Crocifisso Dentello: Biografia, Opere e il Profondo Legame con la Madre Melina

Crocifisso Dentello, nato a Desio (Monza Brianza) il 27 febbraio 1978 sotto il segno zodiacale dei Pesci, è uno scrittore italiano la cui opera è profondamente intrisa delle sue esperienze di vita, in particolare del rapporto simbiotico con la madre, Melina. Figlio di un muratore e di una casalinga siciliani, si è fermato alle scuole medie ma ha coltivato la sua passione per la letteratura da autodidatta, sviluppando una predilezione per autori come Pier Paolo Pasolini, Giovanni Testori e Franz Kafka.

Nascita, Formazione e Inizi Letterari

La sua carriera letteraria ha preso il via grazie allo scrittore Fernando Coratelli, che lo ha notato sui social network e lo ha proposto all'editore romano Gaffi. Dopo una lunga serie di rifiuti, Dentello ha esordito nel 2015 con il romanzo "Finché dura la colpa". Il libro è stato subito un caso editoriale, accolto favorevolmente da critici come Paolo Di Paolo, Massimo Onofri, Renato Minore e Alessandro Beretta, con Andrea Tarabbia che lo ha definito "l'esordio più atteso dell'anno". Nel 2020, La nave di Teseo ha ripubblicato il suo romanzo di esordio in versione ebook.

Nel 2017, sempre per La nave di Teseo, ha pubblicato il suo secondo romanzo, "La vita sconosciuta", con il quale ha partecipato al Premio Comisso. A marzo 2022 è uscito il suo terzo libro, "Tuamore", e più recentemente, nel 2024, "Scuola di solitudine".

Foto ritratto di Crocifisso Dentello

L'Infanzia e l'Adolescenza: Solitudine e Disagio

L'infanzia e l'adolescenza di Crocifisso Dentello sono state segnate da una profonda solitudine e disagio. Il suo rifiuto del mondo risale all'asilo, dove un'umiliazione lo portò a percepire una "linea di demarcazione" che interruppe la possibilità di una vita normale. Paralizzato dalla timidezza, non parlò fino alla quinta elementare. Le maestre lo facevano fare le verifiche scritte, mettendo il suo banco in corridoio, di fronte al bagno, per capire se avesse imparato qualcosa.

A scuola, nell'indifferenza degli insegnanti, è stato vittima designata dei bulli della classe, che lo chiamavano "ritardato" o "frocio" e non capivano la sua passione per la letteratura o la sua sostanziale incapacità di essere come gli altri. Spesso lo buttavano a terra, e lui non reagiva, il che "incattiviva" ulteriormente i suoi aguzzini. Ricorda che la debolezza incattivisce, e lo spavento aumenta, tanto da chiedere a sua madre di non andare a scuola, cosa che lei a volte gli concedeva.

Crescendo, ha sperimentato la solitudine non come il trovarsi da solo in una stanza, ma come la fatica di cercare di essere compresi, davvero, fino in fondo. Vorrebbe essere se stesso, farsi conoscere per come sente di essere, ma non può. Questa situazione lo ha portato a mentire ai genitori, inventando amici e uscite, quando in realtà passava ore ai giardinetti a leggere o prendeva treni per Milano Cadorna solo per tornare e dire di aver passato una bella giornata.

Due episodi in particolare evidenziano questa solitudine: il Capodanno del 2000, trascorso da solo in una cabina delle fototessere a Milano Cadorna, e una vacanza estiva a Cesenatico, dove ha passato tre settimane in camera a leggere, pur facendo credere ai genitori di essere in compagnia. Era anche oggetto di vergogna per il suo essere in sovrappeso, un motivo per tenere la maglietta al mare, anche quando sua madre era sovrappeso ma aveva "il senso del limite".

Il padre, muratore sfinito dal lavoro e in perenne difficoltà economica, era incapace di accettare la sua diversità, contribuendo a un senso di inadeguatezza che lo faceva sentire "sangue guasto" a causa dell'unione dei suoi genitori, primi cugini. L'infanzia non lo ha mai messo al riparo dalla violenza, sia domestica, manifestata dal padre verso la madre, sia esterna, come l'episodio di un gattino gettato dall'auto in corsa.

Intorno ai vent'anni ha compreso che non era il solo ad avere delle fragilità, che tutti, in qualche modo, si portano dentro dei dolori. Questa consapevolezza lo ha spinto verso la condivisione, permettendogli di farsi i primi amici e di sbloccarsi completamente. Una ragazza di nome Angelica è stata cruciale, perché "lo ha visto", accorgendosi di lui e aiutandolo a misurarsi come uomo.

CROCIFISSO DENTELLO: "LA VITA SCONOSCIUTA"

Il Profondo Legame con la Madre Melina

Il rapporto con la madre Melina è stato il cardine della sua esistenza. Melina, una "piccola donna gigantesca" di origini siciliane, era il suo punto di riferimento, il suo porto verso cui tornare, lo sguardo che aggiungeva al suo. Nonostante fosse una donna triste, a volte annoiata, era sempre pronta a scherzare e ridere, e lui spesso la faceva "incazzare di proposito perché mi faceva ridere vederla arrabbiata".

La sua malattia, un cancro che l'ha portata alla morte nel novembre 2020, è stata per Crocifisso uno strazio immenso, un senso di impotenza: poteva darle da bere, da mangiare, sistemarle il cuscino, ma non poteva fare niente nei momenti di dolore. La malattia ha umiliato il corpo di Melina, che "è morta come una bestia macellata", con il torace trasformato in una "lebbra piena di sangue". L'odore del sangue, seppur violento e insopportabile, è diventato un segno della sua presenza, perché "fintantoché c’era quell’odore, c’era anche mia madre, era viva".

Dentello ha amato sua madre con più forza durante la malattia, quando il suo corpo malato o morente si aggrappava alla vita con tutte le energie. Ha amato sua madre quando non riusciva a dirgli una parola più di quando invece poteva dirmela ancora. Come afferma Roland Barthes ne "La camera chiara", "nel momento della malattia è come se procreassi mia madre, è come fossi diventato padre del mio genitore". Melina, sebbene stanca e delusa, si faceva coraggio e cercava di tirare su i suoi cari. Crocifisso le ha sempre dimostrato e detto il suo amore, e spera che il suo romanzo suggerisca ai lettori di fare altrettanto.

Dopo la sua morte, ciò che gli resta è il dolore e un ricordo o una proiezione mentale, un fatto ineludibile. La sola cosa che gli dà sollievo è aver potuto "regalare della luce a una donna comune", togliendola dall'anonimato con il suo libro. Gli oggetti personali di Melina, riposti in una biscottiera - gli occhiali, il cellulare Nokia, la tessera delle Ferrovie del Nord, il santino della Madonna di Fatima, l'ultima copia della Settimana enigmistica compilata per metà - sono diventati custodi di una memoria tangibile. I gesti domestici, una volta compiuti per renderla orgogliosa, hanno perso valore senza il suo sguardo. Persino l'atto di scegliere un maglione, che prima delegava a lei per paura che i commessi lo "fregassero", è diventato un'impresa ardua dopo la sua scomparsa.

"Tuamore": La Scrittura come Salvezza e Disvelamento

"Tuamore", pubblicato nel marzo 2022 da La nave di Teseo, è una crasi tra le parole "tumore" e "amore". Questo "libriccino potentissimo" è un memoir dedicato alla madre, un "racconto di una madre e di un figlio", di una malattia che consuma un corpo e di un amore che non molla la presa sulla vita. È un libro "delicato ma dolorosissimo", "il più struggente e insieme vitale di questi ultimi anni".

Nei mesi successivi alla morte della madre, Crocifisso ha tentato il suicidio due volte. Poi è arrivata la scrittura. Si è detto che doveva "utilizzare, canalizzare, elaborare" tutto quel dolore, trasformandolo in letteratura. "Scrivere questo libro mi ha salvato la vita, mi ha tenuto in piedi", ha affermato. "Tuamore" è anche un'ammissione di diversità che contiene tutte le solitudini, un "atto di disvelamento" o, come lo definisce l'autore stesso, "mettere la testa fuori dalla finestra e gridare" il dolore per la morte della madre. Un dolore che lui non vuole smettere di sentire, perché "i morti muoiono davvero quando nessuno li ricorda più".

Copertina del libro Tuamore

Opere e Riconoscimenti Letterari

Le opere di Crocifisso Dentello hanno ricevuto ampi consensi dalla critica e dal pubblico:

  • Finché dura la colpa (Gaffi, 2015; nuova edizione La nave di Teseo, 2020)
  • La vita sconosciuta (La nave di Teseo, 2017)
  • Tuamore (La nave di Teseo, 2022)
  • Scuola di solitudine (La nave di Teseo, 2024)

Diversi critici e scrittori hanno espresso apprezzamento per il suo lavoro, tra cui Fabrizio Ottaviani, Davide Grittani, Daria Bignardi, Valeria Parrella, Michela Marzano, Rosella Postorino, Teresa Ciabatti, Federico Bonadonna, Paolo Petroni, Enrico Fovanna, Giulia Alberico, Donatella Sasso, Elena Stancanelli, Franz Krauspenhaar e Walter Siti. Andrea Tarabbia lo ha definito "l'esordio più atteso dell'anno" per "Finché dura la colpa", mentre "Tuamore" è stato lodato per la sua capacità di affrontare il lutto e la solitudine con una scrittura misurata e al tempo stesso "spudorata".

La Vita Oggi e il Futuro

Attualmente, Crocifisso Dentello vive ancora nella stessa casa con suo padre. Prova "grande tenerezza" nel vederlo ai fornelli, avendo sempre visto sua madre in quel ruolo. Nonostante si sia aperto grazie alla scrittura e ai libri, avverte che "si continua a vedere che in me c'è qualcosa di strano". Il suo viaggio nella memoria e nel dolore continua con l'opera "Scuola di solitudine", che promette di approfondire ulteriormente le tematiche a lui care.

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