La preghiera Salve Regina, un'antica antifona mariana, occupa un posto di rilievo nella devozione cristiana, arricchendo la spiritualità attraverso la sua profonda teologia e la sua struggente bellezza letteraria. La sua origine, sebbene non univocamente definita, è saldamente ancorata al Medioevo, un periodo di intensa fioritura della pietà mariana.
Origini e Attribuzioni della Salve Regina
La Salve Regina è ben attestata nel secolo XI, definito il "grande secolo della pietà mariana", e in esso riassume in un certo modo la devozione mariana di quel periodo. Come afferma la studiosa Maria Winowska, "Nessuna epoca ha mai cantato la misericordia di Maria con un afflato così estatico ed unanime come il Medioevo".
La composizione di questa antifona è stata attribuita a diversi autori nel corso dei secoli, tra cui il vescovo spagnolo Pietro Martinez († 1000), il vescovo francese Ademaro († 1098), san Bernardo di Clairvaux († 1153), e papa Gregorio VII. Tuttavia, la tradizione più diffusa attribuisce la stesura al monaco Ermanno di Reichenau, noto come Ermanno il Contratto.
Ermanno il Contratto: una Figura Chiave
Ermanno il Contratto nacque il 18 luglio 1013. A causa di una grave malformazione fisica, che gli impediva di stare eretto o camminare, fu soprannominato "il Contratto" (dal latino "contractus", che significa appunto contratto, rattrappito, ma anche storpio). Nonostante le sue sofferenze fisiche, Ermanno fu un uomo di straordinaria erudizione, conoscitore di matematica, greco, latino, arabo, astronomia e musica. La sua biografia lo descrive anche come una persona contraddistinta da un'umanità appassionata, "piacevole, amichevole, sempre ridente; tollerante, gaia", che scoprì in monastero la bellezza dell'amicizia e il calore di una casa.
Al suo amico del cuore, Bertoldo, che lo accompagnava e aiutava quotidianamente, Ermanno affidava i suoi pensieri più intimi. Il suo biografo Bertoldo scrisse: "La vita - come la scrive il biografo Bertoldo - è così piena di vita pulsante che Ermanno ne esce veramente vivo [...] per il suo coraggio, la bellezza della sua anima, la sua serenità nel dolore, la sua prontezza a scherzare, la dolcezza dei suoi modi che lo resero 'amato da tutti'".

L'Uso della Salve Regina nei Monasteri e negli Ordini Mendicanti
Inizialmente, l'antifona della Salve Regina fu espressione della pietà monastica. Veniva cantata come inno processionale a Cluny, al tempo dell'abate Pietro il Venerabile († 1156), che l'aveva stabilita durante la processione della festa dell'Assunta e nelle altre grandi feste mariane. Gli "Statuti della Congregazione Cluniacense", redatti verso il 1135, prescrivevano il canto della Salve Regina durante la processione dell'Assunzione e in altre occasioni solenni.
La Salve Regina fu anche adottata dai Cistercensi. L'Antifonario cistercense, riformato tra il 1135 e il 1145, prevedeva il canto della Salve come antifona al Benedictus o al Magnificat, e nelle quattro feste medievali di santa Maria: Purificazione (2 febbraio), Annunciazione (25 marzo), Assunzione (15 agosto) e Natività (8 settembre).
Ben presto, la Salve Regina fu adottata dagli Ordini mendicanti. Nel 1221, i Domenicani introdussero il canto quotidiano della Salve dopo la compieta, prima a Bologna e poi negli altri conventi della Provincia di Lombardia, da dove si estese rapidamente in tutto l'Ordine. I Servi di Maria si distinsero per un uso frequente dell'antifona. Le loro Costituzioni antiche, redatte nel 1280, prescrivevano il canto della Salve Regina alla fine di ogni ora e dopo la mensa comune, eccetto che nel triduo della Parasceve.
Nella chiesa di Santa Maria dei Servi a Bologna si può contemplare la dolce icona della Madonna della Salve, di autore anonimo del XIII secolo. La tradizione vuole che sia stato san Filippo Benizi († 1285) a donarla ai frati del convento bolognese.
Fra Ignazio Maria Calabuig († 2005), un altro indimenticabile servo di Maria, descrive la Salve Regina come un'espressione di saluto, una forma di "clamore" e una voce di supplica: un saluto dei servi alla Regina di misericordia, un clamore nel senso biblico-liturgico di grido di un popolo oppresso che sale fino al cielo, e una supplica piena di fiducia.
Commenti e Interpretazioni della Salve Regina
La Salve Regina è stata oggetto di numerosi commenti e interpretazioni nel corso dei secoli, che ne hanno arricchito la comprensione e la devozione.
Goffredo di Auxerre
Si ritiene che il monaco cistercense Goffredo di Auxerre († 1188 ca.), amico e confidente di san Bernardo, sia l'autore del primo commento alla Salve Regina, espresso in un'omelia pronunciata per la festa della Natività di Maria. In questa omelia, Goffredo spiega i tre attributi che accompagnano il titolo di Regina misericordiae applicato a Maria: "vita, dolcezza, speranza nostra".
- Vita: Maria è nostra vita perché con gli esempi della sua esistenza santa genera ed educa alla vita.
- Dolcezza: È nostra dolcezza perché portatrice di valori d'immensa amabilità, quali l'amore alla contemplazione, la gioia al suo ricordo, la fiducia che infondono i suoi occhi misericordiosi rivolti verso di noi.
- Speranza: Maria è speranza nostra anzitutto perché è "speranza di risurrezione". Contemplando già compiuto in lei ciò che attendiamo con intimo e struggente desiderio - la vittoria sulla morte e la felicità eterna -, ci sentiamo rincuorati e pieni di fiducia.
Goffredo riconosce che, rigorosamente parlando, la vita nostra è solo Cristo, lui solo la sorgente della suprema dolcezza, lui la nostra unica speranza. Tuttavia, per Goffredo, come per il suo maestro Bernardo, tutto ciò che è in Maria è riflesso della luce di Cristo.
San Lorenzo da Brindisi
San Lorenzo da Brindisi († 1619), frate cappuccino, sacerdote, dottore della Chiesa e illustre biblista, fu uno dei più grandi devoti di Maria. È autore di 84 discorsi sulla Vergine, tra cui 6 a commento della Salve Regina. Nei suoi discorsi, san Lorenzo ripropone l'antica questione sul rapporto tra i titoli "Regina" e "Madre" attribuiti a Maria, individuando la loro origine nella somiglianza di Maria con Dio e con Cristo. Dio è sommamente potente (Re) e sommamente buono (Padre); analogamente, Maria possiede grande potenza (Regina) ed è piena di bontà (Madre). Dio ha fatto Maria Regina potente e Madre di Misericordia per intervenire a favore della Chiesa e dell'umanità.
Sant'Alfonso Maria de' Liguori
Sant'Alfonso Maria de' Liguori (1696-1787), grande missionario, vescovo zelante e scrittore celebre, è autore dell'opera "Le Glorie di Maria", edita nel 1750. Questo libro, considerato da alcuni studiosi il capolavoro del santo, contiene un ampio commento alla Salve Regina. Nel suo commento, sant'Alfonso descrive in maniera vivida e a volte drammatica i molteplici interventi della Vergine nei confronti dei fedeli: ottiene loro il perdono, li riporta all'amicizia con Dio, interviene per mantenere in grazia il peccatore convertito, lo invita alla preghiera, gli ottiene luce e forza, e gli assicura il dono della perseveranza finale.

Il Valore della Salve Regina nel Tempo Presente
La Salve Regina, pur essendo un'espressione tipica del Medioevo per il suo linguaggio, il suo atteggiamento cultuale e la concezione teologica a cui si riferisce, conserva ancora oggi un valore profondo e universale. La preghiera risuona vera sulle labbra dei fedeli del nostro tempo, nonostante il mutare della temperie culturale.
Il popolo cristiano invoca la Madre della Misericordia perché riconosce in lei la misericordia del Padre in forma materna, fatta di tenerezza, gratuità, generosità e accoglienza. Il titolo "Madre della Misericordia", presente nella Salve Regina, celebra Maria come Madre di Colui che è Misericordia, Cristo, come afferma san Giovanni Paolo II nell'enciclica Dives in misericordia.
Il rivolgersi fiducioso alla Madre della Misericordia attraverso la Salve Regina non è solo una richiesta di intercessione per i peccati, ma soprattutto un'implorazione del suo aiuto a divenire misericordiosi, secondo il comando del Figlio Gesù: "Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro" (Lc 6,36).
Papa Francesco, in particolare nell'Anno Straordinario della Misericordia, ci sollecita a comprendere cosa significhi essere misericordiosi. Letteralmente, significa avere un cuore sensibile alle miserie altrui, essere pronti a soccorrere, come il buon samaritano che prova compassione e agisce con atti di soccorso.
Pregando o cantando la Salve Regina, ci impegniamo a seguire Cristo, la via che la Madre di Dio ci insegna a percorrere: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela" (Gv 2,5). Questo invito ci spinge a fidarci delle parole di Gesù, anche quando possono sembrare strane, proprio come Maria si fidò.
SALVE REGINA spiegazione teologica e preghiera
La struttura della Salve Regina presenta una particolare costruzione sintattica: la parola "Eva" letta al contrario è "Ave", quasi a indicare come le due figure di Maria ed Eva si contrappongano nel destino dell'umanità. Da Eva parte la cacciata dell'uomo dall'Eden; da Maria, la riconciliazione dopo il peccato originale.
L'espressione "A te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime" sottolinea ancora una volta la figura di Maria come ponte e salvezza tra le prove della vita terrena e la gioia della vita celeste. Maria intercede per i suoi figli presso il Padre e può quindi essere considerata la nostra avvocata.
Le parole "Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi" indicano come gli occhi della Vergine passino dalla contemplazione della grandezza di Dio all'attenzione verso le fragilità dell'umanità. È attraverso questa dialettica di sguardi che avviene l'intercessione e la salvezza dell'umanità.
Infine, la frase "E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo Seno" racchiude l'essenza di tutta l'invocazione. La figura di Maria e la sua maternità sono essenziali nella storia dell'umanità.