Il Linguaggio dei Fiori nella Liturgia: Un Segno di Bellezza per Cristo Re

Nella Bibbia, il giardino è un'immagine potente di vita rigogliosa e serenità, come testimonia il profeta Geremia: «Verranno e canteranno inni sull’altura di Sion, affluiranno verso i beni del Signore, verso il grano, il mosto e l’olio, verso i nati dei greggi e degli armenti. Essi saranno come un giardino irrigato, non languiranno più» (Ger 31,12). È il luogo dove il re riposa, dove regna la giustizia di Dio: «allora il deserto diventerà un giardino… e la giustizia regnerà nel giardino» (Is 32,15-16).

Il Giardino e i Fiori nella Tradizione Biblica e Liturgica

Il Giardino: Immagine di Vita e Giustizia Divina

Il giardino rappresenta la ricchezza dei doni di Dio: «un giardino di melagrane, con i frutti più squisiti, alberi di Cipro con nardo, nardo e zafferano, cannella e cinnamomo con ogni specie d’alberi da incenso; mirra e aloe con tutti i migliori aromi. Fontana che irrora i giardini, pozzo d’acque vive e ruscelli sgorganti dal Libano» (Ct 4,13-15), ed è promessa di amore: «Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti» (Ct 4,16). Tuttavia, il giardino è anche il luogo dell'angoscia e del tradimento, come il Getsemani: «Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli».

illustrazione biblica di un giardino rigoglioso con alberi e frutti

I Fiori come Linguaggio Divino nella Liturgia

Fiori, alberi, frutti, rami, pietre, terra e acqua entrano a pieno diritto nel luogo preposto ad incontrare il Signore: la liturgia. In essa, tutto è finalizzato all’annuncio della Parola nella bellezza. Si tratta di mettere l’arte dei fiori al servizio della celebrazione, perché i fiori in chiesa non hanno semplicemente un significato, ma "significano" attivamente. I segni, soprattutto quelli sacramentali, devono possedere una grande espressività. Il Signore è l’artefice assoluto di tutto quanto di più bello possiamo immaginare. La bellezza e le meraviglie di cui Egli è capace traspaiono in tutta la sua splendida opera creatrice. Già l’Antico Testamento intravede nel linguaggio dei fiori un’espressione di quel rapporto dell’uomo con l’Altissimo che soltanto il fiore, realtà dotata di bellezza ma anche di effimero, sa trasmettere. Il fiore, secondo la Bibbia, è infatti simbolo della bellezza e della grazia terrena, ma ricorda anche il paradiso e la grazia celeste.

Non sorprende dunque che i fiori siano entrati anche nelle nostre chiese fin dai primordi del Cristianesimo e accompagnino la liturgia lungo i vari tempi e solennità dell’anno liturgico. Proprio come la musica, i canti, la luce, le parole, i gesti del sacerdote, le pitture e i quadri, anche i fiori sono infatti un linguaggio capace di introdurre all'esperienza di Dio. I fiori a servizio della liturgia contribuiscono alla bellezza e al decoro delle celebrazioni e ci trascinano nella comunione con il Dio d'amore che è "la bellezza di ogni bellezza", per usare le parole di Sant'Agostino.

Il Ruolo del Servizio Floreale nelle Comunità

In molte comunità parrocchiali, la cura dei fiori e l’addobbo floreale delle chiese è affidata a persone dedicate che ogni settimana realizzano con cura e passione sempre nuove e splendide composizioni floreali. Riescono nel non certo semplice compito di non sprecare mai nulla di quanto viene portato in chiesa da persone devote o donato dopo la celebrazione di battesimi, funerali e matrimoni. Con la loro abilità e la loro fantasia creativa, queste persone riescono ad esprimere la bellezza, la gioia e il rendimento di grazie che ci fanno sentire un unico corpo, stretto intorno all'altare dove viene offerto il Sacrificio per eccellenza, memoriale vivente del sacrificio di Cristo Signore. Un sentito grazie, dunque, va a queste persone per il prezioso servizio che svolgono con amore e dedizione.

L'Uso Storico e le Norme per l'Addobbo Floreale Liturgico

Le Radici Antiche dell'Addobbo Floreale

Un legame antico, forse più profondo di quanto comunemente si immagini, quello dei fiori con la liturgia. Già la prassi liturgica della Chiesa antica testimonia infatti un uso costante e discreto al contempo dei fiori nei luoghi del raduno liturgico. Nei primi secoli della Chiesa i cristiani si riunivano nella domus ecclesiae e, se il locale era di un patrizio, i fiori erano dipinti a fresco sui muri. Nelle catacombe, le tombe dei martiri, non ci si accontentava di portare bracciate di fiori, rose e gigli in particolare, ma li si raffigurava dappertutto, li si spargeva in ghirlande, in corone, nei cesti e nelle anfore, e poiché chiese e altari erano strettamente collegati alle tombe dei martiri, ne assunsero presto l'ornamento floreale: le mense degli altari erano ornate con rami frondosi, pampini di vite, fiori, corone e festoni floreali.

La Natura nella Lode Divina: Esempi di Solennità

La pratica liturgica conosce comunque un concorso della natura alla lode divina quando nella Domenica di Passione, nella memoria dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme, i fedeli danno lode al Figlio di David sventolando rami di palma, ma anche di olivo, di altri alberi o anche fiori secondo un costume nordeuropeo. Non va trascurato l’uso di alcune chiese di far piovere dall’alto, nel giorno di Pentecoste, una cascata di petali di rosa in memoria della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo, oppure di realizzare le splendide infiorate nel giorno del Corpus Domini, una tradizione capace di trasformare le navate delle chiese o intere vie cittadine in un trionfo di colori e sincera devozione.

infiorata per il Corpus Domini in una chiesa o strada cittadina

Principi e Luoghi per la Collocazione dei Fiori

È perciò giusto che anche la chiesa sia segnata da una bellezza sobria ed elegante, caratterizzata da un tono festoso e nobilitata da un tocco di gratuità. I fiori recisi, le composizioni e le piante devono essere collocati in modo sapiente, in maniera da valorizzare e dare significato ai luoghi della celebrazione, evitando di nasconderli agli occhi dei fedeli. Essi sono senza dubbio l'altare, che richiama la mensa nel Cenacolo o la tavola nella casa di Emmaus, dove i discepoli riconobbero il Signore nello spezzare il pane. Ma l’altare è punto di unità e fonte di grazia, perché l’altare è Cristo, così come affermano i Padri della Chiesa: anche se può essere ornato con i fiori, questi devono essere recisi, dunque sacrificati, poiché sull’altare va posto solo ciò che si consuma, come le candele che bruciano.

Per quanto riguarda l’ambone, esso viene teologicamente definito dai Padri della Chiesa come "icona della resurrezione", cioè come immagine visibile di Cristo risorto che emerge dal sepolcro.

Il Rispetto dei Tempi Liturgici

Oltre ai luoghi in cui collocare l'addobbo floreale, occorre rispettare con scrupolo e attenzione anche i tempi liturgici. In Avvento è consentito ornare di fiori la chiesa in modo sobrio, per non «anticipare la gioia piena della Natività del Signore», mentre in Quaresima è assolutamente proibito l'uso dei fiori, fatta eccezione per le solennità e le feste e per la quarta domenica di Quaresima, detta anche Laetare, in cui si smorza il rigore della penitenza quaresimale. In Quaresima e in Avvento, i cosiddetti «tempi forti» dell'anno liturgico, però si può addobbare il presbiterio con foglie, rami o bacche, di cui la natura è molto generosa, accompagnando così il riposo autunnale e invernale del creato.

Nel silenzio del Sabato Santo abbiamo respirato la trepida attesa dell’alba del terzo giorno, pregando e preparando l’aula liturgica per la solenne esplosione della notte di resurrezione in cui la chiesa risplende di luce, di profumi, di colori e di fiori che costituiscono uno dei linguaggi della liturgia capace di far fare l’esperienza dell’incontro con la vita nuova donata a ciascuno: quella vita nuova che la stagione in cui cade la Pasqua rinnova ogni anno.

La Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

La Regalità di Cristo: Amore, Sacrificio e Liberazione

Gesù è re! «Io sono re», dice Gesù a Pilato (Gv 18,37), poi spiega però come egli lo è: il suo Regno non è di questo mondo. Egli è testimone della verità su Dio, sull'uomo e sul mondo. Egli è il Principio e la fine, l'Alfa e l'Omega, il senso di tutta la realtà. Gesù è Re perché dà la vita per il suo popolo mostrando l'amore supremo, la sua carità. Gesù è tutto carità ed è per questo che nulla di lui entra nella corruzione, di lui è risorto tutto, tutto il suo Corpo è entrato nella vita che non muore più. Noi lo contempliamo Pastore e Re, intronizzato sulla croce mediante la quale egli ha redento, ricomprato tutti.

Tutto era stato fatto per mezzo di lui e in vista di lui, le realtà che sono nei cieli, sulla terra e sotto terra, i principati e le potenze, come dice san Paolo nell'inno cristologico della Lettera ai cristiani di Colossi (Col 1,13-20); con la sua morte e risurrezione è costituito Signore di tutto. La croce, nei riti solenni, apre la processione d'ingresso. Essa è recata come vessillo del Re. Quando la vediamo incedere nell'aula liturgica, verso l'altare, precedere il sacerdote e i suoi ministri, vengono in mente le parole dell'inno alla croce: «Vexilla regis prodeunt...», avanzano le insegne del Re! Dietro alla croce di gloria si va tutti verso il luogo della celebrazione.

I riti d'ingresso, specialmente nell'Eucaristia, sono sempre la manifestazione di Gesù Signore, radunatore e pastore che ci convoca e viene in mezzo a noi. Lo vediamo nel segno della croce, nel libro dei Vangeli, nella persona del ministro ordinato, nella stessa assemblea suo corpo. Tutte queste sono sue «presenze» reali.

La Regalità del Cristiano nella Carità

Gesù è Re e anche il suo corpo ecclesiale, noi tutti battezzati, partecipiamo della sua regalità. Essa consiste appunto nella carità, nel dono di sé, nel signoreggiare in maniera che non si sia servi di nessuna cosa terrena ma solo servi del Signore. Ecco perché è importante, in tutta la Chiesa e nelle nostre comunità parrocchiali, l'animazione della carità. La Caritas parrocchiale non ha il compito di distribuire elemosine ma di ricordare a tutta la comunità come usare dei beni della terra: senza lasciarsi schiavizzare, nella condivisione e nella giustizia. Ancora san Paolo ce ne ricorda il senso: «Non si tratta di impoverire voi ma di fare giustizia» (cf. 2 Cor 8,13). O come ammaestra Giacomo nella sua lettera: occorre che la fede sia manifesta nelle opere e così la liturgia sia resa vera dalla carità.

La regalità del cristiano è in sostanza l'amore, la carità: quando uno è tutto dato, come Gesù sulla croce, è Re! Quando uno non ha più nulla, nel senso che usa dei beni della terra nella pace e nel rendimento di grazie e rimane nella pace anche quando ne è privo, ha imparato la sapienza e cioè che la sua vita non dipende dai beni che ha. Questa è la signoria. L'avidità dell'avere, il potere, l'apparire sono le radici del peccato e schiavizzano l'uomo. Gesù è venuto a liberarci da queste prigionie perché restassimo liberi.

La Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo celebra e insegna questa divina sapienza. Sebbene sia nata come festa, in contrapposizione a regimi totalitari e regni potenti e dominatori all'inizio del secolo scorso, va ben oltre il primo motivo. Per questo la riforma liturgica ha collocato questa solennità al culmine dell'anno liturgico, quasi a ricapitolare l'opera salvifica celebrata lungo un anno. Oggi dunque, nella solennità di Cristo Re, fioriremo la Croce per tutti i motivi accennati sopra.

Il Linguaggio Floreale Specifico per Cristo Re

Nell’icona floreale di questa domenica, la regalità è data da diversi elementi. In primis, è evidenziata dall’utilizzo di alcuni rami di ulivo: Cristo significa “unto” ed infatti, l’unzione con oli consacrati era una pratica riservata ai re ed ai sacerdoti. Il profumo della regalità è dato dai rami di violacciocca che puntano all’alto. Centro di tutta la composizione è il fiore di Anthurium che rappresenta l’amore di un Re pronto a dare la propria vita per i suoi sudditi; il suo colore rosso rimanda al colore del mantello dei re. Questo fiore è anche l’apice di una croce disegnata dai fiori rossi di Alstroemeria e ciclamino: nel linguaggio dei fiori l’Alstroemeria è il simbolo della vittoria del bene sul male, mentre il ciclamino simboleggia i dolori di Maria ai piedi della croce. Quest’ultimo fiore è anche utilizzato per il suo veleno capace di uccidere i serpenti e il serpente è una delle immagini bibliche per il male.

Un esempio significativo di addobbo per questa solennità è una composizione realizzata su di un apposito supporto in ferro battuto con ripiani, con iris e gerbere bianche, che circonda di «gloria», semplice e luminosa, la Santa Croce, trono regale di Gesù e luogo ove si manifesta il sommo amore di Dio per noi.

composizione floreale che adorna la Santa Croce per Cristo Re, con ulivo, violacciocca, anthurium rosso, alstroemeria e ciclamino

Linee Guida per una Disposizione Floreale Significativa

I Fiori come Espressione di Lode e Preghiera

Quello che è presente nell’Eucaristia è Dio, Dio in persona. È Dio, e con Dio è presente la Chiesa celeste che lo adora, gli angeli e i santi che fanno festa e adorano il loro Dio. Così dobbiamo fare anche noi. La cura della chiesa, i fiori, le luci, devono rappresentare la lode a Dio. Sono i simboli della nostra lode, della nostra preghiera, del nostro pensiero per lui. Quindi devono essere i più belli, i più dolci, i più teneri, i più caldi, possibile. Perché anche la terra e la natura gioiscono per il loro Dio. Cantano a Dio. Si elevano a Dio. Lodano Dio.

I fiori più belli: pochi, essenziali, ma pieni di significato. Fiori che non servono ad abbellire, ma che con la loro presenza, parlano di Dio. Fiori che non servono a riempire, ma che riempiono il cuore di chi li guarda. Fiori che non servono ad apparire, ma che diventano l’essenza di lode. Fiori che cantano al nostro posto, quando noi non ci siamo. Fiori che cantano con noi, quando ci siamo. È importante quindi scegliere i fiori e disporli avendo ben chiaro questo senso, questo significato di lode e di preghiera.

La Centralità dell'Eucaristia nell'Addobbo

Anche la disposizione, più che a riempire angoli nascosti, deve diventare una corona, tutta rivolta all’Eucaristia. Deve assomigliare a un coro che sta cantando a Dio, che guarda Dio, con Dio al centro. Chi li vede deve rivolgere il suo sguardo al Signore. Devono essere segnali del nostro andare verso Dio. E di Dio che viene verso di noi. Devono essere come un prolungamento di Dio, verso di noi. Devono essere come un irraggiamento di Dio, verso di noi. Nella messa i fiori non andrebbero messi sull’altare, perché è dedicato al Signore, a Dio in persona. Ma devono servire a dare risalto all’altare dove si sta celebrando il mistero eucaristico.

schema della disposizione floreale liturgica che sottolinea la centralità dell'Eucaristia

Formazione e Consigli Pratici

È fondamentale una formazione del personale addetto alla cura della chiesa, con il parroco o con il liturgista della diocesi. È una figura essenziale, che può dare le indicazioni giuste. Per capire il cosa, il come, il quando e il dove e il perché mettere i fiori e altro. Come organizzare gli spazi e le indicazioni del magistero della Chiesa. Concettualmente, gli spazi da riempire con i fiori possono essere rappresentati come aree che, pur circondando il centro, ne sottolineano la sacralità. Lì c’è Dio in persona e lì c’è il Signore del cielo e della terra. Deve quindi avere il posto principale e i fiori lo devono indicare. L’importante è usare semplici fiori, anche pochi, anche due a vasetto. Anzi, meglio. Quindi, non concentrati, non ammassati, non pressati, ma suddivisi, distribuiti. Pochi, semplici, anche singoli, messi in più vasetti, per dare una forma, per dare un contorno, per dare una cornice a qualcosa di molto importante.

Per affrontare problemi concreti di altezza, come per i candelieri, si possono usare contenitori più lunghi con vasetti interni riempiti con spugna verde. Per le forme circolari, si possono impiegare parti di alluminio piegate o cerchi di plastica, riempiti o bordati con la spugna verde, con i fiori incastonati dentro.

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