La Voce di Santa Rita a Modena: Fede, Servizio e Comunità

Introduzione e Testimonianze di Vocazione

Il cuore della comunità di Santa Rita a Modena batte attraverso le storie di fede e servizio dei suoi membri. Molti di loro, impegnati in percorsi di vita e vocazione, condividono le proprie esperienze, riflettendo sull'amore di Dio e sul servizio al prossimo. Come recita un'omelia, «Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri», un monito che guida le scelte e i cammini spirituali individuali e collettivi.

Il Percorso di Paolo Buldrini verso il Diaconato

Sono trascorsi cinque anni dall'ingresso in seminario di un membro della comunità, che ora si accinge a iniziare l'ultimo anno, quello che lo condurrà al sacerdozio. Un diacono è chiamato a servire come Gesù ha servito, a lavare i piedi agli uomini come Gesù ha fatto. Soprattutto, però, è chiamato ad amare come Gesù ha amato: senza tirarsi mai indietro, senza chiedersi a quale destino lo porterà tale condotta di vita. È un amore che non teme neppure di morire per gli altri, di lasciarsi uccidere dagli altri e per gli altri. «È umanamente possibile tutto ciò? Quantomeno non posso nascondere che ciò faccia un po’ paura. Ce la farò? Sicuramente no, se confiderò solo sulle mie forze». Questo è un insegnamento, di certo un po’ banale ma comunque fondamentale, colto in questi anni di cammino. All’inizio del seminario si diceva: «Voglio perfezionare la mia vita in modo da essere un bravo prete!», ma con gli anni ci si accorge che lo stato di uomo perfetto, proposto come meta, è impossibile da raggiungere. Che sciocchezza! Infatti, si è capito che la vita perfetta chiesta da Dio non è quella priva di peccati o di errori, ma quella intessuta dalla permanente consapevolezza di non poter far nulla di buono senza di Lui, di dipendere solo da Lui.In questi anni Dio ha mostrato di esserci sempre, di aiutare nei momenti più difficoltosi, di gioire e di tendere la mano ad ogni caduta. La sua continua presenza nella vita genera una serenità di fondo che, ne sono certo, accompagnerà per tutta la vita. «Io sarò con te» (Es 3,12) dice Dio a Mosè prima di inviarlo al faraone a compiere una missione quasi impossibile; «Io sarò con te» ripete Dio quotidianamente a tutti e a me, anche in questi ultimi giorni di preparazione. «Io sarò con te, e tu, camminando sempre ma senza fretta, contemplandomi Crocifisso ogni giorno, riuscirai ad amare come me».Originario di Cavezzo, dove ha ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana e ha vissuto i primi nove anni in una famiglia che ha favorito la sua formazione ai valori umani e cristiani. Dopo il trasferimento a San Felice ha avuto la fortuna, giovanissimo, grazie anche all’incontro con bravi sacerdoti, come mons. Paltrinieri, don Franco Nicolini, don Angelo Cocca, don Walter Tardini, di entrare in contatto con l’ambiente parrocchiale. Qui ha incontrato l’Azione Cattolica che gli ha dato una solida formazione di base educandolo ai grandi valori della vita e della fede, al rispetto verso gli altri, alla condivisione. Erano i tempi della grande riforma del Concilio Vaticano II in cui si acquisiva una diversa coscienza di Chiesa, non più società perfetta, ma comunità di credenti in cammino verso il Regno del Padre: l’impegno nella liturgia, per lui ‘fonte e culmine di tutta la vita ecclesiale’, lo ha molto aiutato a formarsi in questa nuova concezione di Chiesa. Poi, alla fine degli anni ’60, l’incontro e la collaborazione trentennale con l’arciprete mons. Antonio Giusti, indimenticato maestro di vita per lui e per tanti sanfeliciani. Ricorda con affetto anche i diversi cappellani che si sono succeduti in questo lungo periodo. Infine l’avvio ai ministeri, proposti dall’attuale parroco don Giorgio Palmieri: ministro straordinario della comunione eucaristica, poi la Scuola diocesana di Teologia, nel 2006 l’accolitato e la candidatura al diaconato permanente, il lettorato nel maggio dello scorso anno. Sta vivendo questi pochi giorni che lo separano dall’ordinazione diaconale, con una certa trepidazione, ma anche con serena e gioiosa fiducia perché confida molto nell’aiuto del Signore e nell’imposizione delle mani del vescovo. Con la protezione della Ss. Trinità, spera di essere degno di questa chiamata del Signore. La Vergine Maria, piena di grazia e Madre della Chiesa, lo assista sempre in questo impegnativo compito; san Paolo, l’apostolo delle genti, lo aiuti ad annunciare fedelmente il Vangelo di salvezza e a servire generosamente nella carità i fratelli che incontrerà.

Il Percorso Artistico e Spirituale di Giancarlo

Giancarlo, nato a Pavullo nel Frignano 49 anni fa, vive qui con la moglie Annarita e il figlio Michele. Ringrazia Dio per il dono della vita, per la redenzione che è il frutto del suo amore immenso verso ogni essere umano, per la sua infinita misericordia e per tutto ciò che immeritatamente ha avuto. Fin da ragazzo ha coltivato la passione per l’arte e tuttora realizza opere pittoriche. Dopo la sua conversione, avvenuta anche grazie ad un pellegrinaggio a Medjugorje, ha iniziato a dipingere soggetti ispirati alla Sacra Scrittura, in particolare un ciclo pittorico sulla Passione di Cristo e sta ancora lavorando su questa tematica.Fondamentale per il suo cammino spirituale è stato sentire l’abbraccio materno di Maria, la quale gli ha fatto scoprire il valore primario di Cristo, della Parola e del servizio ai fratelli. A partire dalla sua giovinezza, con i suoi genitori, oltre alla Chiesa di Montorso, sua parrocchia d’origine, ha frequentato la Chiesa dei Frati Cappuccini di Pavullo ed è stato attratto dall’essenzialità del messaggio francescano. Molto importante per lui è stato aver avuto modo di conoscere ed apprezzare l’attuale superiore padre Lorenzo Volpe, il quale, fra l’altro, gli ha dato consigli preziosi e la possibilità di fare esperienza. Da alcuni anni frequenta anche la sua attuale parrocchia di San Bartolomeo dove presta servizio come accolito e lettore e presso la quale ha avuto modo di approfondire la sua formazione teologica, nonché il percorso verso il diaconato permanente. A tal proposito desidera ringraziare di cuore, in modo particolare, l’attuale parroco don Paolo Soliani che non gli ha mai fatto mancare la fiducia ed il sostegno, don Emilio per il suo esempio e l’entusiasmo contagioso della comunità parrocchiale. Un’esperienza sicuramente positiva è stata quella dell’anno di tirocinio pastorale presso la parrocchia di Verica, sotto la guida di don Angelo Sandri, al quale è riconoscente per ciò che ha ricevuto sotto il profilo umano e spirituale. Serbato in sé un bel ricordo dell’intera comunità parrocchiale verichese per l’accoglienza e la disponibilità. Un pensiero particolare desidera rivolgerlo alla moglie per l’appoggio alla sua vocazione nonché per il continuo e indispensabile sostegno.

La Vocazione al Servizio: un Cammino di Vita a Modena

La vocazione di un altro membro della comunità è cominciata 56 anni fa in una famiglia cristiana del Salento. Dopo le superiori ha frequentato l’Università a Bologna e, fatto il servizio militare a Roma e a Padova, si è trasferito definitivamente a Modena. Ha conosciuto Rita nel suo paesino meridionale la sera di Natale del ’73. Hanno celebrato il sacramento del matrimonio a Otranto nella chiesetta sopra il colle della Minerva dove, durante l’occupazione araba nel 1488, furono martirizzati ottocento cristiani. Con Marta, Nunzio e Claudia, il Signore ha coronato la loro unione.Ufficiale di complemento nell’Esercito, volontario nella Consulta provinciale per la protezione civile e nel Corpo Militare della Croce Rossa, sempre con la gente e per la gente. In Albania, in missione umanitaria, ha conosciuto una realtà umana e sociale difficile. Il cielo stellato albanese ha suggerito, ad un cuore ormai aperto ai bisogni e alle sofferenze umane, ancora un cambiamento di vita. Ai convegni infermieristici con la sposa, infermiera, gli argomenti lo attraevano come una calamita e si è attuato il suo ‘essere infermiere’ nel prendersi cura dell’altro. Impiegato informatico a Bologna e Modena, e infermiere in aziende sanitarie pubbliche a Modena e Reggio. Nelle parrocchie di Modena, San Pio X ai tempi di don Antonio Zanfi, San Lazzaro nella vecchia chiesa, ai tempi di don Ezio Nicioli e nella parrocchia San Michele Arcangelo a Nonantola, dai tempi di don Lino, i figli hanno ricevuto i sacramenti di iniziazione cristiana. L’incontro e l’amicizia con don Paolo Notari, le visite guidate ai santuari, la bontà dei nonantolani. Dal suo solito posto in fondo alla chiesa, si è consegnato alla chiamata quando all’ambone don Paolo cercava volontari per l’ordinazione episcopale di mons. Pizzi in Abbazia. L’elevazione con il canto nel Coro di Redù, la frequenza dei gruppi di lettura biblica, dove divorava la parola di Dio che gli veniva incontro, quel chierichetto che, in sogno in una messa dell’infanzia, gli sorrideva e lo teneva per mano. ‘Chi ci separerà dall’amore di Cristo?’

Il Diaconato nella Parrocchia di Gesù Redentore

Un uomo di 43 anni vive con la moglie Gioia e i figli, Emanuele, Cecilia e Francesco, di 15, 12 e 8 anni, nella parrocchia di Gesù Redentore a Modena. È laureato in scienze dell’informazione e lavora in una software house in città; Gioia è moglie e mamma a tempo pieno. Si sono sposati nel 1993 dopo un cammino da fidanzati di quattro anni durante il quale hanno avuto la grazia di conoscere don Galasso, stupendo strumento del Signore nel far scoprire la bellezza di crescere insieme nella fede. Nel 2002 si è affacciata alla loro vita familiare la chiamata al diaconato, a cui hanno risposto con trepidazione ed entusiasmo, ma soprattutto con la consapevolezza di avere la necessità di un cammino di discernimento personale e familiare.In questo nuovo cammino insieme hanno ricevuto grazie dal Signore che ha posto al loro fianco don Marco, don Graziano e poi don Lorenzo con i loro splendidi ed unici carismi, ed un’intera comunità parrocchiale prodiga di vicinanza umana e sincera preghiera. Il Signore ha posto un’altra sua pietra tanto preziosa quanto umile nel loro cammino e ha donato la possibilità di vivere la vicinanza condominiale con il diacono Giorgio Braglia e la sua famiglia; i loro incontri con Giorgio sul tema diaconale, sul senso dei ministeri nella Chiesa e sulla fraternità in Cristo continuano anche dopo la sua morte. Ha vissuto la scuola di formazione Teologica, gli esami ed il cammino diaconale diocesano con un ritmo che gli ha permesso di gustare gli spunti proposti e di condividere tutto con la sua sposa. Anche il suo percorso di scout Agesci si è arricchito di un significato nuovo; giovani e capi sembrano camminare con lui, e nelle domande in gruppo o nei richiami in privato riescono a vivere ogni giorno di più la Parola.Nell’anno pastorale 2008/2009 ha vissuto il tirocinio presso la parrocchia di Sant’Anna in Modena; don Enzo e la comunità parrocchiale hanno aperto le braccia a lui e alla sua famiglia in un clima sereno, semplice e fraterno. Al termine dell’estate 2009 l’intera famiglia si è trasferita nella casa della carità della loro parrocchia per un turno di circa 3 mesi, vicino agli ospiti, i volontari, le suore ed i sacerdoti. Il Signore continua a ricoprirli di grazie, e tuttora la casa della carità fa parte della loro vita, con un maggiore coinvolgimento di Gioia e dei loro figli.

La Scoperta della Vocazione in Stefano Guerzoni

Stefano Guerzoni, 45 anni, abita a San Felice. Sposato con Cristina, ha due figli, Francesco e Carlo rispettivamente di 12 e 9 anni. Dai suoi genitori ha ricevuto il valore dell’onestà e il senso della famiglia. Svolge da 23 anni l’attività di commerciante. La voce del Signore lo ha sempre accompagnato; dopo il matrimonio la moglie e lui hanno continuato a cercare il Signore e lui li ha aiutati a trovarlo quando frequentavano il Santuario di Santa Maria degli Angeli agli Obici di Finale Emilia dove Maria ha indicato loro la strada.In seguito, insieme a Bruno Paltrinieri, hanno formato un gruppo biblico in parrocchia che partendo dalla Lectio Divina è cresciuto sempre più alla luce della parola di Dio fino ad arrivare alla proposta dei primi corsi biblici tenuti dagli insegnanti dell’istituto di Modena. Don Giorgio gli ha proposto di diventare ministro straordinario dell’Eucarestia e da quel momento ha iniziato il suo percorso, un rapporto con Cristo che lo ha portato al ministero dell’accolitato prima, a quello del lettorato poi fino al cammino diaconale. In questi anni il Signore gli ha fatto capire che cosa vuole da lui attraverso l’incontro con le tante persone che gli ha messo accanto, la sua famiglia, gli amici, lo studio, l’ascolto della parola, la preghiera personale; lui ha cercato con la sua miseria d’uomo di fare come Abramo e Mosè e dire ‘Eccomi’ e percorrere questa strada fino in fondo.Insieme alla grande gioia che lo accompagna in questo periodo, nutre anche un certo timore nell’affrontare un impegno che sente importante, per il quale nessuno può sentirsi mai pronto ed adeguato. Persevera però con la consapevolezza che a Dio nulla è impossibile e che lo Spirito Santo donerà sempre quel sostegno e quella parola di cui i suoi servi hanno bisogno per affrontare la propria missione. Ringrazia Bruno, perché con la sua presenza costante lo ha sostenuto nello spirito; grazie ad Andrea che da sempre lo accompagna con la sua preghiera, grazie a don Boguslaw per averlo aiutato a comprendere la cristologia e un ringraziamento speciale a don Giorgio, vero testimone di Cristo, dal quale ha imparato la Carità e ha visto cosa significa essere pastore di una comunità. Ma il grazie più grande va alla sua famiglia: a sua madre che in questi anni di studio lo ha sostituito nell’attività senza fargli pesare la sua assenza, ai suoi figli e a sua moglie che ha condiviso con lui ogni tappa di questo cammino, vivendo con la sua stessa intensità ogni tensione, ogni esame, ogni prova.

Giuseppe Mililli e la Chiamata al Servizio

«Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini»». Giuseppe Mililli, 56 anni, si riconosce in queste parole dell'evangelista Marco, che offrono un quadro dove ognuno deve vedere se stesso, se si sente chiamato, immaginando questi uomini che lasciando tutto per seguire Gesù. Lui ci chiama continuamente e sta a noi saperlo ascoltare. In età adolescenziale frequentava l’oratorio della sua parrocchia e maturava dentro di sé la vocazione di servire il Signore. Dopo aver finito le scuole medie ne parlò con il suo parroco esprimendogli la sua volontà di frequentare il seminario. I suoi genitori erano certo contenti, ma la retta per frequentare il seminario era un ostacolo quindi la sua vocazione rimase nel cuore. A 15 anni dalla Sicilia era già a Torino con il fratello e la sorella. In una circostanza un po’ casuale visitò il Cottolengo e gli rimase impressa la sofferenza di quelle persone che stanno dentro la cittadella e il coraggio di quelli che li assistono. Anche lì il Signore voleva fargli capire in quale direzione andare, ma erano gli anni delle lotte operaie, degli scioperi ed egli decise di arruolarsi nell’Esercito come Sottufficiale per poi approdare a Modena nel 1974. Dal matrimonio con Fulvia sono nati Mariaelena e Marco. Con il Cappellano Militare, don Pierino Sacella, aveva manifestato l’intenzione di frequentare qualche corso di formazione per dare un apporto in parrocchia a Maranello dove abita.
Foto di gruppo di diaconi o sacerdoti con la comunità

La Nuova Comunità Educativa "Coccinella" della Parrocchia Santa Rita

Nella comunità di Modena si prepara un importante progetto sociale. Sarà realizzata in via Pisano, a Modena, una nuova comunità educativa destinata all’accoglienza di ragazze minori e maggiorenni fragili. Questa iniziativa è frutto della collaborazione congiunta dell’associazione Marta e Maria, del Gruppo Ceis e della Parrocchia Santa Rita da Cascia.Durante la seduta del Consiglio comunale di lunedì 14 luglio, è stato approvato all’unanimità lo Schema di accordo con funzione di convenzione urbanistica e sociale per la trasformazione dell’area. Il nuovo edificio sarà gestito dal Consorzio Gruppo Ceis, in cui l’associazione Marta e Maria è socia fondatrice, e rappresenterà la naturale evoluzione dell’attuale Comunità educativa “Coccinella”, ormai inadeguata alle esigenze di oggi.
Render o schema della nuova comunità educativa
La struttura sarà prefabbricata in legno, una scelta che garantisce tempi di realizzazione rapidi, alte prestazioni energetiche, comfort abitativo e sostenibilità. L’approvazione è stata preceduta da un ampio confronto tra le forze politiche. Giovanni Bertoldi (Lega) ha sottolineato i rischi dell’eccessiva managerializzazione del volontariato, esprimendo però apprezzamento per la sostenibilità ambientale dell’intervento. Luca Barbari (PD) ha definito il progetto esemplare, legandolo al riconoscimento di Modena come Capitale del Volontariato 2026, così come Diego Lenzini e Fabio Poggi, che hanno difeso il ruolo strategico dei grandi consorzi nel sostenere iniziative complesse, pur nel rispetto delle piccole realtà. Dalla destra, Elisa Rossini (Fratelli d’Italia) ha espresso riserve sulla perdita di autonomia delle piccole associazioni e sul vincolo decennale d’uso, ribadendo però il sostegno all’iniziativa.In conclusione, l’assessora Maletti ha ribadito che «la qualità della vita a Modena dipende anche dalla ricchezza del suo Terzo settore», ma ha lanciato un allarme sulle difficoltà che il volontariato incontra oggi: normative complesse, carenza di risorse e il rischio di smarrire il senso autentico di prossimità. «Senza un adeguato supporto legislativo, rischiamo di perdere un patrimonio fondamentale per la nostra città».

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