quel sangue per i quali sono stato fatto partecipe della vostra natura. Questo sangue riproduce in noi la sua regale, splendida effigie, ci arricchisce di una bellezza incredibile, non lascia venir meno la dignità dell’anima perché spesso la alimenta e la nutre. Non così il sangue di Cristo: questo immediatamente irriga l’anima e infonde ad essa la sua forza potente. Questo sangue degnamente ricevuto scaccia i demoni, chiama gli angeli intorno a noi, anzi lo stesso Signore degli angeli. I demoni fuggono quando vedono il sangue del Signore e accorrono gli angeli. Questo sangue sparso per noi ha lavato tutto il mondo.»

L'efficacia del Sangue di Cristo è tale che «se quello, che ne era la semplice figura (nell'Antico Testamento), ha avuto tanta efficacia quando fu sparso nel tempio e asperso in Egitto sugli stipiti delle porte, tanto più ne avrà questo che è la verità. Questo è il sangue che consacrò l’altare aureo senza il quale il sommo sacerdote non osava entrare nel Santo dei Santi. Questo è il sangue che ordinava i sacerdoti e che, in figura, cancellava i peccati. E se nelle figure ebbe tanta forza, se la morte ebbe tanto terrore dell’ombra, quanto più ne avrà, vi domando, della verità?»

Il Sangue di Cristo è la salvezza delle anime: da esso l'anima è lavata, ornata, infiammata; da questo fuoco è reso più luminoso lo spirito. È il prezzo del mondo col quale Cristo comprò la Chiesa e la adornò. Coloro che sono partecipi di questo sangue stanno in compagnia degli angeli, degli arcangeli e delle supreme potestà, rivestiti della regale stola di Cristo e dotati delle armi spirituali.

Siamo esortati, dunque, a badare a noi stessi, dal momento che siamo fatti partecipi di tanto bene; e quando ci muove l’animo di esprimerci in maniera disonesta e turpe o ci sentiamo presi dall’ira e da affetti pravi, a pensare ai benefici di cui siamo stati onorati e allo Spirito che ci è stato dato. Questo pensiero calmerà le nostre passioni, affinché non rimaniamo attaccati alle cose presenti ma prendiamo cura della nostra salvezza, glorificando Dio con fede e opere per conseguire i beni futuri.

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