Le Schiavitù del Nostro Tempo e il Catechismo: Un Percorso di Liberazione

Parlando con psichiatri e psicologi, emerge una crescente frequenza di persone con una formazione cristiana che esprimono il desiderio di liberarsi da impegni assunti in momenti specifici della loro vita. Questa situazione è accomunata da un profondo desiderio di libertà o autonomia, che rivela come la persona non si senta realmente libera e interpreti gli impegni come un peso intollerabile, fonte di una sorta di schiavitù. Tale condizione può condurre alla tentazione, a volte alla determinazione, di abbandonare tutto.

L'uomo non è composto solo da corpo e anima razionale, ma include un terzo elemento, lo "spirito", che lo distingue dal resto degli animali. Sebbene parlare di spirito non sia di moda, specialmente in ambito psichiatrico e neuroscientifico dove alcuni riducono la mente, la coscienza o la psiche alla mera attività cerebrale, l'immagine e somiglianza con Dio, presente in ogni uomo, è di fondamentale importanza. Essa ci permette di riconoscere noi stessi e di capire come trattare gli altri. La difficoltà nel riconoscere o negare lo spirito di Dio in noi deriva principalmente da due motivi: la percezione di Dio come una minaccia alla nostra libertà a causa delle sue leggi, e l'esperienza della sofferenza o dell'ingiustizia che gli innocenti subiscono nel mondo. Per queste ragioni, si osserva spesso un "ateismo affettivo", più che intellettuale.

Dalla Servitù alla Filiazione Divina: Una Riscoperta

Il racconto della Genesi descrive un rapporto originario con Dio di natura familiare, fatto di conversazione spontanea e fiducia. Tuttavia, l'introduzione del male nell'uomo, operata dal serpente che tentò Eva, distorse questa relazione. Il serpente presentò Dio dapprima come un tiranno ("Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?", Genesi 3, 2) e poi come un invidioso ("È che Dio sa [...] che sarete come Dio nella conoscenza del bene e del male", Genesi 3, 5). Una volta raggiunto il suo obiettivo, l'immagine e somiglianza di Dio, la dimensione spirituale, si distorse nel nucleo dell'essere umano. Ora, un dio tiranno, crudele, capriccioso, invidioso e padrone abitava in lei, assumendo nomi diversi nel corso della storia, come Baal, Moloch, Giove o Zeus. Da questa nuova immagine di Dio dipenderà il modo in cui trattiamo noi stessi e gli altri.

illustrazione biblica: Adamo ed Eva nel Giardino dell'Eden con il serpente

Il Concetto di "Servire Dio" e la Liberazione

Nel mondo religioso è comune usare la parola "schiavo" o "servo" per riferirsi al rapporto tra l'uomo e Dio. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica, siamo stati creati per servire, dare gloria a Dio ed essere felici. Ci è stato affidato il compito di lavorare e prenderci cura dell'Eden, ma questo non significa che siamo stati creati per lavorare nel giardino. Se l'uomo fosse stato creato solo per lavorare, allora la creazione sarebbe più importante dell'uomo, e Dio sarebbe il padrone del giardino e noi i suoi servi o schiavi. La cura del creato materiale, invece, è un dono di Dio all'uomo, che dovrebbe sentirsi felice di prendersene cura e lavorarlo, non schiavo del lavoro.

L'intera storia dell'Antico Testamento si riassume nel rapporto di Dio con un popolo "ottuso e dal cuore duro", che "vede, ma non capisce, né sa amare". Questo rapporto era un'operazione di salvataggio: Dio aiutava il suo popolo a liberarsi dalla schiavitù e a condurlo alla libertà, dall'Egitto alla terra promessa. Questo processo culmina con la venuta di Gesù Cristo, che segna una svolta. Il suo obiettivo è recuperare l'idea primordiale di Dio nell'uomo, affinché non si senta schiavo ma figlio ed erede.

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Dio continua a volerci salvare dall'unica schiavitù che realmente esiste: quella del peccato. Tuttavia, ci sono sempre state e ci saranno sempre persone che vogliono continuare a essere schiave e tornare "in Egitto". Dio insiste: "Non vi chiamo più servi/schiavi [...] Vi chiamo amici" (Giovanni 15, 15). Non possiamo mai sentirci servi o schiavi, perché ora siamo amici di Dio, anzi, siamo figli di Dio!

Le Origini della Percezione di Schiavitù nella Fede Cristiana

Da dove deriva l'insistenza nel continuare a chiamarci schiavi o servi anziché figli nel nostro rapporto con Dio? Questo modo di vedersi schiavi ha una doppia origine:

  1. Origine interna: Deriva da un problema di prospettiva, da un'idea errata di Dio che il serpente ha introdotto nell'uomo - la tentazione primordiale - facendoci pensare che Dio sia un padrone e un tiranno, che può fare capricciosamente ciò che vuole delle nostre vite. Ci sentiamo minacciati da Dio, che con le sue leggi morali impedisce lo sviluppo della nostra libertà, anziché vedere che le sue norme donano felicità e vita all'uomo (Deuteronomio 4, 40; Giovanni 6, 63).
  2. Origine esterna: L'uso improprio del linguaggio, che ci porta a pensare, con l'uso delle parole, che il rapporto con Dio sia quello di schiavi. Abbondanti sono le preghiere cristiane, molte di origine medievale, in cui il fedele rinuncia alla propria libertà per sottomettersi a Dio. Se questa rinuncia diventa effettiva, non c'è da stupirsi di sentire lamentele sulla vita e sugli impegni presi. Se si vede Dio in questo modo, come un padrone e se stessi come uno schiavo, si va dritti, solitamente in modo inconscio, verso un ateismo affettivo che porta a espellere quel dio dalla propria vita. In tal senso, avrebbe tutto il senso dire "Dio è morto. Noi lo abbiamo ucciso" (Nietzsche), intendendo l'uccisione di quella specie di dio che non coincide con il vero Dio.

Rileggere i Concetti: Doulos, Diakonos e la Dignità Umana

Nell'antichità esistevano molti modi di servire. La parola greca δούλoς (doulos), al maschile, significava spesso "schiavo" o "servo". Al femminile, δούλŋ (doula) poteva anche riferirsi al lavoro di alcune donne che accompagnavano la gravidanza, il parto e il puerperio, come serve considerate parte della famiglia, pur non essendo ostetriche.

Nei Vangeli canonici, il termine più comunemente usato in greco è δούλoς, che in latino si traduce come servus (schiavo, il più delle volte, o servo, meno frequentemente). La differenza fondamentale era che lo schiavo era proprietà del padrone, mentre il servo poteva coltivare le terre del padrone e riceveva protezione. È sconcertante che, pur esistendo una parola specifica in greco per "schiavo" (σκλάβος), si usi δούλoς.

Nei Vangeli viene utilizzata anche un'altra parola: διακονος (diakonos), tradotta come "servitore" o "ministro", come quando Gesù dice: "...non sono venuto per essere servito, ma per servire..." (Matteo 20, 28). Il motivo della traduzione di queste parole dal greco al latino come "schiavo", "servo" o "servitore" dipende dall'intenzionalità del traduttore, San Girolamo, nel IV secolo d.C.

È interessante notare che nel passaggio dell'Annunciazione della Vergine si utilizzi δούλŋ (doula), tradotta come "ancella" dal latino e "schiava" in spagnolo. San Luca avrebbe ricevuto dalla Vergine la testimonianza diretta di ciò che accadde. È forse strano che la Vergine Maria si definisca "schiava del Signore" (Luca 1, 38), lei che non aveva bisogno di essere redenta dal peccato? Se leggiamo attentamente il brano dell'Annunciazione, l'angelo informa Maria che sua parente Elisabetta è incinta ("Quella che chiamavano sterile è incinta di sei mesi", Luca 1, 36). Maria risponde: "Ecco la serva del Signore" (Luca 1, 38). Non potrebbe essere che Maria si offrisse come "doula" per accompagnare Elisabetta nella sua gravidanza, nel parto e nel puerperio, come fece immediatamente? È corretto chiamare schiava la creatura più libera di Dio?

La Schiavitù del Cuore: L'Esempio del Figliol Prodigo

Sentirsi schiavi nel cristianesimo è molto frequente e pericoloso. Questo modo di pensare potrebbe essere stato ereditato dal Medioevo, e simili fenomeni si sono verificati nella storia della Chiesa (ad esempio, l'idea che una persona sposata non potesse raggiungere la santità fino a non molti anni fa). Numerosi testi e contesti nei Vangeli canonici mostrano protagonisti che si sentono schiavi. Uno dei più significativi è la parabola del figliol prodigo.

Il fratello minore, tornando pentito dal Padre, dice: "Non merito di essere chiamato tuo figlio: trattami come uno dei tuoi braccianti" (Luca 15, 19). E il figlio maggiore, che apparentemente non aveva mai lasciato la casa del padre, dice: "Guarda: in tutti questi anni in cui ti ho servito, senza mai disobbedire a un tuo ordine" (Luca 15, 29). Entrambi si sentono schiavi: uno vorrebbe mangiare ghiande e non può, l'altro può mangiare agnello e non vuole. Entrambi presentano lo stesso disturbo. Per agire liberamente è assolutamente necessario amare e sentirsi amati. Non possiamo amare sentendoci schiavi o servi; dobbiamo farlo liberamente dalla nuova prospettiva che ci ha portato Gesù Cristo: ora siamo figli di Dio!

illustrazione della parabola del figliol prodigo con i due fratelli e il padre

Un esempio contemporaneo: in Spagna ci sono 32 milioni di animali domestici, e l'85% della popolazione argentina ne possiede uno. Perché molte persone adottano così tanti animali domestici, invece di adottare o avere figli? La causa principale potrebbe non essere l'egoismo o la comodità, ma, in molti casi, il bisogno di sentirsi amati in modo incondizionato e automatico, non libero. Gli animali, specialmente cani e gatti, sanno farlo molto bene. Forse, in fondo, non si è in grado di accettare che qualcuno libero ami come un figlio, non si vuole correre il rischio che qualcuno libero ami o smetta di amare, e si preferisce essere amati da uno "schiavo".

La Crisi del Cristianesimo e le Nuove Schiavitù del Tempo Moderno

Nella nostra epoca, si osserva una crisi della Chiesa e della fede. Molti identificano un legame tra la crisi della fede cristiana e la nascita di una società democratica, egualitaria, intollerante dell'autorità, composta da uomini che non vogliono più essere "minorenni", cioè incapaci di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Il Concilio Vaticano II ha esortato ad affrontare le difficoltà tra fede e cultura, vedendole come occasioni per approfondire la fede. Tuttavia, l'uomo moderno deve anche interrogarsi sui propri pregiudizi riguardo alla fede e su chi sia veramente Gesù di Nazareth.

Il Silenzio di Dio e i Paradossi della Libertà Moderna

Il cosiddetto "senso religioso" marginalmente orienta la vita dell'uomo contemporaneo. L'irreligiosità moderna è stata analizzata da correnti di pensiero come quelle di Marx, Freud e Nietzsche, che sospettavano la religione di essere un'illusione o una proiezione di desideri insoddisatti. Queste critiche hanno messo in evidenza il rischio della religione di trasformarsi in superstizione rassicurante, ma non hanno intaccato la figura di Gesù.

La mentalità scientista tende a escludere Dio come "non sperimentabile", "non possibile a descriversi con precisione". L'uomo moderno corre il rischio di esaurirsi nelle cose comprabili e classificabili, "non andando più in là". Gesù, al contrario, afferma: "Non di solo pane vive l'uomo" (Matteo 4, 4), invitando ad aprire gli occhi sulla realtà che sta oltre i bisogni materiali. Se Dio è stato messo da parte, è perché molti hanno scelto di vivere solo di profitto.

L'uomo moderno aspira alla libertà, ma pochi sanno cosa costruire in una vita "libera da". Spesso la libertà diventa una grande cosa, ma lo spazio liberato si riempie di nuove schiavitù. Ogni volta che il sistema economico sfugge al controllo degli uomini, ciò che dovrebbe liberare finisce per imprigionare: la macchina rende schiavo, l'apparato produttivo domina, il lavoro diventa un valore assoluto, la propaganda commerciale crea bisogni artificiali, il tempo libero diventa vuoto e frustrante. Questo mostra quanto sia difficile gestire bene la libertà.

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La Dignità della Persona e i Comandamenti: Il Catechismo

Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea il rispetto della dignità delle persone e della vita umana come un fondamento della vera libertà. "La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine." (CCC 2258). Il quinto comandamento, "Non uccidere" (Esodo 20,13), proibisce l'omicidio diretto e volontario come peccato grave. L'infanticidio, il fratricidio, il parricidio e l'uccisione del coniuge sono crimini particolarmente gravi.

La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento (CCC 2270). La Chiesa ha sempre dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Similmente, l'eutanasia diretta, che consiste nel porre fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte per porre fine al dolore, è moralmente inaccettabile (CCC 2277). Il suicidio è gravemente contrario al giusto amore di sé, all'amore del prossimo e all'amore di Dio (CCC 2281). Questi atti sono espressioni di una profonda perdita di dignità e una schiavitù al peccato o alla disperazione.

Lo scandalo, che è l'atteggiamento o il comportamento che induce altri a compiere il male, costituisce una colpa grave se deliberatamente porta altri a una mancanza grave, e attenta alla virtù e alla rettitudine (CCC 2284). Tutti questi insegnamenti del Catechismo delineano i contorni della vera libertà e dignità umana, in contrapposizione a ogni forma di schiavitù, sia essa fisica, morale o spirituale.

Le Dieci Parole: Un Dialogo d'Amore che Libera

Papa Francesco, nelle sue catechesi sui Dieci Comandamenti, ha opportunamente chiamato questi precetti "le dieci parole", sottolineando una differenza fondamentale: "Il comando è una comunicazione che non richiede il dialogo. La parola, invece, è il mezzo essenziale della relazione come dialogo". Dio si rivela e si comunica nella Parola, soprattutto nella Parola fatta carne del suo Figlio, che porta a pienezza tutte le Sante Parole di Dio.

foto di Papa Francesco durante un'udienza generale, con sfondo di fedeli

Le Dieci Parole, riportate in Esodo 20, 2-17 e Deuteronomio 5, 6-21, sono il cuore dell'Alleanza tra Dio e il suo popolo. Esse sono espressione dell'amore di Dio, che non vuole che la sua creatura sia preda dell'idolatria e della menzogna, sia schiava del proprio ego. Ecco perché il Decalogo traccia un cammino di libertà, verità e amore. Esso mette in risalto la natura di Dio, "lento all'ira e grande nell'amore", che ha visto la miseria del suo popolo ed è sceso per liberarlo dalla schiavitù d'Egitto, e mette a fuoco anche la natura dell'uomo, chiamato alla libertà dei figli di Dio.

Papa Francesco, con un linguaggio semplice, ha messo in risalto non tanto il carattere precettistico dei comandamenti, quanto piuttosto la loro natura amorevole. Dio vuole che i suoi figli camminino sulla strada dell'amore e della libertà. Come ha espresso nella sua seconda catechesi: "Dio mi impone le cose o si prende cura di me? I suoi comandamenti sono solo una legge o contengono una parola, per curarsi di me? Dio è padrone o Padre? Dio è Padre: non dimenticatevi mai questo... Siamo sudditi o figli? Questo combattimento, dentro e fuori di noi, si presenta continuamente: mille volte dobbiamo scegliere tra una mentalità da schiavi e una mentalità da figli."

Lo Spirito Santo è uno Spirito di figli. Uno spirito da schiavi non può che accogliere la Legge in modo oppressivo, producendo o una vita fatta di doveri e obblighi, o una reazione violenta di rifiuto. Tutto il Cristianesimo è il passaggio dalla lettera della Legge allo Spirito che dà la vita. Il mondo non ha bisogno di legalismo, ma di cura; ha bisogno di cristiani con il cuore di figli.

Il Decalogo comincia dalla generosità di Dio: Dio prima salva, poi chiede fiducia. Il fondamento del dovere cristiano è l'amore di Dio Padre, che prima dà, poi comanda. Porre la legge prima della relazione non aiuta il cammino di fede. Essere cristiano è un cammino di liberazione dall'egoismo, perché c'è l'amore di Dio che porta avanti. La formazione cristiana non è basata sulla forza di volontà, ma sull'accoglienza della salvezza, sul lasciarsi amare: prima il Mar Rosso, poi il Monte Sinai.

La Sana Inquietudine e la Vita Autentica

Gesù invita a una "sana inquietudine", la capacità di non accontentarsi di una vita senza bellezza, senza colore. Se i giovani non saranno affamati di vita autentica, dove andrà l'umanità? La domanda di quell'uomo del Vangelo che chiede come ereditare la vita eterna è dentro ognuno di noi: come si trova la vita, la vita in abbondanza, la felicità? Gesù risponde: "Tu conosci i comandamenti" (Marco 10,19). Egli non è venuto ad abolire la Legge, ma a darle pieno compimento (Matteo 5,17).

L'invito finale di Gesù al giovane ricco non è una proposta di povertà, ma di vera ricchezza: "Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!" (Marco 10,21). Questa è la sfida: trovare l'originale della vita, non la copia. Gesù non offre surrogati, ma vita vera, amore vero, ricchezza vera. Ci vuole l'esempio di qualcuno che invita a un "oltre", a un "di più", a crescere. La strada di quel che manca passa per quel che c'è.

Smettiamo di sentirci schiavi o servi nel nostro rapporto con Dio. Correggiamo il linguaggio. Siamo stati chiamati alla filiazione divina, non alla servitù. Quando Gesù usava il termine "schiavo" o "servo" era prima della sua morte e Resurrezione. Ora siamo già stati salvati, siamo suoi ma con un rapporto paterno-filiale. Rettifichiamo il prima possibile, altrimenti trasformeremo i nostri impegni cristiani in regole insopportabili e finiremo per diventare psicologicamente instabili. Dio vuole figli felici, che lo amino liberamente. Convincetevi che con la luce della Resurrezione abbiamo smesso di essere schiavi delle nostre miserie. Cristo ha supplicato suo Padre affinché smettessimo di chiamarci così. Abbandoniamo il linguaggio degli schiavi e recuperiamo, con uno sguardo limpido e trasparente, l'immagine vera, originale e genuina di Dio che vive dentro di noi.

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