Le Cronache di Frassinetto: Vita, Povertà e Trasformazioni negli Anni Cinquanta attraverso i Bollettini Parrocchiali

La storia di un luogo e della sua gente può essere ricostruita attraverso fonti inaspettate, come i bollettini parrocchiali. Nel caso di Frassinetto, un paese situato ai piedi della Punta Quinzeina, le pubblicazioni curate da Don Fiorenzo Rastello offrono uno spaccato dettagliato e commovente della vita montana negli anni Cinquanta e oltre.

L'Arrivo di Don Fiorenzo e il Contesto Montano

Nel 1951, all'età di soli 26 anni, Don Fiorenzo Rastello divenne parroco di Frassinetto. La sua presenza, durata fino al 2016, ha attraversato settant'anni di profondi mutamenti, lasciando un segno indelebile in chi ha vissuto in prima persona questi cambiamenti epocali.

Quando Don Fiorenzo giunse a Frassinetto dalla sua natia Pont, il paese, conosciuto come il “balcone del Canavese”, era ancora un popoloso centro agricolo montano con oltre mille abitanti. Si caratterizzava per ampie distese prative e coltivi, decine di alpeggi attivi con un notevole patrimonio di bestiame. La Manifattura pontese Mazzonis, situata nel fondovalle, offriva lavoro a una consistente fetta della popolazione locale, in particolare femminile. Tuttavia, già in quegli anni, a Frassinetto come in molti altri Comuni delle valli Orco e Soana e della montagna povera piemontese, si manifestavano le prime avvisaglie del drammatico e massiccio fenomeno dell'esodo alpino. Questo processo, in pochi decenni, avrebbe portato allo svuotamento dei paesi, all'abbandono di intere borgate e alla fine di una civiltà alpina secolare.

Il Bollettino Parrocchiale: Una Miniera di Informazioni

Fin da subito, Don Fiorenzo decise di dare alle stampe un Bollettino Parrocchiale (che dal 1965 assunse il nome di “Eco della Quinzeina”). Questa pubblicazione non si limitava ai consueti elenchi di nascite, morti, matrimoni e resoconti delle offerte e delle feste patronali. Cominciò a riportare anche notizie delle attività amministrative e delle opere pubbliche progettate o in corso d'opera, oltre a personali riflessioni sull'evoluzione in atto. Il sacerdote aveva intuito che questi cambiamenti avrebbero modificato per sempre il volto e l'economia della montagna, dopo secoli di sostanziale equilibrio e immobilismo.

Per decenni, Don Fiorenzo divenne un punto di riferimento imprescindibile per la popolazione frassinettese. Attraverso il bollettino, condivise le battaglie per ottenere servizi essenziali anche in montagna, come la luce elettrica, l'acqua potabile, le strade e la corriera, già da tempo acquisiti nella vicina pianura. Le pagine di 65 anni di Bollettino Parrocchiale di Frassinetto racchiudono così una inesauribile e preziosissima miniera di informazioni, raccontando a residenti, emigrati e villeggianti le vicende liete e tristi del paese, la sua trasformazione epocale, la sua decadenza e, più recentemente, la sua rinascita.

Foto storica del Bollettino Parrocchiale di Frassinetto o

Frassinetto negli Anni Cinquanta: Tra Speranze e Difficoltà

Il viaggio nel passato attraverso i bollettini parrocchiali, partendo proprio dagli anni Cinquanta, rivela un'epoca di profonde contraddizioni e speranze.

Le Prime Avvisaglie di Turismo e la Vita Sociale

Con la tremenda Seconda Guerra Mondiale da poco alle spalle, ai piedi della Quinzeina cominciò a prendere piede una prima forma di turismo. I villeggianti trovavano posto nelle abitazioni che, a causa dell'emigrazione, iniziavano a svuotarsi. Don Fiorenzo, nel Bollettino Parrocchiale del settembre 1953, annotava: “L’afflusso dei villeggianti è stato assai notevole. Soltanto poche camere non ebbero ospiti. Tramite la vendita dei polli, uova e latte, quasi tutta la popolazione gode qualche vantaggio dalla permanenza dei forestieri. I villeggianti non pagano la tassa di soggiorno, poiché il nostro paese non si annovera ancora tra i luoghi turistici non essendo sufficientemente attrezzato”.

Foto storica di villeggianti in un paese di montagna piemontese negli anni '50

Istruzione e Opere Pubbliche

Nel gennaio 1954, il bollettino parlava delle scuole: “Si sono aperte il 12 ottobre. Era giorno di pioggia e molti bambini non sono intervenuti. Alcuni ritardarono ancora a venire a motivo dei genitori superstiziosi, paurosi del 13, del mercoledì, del venerdì e via dicendo. Così le maestre hanno dovuto pazientare ed il danno è stato di tutti gli scolari”. Quell'anno, il capoluogo contava tre insegnanti, tra cui Anita Emiren, che insegnava nel Comune da 23 anni. Nell'anno scolastico 1954/55, le scuole del capoluogo di Frassinetto erano frequentate da ben 60 alunni con tre maestre (Anita Emiren, Corinna Aulard e Marilisa Genetti), mentre a quella del Berchiotto erano iscritti 30 alunni (con due insegnanti) e a quella di Monteu altri 17 (con una maestra), per un totale di circa un centinaio di scolari.

Le opere pubbliche erano un tema ricorrente. Nell'ottobre 1954, si apprendeva della costruzione del primo tratto della strada rotabile Frassinetto-Berchiotto, un'opera eseguita con i benefici della legge n. 647 del 1950, che aprì i primi 600 metri di strada (che sarebbe arrivata al Berchiotto solo nel 1970). Il Vicario annotava che “durante il periodo suindicato vennero occupati diciassette operai locali”. Altre opere pubbliche di quell'anno includevano la ricostruzione della strada mulattiera in regione “Rio Tornetto” oltre il Fraschietto e la prevista riparazione del ponticello in regione Molini.

Schema di un progetto di costruzione stradale montano negli anni '50

La Povertà e lo Spopolamento

Un'amara realtà, quella dello spopolamento, viene annotata da Don Fiorenzo nell'aprile 1955: “la montagna va spopolandosi. Ogni anno si chiudono delle abitazioni. Antifona vecchia e sempre nuova. Chi sta bene non si muove… È dunque certo che in montagna non si va troppo bene, poche risorse, pochissime comodità e per tanti nessuna”.

Nel gennaio 1955, si parlava dell'intenzione di decorare l'altare maggiore della chiesa del Berchiotto, allora Vicaria della Consolata. Il preventivo del lavoro ammontava a 130 mila lire, e la comunità era invitata a raccogliere offerte “affinché per il prossimo San Rocco possiamo davvero rivedere la nostra chiesina più bella”.

Eventi Sportivi e Cambiamenti Territoriali

Sempre nel 1955, il Club Alpino Pontese organizzò la Coppa “Giovanni Bausano”, una gara sciistica con una discesa di circa 500 metri. Il vincitore fu Giovanni Verna, seguito da Carlo Perono e Ugo Buonagrazia.

Nel luglio 1957, il Vicario di Frassinetto commentava il “passaggio” delle frazioni Monteu e Querio da Frassinetto ad Ingria. Don Fiorenzo scriveva: “La via per Ingria è in pendenza marcata, ma è più sicura che non la via al nostro Capoluogo. Ci auguriamo che Ingria possa dare a quelle borgate, tagliate sensibilmente fuori da Frassinetto, maggiore assistenza spirituale e materiale, che tornavano troppo ardue e impossibili per noi”. Questo cambiamento, purtroppo, non mutò il destino di quelle borgate, che poco più di dieci anni dopo sarebbero state del tutto abbandonate.

Il Sogno Incompiuto della Funivia e Altre Opere

Nel luglio 1958, il bollettino parrocchiale riportava l'ambizioso progetto della funivia che avrebbe dovuto collegare Frassinetto a Pont. Il Commendatore Lunardini si impegnava per dotare Frassinetto di “questa attrezzatura turistica moderna che riveste importanza vitale per il nostro paese”. La popolazione era entusiasta, vedendo nella funivia un'opportunità per i meno abbienti di “muoversi di più per i tanti casi che li legano alla vita nazionale, con maggior comodità e maggior rendimento del tempo”. Don Fiorenzo esortava i frassinettesi a sfruttare la loro invidiabile posizione, uscendo “dall’immobilismo e dalla mentalità troppo conservatrice”. Tuttavia, la funivia non fu mai costruita, e la sua realizzazione avrebbe potuto cambiare in quel momento la sorte del paese.

Nell'ottobre 1958, si discuteva di altre opere pubbliche, tra cui la strada di Chiapinetto, le fognature e l'asfaltatura della piazza del capoluogo. Erano in progetto anche la strada per il Coletto, il proseguimento di quella del Berchiotto e l'acquedotto del Sert. In quell'autunno, si registrava la partenza “di un bel numero di ragazzi per ragioni di studio o di lavoro”.

Un evento particolare si verificò nella prima quindicina di luglio 1958, quando per sgomberare il poligono di tiro utilizzato dall'Undicesimo Reggimento - Divisione Legnano, i montanari dovettero sopportare grandi fatiche. Don Fiorenzo annotava: “anche quest’anno i nostri montanari ha dovuto sudare non poco per portarsi dall’alto in basso e dal basso in alto. Il bestiame ha diminuita la produzione del latte ed il rimborso ai poveri montanari è stato meschino”. Questo episodio evidenziava le difficoltà e i sacrifici imposti alla popolazione locale.

Mappa del Canavese con evidenziato Frassinetto e Pont Canavese

Fine Anni Cinquanta: Imprenditoria e Cultura

Verso la fine degli anni Cinquanta, nel luglio 1959, il bollettino registrava l'apertura di una nuova osteria da Giuseppe Giolitto Deina nella frazione Tetti, mentre la cantina di Roncaglion G. Pietro chiudeva i battenti, mantenendo i Tetti come un luogo di ritrovo.

Nell'ottobre 1959, si parlava della raccolta fondi per il restauro del quadro della Deposizione del pittore frassinettese Carlo Bonatto Minella. Don Fiorenzo Rastello scriveva: “I frassinettesi sanno quanto questo quadro onori il loro paese e sia un’attrazione per molti forestieri, per molte personalità degli alti ranghi sociali”. L'iniziativa fu promossa da figure di rilievo come il Canonico Dottor Don Alessandro Bongera, l'avvocato Oberto di Ivrea e il dottor Appia Remo.

Una Nota di Speranza per il Futuro

L'ultima annotazione dagli anni Cinquanta, tratta dal bollettino del luglio 1959, chiude con una nota di speranza: “Frassinetto ringiovanisce nelle strade nuove, nell’asfalto, nella nuova illuminazione, nel nuovo acquedotto del capoluogo, nelle case nuove e nella case abbellite - annota il Vicario - Speriamo che col tempo non invecchi, ma ritorni tutto giovane”. Questa speranza per un futuro di rinascita e rinnovamento racchiudeva il desiderio di una comunità che, nonostante le difficoltà e lo spopolamento, continuava a lottare per il proprio avvenire.

Le Vie storiche di montagna in Piemonte

tags: #legnano #e #i #bollettini #parrocchiali #sulla