La storia e i segreti della setta degli Assassini

Nel panorama della storia medievale, pochi gruppi hanno alimentato l'immaginario collettivo quanto la setta degli Assassini. Spesso avvolti da un alone di leggenda, questi combattenti non erano semplici sicari, ma i membri di un'organizzazione complessa e profondamente radicata nel Vicino Oriente.

Mappa storica dell'espansione dei Nizariti e posizione della fortezza di Alamut in Persia.

Origini e significato del termine "Assassino"

Oggigiorno, in lingua italiana e in molte altre lingue occidentali, usiamo la parola “assassino” come sinonimo di omicida. Tuttavia, l'origine del termine è ben diversa e dibattuta:

  • Ipotesi Hashashin: Il termine viene spesso ricondotto all’arabo Hashashin, ovvero "coloro che fanno uso di Hashish". Questa teoria, nata nel XIX secolo sulla scia delle leggende medievali, attribuiva all’uso di droghe la capacità dei seguaci di affrontare l’estremo sacrificio. Questa ipotesi non è mai stata confermata.
  • Ipotesi Hasan: Altri studiosi suggeriscono che il termine derivi da Hasan, nome del primo capo della setta, traducendosi quindi come “guardie di Hasan”.
  • Il contesto originale: La parola era originariamente un soprannome della setta e non aveva nulla a che fare con l’uccisione.

È importante una precisazione fondamentale: non tutti i nizariti erano assassini di fatto. I nizariti erano una comunità religiosa nata da uno scisma interno all'Islam, scatenato dopo la morte di Maometto e la disputa sulla successione tra sciiti e sunniti.

La roccaforte di Alamut e il Vecchio della Montagna

Il cuore pulsante di questa organizzazione era la fortezza di Alamut, il "Nido dell’Aquila", situata a quasi duemila metri d’altezza nell'attuale Iran. Qui, il capo militare e spirituale - noto agli occidentali come il Vecchio della Montagna (Shaykh al Jabal) - istruiva i seguaci e pianificava strategie di conquista.

Secondo Marco Polo, il Vecchio della Montagna usava un intruglio per far credere ai suoi seguaci di essere un profeta in possesso delle chiavi del paradiso, motivandoli così al sacrificio. La forza della setta non risiedeva nei grandi numeri, ma nella pazienza e nella maestria nel travestimento: i fedayyin (coloro che offrono la propria vita in sacrificio) potevano vivere per mesi accanto al loro obiettivo prima di agire.

Rappresentazione artistica della fortezza di Alamut e dei suoi giardini segreti.

L'impatto politico e gli omicidi celebri

Gli Assassini agivano contro chiunque minacciasse la loro dottrina o il loro potere. Tra i loro bersagli illustri troviamo:

Vittima Anno Note
Nizam al-Mulk 1092 Visir dell'Impero Selgiuchide, pugnalato mentre andava a Baghdad.
Corrado del Monferrato 1192 Re di Gerusalemme, ucciso a Tiro da sicari travestiti da monaci.
Raimondo II di Tripoli 1213 Uno dei primi nobili cristiani caduti sotto i colpi della setta.

Anche il celebre Saladino fu un obiettivo costante. Egli scampò a due tentativi di assassinio, tra cui quello del 1174, dove, si narra, Sinan - il capo dei nizariti in Siria - riuscì a penetrare nella tenda del sultano lasciando una daga avvelenata come monito.

Relazioni con i Crociati

Sebbene l'immagine storica sia quella di un conflitto perenne, la realtà fu dettata dal pragmatismo. La cronaca di Guglielmo di Tiro rivela che gli ordini dei Templari e degli Ospitalieri ricevevano dalla setta un tributo annuale di 2.000 bisanti d’oro. Tuttavia, dopo la morte di Corrado del Monferrato, i crociati intrapresero campagne militari punitive contro i Nizariti.

La fine dell'ordine come potenza territoriale avvenne nel 1256, quando la fortezza di Alamut cadde sotto l'attacco dell'orda mongola. Nonostante la scomparsa politica, la loro leggenda sopravvive ancora oggi tra le pagine di cronisti medievali, romanzi storici e moderne narrazioni videoludiche.

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