La Riscoperta della Resurrezione di Cristo di Andrea Mantegna all'Accademia Carrara

L’Accademia Carrara di Bergamo annovera nelle sue raccolte un nuovo dipinto di Andrea Mantegna. Non si tratta di un’acquisizione, ma di una sorprendente scoperta derivante da analisi condotte sulla Resurrezione di Cristo, una tavola da tempo conservata nei depositi del museo orobico. Questa attribuzione riscrive le pagine della storia dell'arte, restituendo al mondo un'opera straordinaria.

Foto tematica della facciata dell'Accademia Carrara di Bergamo

La Storia Attributiva: Da Copia a Capolavoro

Pur presentando sul retro la scritta "Andrea Mantegna" vergata in bella grafia, nel tempo l’opera era stata attribuita a Francesco Mantegna, figlio secondogenito del pittore rinascimentale, poi alla bottega del maestro, infine considerata “copia di un lavoro perduto” ed esclusa dal percorso espositivo dell’Accademia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Per quasi 200 anni, la tavola è stata considerata alternativamente di bottega, del figlio del maestro o una copia coeva di un originale rinascimentale.

Acquisizione e Primi Dubbi

La Resurrezione di Cristo fu acquistata nel 1842 dal Conte Guglielmo Lochis, nobile collezionista e podestà di Bergamo, per 24 zecchini dalla signora Silva di Milano. In una lettera dello stesso anno, l'opera risulta come realizzata dal “Montagna” (probabilmente Bartolomeo Cincani detto “il Montagna”, 1449/1450 -1523). Qualche anno dopo, nel 1850, sir Charles Eastlake - nominato presidente della Royal Academy e dal 1855 primo direttore della National Gallery di Londra - in visita a Bergamo, ricondusse l’opera ad Andrea Mantegna. Tuttavia, questa opinione non fu condivisa dallo storico dell’arte Giovanni Morelli, uno dei padri fondatori della storia dell'arte, che tra l'altro notò come l’opera fosse stata rovinata dai restauri, descrivendola nelle schede di catalogo come "tutta guasta dai restauri". Anche Cavalcaselle, un altro geniale studioso, la citò solo di sfuggita.

Il Declino dell'Attribuzione e l'Esclusione

Da questi primi dubbi in poi, la fortuna dell’opera declinò irrimediabilmente. La tavola venne dapprima esposta come opera di scuola, poi esclusa dal riallestimento postbellico. Dalla metà dell'Ottocento, la Resurrezione venne considerata “opera di bottega del Mantegna” almeno fino al 1912, anno in cui l’attribuzione passò al secondogenito di Andrea, Francesco Mantegna. Negli anni Trenta, Bernard Berenson introdusse l’idea che la Resurrezione di Bergamo fosse un’opera classificabile tra le “copie di lavori perduti”.

La Riscoperta del 2018: Il Dettaglio che Fa la Differenza

Nel 2018, durante i lavori per la stesura del catalogo scientifico dei dipinti del Trecento e Quattrocento del museo, il conservatore Giovanni Valagussa si occupò della scheda della tavola raffigurante la Resurrezione. Fu proprio un dettaglio, a malapena visibile sul margine inferiore della tavola, a suggerire una possibilità rivoluzionaria. Osservando una piccola crocetta dorata fluttuante nel buio sotto l’arco di pietra, Valagussa notò che non avrebbe avuto ragione di essere lì se non come parte di qualcosa che era stato tagliato via. L'indizio di una porzione di dipinto mancante fece pensare che il quadro fosse originariamente più grande e che fosse stato sezionato in passato, una pratica comune per motivi ereditari e collezionistici.

Dettaglio ravvicinato della piccola croce dorata sul margine inferiore del dipinto

La Connessione con la "Discesa di Cristo nel Limbo"

L'intuizione spinse Valagussa a cercare il prosieguo dell'opera. Il conservatore della Carrara riuscì a rintracciare tempestivamente la parte mancante nella Discesa di Cristo nel Limbo, custodita a Princeton dalla collezionista Barbara Piasecka Johnson. Questa opera, realizzata da Andrea Mantegna, era stata battuta all’asta da Sotheby’s nel 2003 per 30 milioni di dollari.

A suffragare l’ipotesi, la perfetta continuità tra la croce e l’asta che la sorregge, così come la perfetta coincidenza nella definizione delle rocce dell’arco, dimostrarono che la metà inferiore della Resurrezione era la Discesa di Cristo nel Limbo. Originariamente, la Resurrezione fu dunque concepita come parte di un’opera molto più grande divisa in due scene: in alto l’uscita di Gesù dal sepolcro tra la meraviglia dei soldati di guardia, in basso il Cristo di spalle che trae in salvo i savi del limbo per trasportarli con sé in Paradiso, tra sguardi di sorpresa e gratitudine.

Ricostruzione digitale delle due parti,

Un'Iconografia Rara e i Dettagli Tecnici

Questa iconografia è piuttosto insolita e trova corrispondenza in rari esempi di area tedesca, confermando lo stretto rapporto che Mantegna intrattenne con gli artisti germanici, soprattutto nel campo dell’incisione. Particolarmente significativa è l’analogia con una tavola di un maestro della scuola di Lucas Cranach conservata a Francoforte, che presenta un’identica struttura compositiva.

L’opera, dipinta a tempera e oro su tavola e misurante 48,5 x 37,5 cm, è stata collocata tra il 1492 e il 1493 grazie alla datazione della sua metà inferiore e al confronto con una copia conservata a Milano. Si presenta in buono stato di conservazione, nonostante una verniciatura superficiale ingiallita e indurita che fa virare tutta la gamma cromatica verso il bruno. Un futuro restauro, oltre a restituire alla Resurrezione i suoi colori originari, potrà svelare particolari nuovi sulla genesi della tavola. L'attribuzione è stata confermata da molti altri eminenti studiosi, e l'Accademia Carrara ha così "guadagnato" un Mantegna autentico.

La "Mantegna Experience": Un Viaggio Immersivo

“L’attribuzione ad Andrea Mantegna di un’opera della collezione dell’Accademia Carrara, custodita a Bergamo da metà dell’Ottocento e ritenuta per quasi 200 anni una copia, è una scoperta sorprendente ed entusiasmante”, ha commentato Giorgio Gori, presidente di Fondazione Accademia Carrara e sindaco di Bergamo. “Ne siamo felici, orgogliosi di poter restituire al mondo una straordinaria opera d’arte. Per Accademia Carrara questo evento è la conferma della propria missione culturale e civile, alimentata dalla conservazione e dalla condivisione.” Anche Maria Cristina Rodeschini, direttore dell'Accademia Carrara, ha sottolineato come la ricerca scientifica paghi più di qualsiasi altra cosa ai fini della valorizzazione del patrimonio custodito.

Restaurata 'La resurrezione' di Mantegna

L'Esposizione e il Ritorno a Bergamo

Dopo la scoperta e un restauro curato da Delfina Fagnani, l'opera ha intrapreso un tour internazionale tra Londra e Berlino, dove è stata esposta accanto alla sua parte mancante, la Discesa di Cristo nel Limbo. Ora, la Resurrezione di Cristo è la protagonista di un evento espositivo senza precedenti all'Accademia Carrara. Le sale del primo piano del museo sono state riallestite per far dialogare le opere già presenti con la tavola di Mantegna, che costituisce il culmine del percorso di visita.

L’inizio del percorso è altrettanto suggestivo: un’esperienza multimediale e immersiva, una sala magica che trasporta il pubblico passo dopo passo nei dettagli del quadro, nei confronti con altre opere, nelle suggestive ipotesi di ricostruzione della collocazione originale e sotto la superficie dipinta grazie alle analisi diagnostiche. Questa vera e propria MANTEGNA EXPERIENCE, un’esperienza capace di coniugare tecnologia ed emozione, ha catapultato il pubblico dentro la storia del dipinto, un viaggio lungo più di 500 anni tra la meraviglia della pittura antica e la potenza narrativa dei media contemporanei. La mostra si è tenuta dal 25 aprile al 21 luglio 2019.

Il Nuovo Catalogo Scientifico

Le vicende del dipinto e la sua avvincente storia attributiva sono raccontate nel dettaglio nel nuovo catalogo dei Dipinti Italiani del Trecento e del Quattrocento di Accademia Carrara. L'intero studio sull’attribuzione dell’opera è stato inserito nel Catalogo Completo dei Dipinti Italiani del Trecento e Quattrocento dell’Accademia di Carrara, curato dallo storico dell’arte e conservatore Giovanni Valagussa ed edito da Officina Libraria. L’impresa del primo volume del catalogo scientifico ha portato a un’osservazione dei dipinti in estremo dettaglio, fondamentale per questa straordinaria scoperta.

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