Lavinia Fontana: Pioniera dell'Arte e Maestra del Rinascimento Italiano

Anche Lavinia Fontana (Bologna 24 agosto 1552 - Roma 11 agosto 1614), come la quasi totalità delle pittrici dal Rinascimento all’Ottocento, era figlia d’arte. Suo padre, Prospero Fontana (1512-1597), era infatti un affermato pittore bolognese e fu il suo primo maestro. Prospero Fontana non era solo un pittore riconosciuto, ma anche un umanista, un uomo colto, raffinato e ben inserito nei circoli culturali della città.

Le Origini e la Formazione Artistica

Lavinia apprese i primi insegnamenti nella bottega paterna, in un ambiente stimolante dove abbondavano libri d’arte, copie di capolavori e oggetti antichi collezionati dal padre. Prospero frequentava intellettuali e pittori, tra cui Annibale e Ludovico Carracci, Lorenzo Sabbatini e il Giambologna, e fu lui a volere la bambina a bottega perché imparasse il mestiere. Lavinia cominciò la sua attività sotto la guida del padre, ma in una lettera scrisse di essersi consacrata alla pittura dopo aver visto un ritratto di Sofonisba Anguissola. La sua prima opera documentata, sebbene perduta, ritraeva un cucciolo di scimmia ed fu eseguita intorno al 1575. Un'altra opera iniziale, "La Sacra Famiglia", si affermò allo stesso modo.

Il suo stile pittorico trovava le sue radici nella formazione presso il padre, ma si mostrò vicina anche ad altri artisti italiani, come il Correggio (1490-1534) e Parmigianino (1503-1540). Mentre era ancora stilisticamente legata al padre, si avvicinò progressivamente all'influenza della famiglia Carracci, importante per la scuola bolognese e per le loro colorazioni veneziane. L'influsso di Correggio e Parmigianino fu più importante nei suoi soggetti religiosi, mentre nei ritratti riprese lo stile dei manieristi fiorentini (Kren e Marx, Web Gallery of Art).

Vita Personale e Gestione della Carriera

Nel 1577 Lavinia sposò Gian Paolo Zappi, un pittore generalmente ritenuto di livello artistico mediocre, figlio di un ricco mercante di Imola, che studiava presso il padre e che probabilmente l'assistette nei lavori successivi. Lavinia, donna disinvolta e di forte carattere, sposò Gian Paolo a 25 anni solo con la promessa che lui l'avrebbe lasciata dipingere. Lui accettò e fu funzionale alla carriera di Lavinia, diventandone di fatto l’agente e poi ritirandosi dal suo lavoro di pittore per fare da supporto alla moglie che riceveva molte commissioni e numerosi consensi. Nonostante le responsabilità dovute al fatto che fosse madre di undici figli, Lavinia raggiunse grandi risultati nello stile e nel lavoro, dimostrando notevoli capacità nel gestire la propria carriera e consolidare la sua rete di committenze.

Autoritratto di Lavinia Fontana, 1577, per introdurre l'artista e la sua epoca

L'Affermazione a Bologna e le Prime Commissioni Pubbliche

Alla fine degli anni Ottanta del Cinquecento, Lavinia Fontana Zappi era ormai una pittrice affermata che dipingeva prevalentemente ritratti dei notabili di Bologna, soprattutto delle nobildonne, per le quali farsi ritrarre dalla nota “pittora” divenne quasi una moda nei circoli aristocratici della città. Nei suoi ritratti Lavinia dedicava una straordinaria attenzione ai dettagli, dai merletti ai gioielli, nei quali inseriva spesso motivi emblematici o araldici, oltre agli oggetti che definivano la vita dell'effigiato.

Nel 1577 firmò e datò l'Autoritratto alla spinetta (Roma, Gallerie dell'Accademia di San Luca), realizzato in occasione delle nozze. La sua fama come ritrattista si diffuse rapidamente a Bologna. Ma Lavinia Fontana precorse anche i tempi dal punto di vista gestionale e pratico della sua carriera. Nel 1583 la “pittora” ricevette la sua prima commissione pubblica: una pala d’altare per la cattedrale di Imola, città d’origine del marito. È la prima opera a soggetto religioso, per un committente religioso e destinata ad una chiesa, dipinta da una donna nella storia dell’arte occidentale. Lavinia è stata la prima artista donna ad aver ricevuto commissioni di opere pubbliche a destinazione sacra e profana. A questa ne seguirono altre, tra cui diverse pale d'altare, un genere che poteva includere anche soggetti come la Natività, molto richiesti all'epoca.

Lavinia Fontana, La Vergine appare a San Giacinto, 1600. Dipinto religioso per illustrare le commissioni pubbliche

Il Trasferimento e il Successo a Roma

Alla morte di Prospero Fontana, i coniugi Zappi - liberi dal vincolo che li teneva a Bologna e incoraggiati dal cardinale Bernerio, sostenitore e committente di Lavinia - decisero di trasferirsi a Roma. La transizione fu rapida e priva di difficoltà, poiché Lavinia aveva già intessuto, da Bologna, una fitta rete di conoscenze e committenze romane. A Roma lavorò sia per committenti della città sia per clienti di altre città italiane, che le affidavano incarichi a distanza, anzi, la sua attività era talmente intensa che dovette persino rifiutare molti lavori.

Lavinia fu invitata a Roma da papa Clemente VIII (1536-1605), suo protettore, dove godette di un periodo particolarmente brillante dal punto di vista professionale. Giovanni Baglione, nelle sue "Vite", scrive: “Venne ella a Roma nel pontificato di Clemente VIII e per diversi particolari molto operò, e nel rassomigliare i volti altrui, qui fece gran profitto, e ritrasse la maggior parte delle dame a Roma e spetialmente le Signore Principesse e anche molti Signori Principi, e Cardinali onde gran fama e credito ne acquistò, e per esser una Donna, in questa sorte di pittura, assai bene si portava”. Qui dipinse anche il ritratto di Camillo Borghese (1550-1621), quando divenne papa Paolo V, nel 1605. La Fontana e la sua famiglia vissero a Roma fino alla sua morte, nel 1614. Purtroppo, a Roma morì la figlia Laudomia appena quattordicenne, e questo velò di tristezza i successi della maturità.

Opere Rilevanti e Stile Innovativo

La sua pittura, che fino ad allora aveva avuto come oggetto prevalente il ritratto, si trasformò, a causa delle richieste, e iniziò a raccontare su tela anche episodi biblici. Dipinse molte pale d'altare, si stima circa un centinaio, ma solo poche sono giunte ai giorni nostri. Tra queste, la pala d’altare destinata alla chiesa di Santa Sabina a Roma, raffigurante la Visione di San Giacinto, e la pala d’altare raffigurante il Martirio di Santo Stefano per la chiesa di San Paolo Fuori Le Mura a Roma (distrutta in un incendio nel 1823).

La sua opera esposta agli Uffizi, "Gesù appare a Maria Maddalena", è un'opera dai magnifici particolari e serenamente espressiva, che la rende la prima, almeno in ordine cronologico, pittrice donna agli Uffizi.

La sua ultima opera, eseguita a Roma, è la Minerva in atto di abbigliarsi (1613, Roma, Galleria Borghese), commissionata dal cardinale Scipione Borghese un anno prima della morte della pittrice. Questo dipinto rappresenta il primo nudo femminile per mano di una donna nell'arte occidentale. Il dipinto si discosta dall’iconografia tradizionale, anzi la sovverte completamente, a testimoniare l’originalità dello sguardo femminile nell’arte. Lavinia ritrae una giovane donna vista di profilo e in movimento: non un corpo sensuale, una bellezza inerte che esiste in funzione di chi la contempla, ma una dea-ragazza agile, longilinea e sbarazzina che ha appena abbandonato le armi - lo scudo e l'elmo - e si appresta a indossare abiti comuni.

Lavinia Fontana, Minerva in atto di abbigliarsi, 1613, per illustrare un nudo femminile innovativo

Eredità e Riconoscimento Storico

Complessivamente, a Lavinia Fontana si attribuiscono un centinaio di opere, di cui circa la metà sono firmate e datate. È la donna artista rinascimentale di cui sopravvive il maggior numero di opere in assoluto, e lo stesso fatto che molte sue tele siano rintracciabili dimostra quanto la committenza tenesse in considerazione i suoi lavori. Lavinia Fontana fu una delle pittrici di maggior successo a Bologna alla sua epoca, e una delle prime e più influenti donne artiste della pittura italiana.

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