L'influenza delle comunità evangeliche sulla scena politica è un fenomeno crescente e complesso, osservabile in diverse democrazie mondiali. Dalle battaglie per la libertà religiosa in Italia, all'orientamento del voto negli Stati Uniti, fino alla rapida ascesa politica in Brasile, gli evangelici dimostrano una partecipazione sempre più attiva e organizzata. Questa analisi esplora le diverse sfaccettature di questo coinvolgimento, dalle prospettive individuali e teologiche all'impatto sui risultati elettorali e sui dibattiti pubblici.
La Presenza Evangelica nel Parlamento Italiano

In Italia, la rappresentanza evangelica nelle istituzioni è limitata ma significativa. Lucio Malan, senatore del Popolo delle libertà, è stato l’unico evangelico nella XVI legislatura del Parlamento italiano. Con 47 anni, insegnante, Malan è alla sua quarta elezione come parlamentare, di cui tre a Palazzo Madama, dove nella precedente legislatura ha ricoperto l'importante ruolo istituzionale di Segretario alla Presidenza del Senato. Il senatore Malan ha espresso un senso di maggiore responsabilità, ritenendo utile la sua specificità per conoscere da vicino temi come la tutela delle minoranze confessionali, la legge sulla libertà religiosa e le intese con lo Stato, spesso trascurati dai colleghi.
Coerenza della Fede e Impegno Politico
Nelle legislature precedenti, Malan ha evidenziato la formazione di una "squadra" con altri parlamentari, come Spini, Ferrero e Frias, per un impegno trasversale sui temi religiosi, unendo schieramenti conservatori e progressisti. Egli ha sempre cercato di essere coerente con la sua fede, ammettendo che non è mai facile, specialmente nel contesto italiano, ma ha sempre riscontrato una buona accoglienza. Un esempio della sua coerenza è stato il voto favorevole a un emendamento del socialista Montalbano che limitava l'esenzione dall'ICI degli immobili delle confessioni religiose (a cominciare da quelli della Chiesa Cattolica) ai soli locali collegati al culto. Nel 2005, quando si tentò per la prima volta di introdurre l'esenzione "allargata" ma solo per la Chiesa Cattolica, Malan fece presente che, per rispetto della Costituzione, il beneficio andava concesso a tutte le confessioni o a quelle riconosciute dallo Stato con un'Intesa, o a nessuna. Ha sottolineato che, anche nel dissenso politico, è fondamentale mantenere il senso della misura e dell'opportunità per evitare di essere relegati a un ruolo marginale. Se, tuttavia, si sa valorizzare la propria posizione di dissenso su precisi punti e con la dovuta coerenza, si ottiene rispetto.
Le Sfide della Libertà Religiosa e delle Intese
Malan ha chiarito di non essere stato eletto in quanto evangelico, ma in base a un programma politico condiviso. Ha espresso la sua disponibilità a dialogare con tutte le realtà per comprendere la situazione di ciascuno, intendendo spingere per portare le intese in Parlamento. In caso di blocco, ha dichiarato che avrebbe presentato personalmente una proposta di ratifica, un fatto senza precedenti per un disegno di legge non governativo. Nonostante il tema sia spinoso e la legge abbia incontrato scarsi successi negli anni precedenti (passando dal primo Governo Prodi, al Berlusconi bis, al Prodi bis senza mai concludere l'iter), Malan ha promesso di chiedere all'Esecutivo di ripresentare il disegno di legge. Ha ammesso le difficoltà, anche a causa della possibilità che le frange islamiche più estreme possano avvalersi della nuova legge, ma ha ribadito il suo impegno, pur riconoscendo che l'obiettivo è più difficile da raggiungere con un solo parlamentare evangelico rispetto a quando ce n'erano quattro e un ministro. Suggerisce che la questione della libertà religiosa debba essere presentata in un quadro generale più ampio, sottolineando le violazioni globali, per rendere più comprensibile la richiesta di rimuovere gli ostacoli in Italia, evitando di concentrarsi solo sulle discriminazioni subite dai non cattolici che potrebbero generare poca attenzione.
L'Approccio alla Verità in Politica e una Critica all'Evangelismo Italiano
Malan ha sempre cercato di evitare pratiche comuni nella politica, come dire bugie, usare argomentazioni disoneste, applicare due pesi e due misure o fingere di scandalizzarsi. Ha affermato di considerare la menzogna come la prima forma di violenza, sostenendo il principio di non promettere ciò che non si è certi di mantenere e di mantenere ciò che si è promesso. Ha anche riconosciuto un problema di comunicazione, dove la serietà di un politico difficilmente fa notizia. Malan ha criticato l'attuale realtà protestante italiana, definendola "liberal all'americana" piuttosto che "liberale" in senso proprio, e ha osservato un cedimento delle Chiese federate al conformismo di sinistra. A suo avviso, l'evangelismo dovrebbe portare un messaggio positivo, distinguendosi per ciò in cui si crede, concentrandosi più su Gesù Cristo e meno sulle "umane cose", e mostrando maggiore umiltà di fronte alla Bibbia, credendo che essa intenda dire proprio ciò che afferma.
Il Peso degli Evangelici nelle Elezioni Americane

Negli Stati Uniti, gli evangelici, insieme a musulmani, latinos e afroamericani, rappresentano un elemento chiave nei risultati elettorali. Secondo gli ultimi sondaggi, circa l'80% degli evangelici bianchi preferisce il candidato Donald Trump alla guida degli Stati Uniti. L'ex presidente gode di un consenso massiccio e storicamente organizzato da parte di questo gruppo, come spiegato da Ralph Reed, presidente della Faith & Freedom Coalition, alla National Public Radio (NPR).
Il Sostegno a Donald Trump
Trump ha consolidato questa simpatia attraverso discorsi che toccano temi come la persecuzione dei cristiani negli Stati Uniti e la difesa dei loro valori fondamentali. Si considera il “prescelto da Dio” per guidare il Paese, una scelta linguistica mirata agli elettori evangelici. Per questa comunità, l'attentato contro il candidato repubblicano a luglio è stato interpretato come un atto con “l’intervento divino” per salvarlo. Kristin Kobes Du Mez, storica dell’Università Calvin, ha notato che questa comunità vede Trump molto simile a Ciro, il re biblico scelto da Dio per proteggere il suo popolo. Al contrario, la candidata Kamala Harris è spesso oggetto di demonizzazione in termini biblici.
La Strategia di Kamala Harris e la Fede dei Candidati
La campagna elettorale di Kamala Harris si è rivolta agli elettori evangelici più moderati negli stati di Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, attraverso l'organizzazione "Evangelicals for Harris", focalizzandosi su valori cristiani come l'amore e il rispetto verso il prossimo. Sulla fede dei candidati alla presidenza americana, Trump, in un evento a Zebulon, in Georgia, ha affermato che credere e avere fede è un vantaggio in tempi difficili, nonostante la persecuzione subita dai cristiani negli Stati Uniti, e ha spesso affrontato il tema dell'immigrazione, molto sentito dagli evangelici.
L'Ascesa degli Evangelici nella Politica Brasiliana

Anche in Brasile, l'influenza evangelica in politica è un fenomeno vistoso e in forte crescita. Il ciclo del secondo turno delle elezioni comunali brasiliane, terminato il 30 ottobre, ha mostrato risultati significativi. A Belo Horizonte, l’“Atleta di Cristo” ed ex-goleador dell’Atlético Mineiro João Leite, del Partito della Social Democrazia Brasiliana (PSDB), era in testa nei sondaggi con il 47% contro il 33% del suo avversario Alexandre Kalil del Partito Umanista della Solidarietà (PHS). A Rio de Janeiro, il senatore Marcelo Crivella è risultato favorito con il 51% delle intenzioni di voto contro il 25% di Marcelo Freixo del Partito Socialismo e Libertà (PSOL).
Un Fenomeno in Crescita: Il Caso di Marcelo Crivella
Crivella, nipote del vescovo Edir Macedo, è affiliato al Partito Repubblicano Brasiliano (PRB), strettamente legato alla potente Iglesia Universal do Reino de Deus. Il PRB ha registrato una crescita eccezionale nelle recenti elezioni amministrative: dai 54 sindaci nel 2008 e 79 sindaci e 1.204 assessori nel 2012, è passato a eleggere 105 sindaci e 1.627 assessori, contendendo lo scranno di primo cittadino in altre cinque città al ballottaggio. A livello nazionale, 77 parlamentari nel legislativo di Brasilia si dichiarano seguaci di chiese della galassia evangelica, di cui 23 appartenenti al PRB. A Rio de Janeiro, un elettore su quattro si dichiara evangelico, e la città è un vivaio di leader neo-pentecostali, come il giornalista Anthony Garotinho, il primo evangelico eletto governatore nel 1998. Il demografo José Eustáquio Alves prevede che entro il 2040 il Brasile potrebbe diventare il più grande Paese evangelico del pianeta, superando la sua attuale posizione di più grande Paese cattolico.
Le Ragioni del Successo Evangelico in Brasile
Il successo degli evangelici nella politica brasiliana può essere attribuito a cinque ragioni principali:
- Forza Numerica e Organizzazione: La grande e crescente base di fedeli evangelici costituisce un elettorato massiccio e mobilitabile.
- L'Onda Conservatrice: La crisi economica e il discredito della politica hanno alimentato un'onda conservatrice. Rogério Baptistini, professore di sociologia, sostiene che l'ideale conservatore affonda le sue radici nel dovere morale di resistere all'insicurezza. Lo storico Boris Fausto aggiunge che l'espansione delle chiese evangeliche contribuisce a rafforzare un discorso conservatore, data la loro posizione su temi come il veto al matrimonio omosessuale e il divieto di aborto.
- Stimolo alla Partecipazione Politica: Le chiese evangeliche incoraggiano attivamente i fedeli a partecipare alla politica. Il libro "Plano de Poder - Deus, os cristãos e a Política" di Edir Macedo, pubblicato nel 2008, esorta i seguaci all'impegno politico, sottolineando come il loro potenziale numerico possa decidere qualsiasi contesa elettorale.
- Vantaggi della Nuova Legge Elettorale: La legge elettorale brasiliana che vieta donazioni aziendali e limita il tempo delle campagne elettorali, ha favorito i candidati evangelici. Le loro chiese, con raduni di massa e canali mediatici, diventano luoghi di ascolto, sperimentazione di oratori, raccolta fondi e smistamento di consensi, fornendo una forte capacità di mobilitazione, come osservato dal filosofo Renato Janine Ribeiro.
- Alleanze Strategiche: Negli ultimi anni, le chiese neo-pentecostali hanno formato alleanze significative. Marcelo Crivella, ad esempio, ha cercato di rafforzare i legami con altre chiese, visitando un luogo di culto dell'apostolo Valdemiro Santiago della Chiesa Mondiale della Potenza di Dio, in passato un rivale dello zio di Crivella.
Strategie Elettorali dei Politici Evangelici
Nonostante il successo, i politici evangelici spesso incontrano un forte rifiuto al di fuori della loro nicchia. Crivella, ad esempio, ha avuto tassi di rifiuto superiori al 30% in tutte le sue importanti candidature. La sua strategia per l'ultima campagna elettorale è stata quella di adottare un discorso ampio per coinvolgere elettori esterni alle chiese, dichiarando che la sua squadra include "cattolici, omosessuali, spiritisti, tutte persone che convivono con me in perfetta sintonia" e che "la cosa importante non è la religione". Il suo programma prometteva un governo "privo di interessi di parte o di qualsiasi influenza o discriminazioni basate sul sesso, la razza, l’età, la religione o l’orientamento sessuale". Questa strategia ha funzionato, e per le prossime elezioni gli evangelici si sono posti l'obiettivo di raddoppiare il numero dei candidati eletti.
Il Dibattito sulla Partecipazione Politica Evangelica: Prospettive Teologiche

Un cristiano evangelico gode di assoluta libertà di coscienza riguardo alla partecipazione politica. Tuttavia, esistono due tendenze estreme. La prima è il rifiuto totale del voto, visto come un coinvolgimento nelle “cose del mondo”, basato su un'interpretazione estremistica delle parole di Gesù: “… sono nel mondo …” ma “… non sono del mondo …” (Giovanni 17:11, 13). Storicamente, durante il regime fascista, l'astensione fu considerata un atto di sovversione, ma i membri delle chiese evangeliche di allora la vedevano unicamente come una scelta "spirituale".
Estremismi e il Principio "Date a Cesare"
La seconda posizione, all'estremo opposto, afferma che il cristiano deve influenzare direttamente il mondo attraverso precise scelte politiche, fino alla militanza in un partito, credendo di poter così “evangelizzare ed attuare il messaggio di Cristo”. Questa tendenza è ritenuta pericolosa quanto la prima, poiché la politica divide la società in campi ideologici opposti, rendendo l'evangelizzazione indiscriminata impraticabile. Il principio guida è promulgato direttamente da Gesù: “… Rendete dunque a Cesare quello ch’è di Cesare, e a Dio quello ch’è di Dio” (Matteo 22:21). Le parole di Gesù evidenziano che queste due realtà non vanno mai confuse.
L'Autorità Civile secondo le Scritture
L’apostolo Pietro, ispirato dallo Spirito Santo, esorta: “Siate soggetti, per amor del Signore, ad ogni autorità creata dagli uomini …” (I Pietro 2:13). Tuttavia, di fronte al tribunale supremo giudaico, che aveva ingiunto di “… non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesù …” (Atti 4:18), Pietro e Giovanni affermarono: “… Giudicate voi se è giusto, nel cospetto di Dio, di ubbidire a voi anzi che a Dio.” Ciò indica che l'obbedienza a Dio prevale sull'autorità umana quando quest'ultima si oppone ai principi divini. La Bibbia esorta inoltre: “Io esorto dunque, prima d’ogni altra cosa, che si facciano supplicazioni, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo menare una vita tranquilla e quieta, in ogni pietà e onestà” (I Timoteo 2:1, 2).
È affermato che l’autorità civile è ordinata da Dio, che ha stabilito l'ordine nella Sua creazione. Quando l’autorità civile abusa del proprio potere, oltrepassando le norme di giustizia divina, divenendo iniqua, violenta, intollerante e repressiva, pur rimanendo una "istituzione" divina, essa viene meno al principio stesso della sua creazione. Per questa ragione regni, imperi e regimi dittatoriali sono caduti o vengono abbattuti.
Il Voto come Diritto e Dovere Cristiano
L'atteggiamento civile del cristiano è distinto da quello dell’anarchico, che propugna l’abolizione di ogni potere costituito. Alcuni riferimenti biblici suggeriscono un coinvolgimento nelle pratiche di scelta comunitaria. Atti 14:23 recita: “… fatti eleggere per ciascuna chiesa degli anziani, dopo aver pregato e digiunato, raccomandarono i fratelli al Signore, nel quale aveano creduto”; la versione Diodati traduce: “Dopo che ebbero loro per ciascuna chiesa ordinati per voti comuni degli anziani…”. Un altro riferimento è Tito 1:5: “Per questa ragione t’ho lasciato in Creta: perché … costituisca degli anziani per ogni città, come t’ho ordinato”. È evidente che Paolo si riferisce a un metodo di scelta comune tra i cristiani e l'apostolo stesso durante il suo primo viaggio missionario (cfr. Atti 14:23). Se questo metodo era così noto e comune, ne consegue logicamente che i cristiani erano abituati a sottostare alle leggi civili dell’epoca che li chiamavano a partecipare alle iniziative governative. Il voto è un diritto conferito dallo Stato ai cittadini per partecipare alla scelta dei responsabili della “cosa pubblica”.
Il Concetto Biblico di "Eletti"
Nel contesto biblico, il concetto di "eletti" assume un significato profondamente spirituale, benché possa essere metaforicamente accostato alle elezioni politiche per facilitarne la comprensione. Se i candidati alle elezioni politiche vengono scelti in base a un programma, nel piano di Dio, tutti gli esseri umani sono "candidati" (1° Timoteo 2:4). Coloro che presentano come "programma elettorale" la salvezza per grazia mediante la fede nel sangue di Cristo (Romani 3) sono gli eletti, ovvero Dio li sceglie e li elegge Suoi rappresentanti sulla Terra. Non si tratta di una religione o di una denominazione specifica; Dio conosce intimamente e personalmente coloro che hanno fatto di Cristo il proprio Salvatore, non solo intellettualmente o professionalmente, ma nella propria vita, in una "nuova vita" (Giovanni 3). Dio, essendo onnisciente, conosce questi eletti da sempre (1 Pietro 1:2).
La Fede e la Politica in Italia: Una Riflessione Cattolica

In Italia, il comportamento elettorale dei cattolici è da tempo ampiamente documentato come uguale a quello degli altri cittadini. La fede cristiana, il Vangelo e il Magistero del Papa e dei Vescovi non sembrano esercitare un'influenza significativa sulle loro scelte politiche. Pur riconoscendo il valore dell’autonomia dei laici nelle questioni temporali e il pluralismo politico, ci si interroga sulla scomparsa di quella "diversità" e "originalità" che la fede dovrebbe imprimere nel modo di vedere il mondo. La Lumen Fidei (n. 18), enciclica firmata congiuntamente dagli ultimi due pontefici, afferma: «Nella fede Cristo non è soltanto Colui in cui crediamo, la manifestazione dell’amore di Dio, ma anche Colui a cui ci uniamo per potere credere. La fede non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere».
L'Importanza del Discernimento e il Ruolo Educativo della Chiesa
Questa situazione non riguarda solo i comportamenti politici, ma quelli sociali in generale. Mons. Massimo Camisasca, Vescovo di Reggio Emilia, ha proposto un approccio innovativo: «Non voglio radunare i credenti per parlare di politica, ma vorrei incontrare i politici credenti per parlare della fede». Il Prof. Lazzati, in un'epoca passata, suscitò scalpore con la sua presa di posizione sul rapporto tra fede e politica. Partendo dalle costituzioni conciliari Gaudium et Spes e Lumen Gentium, Lazzati sosteneva che molti parroci avevano dato una lettura errata dei testi. Sebbene il Concilio avesse stabilito una netta distinzione tra le competenze dei laici e dei presbiteri, non aveva sollevato questi ultimi da responsabilità e doveri riguardo all’impegno politico. Ai sacerdoti non è più suggerito di dare indicazioni elettorali, che competono alla coscienza e alla responsabilità dei singoli credenti, ma Lazzati si chiedeva chi oggi educhi i laici a un corretto rapporto tra fede e politica.
Lazzati sottolineava la superficialità, l’indifferenza e la disinvoltura nel voto, dove andare o non andare a votare, o scegliere un partito piuttosto che un altro, sembrava la stessa cosa. Non era interessato a chi si votava, ma al discernimento con cui si faceva tale scelta, ovvero una riflessione seria sulle conseguenze e sulla coerenza con il proprio modo di pensare e di dare valore alla vita. La sua domanda era: chi educa oggi al discernimento nelle parrocchie, trasmettendo i punti di riferimento (Vangelo e Magistero) per il discernimento politico? Lazzati concludeva in modo icastico: «Chi educa più oggi nelle parrocchie al rapporto fede-politica?». Senza un lavoro a monte per cambiare l'antropologia del paese, partendo dai cristiani, non sarà possibile cambiare la politica, anche se si obietta che i cristiani, ormai minoranza, non riusciranno da soli a cambiare la pelle al paese.
Giovani Credenti e Nuove Sensibilità
Un altro aspetto importante, soprattutto per i sacerdoti, è l'incontro con giovani credenti interessati ad approfondire temi politici e valoriali. Interrogandoli sui valori che vorrebbero orientare il loro impegno, emergono spesso, al primo posto, le problematiche ambientali e, quasi sempre al secondo, il "diritto" alla totale autonomia nella gestione della propria vita, in particolare del proprio corpo, e delle questioni eticamente sensibili come aborto, divorzio, convivenze, fine vita ed eutanasia. Questo non è segno di leggerezza, ma di corrispondenza allo "spirito del mondo" che rifiuta il valore del limite. Questa situazione rende difficile per i credenti orientarsi sul piano elettorale e, ancor più, per i credenti impegnati in politica interpretare sia il sentimento degli elettori credenti che le indicazioni del magistero ecclesiale, come evidenziato in un articolo della rivista di spiritualità pastorale Presbyteri.
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